N. 830 – 16 Giugno 2012

Sommario

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375 - La Voce del Popolo 15/06/12 Fiume - Esuli, «il prossimo raduno a Fiume» (Erika Blečić)

376 - La Voce del Popolo 15/06/12 Premiazione del concorso letterario "San Vito" - Fiume; Un legame profondo, sempre più inscindibile (Viviana Car)

377 – Il Gazzettino 14/06/12 Da oggi Monsignor Milovan lascia la diocesi di Pola e Parenzo - Terreno benedettino in Istria, "silurato" il vescovo che rifiutò di firmare l'accordo

378 - Il Piccolo 12/06/12 Belgrado risarcisce le vittime di Goli Otok, cresce la bibliografia sul campo della morte (Mauro Manzin)

379 - Il Piccolo 14/06/12 Intervento - Non si può far distinzioni tra le vittime di Goli Otok (Marco Coslovich)

380 - La Gazzetta dello Sport 14/06/12 Italia-Croazia - Per Missoni è un derby: «Loro fanno paura ma mi fido di Prandelli» (Marco Pastonesi)

381 - La Voce del Popolo 13/06/12 Gli alunni della Bernardo Benussi di Rovigno: In un anno 51 vittorie ai vari concorsi, anche al concorso della Mailing List Histria (Sandro Petruz)

382 - La Repubblica 16/06/12 Modena - A pezzi per il terremoto il lager di Fossoli, nel 1952 si trasformò in un campo per profughi istriano-dalmati. (Caterina Giusberti)

383 - Rinascita 11/06/12 Una considerazione sulle espressioni ed i numeri relativi alla tragedia Istriana-Fiumana-Dalmata (Gianna Duda Marinelli)

384 - La Voce del Popolo 14/06/12 Roma - Cultura e Istruzione: «L'accordo con la Croazia si ricollega alla presenza della minoranza italiana» (pp)

385 - Il Piccolo 14/06/12 Veglia - Il faro abbandonato sull'isola di Pervicchio diventa meta turistica (Andrea Pervicchio)

386 - La Voce in più Dalmazia 09/06/12 Storia - I Cavalieri della Serenissima antemurale della cristianità (Giacomo Scotti)

387 - La Voce in più Dalmazia 09/06/12 Pillole - In Montenegro e Dalmazia, seguendo le orme della Serenissima progetto storico dell'Istituto Tecnico Einaudi di Montebelluna

388 - Il Piccolo 14/06/12 Invito ai Ventisette alla ratifica dell'adesione croata all'Ue (m.man.)

A cura di Stefano Bombardieri

Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti :

http://www.arenadipola.it/

http://www.arcipelagoadriatico.it/

http://10febbraiodetroit.wordpress.com/

375 - La Voce del Popolo 15/06/12 Fiume - Esuli, «il prossimo raduno a Fiume»

In occasione della festa di San Vito una delegazione della diaspora ricevuta dal sindaco Vojko Obersnel

Esuli, «il prossimo raduno a Fiume»
Assicurato un impegno comune per favorire la riuscita di questo importante obiettivo

FIUME – In occasione delle festività per il patrono di Fiume, San Vito, il sindaco Vojko Obersnel, com’è ormai tradizione, ha ricevuto una delegazione degli esuli. All’incontro, oltre al console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani, hanno partecipato Guido Brazzoduro, Mario Stalzer e Laura Calci a nome del Libero Comune di Fiume in Esilio, Amleto Ballarini e Marino Micich della Società di studi fiumani, nonché Agnese Superina e Roberto Palisca, rispettivamente presidente della Comunità degli Italiani di Fiume e presidente del Comitato esecutivo del sodalizio di Palazzo Modello.

ASILO NIDO PER LA CNI Nell’esprimere il benvenuto agli ospiti, il sindaco ha ricordato l’importanza di ritrovarsi ogni anno, per discutere non solamente di ciò che è stato fatto, ma di ciò che si sta facendo o che si intende realizzare l’anno seguente. Obersnel ha rilevato che i tempi sono difficili, anche nell’UE: però per adesso la Città sta facendo ogni sforzo per superare i problemi e continuare a realizzare i progetti come pianificato.

Tra questi, il sindaco ha sottolineato l’importanza della creazione dell’asilo nido per i bimbi della CNI e la biblioteca scolastica della SEI San Nicolò. Si è rivolto poi al console generale, ringraziandolo di essersi impegnato per presentare alcuni progetti della Città a investitori italiani, ricordando che tra breve ci sarà la sottoscrizione di un contratto con un’agenzia finanziaria italiana, un obiettivo raggiunto grazie appunto all’intervento di Cianfarani.

IMPORTANTE INCONTRARSI Obersnel ha aggiunto che "è molto importante incontrarsi, perché così possiamo collaborare più strettamente per sviluppare ulteriormente la nostra città". Infine, ha ricordato un incontro, avvenuto in primavera, con Brazzoduro, quando questi gli ha proposto Fiume come sede del prossimo incontro dei fiumani di tutto il mondo. "Spero proprio che riusciremo ad organizzare questo evento", ha concluso il sindaco.

MOLTA COLLABORAZIONE Il console generale Cianfarani ha rivelato che "anch’io, seppur non fiumano, mi sento a casa mia, a Fiume. È una città aperta, dinamica, qui è molto facile lavorare perché c’è molta collaborazione. Per questa ragione sono sicuro che Fiume è una delle città croate dove sarà più facile ripristinare lo sviluppo economico". Il console ha sottolineato l’importanza di questo incontro con gli esuli, "che dimostra quanto la città sia aperta e come quando si lavora tutti insieme si possa attuare facilmente il benessere di tutti i cittadini".

PIACEVOLMENTE SORPRESO Brazzoduro ha informato Obersnel che il progetto di Fiume come sede del raduno dei fiumani è stato avviato e che "quest’anno ci vedremo più spesso, per favorire la riuscita di questo raduno". Il sindaco del Libero Comune di Fiume in Esilio ha poi aggiunto di aver visto un filmato in cui si vedono gli investimenti che la Città sta facendo per rivitalizzare l’economia e di esserne rimasto piacevolmente sorpreso. "Per questo chiediamo un aiuto particolare al nostro patrono, perché questi sforzi della città e di tutti i cittadini, attraverso i progetti in corso, possano far uscire quanto prima Fiume dalla crisi".

VERTICALE SCOLASTICA Agnese Superina, presidente della CI di Fiume, ha rilevato l’importanza del completamento della verticale del sistema dell’istruzione della CNI, che finalmente ora va dall’asilo nido alla facoltà. "Si sta realizzando il progetto che era uno dei più grandi obiettivi della CI e dell’UI, perché siamo convinti che dando migliori condizioni ai bambini che frequentano le nostre istituzioni, essi avranno un futuro migliore".

Agnese Superina ha poi espresso la grande disponibilità della CI a collaborare alla riuscita del raduno a Fiume, promettendo di fare il massimo per organizzare e realizzare un programma ricco di contenuti, che possa soddisfare le esigenze di tutti gli ospiti.

Infine, si è detta molto felice che "uno dei Premi della Città di Fiume sia andato al nostro scrittore e alpinista Mario Schiavato, anche perché l’iniziativa è partita dalla CI, dal Consiglio della minoranza e dal Dramma italiano".

Erika Blečić

376 - La Voce del Popolo 15/06/12 Premiazione del concorso letterario "San Vito" - Fiume; Un legame profondo, sempre più inscindibile

NELL'AULA MAGNA DEL LICEO SI È SVOLTA LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL CONCORSO LETTERARIO «SAN VITO»
Un legame profondo, sempre più inscindibile

"Sono 22 gli anni che ci hanno portato a un dialogo di riavvicinamento. Quasi un quarto di secolo per rinnovare un impegno preso dai nostri predecessori e instaurare un rapporto intenso, pieno di emozioni che di anno in anno si fa sempre più vicino e inscindibile".

La preside della Scuola Media Superiore, Ingrid Sever, con queste toccanti parole ha introdotto uno dei momenti più attesi dell’anno scolastico e dei festeggiamenti per il Patrono fiumano, la cerimonia di premiazione del concorso letterario "San Vito", promosso dalla Società di Studi Fiumani di Roma.

Come tradizione vuole, l’evento si svolge annualmente in concomitanza con la giornata della scuola e della pubblicazione del giornalino scolastico "Il Menabò".

Per questa importante occasione, l’Aula Magna dell’ex Liceo ha visto la presenza di numerosi ospiti, tra i quali i rappresentanti dell’Unione Italiana e dell’Università Popolare di Trieste, della Società di Studi Fiumani di Roma, dell’Associazione Libero Comune di Fiume in Esilio di Padova, della Comunità degli Italiani di Fiume, il console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani, gli esponenti delle autorità cittadine, regionali ed ecclesiastiche, le insegnanti delle quattro scuole elementari italiane, la consulente pedagogica Patrizia Pitacco, le presidenti dei Consigli regionale e cittadino per la minoranza italiana, rispettivamente Orietta Marot e Irene Mestrovich, come pure tutta la scolaresca e qualche genitore.

"Sono i nostri ragazzi che domani porteranno avanti il nostro patrimonio culturale e letterario, sia italiano che fiumano, e il concorso è un motivo che sprona i nostri ragazzi a dare sempre di più", ha affermato nel suo discorso la preside.

Invitato a parlare, il console Renato Cianfarani ha sottolineato l’importanza del premio perché "insieme riusciamo a fare tante cose. I ragazzi fiumani sono ottimi studenti e frequentano una scuola di alta qualità".

Silvio Delbello, presidente dell’Università Popolare di Trieste, si è soffermato sulla parte "pratica" affermando che l’anno prossimo l’Aula Magna e l’atrio dell’ex Liceo "risplenderanno a nuovo" in quanto con la fine dell’anno scolastico dovrebbero partire i lavori di ristrutturazione dei due ambienti che determineranno la fine completa dell’opera di restauro del palazzo.

Amleto Ballarini, presidente della Società di Studi Fiumani a Roma, ricollegandosi al discorso della preside Ingrid Sever, ha messo in risalto le profonde relazioni di amicizia e collaborazione tra le genti fiumane, esuli e rimasti, e cosa molto importante, tra le istituzioni comunitarie e cittadine.

"I nostri rapporti e le nostre associazioni rimarranno ben salde anche quando noi non ci saremo", ha detto Amleto Ballarini, continuando che "i due temi proposti sono stati pensati per i ragazzi moderni con un tema d’attualità e uno legato al mondo dello sport, ma sempre legati alla città di Fiume".

Così gli alunni della SMSI hanno affrontato il tema "Partecipazione è la parola che domina le attese e le aspirazioni del nostro tempo a livello individuale, sociale e politico. In tale prospettiva ti senti cittadino(a) del tuo tempo? La città in cui vivi, con le sue strutture e iniziative, corrisponde alle tue aspettative? Analizza le varie problematiche evidenziando personali riflessioni".

I ragazzi delle scuole elementari, invece, hanno dovuto lavorare su "I grandi campioni dello sport fiumano di ieri e oggi". I risultati non si sono fatti attendere e la maggioranza dei premi è stata ripartita tra più vincitori.

A impreziosire la cerimonia sono stati gli alunni delle scuole elementari "Belvedere", "Dolac", "Gelsi" e "San Nicolò" che hanno offerto ai presenti quattro simpatiche scenette in dialetto fiumano, mentre i ragazzi della It della SMSI un recital di Giovanni Pascoli.

Viviana Car

I vincitori

Il montepremi per l’edizione annuale del Concorso "San Vito" ammontava a 4.800 euro, determinato dai seguenti contributi: Società di Studi Fiumani, Roma, 2.300 euro, Associazione Libero Comune di Fiume in Esilio, Padova, 2.000 euro e Università Popolare di Trieste, 500 euro.

I premi nella categoria "Esuli fiumani in Italia" sul tema "I grandi campioni dello sport fiumano di ieri e di oggi" riservato alle scuole elementari italiane di Fiume, sono stati vinti da: primo premio (500 euro) Nina Rukavina (classe VIII, scuola Dolac, insegnante Rosalia Massarotto);

secondo premio a pari merito (350 euro) Alba Bukša (classe VI, scuola Gelsi, insegnante Ksenija Benvin Medanić) e Viktorija Štefan (classe VIII scuola Belvedere, insegnante Roberto Nacinovich);

terzo premio a pari merito (200 euro) Paola Butorac (classe IV, scuola Belvedere, insegnante Luciana Kruljac Legac), Vana Alessio Hajdin (classe V, scuola S. Nicolò, insegnante Ornella Sciucca Linić), Gabriella Baković (classe VI, scuola Gelsi, insegnante Ksenija Benvin Medanić), Petra Duhović (classe VII, scuola S. Nicolò, insegnante Ornella Sciucca Linić).

Nella categoria "Rivista di studi adriatici FIUME" (tema "Partecipazione è la parola che domina le attese e le aspirazioni del nostro tempo a livello individuale, sociale e politico. In tale prospettiva ti senti cittadino(a) del tuo tempo? La città in cui vivi, con le sue strutture e iniziative, corrisponde alle tue aspettative? Analizza le varie problematiche evidenziando personali riflessioni?", il primo premio (500 euro) è andato a pari merito a Ariana Dundara (classe IV liceo generale, docente Emili Marion Merle) e Matea Linić (classe I liceo generale, docente Emili Marion Merle);

il secondo premio (400 euro) ex equo è stato assegnato a Josip Baković (classe II liceo scientifico matematico, docente Gianna Mazzieri Sanković) e Sabrina Baričević (classe III liceo scientifico matematico, docente Gianna Mazzieri Sanković);

il terzo premio a pari merito (250 euro) è andato a Francesca Bulian (classe IV liceo scientifico matematico, docente Emili Marion Merle), Sven Turkalj (classe II liceo scientifico matematico, docente Gianna Mazzieri Sanković), Niko Pomasan (classe III liceo scientifico matematico, docente Gianna Mazzieri Sanković) e Ana Šverko (classe III liceo generale, docente Gianna Mazzieri Sanković). (vc)

377 – Il Gazzettino 14/06/12 Da oggi Monsignor Milovan lascia la diocesi di Pola e Parenzo - Terreno benedettino in Istria, "silurato" il vescovo che rifiutò di firmare l'accordo

Terreno benedettino in Istria, "silurato" il vescovo che rifiutò di firmare l'accordo

Il prelato si era opposto al risarcimento ai monaci di Praglia: da oggi monsignor Milovan lascia la diocesi di Pola e Parenzo

PADOVA - È a una svolta la vicenda del terreno confiscato in Istria ai frati benedettini di Praglia e al conseguente risarcimento milionario. Papa Benedetto XVI ha accettato oggi le dimissioni del vescovo di Pola, in Croazia, monsignor Ivan Milovan, nominando come suo successore monsignor Drazen Kutlesa, che dall'ottobre 2011 era già vescovo coadiutore della diocesi.

La disobbedienza al Vaticano. Monsignor Milovan la scorsa estate aveva contrastato l'accordo, voluto dal Papa, per risarcire i benedettini del monastero di Praglia, nel padovano, ai quali erano stati confiscati alcuni beni in Istria dopo la Seconda guerra mondiale, in una regione all'epoca italiana e oggi croata. In particolare si trattava di un terreno. L'accordo di risarcimento, che secondo le autorità croate aveva addirittura violato il trattato di Osimo (firmato da Mariano Rumor nel 1975), aveva suscitato la reazione della Chiesa croata e del vescovo monsignor Milovan.

I terminni del risarcimento. L'accordo prevedeva il pagamento dello Stato croato di sei milioni di euro e la restituzione dei beni ai benedettini. In pratica, per perfezionare l'accordo, il Papa nel luglio 2011 aveva dovuto "commissariare" la diocesi di Parenzo e Pola per il tempo necessario alla firma sull'accordo che era stata rifiutata, per l'appunto, dall'ora vescovo Ivan Milovan, "dimissionato" oggi.

Scoppia il caso diplomatico. Si era creato anche una sorta di caso diplomatico tra Vaticano e Croazia, ma ai primi di agosto la Santa Sede, sostenendo l'accordo di risarcimento, aveva affermato che la questione era tutta interna alla Chiesa, senza nessuna «volontà di danneggiare» il Paese, e che essa non devove quindi «strumentalizzata a fini politici e demagogici».

Il "passo" distensivo. Ora la rimozione del vescovo "contestatore" dovrebbe portare al superamento delle polemiche sul risarcimento ai benedettini di Praglia.

378 - Il Piccolo 12/06/12 Belgrado risarcisce le vittime di Goli Otok, cresce la bibliografia sul campo della morte

Belgrado risarcisce le vittime di Goli Otok

Pronti 110mila euro per 15 ex prigionieri di Tito.

Una giornata all’Isola Calva viene pagata 6 euro

Nel lager richiusi politici e intellettuali

di Mauro Manzin

TRIESTE La Serbia pagherà un risarcimento a quindici persone che furono imprigionate dopo la Seconda guerra mondiale per motivi politici nel campo di concentramento titino di Goli Otok. Complessivamente Belgrado sborserà 110mila euro. Il risarcimento più basso (266mila dinari pari a 1951 euro) andrà a una donna che nel 1950 è rimasta prigioniera per un anno sull’Isola calva. Quello più elevato invece (2 milioni di dinari pari a 17.200 euro) a un prigioniero politico rinchiuso dal 1949 al 1956 per un equivalente di 2.920 giorni. Insomma un risarcimento di 5,89 euro per ogni giorno trascorso nel lager.

Il diritto al risarcimento è garantito per quanti sono già stati riabilitati perché è stato riconosciuto che sono stati condannati indebitamente dopo aver subito un processo politico ingiusto. In Serbia, dopo l’approvazione della legge sulla riabilitazione, a "godere" di questo status in cinque anni sono 1870 persone. La speciale commissione che opera nell’ambito del ministero della Giustizia e che ha iniziato a operare nel febbraio scorso ha fin qui ricevuto 190 domande per la riabilitazione.

Goli Otok iniziò la sua "funzione" di carcere sotto l’Impero austro-ungarico che decise di rinchiudere lì i prigionieri russi catturati sul fronte orientale. Ma diventò un vero e proprio lager solo nel 1946 quando Edvard Kardelj lo scelse come luogo deputato alla deportazione dei prigionieri politici, soprattutto cominformisti che non avevano accettato lo strappo di Tito con l’Unione sovietica. Così sotto l’ordine del Maresciallo dal 1948 al 1963 furono imprigionate 55.633 persone (sono i dati della Polizia politica di Tito) di cui 14mila furono spediti a Goli Otok. Tra questi ci furono 7236 serbi, 3341 montenegrini, 2586 croati, 882 macedoni e 555 sloveni. Tra i condannati dai tribunali (5024 da corti militari, 11.650 da corti civili) ci furono 21.818 ex combattenti della guerra di liberazione della Jugoslavia, 9234 tra professori, maestri, medici e intellettuali, 5081 operai e contadini, 4008 studenti. I prigionieri erano sottoposti a torture fisiche e psicologiche dai propri carcerieri ed erano obbligati a lavorare in una cava. D’estate erano sottoposti ai cocenti raggi di sole e d’inverno alle gelide sferzate della bora. Quando la Jugoslavia migliorò i suoi rapporti con l’Urss, Goli Otok passò nelle mani della Croazia che lo chiuse nel 1988 ma solo l’anno successivo l’ultimo prigioniero lasciò l’isola della morte

Cresce la bibliografia sul campo della morte
Quanti siano stati gli "ospiti" di Goli Otok è ancora un dato controverso tra gli studiosi. Si va da un minimo di 15mila a un massimo di 40mila. L’unico dato oggettivo è che in ciascuna baracca potevano essere alloggiati 200 detenuti e, quindi, sull’isola ci potevano essere al massimo 4mila detenuti in un giorno. Tra i detenuti più illustri ci furono il giornalista sloveno Andrej Aplenc, il linguista Tine Logar, lo scirttore Igor Torkar, il politico montenegrino Vlado Davpcevic, il politico bulgaro Venko Markovski, lo scrittore bosniaco Vlado Dijak, il politico macedone Nikola Kljusev che divenne poi il primo premier della Macedonia indipendente. Molti di essi hanno anche raccontato le loro vicende sull’Isola calva in libri e memoriali. Torkar ha scritto il libro "Morire a rate", Markovski ha pubblicato negli Stati Uniti "Goli Otok - The Island of Death", Branko Hofman ha scritto l’opera "Notte fino al mattino" e Drago Jancar il romanzo "Brioni".(m. man.)

379 - Il Piccolo 14/06/12 Intervento - Non si può far distinzioni tra le vittime di Goli Otok

INTERVENTO DI MARCO COSLOVICH

Non si può far distinzioni tra le vittime di Goli Otok

Leggo con un certo sgomento che la prigionia a Goli Otok è stata monetizzata (M. Manzin, Il Piccolo, 12.6.12). La Serbia offre un risarcimento per quei detenuti che sull'Isola Calva di Tito siano stati lì costretti ingiustamente. Si tratta di quindici persone! Ma al di là del compenso forfettario e alquanto modesto (17.200 euro per tutti), mi pare incredibile che si possa ancora distinguere chi abbia subito una deportazione ingiusta da coloro che, in qualche modo, se la meritavano, vale a dire l’assoluta maggioranza. Credo che adottando questo criterio anche i criminali comuni, i famosi e crudeli "triangoli verdi" di Auschwitz, Mauthausen, Dachau, ecc., in fondo in fondo "meritavano" l’internamento. Finiremmo così per attribuire qualche giustificazione anche al nazismo. Del resto anche alcuni "triangoli rossi", i deportati politici, corrotti dal sistema, magari diventati kapos, non sono e non erano certo immuni da critiche per il loro comportamento nei Lager. Diversi di loro sono stati giustiziati dai loro stessi compagni al momento della liberazione. Resta da chiedersi se il loro degrado (a parte casi estremi ed evidenti) non sia da considerarsi anch’esso un prodotto del sistema nazista. Qualche anno fa mi sono accostato agli ex deplorati di Goli Otok. Ho conosciuto uomini di grande valore morale e civile come Aldo Juretich, Gino Kmet, Silverio Cossetto, Mario Tonzar. Uomini antifascisti, di grande impegno civile e democratico, che mi hanno parlato dell'Isola Calva e con i quali ho visitato ciò che resta del Lager comunista. Mi hanno raccontato della crudeltà spaventosa che regnava in quell'isola del diavolo.

Mi hanno raccontato dei molti italiani finiti su quelle sponde magari dopo aver saggiato i Lager nazisti, come Mario Bontempo ex di Dachau. I loro compagni erano molto spesso banalmente innocenti o banalmente illusi sulle sorti democratiche e antifasciste che sembrava avessero ispirato il movimento di liberazione iugoslavo. Tra di loro c'era anche chi non la pensava come loro, coloro che erano stati anti comunisti. Un’umanità varia, indubbiamente. Prodotto di una guerra mondiale, ma che qui aveva assunto i caratteri di una guerra civile e politica e intra-nazionale. Una guerra speciale nel caleidoscopio balcanico nel quale anche la nostra comunità nazionale aveva giocato le sue carte e, per molti aspetti, le aveva giocate malissimo se pensiamo per un attimo alle gravi e indiscutibili responsabilità storiche del nostro fascismo. Ma appunto, chi identificherebbe i nostri italiani del confine come fascisti tout court? Chi i croati come ustascia e basta? Chi i serbi come centrici e basta? O gli sloveni come belagarda e basta? A Goli Otok la responsabilità del sistema resta ed è quello voluto dal regime di Tito. Goli esprimeva le "necessità"

politiche del regime, la sua negazione della democrazia. Non c'è da fare distinzione tra le vittime. Qui quello che conta è il carnefice e la punizione mostruosa più che i presunti colpevoli. Qui quello che conta è l'arbitrio, l'annullamento di ogni elementare diritto umano che spetta anche al peggior criminale. Trovo quindi il compenso per le vittime "giuste" e quelle "ingiuste" di Goli Otok la negazione della storia e delle responsabilità. Trovo si tratti di una velenosa distinzione tra vittime innocenti e vittime colpevoli degne della pena loro inflitta. Trovo che in verità si tratti di un riconoscimento travrestito ai carnefici di Goli che avrebbero avuto il solo torto di sbagliate qualche volta. Siamo ancora lontani, a mio modo di vedere, da una visione storica di quello che è accaduto e, senza una storia più equa, anche la democrazia langue.

380 - La Gazzetta dello Sport 14/06/12 Italia-Croazia - Per Missoni è un derby: «Loro fanno paura ma mi fido di Prandelli»

Per Missoni è un derby

«Loro fanno paura ma mi fido di Prandelli»

Lo stilista è cresciuto in Dalmazia ed è stato atleta azzurro «Cesare è uomo di buonsenso e non vedo grandi squadre»

MARCO PASTONESI - MILANO

Ottavio Missoni, Italia-Croazia è un derby?

«Quasi. Io sono nato a Dubrovnik e cresciuto a Zadar, ma allora si chiamavano Ragusa e Zara. Non erano Croazia, ma Italia, anzi, precisamente Dalmazia. E la Dalmazia non è Danubio né Balcani, ma Mediterraneo. A Ragusa abitavamo in una villetta vicino a un bosco e al mare. Mio padre Vittorio veniva da lì, era un "uomo de mar", comandante di lungo corso, che già dagli Anni 20 era in giro a navigare per il mondo. Mia madre Ina veniva da Sebenico, era una donna di casa, comandava anche lei, profumava di dolcezza, trasmetteva tranquillità, perché sosteneva che ai suoi figli non poteva succedere niente. Il trasferimento a Zara arrivò quando avevo sei anni».

Un trauma?

«Macché. Zara era la città più bella del mondo. L' avevamo trasformata in un immenso parco-giochi. Ogni giorno organizzavamo un' Olimpiade. Il mare per gli sport d' acqua, prati, panchine e ponti per tutte le altre discipline. E poi si faceva il Giro di Zara, due chilometri di corsa a piedi per la città. Non si faceva in tempo ad accusare qualcuno di aver tagliato la strada o preso una scorciatoia, che si allestiva immediatamente la rivincita. A rotazione, c' erano quelli che facevano i corridori, o i commissari della giuria, o gli spettatori. Ci davamo perfino i premi. La corsa è un gesto naturale. E la corsa era guardie e ladri. Quando la corsa divenne atletica, ci dicevano di correre come un ladro che scappa davanti a una guardia. Ci riusciva benissimo».

In casa?

«Si parlava italiano, ma la mamma si raccomandava che non dimenticassimo il croato. D' estate andavamo a Sebenico, dal nonno materno, e lì imparavamo questa lingua strana, ma affascinante. Ma il nostro era un croato imbastardito dal mare e dalla cultura veneziana di Zara. Adesso lo parlo ancora, qualche volta, con il mio amico giornalista e scrittore Enzo Bettiza, che però è di Spalato».

E a scuola?

«Frequentavo poco o niente. Godevo della complicità di mia mamma. Diceva che la troppa educazione è diseducativa. Più andavo avanti, come classi, più andavo indietro, come rendimento. Finché, dal ginnasio in poi, la scuola divenne un calvario. Sempre ripetente. Anche agli esami. Non fui mai bocciato, ma solo perché non mi presentavo mai. L' unica materia in cui me la cavavo era il disegno. Ma la spiegazione c' è: mi era facile perché non me lo insegnava nessuno. Alla fine la mamma decise di mandarmi a Trieste, a casa di amici, nella speranza che almeno lì studiassi. Invece a scuola non sapevano neanche che faccia avessi, ma a ballare ero bravo. Però su una cosa la mamma ebbe ragione. Era certa che, prima o poi, ce l' avrei fatta grazie alla buona volontà: "El mio Ottavio xe più bravo de tutti in tutto... basta se lu vol". E ce l' ho fatta. Non a scuola, ma nell' atletica».

Intanto era nata la Jugoslavia.

«Dopo la Prima guerra mondiale Slovenia, Croazia, Serbia, Macedonia, Voivodina, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina si unirono in un solo regno, e da lì nel 1929 fu fondata la Jugoslavia. Ma noi ci sentivamo, e ci siamo sempre sentiti, profondamente italiani. E com' ero italiano quando indossai la maglia azzurra. Nel 1937, a Parigi contro la Francia. Nel 1939, a Vienna, oro alle Universiadi nei 400 metri. E nel 1948 a Londra, all' Olimpiade, sesto nei 400 ostacoli. Ma parliamo di calcio».

Italia-Spagna e Croazia-Irlanda?

«A noi è andata bene: un pari sudato. Ma non siamo un granché. Invece la Croazia ha giocato bene, è sempre stata una squadra dignitosa e pericolosa, capace di improvvise impennate. Però io mi fido del c.t. Prandelli: mi sembra un uomo concreto, semplice, di buon senso. Lo stimo. Balotelli e Cassano? Di Natale e Giovinco? Prandelli li vede mattina e sera, in campo e fuori, e la formazione che deciderà lui sarà quella giusta».

Aria di derby?

«No. Semmai antiche storie di confine».

Le altre?

«Per fortuna, o forse per sfortuna, non vedo grandi squadre. La Spagna campione d' Europa e del Mondo ha pareggiato con noi, un risultato striminzito. Francia e Inghilterra mi sono sembrate mediocri. Perfino l' Olanda, che mi ha sempre colpito per il suo gioco collettivo, mi è parsa impoverita. Finora l' unica a impressionarmi è stata la Russia».

Perciò?

«Come rispondeva il mio amico Nereo Rocco, a chi si augurava che vincesse il migliore: "Speremo de no". Altrimenti addio Italia».

Dove vedrà la partita?

«A casa, con la Rosita, che è mia moglie, e con i miei amici, che io chiamo gli abbonati, perché s' impadroniscono del divano e dei bicchieri come se abitassero lì, e poi pontificano come se ne sapessero più di Pelè e Crujiff».

La scheda:

OTTAVIO MISSONI 91 ANNI 8 TITOLI ITALIANI NEI 400 e 400 HS È nato l' 11 febbraio 1921 a Ragusa, l' attuale Dubrovnik (Croazia), nell' allora Regno di Jugoslavia. Il papà Vittorio era di origine giuliana, mentre la mamma Teresa era dalmata, originaria di Sebenico.

ATLETA Ha indossato 23 volte la maglia azzurra, dai 16 ai 32 anni, conquistando 8 titoli nazionali nei 400 piani (pb 47"8) e nei 400 ostacoli (pb 53"1). Nel 1939 oro alle Universiadi. All' Olimpiade di Londra ' 48 si è piazzato sesto nei 400 ostacoli. Ha continuato a gareggiare con i Master.

SOLDATO Missoni ha preso parte alla battaglia di El Alamein del 27 ottobre 1942. Fatto prigioniero dagli Alleati, ha passato 4 anni in un campo di prigionia in Egitto. STILISTA Dopo la guerra, Missoni ha aperto a Trieste un laboratorio di maglieria con l' amico Giorgio Oberweger. Poi con la moglie Rosita Jelmini ha spostato la produzione a Sumirago, in provincia di Varese. Il successo è arrivato negli Anni 60 e continua con le boutique Missoni in tutto il mondo.

Marco Pastonesi

381 - La Voce del Popolo 13/06/12 Gli alunni della Bernardo Benussi di Rovigno: In un anno 51 vittorie ai vari concorsi, anche al concorso della Mailing List Histria

Ricevimento del sindaco per gli alunni della «Bernardo Benussi»
In un anno 51 vittorie ai vari concorsi

ROVIGNO – La Città di Rovigno ha deciso di festeggiare in modo speciale l’incredibile annata della Scuola elementare italiana "Bernardo Benussi", che ha ottenuto oltre 50 successi ai vari concorsi scolastici. Infatti, per la prima volta la scuola italiana ha avuto un ricevimento esclusivo dal sindaco, Giovanni Sponza, che ormai tradizionalmente premia i ragazzi di tutte le scuole del territorio che hanno ottenuto dei risultati di primo livello. La mattinata dei ricevimenti per le scuole elementari è iniziata con la "Bernardo Benussi", che si è presentata con i 51 alunni vincitori, accompagnati dai rispettivi mentori e dalla preside, Gianfranca Šuran.
Il vicesindaco connazionale, Marino Budicin, si è rivolto ai presenti congratulandosi per le vittorie ottenute. "Con i risultati ed i successi che avete conseguito riuscite a coltivare le vostre ambizioni e talenti, ma anche a promuovere la vostra scuola e la nostra città - ha rilevato il vicesindaco -. È sempre un piacere incontrare gli alunni delle nostre scuole, non solo perché ciò ci fa rivivere seppure brevemente i bei tempi della nostra infanzia, in quanto anche noi siamo stati alunni delle scuole rovignesi, e io in particolare della stessa vostra scuola, ma anche perché questo ricevimento testimonia che Rovigno ha dei giovani che nel campo del sapere e dello sport sanno distinguersi e dimostrano che con la dedizione e l’impegno si possono ottenere dei grandi risultati". Il vicesindaco ha colto l’occasione per ringraziare il governo italiano, i vertici UI-UPT, il corpo docente e l’amministrazione della scuola, nonchè i genitori degli alunni per aver contribuito alla concretizzazione dei lavori di ristrutturazione della "Bernardo Benussi", che sono iniziati a maggio e che si concluderanno a fine settembre, alla vigilia del nuovo anno scolastico.

I premiati

Il ricevimento è continuato con la consegna da parte del sindaco ad ogni alunno della targa in ricordo dei successi conseguiti. Si è iniziato con il Gruppo del dialetto rovignese, seguito dall’insegnante Vlado Benussi, che ha vinto il primo premio al concorso letterario "Mailing List Histria - concorso internazionale per la Slovenia, la Croazia e il Montenegro", ossia con gli alunni Lorenza Anna Puhar, Martina Matika, Elizabeth Dobrović e Melissa Bobicchio. Si è proseguito con il Gruppo dell’opzionale di tedesco, preparato dall’insegnante Doris Ritossa e formato da Alessio Benussi, Andrea Blažević, Melissa Bobicchio, Nereo Cafolla, Gabriel Lleshdedaj, Simone Marangon, Pashmina Marianna Pellizzer, Lorenza Anna Puhar, Gianluca Sponza, Kristian Tanushi, Mario Tanushi e Laura Verdnik, che si è aggiudicato il primo premio al concorso nazionale "Erstelle deinen eigenen Comic", indetto dal Goethe Institut di Zagabria.

Nel campo artistico sono stati premiati Tea Gržinić, Alessia Petrović e Gabrijel Lleshdedaj, per la partecipazione alla Scuola creativa "Primavera cittanovese", nonchè Teo Apollonio, Andrea Funcich, Serena Funcich, Leon Ghira, Alessio Giuricin, Lara Kercan, Alizee Kezbi, Tomas Mišković, Nicole Oblak, Andrea Sponza, Federico Šuran, Leonhard Tanković, Alysia Maria Walker Gudelj e Simone Žufić, che formano il Gruppo della filodrammatica, seguito dalle insegnanti Oriana Matošević e Giuliana Malusà, per aver conseguito il premio speciale e la menzione onorevole al Concorso internazionale "Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto".Premiati inoltre Leon Ghira, Lana Jeremić, Chiara Maurović, Aurora Mofardin, Leonhard Tanković e Letizia Turcinovich, del Gruppo artistico guidato dalle insegnanti Suzana Benussi Gortan e Giuliana Malusà, che hanno vinto il primo premio al concorso interregionale "Il miele - alimento, delizia e medicinale".


Ottimi i risultati conseguiti dai ragazzi anche nello sport, grazie all’insegnante Gianni Ottochian, che alle competizioni UI-UPT ha portato alla vittoria la squadra di pallavolo, formata da Manuel Rabar, Marco Tonelli, Lorentz Vail Žufić, Simone Marangon, Gianluca Sponza, Paolo Trani, Alessio Benussi, Kristian Tanushi e Manuel Gottwald. Premiati pure Marco Tonelli (primo posto nel salto in lungo), Gianluca Sponza (primo posto nel salto in alto) Davide Jozić (primo posto nel salto in lungo e nella corsa campestre) e Lorentz Vail Žufić (nuoto).


I ragazzi hanno ringraziato il sindaco e i suoi collaboratori intonando il coro della scuola che recita: "Bernardo Benussi, cantiamo tutti in coro, evviva la scuola, la scuola del mio cuor". Al secondo ricevimento sono state accolte le due scuole elementari croate del territorio rovignese, la "Juraj Dobrila" con 34 ragazzi premiati e la "Vladimir Nazor" con 16.

Sandro Petruz

382 - La Repubblica 16/06/12 Modena - A pezzi per il terremoto il lager di Fossoli, nel 1952 si trasformò in un campo per profughi istriano-dalmati.

LA STORIA

A pezzi per il terremoto il lager di Fossoli

Le baracche del campo di concentramento, da cui ebrei e detenuti politici furono deportati verso i campi di sterminio nazisti, sono state seriamente danneggiate dal sisma.

di CATERINA GIUSBERTI

Nella pianura Padana il terremoto non ha colpito solo i capannoni, le chiese, le campanili, le torri e i municipi. Le scosse del 20 e del 29 maggio hanno fatto crollare anche un pezzo di storia del novecento europeo: il campo di concentramento di Fossoli, a pochi chilometri da Carpi. Molte delle baracche, che hanno visto passare migliaia di deportati diretti a Auschwitz, Ravensbruck, Bergen-Belsen e Mauthausen, sono venute giù. Hanno perso i mattoni più alti, sono crollate in mezzo agli alberi. Il campo, che ospita ogni anno circa 30mila visitatori da tutta Italia, è chiuso al pubblico dal 9 giugno perché inagibile.

«Non vogliamo che su Fossoli cali ancora una volta il silenzio», denuncia Marzia Luppi, la direttrice della Fondazione che gestisce il campo. «In Italia — spiega — è poco conosciuto, ma ha una risonanza internazionale. Era un campo di concentramento nazionale per lo smistamento dei deportati verso i lager nazisti. È un pezzo di memoria che rischia di compromettersi in maniera irreversibile».

Fossoli è un luogo simbolico, dove la storia si è stratificata. Nasce nel 1942 per i prigionieri militari inglesi catturati sul fronte africano. Dopo l’8 settembre del 1943 e la fondazione della Repubblica sociale diventa un campo di concentramento per ebrei e prigionieri politici, per essere poi destinato all’inizio del 1944 allo smistamento per la deportazione nei lager, sotto il controllo diretto delle SS. Anche Primo Levi passerà per le baracche di Fossoli, che abbandonerà sul treno del 22 febbraio del 1944, diretto ad Auschwitz. Dal 1945 al 1947 si trasforma in campo per indesiderabili: un luogo dove rinchiudere le persone senza documenti, prive di cittadinanza. Poi Fossoli diventa Nomadelfia, la comunità per orfani di guerra voluta da Don Zeno Saltini. L’ultima metamorfosi nel 1952, quando le baracche si trasformano in un campo per profughi istriano-dalmati.

Prima le baracche erano più di 95, oggi ne restano 33: 15 che servivano per gli internati, 8 destinate agli ebrei, 7 per i prigionieri politici, 8 per le guardie e 3 di servizio, con bagni e le cucine. L’area danneggiata è quella delle baracche delle guardie, vicine all’ingresso storico. «Oltre a essere un campo simbolo della deportazione Fossoli è un luogo emblematico da cui osservare tutta la storia del novecento — spiega ancora Marzia Luppi —. Ricordare questa storia è possibile perché i luoghi, ovvero le baracche, resistono. Per questo vogliamo che almeno una parte del campo riapra già a settembre».

Ironia della sorte, proprio il giorno della seconda scossa, il 29 di maggio, era stata firmata una convenzione con l’Università di Bologna, che coinvolge anche la facoltà di architettura di Venezia, il Politecnico di Milano e l’Università di Genova, per definire un quadro di interventi per tutto il campo. Ma il terremoto rischia di mettere tutto in discussione.

383 - Rinascita 11/06/12 Una considerazione sulle espressioni ed i numeri relativi alla tragedia Istriana-Fiumana-Dalmata

Una considerazione sulle espressioni ed i numeri relativi alla tragedia

Istriana-Fiumana-Dalmata Pola e Fiume, i migranti d’espressione italiana

di Gianna Duda Marinelli

Il mare conduce lontano, ma le radici sono ben piantate in terra, i suoi abitanti storici sono stanziali, ma la mala politica li ha voluti chiamare migranti o emigranti.

In questa ottica si continua a modificare un lessico trabocchetto volutamente impreciso che unito alla disputa sui numeri, ha prodotto tanta "confusione" che seminata nell’humus dei nostri faziosi connazionali ha sempre dato buoni raccolti, il tutto è stato programmato a Roma dai diligenti burocrati seduti nelle stanze dei bottoni.

Gettata la rete, la pesca è stata assicurata.

Le altalenanti espressioni ed i numeri tendono non solo a ridurre, ma a cancellare la tragedia Istriana – Fiumana – Dalmata. Fascismo e fascisti si rincorrono al di qua ed al di là del caduto confine orientale, è il cacio che attira i topolini. Per ottenere un effetto sicuro accanto ai fascisti bisogna mettere i "siori" tra i quali troviamo: impiegati, insegnanti, negozianti, piccoli proprietari terrieri, intellettuali – borghesi decadenti, qualche piccolo industriale.

Tutti questi disturbano e devono essere oggi allontanati, ieri eliminati, per creare lo spazio per i "così detti" proletari che devono sostituire i "così detti siori". Si è trattato di un’assurda guerra tra poveri e quasi poveri, alimentata dalla "cieca invidiola".

Ora si organizzano incontri tra andati, trasferiti, emigrati e rimasti, dopo si potrà scrivere una storia nuova che dovrà iniziare dalla pagina n. 1. Si racconteranno gli eventi di un nuovo popolo creato dall’incrocio o fusione tra coloni slavi che il regime di Tito aveva portato in Istria dalle regioni Balcaniche dal 1945 in poi. Nei confronti di questo disegno i pochissimi rimasti, cittadini ininfluenti che hanno dovuto accettare quanto imponeva il "regime", con servilismo inerte, potranno interpretare gli "estranei". Nel 2012, è iniziato uno strano percorso, dopo il "cracking" applicato sistematicamente nei confronti degli Esuli che, fiduciosi di trovare rifugio in Patria, questa li ha rifiutati e se ne è liberata spargendoli nel mondo come "foglie al vento".

Adeguandosi ai tempi, i politicamente corretti indicano ora come "emigranti o andati" quelli che non molto tempo fa erano "Profughi" oppure "Esuli in Patria", in fuga dal regime di Tito.

Dall’analisi di una carta geografica dell’Istria e dell’allegata nota, pubblicate sul mensile "Trieste – Rivista politica della Regione" n.44, p.5 (1961), rivista molto vicina al PCI, si rileva che a quel tempo, tra i Comunisti Italiani e quelli Jugoslavi era in atto una contesa sui numeri degli "andati e dei rimasti". I Comunisti di casa nostra aumentando il numero dei rimasti, mettevano in risalto la positività della vita nel paradiso di Tito mentre, tra parentesi, la percentuale molto bassa dei "rimasti", pervenuta dai risultati del censimento Jugoslavo, dimostrava che la pulizia di italiani e di oppositori al regime si era conclusa positivamente.

Nella nota si legge:

"Secondo valutazioni di fonte italiana gli istriani e i fiumani di espressione italiana sarebbero 57.350. Secondo recenti indicazioni jugoslave 33 o 35 mila. Il presidente del distretto di Capodistria Duic asserì che tra Capodistria, Isola e Pirano c’erano 3.340 italiani. La cartina riproduce la suddivisione della popolazione d’espressione italiana secondo dati approssimativi di parte italiana. Tra parentesi alcune cifre ufficiose jugoslave.

In Istria e a Fiume nel 1940 risiedevano 380 mila abitanti. Si sono trasferiti in Italia da 1945 in poi circa 200 mila persone: 160 mila dai territori passati alla Jugoslavia col trattato di pace (distretti di Pola e Fiume) e 40 mila dall’ex zona B (distretto di Capodistria ed ex distretto di Buie che comprendeva Buie, Umago e Cittanova).

Attualmente l’Istria è divisa nei distretti di Capodistria (Capodistria, Isola e Pirano), incorporato nella repubblica di Slovenia e di Pola (Pola, Rovigno, Albona, Parenzo, Buoie, Umago) incorporato nella repubblica di Croazia. Il distretto di Fiume, incorporato nella repubblica di Croazia, include anche le isole di Cherso e Lussino."

384 - La Voce del Popolo 14/06/12 Roma - Cultura e Istruzione: «L'accordo con la Croazia si ricollega alla presenza della minoranza italiana»

Cultura e istruzione: l'intesa all'esame del Senato

«L’accordo con la Croazia si ricollega alla presenza della minoranza italiana»

ROMA – Alla Commissione Esteri del Senato è iniziato l’esame del provvedimento di ratifica dell’accordo tra il governo italiano e quello della Croazia in materia di cooperazione culturale e d’istruzione. L’intesa, stipulata a Zagabria il 16 ottobre 2008, è già stata approvata dalla Camera dei Deputati.

AUTOCTONIA Il testo unificato è stato illustrato ai senatori dal presidente della Commissione Lamberto Dini che, in qualità di relatore, ha spiegato come questo provvedimento si colleghi "alla presenza in Croazia di una rilevante minoranza italiana autoctona, di 30 mila persone, dislocate nei territori di tradizionale insediamento, in particolare in Istria e nel Quarnero, oltre che in Dalmazia. Una comunità che si riconosce nell’Unione italiana, che dispone di un rappresentante al Parlamento croato, di una casa editrice, di una compagnia teatrale, di un Centro di ricerche storiche, di istituti scolastici e di dipartimenti di pedagogia".


CROATI NEL MOLISE E A TRIESTE Dini ha inoltre evidenziato come anche in Italia vi sia una presenza croata dislocata nel Molise e a Trieste, una storica collettività che ha contribuito allo sviluppo economico e sociale della città.
Quanto ai contenuti dell’accordo, Dini ha ricordato che l’articolo 2 fissa gli specifici campi della collaborazione culturale, tra i quali l’archeologia, la conservazione, il restauro, l’editoria e la cooperazione in campo bibliotecario, librario e archivistico. Il presidente della Commissione ha anche precisato che l’attuazione dell’accordo è rimessa ad una commissione mista italo-croata, i cui oneri sono peraltro di entità limitata e quantificati nel disegno di legge.

IMPORTANTI LEGAMI Dini ha infine augurato una rapida approvazione del provvedimento "per ribadire gli importanti legami tra i due Paesi, all’indomani della ratifica da parte dell’Italia, prima tra i Paesi fondatori, del trattato di adesione della Croazia all’Unione europea". Conclusa l’illustrazione del relatore, l’esame del provvedimento è stato rinviato ad altra seduta. (pp)

385 - Il Piccolo 14/06/12 Veglia - Il faro abbandonato sull'isola di Pervicchio diventa meta turistica

Il faro abbandonato sull’isola di Pervicchio diventa meta turistica

Una gara d’appalto per la gestione decennale con l’obbligo di restaurare la struttura costruita nel 1875 davanti a Veglia

di Andrea Marsanich

VEGLIA L’azienda statale per la gestione dei fari adriatici, la spalatina "Plovput", indirà il concorso per la locazione decennale del faro Strazica, situato a Pervicchio. È la più grande delle isole disabitate del Quarnero, posta di fronte alla località turistica di Bescanuova (Baska), sull’isola di Veglia. Il faro Strazica, in regime di tutela perché monumento storico culturale, fu fatto costruire dalle autorità austroungariche e inaugurato nel lontano 1875. Negli ultimi quattro anni, e dopo un lungo periodo d’incuria, la "Plovput" ha dato luogo a interventi di risanamento che comunque non sono sufficienti a far tornare la caratteristica struttura all’antico splendore. Dopo che il primo concorso era stato annullato poiché gli unici due candidati non soddisfavano le condizioni poste, la gara sarà ripetuta in autunno con prezzo di partenza per locazione e risanamento obbligatorio dell’impianto fissato a 110mila euro, ai quali va aggiunta l’imposta sul valore aggiunto, in Croazia del 25%. Al concorso potranno partecipare persone fisiche e giuridiche con residenza in Croazia. Il faro, che dispone di due appartamenti, potrà essere così utilizzato a scopi turistici e ristorativi. Insomma si ripopolerà dopo che nel 1974 era stato abbandonato dai due guardiani e dai loro familiari perché ormai funzionante a gas. Dal 1993 il faro è invece in funzione grazie a un impianto fotovoltaico. Molto soddisfatto per il futuro riutilizzo di Strazica è il sindaco di Bescanuova Toni Juranic: «Siamo convinti che il faro saprà essere valorizzato e contribuirà all’arricchimento dell’offerta turistica di Bescanuova. La nostra speranza è che Strazica continui ad avere l’aspetto autoctono, tipicamente mediterraneo, molto noto agli abitanti di Veglia e ai diportisti croati e d’oltreconfine». Strazica si aggiungerà così agli undici fari istriani, quarnerini e dalmati che vengono affittati da vacanzieri, mentre altri sette fari sono stati dati in pluriennale locazione. Questo segmento dell’industria turistica croata sta riscuotendo da anni un grosso

successo: gli italiani sono gli ospiti più assidui.

386 - La Voce in più Dalmazia 09/06/12 Storia - I Cavalieri della Serenissima antemurale della cristianità

STORIA La Repubblica di Venezia prodiga di riconoscimento ai suoi sudditi della sponda orientale dell'Adriatico

I Cavalieri della Serenissima antemurale della cristianità

di Giacomo Scotti

Qui si parla di "privilegi" | concessi a fedelissimi sudditi dalmati della Se-renH&ima distintisi nella fedeltà alla regina dell'Adriatico soprattutto in scontri con i corsari, e con altri nemici della repubblica marinara. Cominciamo con la concessione del cavalierato a due nobili cattaraini, i bolizza. Il primo recita:

"Joannes Bembo Dei Gratta Dux Venetiarum. Universis et sin-gularis presens Privilegium in-specturis notum esse volumus. Che havendo per longo tempo esperimentata l'incorotta fede, e sum-ma diligenta della fedelissima famiglia Bolizza Nobile di Cattaro, la quale con singolar prontezza ha sempre incontrato tutte le occasioni de ben servir la Repubblica Nostra, senza alcun riguardo de pro-prii interessi, et della vita stessa, et oltre l'haver per quarant'an-ni esercitato il carico importante d'ispedir le fregate et publiche lettere per Costantinopoli con quelle circonspetione et prudenza, che è molto ben nota, et con piena pubblica soddisfatione, ha mostrato sempre segni di sincera, et ottima volontà, aggiongendosi anco ad honorate conditioni, et le qualità di Domino Francesco Bolizza, che lo fanno meritevole d'esso da noi, secondo il costume antico de nostri predecessori, e secondo la pubblica dispositione, con honore-vole dimostratione honorato, perché maggiormente s'accende alla continuatione de suoi fruttuosi servitii. Però hoggi nel nostro pleno Collegio con solite, et ordinarie cerimonie, et servate tutte quelle cose solite osservarsi, l'habbia-mo creato cavalliero importendoli auttorittà di poter usar le armi, le veste, li sproni, la cintura, et tutti altri ornamenti militari, et che appartengono alla vera militia, et alla dignità di cavalliero, et approprio di goder tutti li honori, autorità, privilegi, et preliminenze che godono tutti gli altri cavallieri; in segno delle quali cose habbiamo commesso, che gli sia fatto il presente privilegio munito col nostro solito sigillo à memoria di posteri. Data in Nostro Ducali Palatio die ultimo Junii 1616".

CATTARO Il secondo, datato il 25 gennaio di cinque anni dopo, dice: "S'è resa inogni tempo fedele, e cosi pronta alliservitii della nostra Repubblica la fedelissima fameglia Bolizza da Cattaro che ben deve la benignità nostra abbracciare con egual prontezza ogni occasione di render consolati, e contenti i discendenti da quella. Onde essendo comparso alla presenza nostra Domino Vincenzo Bolizza figliolo del fedelissimo et benemerito nostro Zuanne Bolizza, esponendo con humulissimo affetto la devotione dell'animo suo, et la volontà, che tiene di mostrarsi non solo imitatore della virtù, et fede de suoi maggiori, ma di spendere la propria vita per beneficio, et grandezza del Dominio nostro, habbiamo voluto dimostrare verso questo honorato soggetto alcun segno della pubblica munificenza per maggiormente renderlo pronto à bene operare verso gli interessi nostri. Però hoggi alla presenza di molti gentilhuomini, et altri honorati soggettiservati, i riti, et altre ceremonie solite in simili casi, l'habbiamo creato Cavalier, impartendogli auttorità di poter usar le vesti auree, la cinta, l'armi, la spada, li sprironi aurei, et ogn'altro ornamento militare, et appresso di godere le immunità, preleminenze, tutti li privileggi, et honori proprii della dignità di Cavaliero, et che appartengono alla vera mi-litia. In segno delle quali cose hab-biamo ordinato il prersente nostro privileggio munito col nostro solito sigillo à memoria de posteri. Data die 25 Ianuario 1621".

I

FRANCESCO BOLIZZA In data 30 giugno 1616, dunque, il nobile di Cattaro Francesco Bolizza fu nominato Cavaliere di San Marco dal doge della Serenissima repubblica di Venezia Giovanni Bembo. Lo fu per la fedeltà dimostrata dalla sua famiglia alla regina dell'Adriatico, soprattutto per aver assicurato per quarant'anni il servizio postale marittimo con Costantinopoli, dove con la nave dei Boliz-za venivano portate le lettere dello Stato veneto "con circospezione e prudenza", affrontando i non pochi pericoli, aggiungiamo noi, di una navigazione minacciata da corsari e da spie, per cui mettevano a repentaglio la vita stessa. Nel "Privilegio" non vengono menzionati episodi particolari riferiti a Francesco Bolizza, così come il cavalierato concesso dal doge Antonio Priuli il 25 gennaio 1621 a un altro Bolizza, Vincenzo figlio di Giovanni, non si riferisce a uno speciale atto di eroismo del neocavaliere, bensì ai meriti acquisiti da suo padre. Quella dei Bolizza, in verità, era una delle più eminenti famiglia patrizie di Cattaro sulla quale Venezia faceva conto per la stabilità del proprio dominio nelle Bocche. Dal suo seno uscirono anche alcuni poeti: Gianfrancesco autore di versi in latino e italiano, Giovanni seguace di Torquato Tasso, Marino vissuto a Venezia ed a Modena dove si spense quale socio dell'Accademia degli Elpomeni, e Vincenzo. Tutti indistintamente si laurearono a Padova tra il XVI e il XVII secolo. Era un Bolizza cattarano anche lo scrittore Mariano che fu ambasciatore speciale della Serenissima in Montenegro ed Albania, autore della "Relatione et descrittione del Sangiaccato di Scutari" e Giovanni (Zano) Antonio (1650-1706) nominato Governatore veneto del Montenegro e comandante delle milizie montenegrine e delle Bocche di Cattaro nelle battaglie contro Soliman-pascià del 1692.

AMBITE INSEGNE A parte le decorazioni concesse per motivi politici ed economici, resta il fatto che furono numerosi i dalmati premiati con il titolo nobilare e con le ambite insegne di Cavaliere di San Marco per essersi dimostrati valorosi combattenti in terra e sul mare al servizio di Venezia. Il cavalierato di San Marco era l'ordine equestre più importante della Serenissima repubblica, le cui origini risalivano al XIII secolo. Stando a una certosina ricerca di Piero Pazzi, resa pubblica in un volume edito non in Italia, ma in Montenegro, il gruppo più fitto di sudditi onorati con il cavalierato nella lunga storia della Serenissima fu proprio quello dalmato con ben 77 cavalieri: dieci di Zara e 6 del suo territorio, 7 di Cattaro e altrettanti di Perasto, 6 di Lesina, 4 di Budua, 3 di Cherso, altrettanti di Dobrota e Veglia, due di Sebenico ed altrettanti di Traù, uno di ciascuna delle seguenti località: Castelnuovo di Cattaro (Hercegnovi), Perzagno, Spalato, Arbe, Scardona e Knin, 18 di località non precisate. Se si sommano le località delle Bocche di Cattaro (Cattaro, Perasto, Budua, Dobrota, Castelnuovo e Perzagno) soltanto quel breve pezzo di Dalmazia, e più precisamente del Montenegro, ebbe ventitré cavalieri della Serenissima. A differenza della maggior parte dei cavalieri di Venezia, Verona, Vicenza, Bergamo, Brescia, Padova, Treviso, Rovigo, Belluno, greci, albanese e di altri luoghi che divennero cavalieri ereditari o "per circostanza", per meriti legati al loro ufficio quali ambasciatori, funzionari statali eccetera, quasi tutti i dalmati (ai quali vanno aggiunti 12 istriani) ottennero il cavalierato per personali meriti militari, per l'eroismo dimostrato in fatti d'armi, in particolare per aver combattuto sul mare contro i corsari barbareschi, (Tunisia, Algeria, Marocco), contro i Turchi o gli Uscocchi in difesa di Venezia e dei suoi interessi.

LETTURA IMPARZIALE

Questi fatti d'armi, scrive in proposito il Pazzi, sono ben documentati ed "offrono una lettura imparziale della situazione della Dalmazia vista sia come provincia di confine dello Stato Veneto che (come) baluardo della cristianità contro il turco".

ETNIE Elencando poi i nomi dei cavalieri dalmati, l'autore della raccolta dei documenti li suddivide per "etnie" onde ritrarre la composita realtà dalmata, nella quale "è ben visibile la provenienza slava aumentata nel corso dei secoli XVII e XVIII dalla politica di asilo della Repubblica nei confronti delle popolazioni fuggiasche dal Turco alle quali Venezia diede appoggio e asilo all'interno del proprio territorio". I cavalieri dalmati vengono suddivisi in cinque gruppi etnici: trentanove di etnia "latina" (tra il 1420 e il 1712), ventisette di etnia croata (periodo 1622-1696), sette di etnia "morlacca" (cristiani ortodossi), due serbi, tre di ascendenza turca cristianizzati. Con la precisazione che fra i "latini" cinque erano di ascendenza greca.

Lungo elenco di cavalieri

I Cavalieri delle Bocche di Cattaro dei quali esiste una documentazione furono tre Niccolò Bolizza, un Francesco, un Giovanni e un Vincenzo Bolizza, due Nicolò Pasquali e Girolamo Pima, tutti indicati di etnia latina; Bartolomeo Geliseo, Pietro Marcovich, Giovanni Burovich, Francesco Viscovich, Pietro Bane, Giovanni Bronza, Giuseppe Bronza, Marco Ivanovich, Nadal Giocca, Antonio Zerman, Giuseppe Ivanovich, Nadal Radimiri e Matteo Ballovich indicati di etnia croata; due Giovanni Suliman indicati come turchi cristianizzati (ambedue di Budua). Gli zaratini furono Giovanni Rosa, Gerardin Gerardini, Michele Rosa, Antonio Bertolazzi, Giacomo Grisogono, Girolamo Fanfogna, Pietro Detrico, Pietro Fanfogna, Simone Fanfogna, due Francesco Fanfogna e Gregorio Calzina, tutti di etnia latina, ma anche Smoglian Smoglianovich, Stojan Mestrovich, Nicolò Nuncovich, Vule Nuncovich e Sanissa Metrovic, tutti "mor-lacchi" del territorio o contado di Zara. Altri cavalieri dalmati furono Nicolò Paladini, Pietro Bertucci, Pietro Stalio, Giovanni Obravich e Cancigno Bevilacqua di Lésina; Simon Detrico e Girolamo Detrico di Traù, Giacomo Cicuta, Francesco Cicuta, Santo Cicuta e Gian Nicolò Zottini di Veglia, Angelo Giustinian e Giovanni Gresanis Simonich di Sebenico, Antonio e Giovanni Alberti di Spalato; Girolamo Zaro di Arbe; Antonio Jucevich Zanchi di Scardona (Skradin): Giovanni Sinobad di Knin; Giovanni Palicucchia (Palikuća) di Castelnuovo di Cattaro; Andrea Ismaeli di Curzola; Andrea Petris, Nicolò Petris e Giacomo Ferriccioli di Cherso; infine Ferdinando Scardona, Giovanni Rados, Stefano e Michele Raccovich, Giovanni Marinovich, Andrea Butrovich, Pietro Bragucina, Giovanni Clin, Giovanni Mecchiavich, Gicha Peppo Salonich e Demetrio Giancovich dei quali non viene precisata la località di appartenenza. A questi vanno aggiunti due cittadini della Repubblica di Ragusa, quindi non sudditi di Venezia, divenuti pure cavalieri di San Marco: Gerolamo Mattiasevich e Matteo Juch.

ISTRIANI L'elenco si allunga con i dodici cavalieri istriani: Palo Persico di Andrea, "istriano" (1560), Orazio Negri di Albona e suo figlio Gian Battista, Barnaba Brutti e Pietro Pola, nobili di Capodistria, Olimpo Gavardo, capodistriano pure lui, Pietro Caldana da Pirano, Vincenzo Beroaldo da Rovigno, Benedetto Adorno da Cittanova ed altri tre capodistriani. Il rovignese e il cittanovese ottennero il cavalierato per meriti militari e di essi, valenti capitani di mare, avremo da dire in seguito. Sfogliando le pagine di vari studiosi, ma soprattutto tra i documenti raccolti e pubblicati dal Pazzi (il suo libro non è un saggio né una narrazione, si compone unicamente di fotografie, indicazioni di fonti, elenchi nominativi e brani preziosi di documenti) cercheremo ora di mettere insieme qualche episodio saliente fra quelli indicati nelle motivazioni per la concessione del cavalierato. Seguendo l'ordine cronologico e limitandoci a quelli che oggi potremmo definire eroi del mare, cominciamo dal cavalierato concesso nel 1474 dal doge Marcello al Nobile di Lesina Nicolò Paladini, figlio di Giacomo, che ottenne in dono anche una veste dorata e, probabilmente, una collana d'oro per un valoroso combattimento sostenuto "contro la flotta turca", non sappiamo esattamente quando e dove.

Guerre senza fine e uomini valorosi

Ricordiamo i tempi che correvano, gli anni della prima guerra turco-veneziana protrattasi dal 1463 al 1479 con riflessi anche sull'Adriatico dove i Turchi, che avevano già conquistato gran parte dell'Albania tra il 1474 e 1478, continuano a dilagare. Nel 1485 occupano l'Erzegovina, arrivano sulla riviera di Makarska, alle foci del fiume Neretva ed a Castelnuovo di Cattaro (Hercegnovi). Si hanno i primi episodi di guerra di corsa sul mare. Nel 1497, con la vittoria sul campo di Corbavia, i Turchi dilagano anche in Croazia e migliaia di profughi cercano la salvezza e la protezione in Dalmazia, sulle isole e al di là del mare in Italia. I domini dalmati di Venezia sono nuovamente minacciati, scoppia la seconda guerra veneto-turca che durerà dal 1499 al 1503. Venezia perde molte delle sue terre in Levante, mentre in Dalmazia si vede invadere il contado di Zara, devastare la zona intorno a Spalato, a Traù ed a Nona.

NON BASTANO I TURCHI Ma non bastano i Turchi. Contro Venezia congiurano anche grandi potenze europee, dalla Francia alla Spagna all'Impero. Sono perciò tempestosi pure i primi decenni del Cinquecento. E quando Venezia ha ragione di tutte le congiure, il Turco si riaffacciò più minaccioso che mai da Belgrado all'Adriatico. Nel 1521 le truppe ottomane espugnarono Knin e Scardona; nel dicembre 1523 cadde nelle loro mani Ostrovizza, nel 1525 Scrissa sul Canale della Morlacca, nel 1527 Obrovazzo. I nuovi confini turchi in Croazia diventano i confini turchi con la Dalmazia veneta.

PIAZZEFORTI Comincia allora la costruzione di fortezze, castelli, bastioni, muraglie, fossati eccetera intorno alle città trasformate in piazzeforti lungo tutto il litorale da Zara a Sebenico, a Lesina, a Traù, a Spalato, a Cattaro. Prima ancora che si compiano tutte le fortificazioni scoppia la terza guerra con gli ottomani annunciata dalla caduta di Clissa: si guerreggia nel Levante, si guerreggia in Dalmazia: lungo le Bocche di Cattaro, a Scardona, nel Canale della Marlocca, sotto Ostrovizza e Ka-rin, nel territorio di Zara, presso Zemunik, a Nona... fino alla pace dell'ottobre 1540. I territori veneti in Dalmazia si sono ristretti e i Turchi continuano la pressione.

INSOLENZA Nella sua "Storia di Dalmazia" Giuseppe Praga sintetizza: "La pressione turca era continua e si esercitava con tale insolenza di forme che la Repubblica, decisa. a non più impegnarsi col Turco, mal riusciva a contenere. Il trentennio dal 1540 al 1470 è certamente il più crudo e nero periodo della storia moderna in Dalmazia. Miracoli di abilità, di tatto, di destrezza fecero i conti, i capitani ed i rettori delle città per venire a capo della rudezza dei sangiacchi, degli agà, dei cadì, dei dizdar, con i quali avevano ordine perentorio di "vicinare ben"".

BATTAGLIA DI LEPANTO Si arriva così alla Guerra di Cipro nel 1568, alla battaglia di Lepanto, alla guerra degli Uscocchi che segna i primi decenni del Seicento, si va avanti con la Guerra di Candia. Tutte passano per la Dalmazia, coinvolgono decine di località dalmate, decine di migliaia di combattenti dalmati sudditi della Serenissima. Ci sono scontri sanguinosi ed atti di grande coraggio, quindi non possono mancare le decorazioni per la fedeltà, il valore dei "sudditi".

Torniamo così ai Cavalieri di San Marco. Risale al 1474 il cavalierato concesso dal doge Marcello al Nobile di Lèsina Nicolò Paladini, figlio di Giacomo, che riceve in dono pure una vesta dorata e, molto probabilmente, una collana d'oro, per un valoroso combattimento da lui sostenuto "contro la flotta turca".

MERITI MILITARI Nel giugno del 1510 le insegne di cavaliere furono concesse a un altro dalmata, Giovanni Detrico, Nobile di Traù, " condottiero della Repubblica nella battaglia di Legnago", distintosi per meriti militari.

USCOCCHI Porta invece la data del 15 gennaio 1593 il Privilegio della concessione dell'ordine di San Marco al nobile zaratino Gerardin Gerardini, insignito per essersi battuto contro gli Uscocchi, sotto i quali aveva sofferto la schiavitù. Liberato con riscatto, tornò al servizio della squadra navale veneziana (insieme a sudditi albanesi), quindi si adoperò "contra Uscocchi nelle barche armate, prendendone molte di inimici, et ammazzando, et facendo di essi prigionieri". Insieme al cavalierato gli fu donata una catena d'oro del valore di "ducati venticinque".

L'istriano di Albona Orazio Negri fu fatto cavaliere il 19 giugno 1618 per aver contribuito "sotto varie forme" "a favore della difesa per le guerre in Istria sia in campagne di mare che di terra.".

VALOROSO COMBATTENTE Un cavalierato concesso al nobile di Budua Giovanni Suliman il 1.mo febbraio 1621 per meriti non suoi, ma della sua famiglia, ci permette di spendere qualche parola di più su un suo omonimo parente "Domino Zuanne Suliman" insignito del cavalierato nel 1589, e sul suo figlio Nicolò "Capitano di cavalli" che combattè valorosamente nella guerra di Gradisca o degli Uscocchi tra l'Istria e il Friuli, riportando numerose ferite. Del Privilegio che ci parla di Giovanni Suliman jr citeremo perciò solo la parte in cui si loda la famiglia Sulimani, "principale della città nostra di Budua fedelissima della Repubblica Nostra" per avere "in ogni tempo con somma fede et devotione dato segno del reverente, e devoto affetto verso li pubblici interessi, spendendo prontamente nelle occasioni non solo le sostanze, ma le proprie vite ancora, come ha fatto il q.(uondam)

D. Zuanne Suliman Cavalier che dopo un lungo, devoto, et valoroso servitio, fu da corsari mentre era espedito per pubblico servitio crudelmente trucidato, et morto ad imitazione del quale D. Nicolò suo figliolo si è per diverse occasioni essercitato con molta lode et in particolare nelli ultimi motti del Friuli come Capitano de Cavalli nelle più pericolose imprese nelle quali combattendo valorosamente fu più volte gravemente ferito di moschetto. Onde per tutte queste cose, et per quello, che si può sperar sempre da questa devota famiglia, et in particolare da Domino Nicolò soggetto di molto valore habbiamo voluto far apparir nella persona sua alcun segno della pubblica munificenza".

EROISMI Tenendo conto degli eroismi di Giovanni e Nicolò Suliman, "è stato da noi decorato delgrado di Cavaliere" eccetera eccetera il nobile Giovanni Suliman junior. Nello stesso anno 1620, in data 27 giugno, il "Cavalier di sua Serenità" il doge, Zanantonio Cornovalli, fece "fede che sua Serenità" aveva "fatto Cavalier il molto illustre signor Zan Niccolò Zottini di Domino Francesco, nobile della città di Vegia". Nel prosieguo fu precisato che il cavalierato gli veniva concesso per i meriti militari personalmente acquisiti partecipando a combattimenti contro i Tur-

chi sul mare, ma senza specificare quali e quando.

NOBILE E ANTICA FAMIGLIA Seguiva una menzione sui meriti precedentemente acquisiti dalla sua "nobile et antica famiglia che in pace et in guerra ha sempre dato chiari segni della sua devotione e fede, esponendo non solamente le sostanze, ma le proprie vite nelle occasioni di pubblico bisogno, et in particolare di Domino Andrea Zottinis che al tempo della guerra contro il Turco, come sopracomito di Galera prestò honoratissimo servitio, come fece suo zio Domino Giacomo, che in altra occasione armò anche egli sopracomito coll'istesso ardore di ben servizio al suo Principe" eccetera.

CASATA VEGLIOTA Annotiamo che la casata vegliota cui apparteneva Giannicolo Zottini alias Zottinis, viene ricordata nei documenti sin dal XIV secolo con il cognome modificato in Zutigno, de Zutigno, Zotini, Zottinio, Zottinis, Zutinis, Zuttimis, Zettinus e Zettina. Incontriamo un giudice all'inizio, poi tre vicecomes ovvero visconti, un rector della città, ancora alcuni giudici, diversi notai, avvocati, un abbate e vicario generale del vescovo: insomma, una famiglia che ha lasciato indelebili impronte sull'isola e nel suo capoluogo, per esempio a Dubašnica dove aveva estesi poderi.

SUDDITO FEDELISSIMO

Da Zottini-Zottinis saltiamo al lesinese Giovanni Obradich Bevi-lacchia, insignito del cavalierato il 15 aprile 1660. La motivazione lo presenta come "suddito fedelissimo e benemerito della nostra isola di Liesina", che "si distinse in molte occorrenze (.) come ad esempio al tempo dell'attacco di Spalato (da parte delle soldatesche ottomane dalla terraferma) nel soccorrer a capo di una moltitudine di barche quella città".

I fedelissimi di San Marco

Anticamente riportato come l'unica onorificenza equestre, il Cavalierato di San Marco era indubbiamente uno degli ordini più importanti della storia della Repubblica di Venezia. Esso variava perlopiù d'importanza e considerazione pubblica a seconda che fosse maggiore o minore l'autorità per decreto della quale veniva concesso, cioè che la deliberazione di nomina provenisse dal Maggior Consiglio, dal Senato o dal Doge. La funzione di consegna del collare dell'Ordine si compiva o nel Pien Collegio o nelle stanze private ducali. I Cavalieri, in ogni modo, venivano sempre armati dal Capo della Repubblica, che toccava loro le spalle con uno spadone pronunciando le seguenti parole: "ESTO MILES FIDELIS". Successivamente, se al decorato era stato decretato il dono di una collana d'oro (anch'essa simbolo dell'Ordine), questa gli veniva posta al collo dal Doge stesso.

I Cavalieri di San Marco potevano portare, come tutti i cavalieri d'ogni parte del mondo, la spada, gli speroni d'oro, la cappa rossa (con ricamata sulla spalla la croce bianca dalle punte biforcate) e la cintura dorata. Ai patrizi era concesso di portare una stola dorata sopra la cappa. Nessuno però a Venezia adottava questi contrassegni. Il cavalierato non era ereditario.

L'insegna dell'Ordine era costituita da una medaglia d'oro caricata dal leone di San Marco, nimbato e accovacciato, con la testa posta di fronte, che teneva con le zampe anteriori un libro aperto su cui spiccavano le parole in lettere maiuscole romane PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS. Nel caso dei patrizi, questi nelle occasioni ufficiali non potevano portare la medaglia, ma indossavano una stola dorata, che per l'appunto li faceva definire "Cavalieri dell'Ordine della Stola d'Oro".

Nel nostro caso ci interessano i Cavalieri di San Marco originari dell'Adriatico orientale, in particolare della Dalmazia. Furono numerosi, fedeli alla Serenissima e si conquistarono il Cavalierato... sul campo. Riportiamo le loro gesta...

387 - La Voce in più Dalmazia 09/06/12 Pillole - In Montenegro e Dalmazia, seguendo le orme della Serenissima progetto storico dell'Istituto Tecnico Einaudi di Montebelluna

PILLOLE Progetto storico-didattico dell'Istituto Tecnico Einaudi di Montebelluna

In Montenegro e Dalmazia, seguendo le orme della Serenissima

Italiani, anzi Venezia in Montenegro: il pensiero corre spontaneamente, per un complesso sistema di collegamenti d'idee e reminiscenze storiche, a Pera-sto, ultimo territorio della decaduta Serenissima Repubblica ad arrendersi alle forze austriache, a seguito del Trattato di Campo-formio (17 ottobre 1797) fra Napoleone Bonaparte e Francesco II d'Asburgo, e all'orazione pronunciata in quel fatidico (funesto) momento per la città dal conte Giuseppe Viscovich, ultimo capitano veneziano della sua guardia. Il 23 agosto del 1797, i cittadini di Perasto si erano radunati per seppellire il gonfalone della Serenissima sotto l'altare della cattedrale, perché non finisse nelle mani dei nemici. Davanti a una folla inginocchiata, il Viscovich tenne un discorso commovente: il Giuramento di Perasto, altrimenti conosciuto come "Ti co nu, nu co Ti": "In sto amaro momento, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, el gonfalon de la Serenisima Republica ne sia de conforto, o citadini, che la nostra condota pasada da que-la de sti ultimi tenpi la rende più xusto sto ato fatal, ma virtuoxo, ma doveroxo par nu. Savarà da nu i vostri fioi e la storia del xorno la farà saver a tuta Europa, che Perasto la ga degnamente sostegnu-dofin a l'ultimo l'onor del Veneto

Gonfalon, onorandolo co sto ato solene e deponendolo bagnà da el nostro universal, amaro pianto. Sfoghemose, citadini, sfoghemose pur; ma in sti nostri ultimi sentimenti,che i sigila la nostra gloriosa corsa soto el Serenisi-mo Veneto Governo, rivolgemose verso sta Insegna che lo rapresenta, e su de ela sfoghemo el nostro dolor. Par trexentosetantasete ani la nostra fede, el nostro valor, la ga senpre custodia par tera e par mar, par tuto indove che i ne ga ciamà i to nemisi, che li xe stai pur queli de la Religion. Par trexento-setantasete ani le nostre sostanse, el nostro sangue, le nostre vite le xe senpre stae par Ti, San Marco; e felicisimi senpre se gavemo re-putà, Ti co nu, nu co ti; e senpre co Ti sul mar nu semo stai ilustri e virtuoxi. Nisuni co Ti ne gà visto scanpar, nisuni co Ti ne gà visto vinti e spauroxi! E se sti tenpi prexenti, infelici par inprevidensa, par disension, par arbitrii ilegali, par visi ofendenti la natura e el gius de le xenti, no Te gavese cavà via, par Ti in perpetuo sarave stae le nostre sostanse, el nostro sangue, la vita nostra, e pitosto che vedarTe vinto e dixonorà dai toi, el corajo nostro, la nostra fede, se gaverave sepelio soto de ti. Ma xa che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cuor sia l'onoratisima to tonba, e el più puro e el più gran-do to elogio le nostre lagrime."

Dopo aver letto questo proclama, il conte Viscovich si sarebbe rivolto al piccolo bambino che aveva con sé, suo nipote Annibale: "Inxenocite anca ti, Anibale, e tientela mente par tuta la vitaV. A ricordare questo legame e una tradizione profondamente radicata sono stati altri giovani; giovani di un Paese, l'Italia, che spesso trascura e dimentica, per non dire che ignora e misconosce questo bagaglio della sua civiltà. Ebbene, ieri una scuola del Trevigiano è stata pervasa da una ventata di aria dal-mata-montenegrina, sospinta da un battito di ali... del Leone mar-ciani. Infatti, a conclusione delle attività legate al progetto "Il patrimonio culturale di origine veneta nella Dalmazia montenegrina", realizzato nell'Istituto Tecnico Einaudi di Montebelluna (Treviso), è stato presentato a studenti, genitori e amici, nell'ambito di un convegno presso la locale Biblioteca Comunale. Nel corso dell'incontro, servito per fare il punto sull'iniziativa, in particolare sulle nozioni e sui messaggi che sono emersi dal percorso storico-didattico, è stata analizzata l'espansione di Venezia in Dalmazia, ciò che rimane oggi dello Stato da Mar di una volta, con particolare cenno ai rapporti architettonici e artistici; si è parlato quindi della Cronaca Martinovich, scritta in lingua veneta e della sua decodificazione; quindi si è accennato al Montenegro oggi, come pure alla orme lasciate dai dalmati a Venezia, nonché di scambi culturali tra le due sponde adriatiche. Alcuni interventi hanno riguardato nello specifico Perasto e il discorso del "Ti con nu, nu con ti", con un approfondimento su ciò che accadeva nella Serenissima Repubblica nei giorni dell'accorata orazione del conte Viscovich, e una riflessione su cosa rimane di quell'episodio.

Come si diceva, il convegno è stato il momento conclusivo di un viaggio snodatosi nell'arco dell'intero anno scolastico e che ha coinvolto cinque classi dell'Istituto L. Einaudi. Fino al 16 giugno sarà allestita, inoltre, all'interno dell'Istituto una mostra fotografica a testimonianza di alcune delle tappe più significativi del progetto: la trascrizione della Cronaca Martinovich (in lingua veneta), le tracce dalmate a Venezia, il viaggio a Perasto, le tracce venete in Dalmazia, l'incontro con gli studenti del ginnasio di Cattaro.

388 - Il Piccolo 14/06/12 Invito ai Ventisette alla ratifica dell'adesione croata all'Ue

IL DOCUMENTO FINALE

Invito ai Ventisette alla ratifica dell’adesione croata all’Ue

TRIESTE Il vertice di ieri a Trieste dell’Iniziativa centroeuropea (Ince) ha auspicato che «il processo di ratifica dai Parlamenti dei 27 Stati membri dell’Ue venga concluso tempestivamente, per permettere l’entrata della Croazia nell’Unione europea il primo luglio 2013». È quanto si legge nel comunicato finale del summit. Sta di fatto però che dopo l’esame dei progressi fatti da Zagabria nel suo percorso di adesione i Ventisette hanno deciso pochi giorni fa a Bruxelles che il meccanismo delle ratifiche sarà meso in atto solo dopo l’esame dei risultati raggiunti dalla Croazia a ottobre. Dunque un’auspicio che vuole essere anche uno sprone a Zagabria a proseguire sulla strada dell’armonizzazione di norme e sistemi socio-produttivi. I ministri hanno anche esaminato i recenti sviluppi dell’area, dal recente conferimento dello status di candidato Ue alla Serbia ai progressi compiuti dall’Albania. Hanno altresì «incoraggiato la Bosnia-Erzegovina a proseguire con i processi di riforma, ma anche qui ci sono problemi vista la crisi politica in atto nel governo della Federazione.

Hanno poi espresso l’auspicio che i negoziati di adesione all’Ue con il Montenegro vengano aperti entro la fine della presidenza Ue danese e hanno accolto favorevolmente l’impegno della Macedonia che punta ad aprire i negoziati di adesione, invitando le parti coinvolte a risolvere le questioni bilaterali aperte». Il vertice di Trieste, per mano dei coordinatori nazionali dell’Iniziativa, ha anche approvato cinque progetti che riguardano in particolare la formazione degli agricoltori del grano in Ucraina, affrontando così il problema dell’agricoltura sostenibile. Il progetto è legato a due investimenti della Bers da circa 50 milioni di euro che puntano a finanziare il fabbisogno di capitale delle aziende agricole. Altri due piani finanziati puntano a formare alla formazione dei progetti riguardanti l’audit energetico nella regione Ince e il miglioramento del trasporto pubblico di Belgrado. Il quarto punta a migliorare le pratiche del Public procurement, grazie a un master organizzato dalla Bers e dall’Università di Tor Vergata (Roma). Infine, il progetto Entreprise Growth Programme del Mixnet (Ucraina) punta a migliorare i processi aziendali per l’acquisizione di beni, in modo ambientalmente responsabile, di una società delle telecomunicazioni del Paese. Ricordiamo che dal 1992 a oggi il governo italiano ha versato al Fondo Ince presso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) 34,5 milioni di euro. Per il 2012, grazie all’impegno della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’Iniziativa, sono stati garantiti ulteriori 2 milioni di euro. Sono finanziabili a valere sul Fondo Ince principalmente due tipologie di progetti: progetti di cooperazione tecnica legati direttamente a operazioni della Bers e progetti peril trasferimento del know-how che è uno strumento 100% targato Ince.

(m. man.)

La Mailing List Histria ha il piacere di inviarVi periodicamente una minirassegna stampa sugli avvenimenti più importanti che interessano gli Esuli e le C.I. dell' Istria, Fiume e Dalmazia, nonché le relazioni dell'Italia con la Croazia e Slovenia.

Si ringrazia per la collaborazione l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Gorizia e l’Università Popolare di Trieste

Vi invitiamo conoscere maggiori dettagli della storia, cultura, tradizioni e immagini delle nostre terre, visitando i siti :

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http://www.adriaticounisce.it/

http://www.arupinum.it

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