MAILING LIST HISTRIA
RASSEGNA STAMPA SETTIMANALE A CURA DI M.RITA COSLIANI, EUFEMIA G.BUDICIN E STEFANO BOMBARDIERI
N. 877 – 15 Giugno 2013
                              
Sommario
 284 - La Voce del Popolo 10/06/13 Valle d'Istria: XI Concorso letterario promosso dalla Mailing List Histria, valorizzare l'identità della CNI (Kristina Blecich)
285 - Il Piccolo 11/06/13 Gli esuli tornano a Pola in un processo di "pace" - Tremul (Unione italiana): «Con l'ingresso della Croazia nella Ue salve anche le nostre tombe» (Ugo Salvini)
286 - La Voce del Popolo 14/06/13   Orgogliosi di essere «Sempre fiumani»  /  Un confronto con i ricordi (vc)
287 - La Voce del Popolo 12/06/13  Fiume:  Livio Zupicich: I colori e i simboli della città perduta-ritrovata (Rosanna Turcinovich Giuricin)
288 - CDM Arcipelago Adriatico 13/06/13 Anvgd di Gorizia, Maria Grazia Ziberna nuovo Presidente (rtg)
289 - Il Foglio 09/06/13 La Preghiera di Camillo Langone - 9 giugno 2013
290 - Il Gazzettino 05/06/13 Zaia: con la Croazia nella Ue si rischia l'invasione di lavoratori a basso costo (Giorgio Gasco)
291 – La Voce del Popolo 07/06/13 «Non ci sarà alcuna invasione del Veneto» (Dino Saffi)
292 - Il Piccolo 13/06/13 L'Intervento di Silvio Delbello: Bene la Croazia nell'Ue, basta che poi non chieda i nostri soldi
293 – La Voce del Popolo  07/(06/13 Cultura - Il CRS di Rovigno «licenzia» i XLII Atti (ir)
294 – La Voce del Popolo  08/06/13 Pola protetta dall'UNESCO? (Arletta Fonio Grubiša)
295 - Il Piccolo 08/06/13 Istria e Dalmazia, dall'antica Roma fino all'esodo nel saggio di Scandaletti (Gianni Oliva)
296 - La Voce del Popolo  14.06.13  Cultura - Vincenzo Fasolo Zara lo ricorda con una mostra (ir)
297 - Il Piccolo 08/06/13 Distilleria Luxardo:  I croati tentarono di usurpare il marchio (Silvio Maranzana)
298 - La Voce del Popolo  12/06/13  Cultura - Momiano, i conti Rota, e una comunità alto adriatica (ir)
299 - Il Piccolo 08/06/13 E Roma disse: difendiamo le frontiere - A Bolzano un convegno sul ruolo dell'Ufficio zone di confine tra Alto Adige e Venezia Giulia tra il '45 e il '54 (Pietro Spirito)
 Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti  :
http://www.arcipelagoadriatico.it/
http://10febbraiodetroit.wordpress.com/
http://www.arenadipola.it/

 284 - La Voce del Popolo 10/06/13 Valle d'Istria: XI Concorso letterario promosso dalla Mailing List Histria, valorizzare l'identità della CNI
VALLE Tra sabato e domenica, serie di eventi a Castel Bembo come l’inaugurazione di una mostra fotografica e la proiezione del dvd «Gente di Valle d’Istria». Interesse per la presentazione del libro «In Istria prima dell’Esodo». Domenica, tutta dedicata alla premiazione dei migliori all’XI Concorso letterario promosso dalla Mailing List Histria
 Valorizzare l’identità della CNI
 di Kristina Blecich
 Nella sede della Comunità degli Italiani di Valle, sita nella splendida cornice di “Castel Bembo”, letteralmente gremita di convenuti in ogni ordine di posti, l’accoglienza, sabato sera, è stata più che calorosa. Appuntamenti: l’inaugurazione della Mostra Fotografica e la proiezione del dvd “Gente di Valle d’Istria”, curati da Gigliola Cnapich. L’Associazione Culturale Istriani-Fiumani-Dalmati del Piemonte ha caldamente appoggiato l’iniziativa volta a realizzare l’allestimento fotografico. L’esposizione è stata inaugurata da Ennio Malusà, assessore alla cultura del Comune. “La preziosa raccolta fotografica, così pazientemente e professionalmente realizzata da Gigliola Cnapich, è frutto dell’amore per la nostra terra e la nostra gente ed è un pezzo di quel patrimonio storico da tramandare ai nostri figli e nipoti e a tutti coloro che siano desiderosi di conoscere parte di quanto sino ad ora non è stato ancora divulgato”, è stato sottolineato dai membri dell’Associazione Ginevra Barbieri, Gigliola Cnapich, Walter Cnapich, Elisabetta Pastrovicchio e Sergio Uljanic.
La mostra, allestita nel pianterreno di “Castel Bembo”, da poco ristrutturato, è in realtà un regalo che l’Associazione Culturale ha voluto fare al sodalizio. Composta da ritratti e dagherrotipie, la mostra è un’ode alla vita quotidiana, alla famiglia, al lavoro, al divertimento, ai militari ed eventi avvenuti a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. L’autrice, Gigliola Cnapich, è un’appassionata di fotografie, soprattutto di quella antica. Figlia di Gina Maraspin “Logi” di Valle d’Istria, e di Luigi Cnapich di Pola, Gigliola nasce nel campo profughi di Altamura nel 1952. L’amore per Valle inizia presto e cresce negli anni. Fin da ragazzina ha la passione per la fotografia. Oggi vive in Valle d’Aosta e l’amore per le foto si è ulteriormente rafforzato tanto che, oggi pensionata, dedica molto del suo tempo a questo amato hobby. L’idea di realizzare una raccolta di fotografie sulle genti di Valle le è venuta riguardando le vecchie foto di famiglia. L’impegno è stato grande, sia per lei che per tutti i vallesi che le hanno porto aiuto. Di casa in casa, da Torino a Valle, dall’Argentina alla California, i suoi concittadini le hanno offerto ben 4.500 foto, quasi tutte arricchite da nomi, cognomi e soprannomi. Oggi ne possiede all’incirca 5.600.
Le foto esposte per l’occasione sono poco più che un centinaio e, come è stato detto, non è stato facile fare una cernita.
 Documentario sulla vita    
Anche la proiezione del dvd è stata molto sentita, soprattutto per i vallesi doc. A presentare il “documentario”, incentrato sulla loro vita, è stato Sergio Uljanic, rappresentante dell’Associazione Culturale Istriani-Fiumani- Dalmati del Piemonte. Il pubblico ha avuto modo di assistere alla presentazione di un susseguirsi di fotografie comprese nella mostra. Tra i più incisivi, gli scatti di Piazza Bembo, Grisa, Chiesa di San Giuliano, quelli rappresentanti “la pas de le contrade”, i “sameri”, le pietanze tipo “carciofi e fasoi”. Nel corso della proiezione si sono potute udire esclamazioni di sorpresa, meraviglia e felicità tra i vallesi nel vedere i loro parenti, genitori, nonni, bisnonnni o soltanto nel riconoscere qualche abitante del posto. Con questo dono, Gigliola Cnapich vuole far sì che il ricordo di quello che consideriamo “il tempo che fu” non vada perduto.
Nel prosieguo della serata si è tenuta la presentazione del libro “In Istria prima dell’Esodo” di Lino Vivoda, autobiografia di un esule di Pola. Il libro è stato raccontato dall’autore stesso e parla della sua vita trascorsa a Pola fino al 1947. Egli ricorda la propria infanzia e la guerra vissuta duramente. Vivoda è nato a Pola nel 1931 ed è esule dal febbraio del 1947. Oggi vive in Liguria. Come ha detto lui stesso, è stato grande onore “per me presentare il mio libro proprio qui a Valle, dato che ne sono affezionatissimo”.
Il pubblico ha avuto modo di assistere inoltre alla presentazione dell’arte dell’Adriatico orientale a Roma e nel Lazio. Il programma è stato accompagnato da proiezioni con foto dei pannelli e quadri esposti a Roma. Il progetto è stato curato da Eufemia Giuliana Budicin e Maria Luisa Botteri. Alcuni degli artisti e architetti del progetto di quest’ultima parte della serata sono Givanni Dalmata, che operò lungo la costa dell’Adriatico, Domenico da Capodistria, Bernardo Parentino, Francesco Trevisano, Giuseppe Lallich, Vincenzo Fasolo, Franco Ziliotto, Carlo Ostrogovich, Carmine Visintin Butcovich, Mario Gasperini e Oreste Dequel. Le proiezioni della mostra rappresentano quadri, dipinti e monumenti esposti e situati per lo più in Italia.
 Concorso letterario della MLH     
La giornata di ieri è stata dedicata alla premiazione dei vincitori dell’XI Concorso Letterario, promosso dalla Mailing List Histria (MLH). Il programma è stato inaugurato da Rosanna Bernè, presidente della Comunità degli Italiani di Valle. Il sindaco di Valle, Edi Pastrovicchio, ha ringraziato gli organizzatori della MLH di essere stati ospiti di Castel Bembo nell’11. esima edizione del concorso letterario. Il numeroso pubblico proveniente non soltanto dall’Istria, da Fiume e dalle isole, bensì da tutta la costa adriatica, ha avuto occasione di ascoltare una canzone in istroveneto, “Moreda”, cantata da Marino Floris il quale si è aggiudicato il secondo posto al Festival dell’Istroveneto, tenutosi il mese scorso a Buie. Due poesie in dialetto vallese, “Dedicato” e “Straniero”, dell’autrice vallese Romina Floris, sono state lette da Dea Lordanic. Il giovane Ivan Battezar della Comunità degli Italiani di Visinada ha cantato invece due “evergreen” della canzone italiana, “Perdere l’amore” e la napoletana “Ti voglio bene assai”.
 Temi che colpiscono...        
La premiazione dei vincitori è stata coordinata dal presidente della commissione di valutazione, Gianclaudio de Angelini. I temi scritti in lingua italiana e nei dialetti romanzi (istroveneto) hanno colpito i membri della giuria e non è stato sicuramente facile scegliere i migliori. I ragazzi, sia quelli delle scuole elementari che quelli delle scuole medie superiori, sono stati prevalentemente ispirati dai ricordi dei loro nonni, raccontatogli con malinconia e nostalgia. Evidente è stato il crescente interesse che ha coinvolto non soltanto gli scolari e gli studenti delle scuole italiane
dell’Istria e di Fiume ma anche quelli di Zara, di Spalato e della costa montenegrina, Cattaro e Perasto in particolare, dove non operano scuole italiane. Validissima è pertanto l’iniziativa di MLH, in quanto volta a incoraggiare e potenziare lo studio e l’uso della lingua italiana e dei dialetti romanzi presso le nuove generazioni e, di conseguenza, a rafforzare l’identità nazionale che al giorno d’oggi si ritrova in forte pericolo di assimilazione, specie in quelle località in cui l’etnia è priva di qualsiasi tutela e rischia di scomparire, provocando la rottura di quella continuità culturale, storicamente sempre esistita, che parte da Capodistria e giunge fino alle Bocche di Cattaro.
Il raduno è proseguito nel pomeriggio con l’incontro Mailing List Histria. Rosanna Bernè, ha salutato nuovamente tutti gli ospiti e rigraziato i partecipanti. L’edizione 2013 si è conclusa con l’evento intitolato “La via dell’istrioto: un incontro poetico” che ha visto la partecipazione di alcune Comunità degli Italiani della bassa Istria, quelle di Dignano, Fasana, Sissano e Rovigno. Alla perentesi poetica hanno preso parte Libero e Vlado Benussi, il rovignese Gianclaudio de Angelini e il vallese Sandro Cergna, professore al Dipartimento di Studi in lingua italiana dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola.
 Preservare l'identità italiana         
Come noto, la ML Histria, sorta per preservare e tutelare l’identità culturale istriana, fiumana, quarnerina e dalmata di carattere italiano, in base allo spirito multietnico dei nostri tempi e svincolata da ogni appartenenza partitica, intende promuovere rapporti di collaborazione con tutti gli istituti e tutte le organizzazioni che operano nell’attuale regione istriana, fiumana, quarnerina e dalmata, territorio attualmente diviso tra gli Stati Nazionali d’Italia, Slovenia, Croazia e Montenegro, al fine di studiare, custodire e sviluppare l’identità culturale specifica dei territori regionali sopraindicati. Oltre alle finalità di far conoscere e promuovere questa componente ora minoritaria, e conseguentemente valorizzare l’identità della Comunità Nazionale degli Italiani in Slovenia, Croazia e Montenegro, la ML Histria tenta di sensibilizzare soprattutto i
cittadini e i mezzi d’informazione italiani. A questo scopo, sollecita la collaborazione di tutti per il superamento di ogni anacronistica contrapposizione storica tra gli uomini e gli Stati europei di Italia, Slovenia, Croazia e Montenegro al fine di ricostruire insieme la storia, soprattutto il futuro, della regione, nel pieno rispetto di tutte le culture in essa storicamente presenti. La ML Histria riconosce pertanto la complementarietà di queste etnie che un secolare percorso formativo, venutosi a distillare in quelle terre, ha visto unite in stretti rapporti d’interdipendenza dando vita a uno “specifico culturale” che, per la sua stessa natura, non può rinunciare a nessuna di queste componenti senza perdere parte significativa della sua originaria identità storica e culturale.

 


 285 - Il Piccolo 11/06/13 Gli esuli tornano a Pola in un processo di "pace" - Tremul (Unione italiana): «Con l'ingresso della Croazia nella Ue salve anche le nostre tombe»
 IL 57.O RADUNO NAZIONALE
 Gli esuli tornano a Pola in un processo di “pace”
 Tremul (Unione italiana): «Con l’ingresso della Croazia nella Ue salve anche le nostre tombe»
 Ricucire fra esuli e rimasti, e rendere omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi «che nel ‘900 insanguinarono le nostre terre». Sono questi i due obiettivi del viaggio che impegnerà, da giovedì a lunedì, le circa 150 persone partecipanti al 57.o Raduno nazionale degli esuli da Pola.
 «Per la terza volta consecutiva varcheremo il confine e andremo a Pola per il nostro raduno - ha spiegato ieri Silvio Mazzaroli, direttore dell’organo di stampa del Libero comune, l’Arena di Pola - perché dopo anni in cui le reciproche posizioni erano più radicali, è in atto un processo in base al quale ciascuna delle due parti è chiamata a riconoscere gli errori commessi e a chiedere le scuse del caso. In un contesto di reciproco rispetto siamo pronti a riconoscere i torti indipendentemente da chi li ha subiti.
 Nelle due precedenti edizioni- ha precisato Mazzaroli - siamo stati accolti dalla comunità italiana di Pola con un “bentornati”. Qualche incomprensione può sempre emergere, ma nella comune volontà di arrivare a una soluzione, stiamo lavorando per il riconoscimento di tutte le vittime italiane».
 Quest’anno il viaggio prevede un omaggio alla foiba di Surani, dove avvenne il martirio di Norma Cossetto e di altre 25 persone. «Auspichiamo - ha ripreso Mazzaroli - che nessuno abbia da ridire. Andremo poi a Rovigno, vicino alla lapide che ricorda tre partigiani uccisi dai fascisti, Pino Budicin, Augusto Ferri e Giovanni Sossi». A Pola si svolgerà anche l’assemblea dei soci del Libero Comune in esilio con l’elezione del nuovo direttivo. Maurizio Tremul, presidente della giunta esecutiva dell’Unione italiana ha detto che «a breve sono previsti incontri fra i ministeri degli Esteri di Croazia e Italia, in vista dell’oramai prossimo ingresso della Croazia nell’Unione europea e in tale prospettiva ho preparato - ha aggiunto - un breve pro memoria che trae spunto dalla recente approvazione, da parte del parlamento croato, del disegno di legge che riguarda la ricerca, la ristrutturazione e la manutenzione delle tombe delle vittime del dopoguerra. Questo fattore - ha continuato Tremul - unito al fatto che presto i confini spariranno, dovrebbe favorire finalmente il realizzarsi di un obiettivo per il quale ci battiamo da sempre, e cioè la possibilità di dare degna sepoltura agli italiani vittime dell’odio dell’immediato dopoguerra. Su questa necessità concorda anche il viceministro croato della Difesa, Ivan Grujic, che si è espresso in tal senso con chiarezza. Ci sono vicende - ha concluso Tremul - che non potranno mai essere dimenticate, che anzi dovranno essere sempre ricordate e non solo dagli italiani. Però nei decenni si è completato un percorso culminato nei pellegrinaggi comuni come quelli del prossimo fine settimana».
 Ugo Salvini

 

 286 - La Voce del Popolo 14/06/13   Orgogliosi di essere «Sempre fiumani»  /  Un confronto con i ricordi
Orgogliosi di essere «Sempre fiumani»
Fiume abbraccia e porge il benvenuto a tutti i fiumani. Il primo incontro mondiale “Sempre fiumani”, un evento desiderato da tutti i fiumani, esuli e rimasti, finalmente in questo fine settimana vive la sua realtà. Da oggi e fino a domenica, la città sulle sponde del Quarnero, in concomitanza con la festa dei patroni, SS Vito, Modesto e Crescenzia e della Settimana della cultura fiumana, tantissimi saranno gli appuntamenti per stare insieme, per ricordare i vecchi tempi, per fare quattro risate in compagnia, ma soprattutto per confermare un’amicizia di lunga data, riallacciare nuovi rapporti e confermare quelli già esistenti.
La giornata di oggi si presenta ricca di eventi, con un... picco alle ore 15 quando per il Corso sfileranno, con la loro tradizionale andatura, i bersaglieri di Trieste, un regalo dei fiumani a tutti i fiumani. Si inizia alle ore 9 quando nell’Aula Magna della SMSI avrà luogo la consegna dei premi del concorso letterario San Vito. Alle ore 11 ci sarà la visita al Dipartimento di Italianistica della Facoltà di filosofia. Alle ore 14 in Municipio avrà luogo il tradizionale incontro di una delegazione degli Esuli e di una rappresentanza della Comunità degli Italiani con le autorità cittadine. Alle ore 15 in Corso si esibirà la Fanfara dei Bersaglieri di Trieste che alle ore 18.30 offrirà ai cittadini un concerto assieme all’Orchestra cittadina di Tersatto. Alle ore 17 il Salone delle Feste di Palazzo Modello ospiterà la presentazione del nuovo numero della rivista “La Tore” e subito dopo ci sarà l’inaugurazione della mostra del gruppo ceramiste della Sezione arti figurative “Romolo Venucci” della SAC “Fratellanza”. Le brave ceramiste presenteranno al pubblico una mostra suddivisa in due temi, la chiesa di Cosala e la Torre civica. Seguirà il Concerto letterario a cura del Dramma Italiano nell’ambito del quale si avrà l’intervista con il poeta Diego Bastianutti, di Vancouver. L’incontro continuerà domani, festività di San Vito, con tanti appuntamenti religiosi, culturali e artistici. Il ritrovo si svolge grazie all’organizzazione della Comunità degli Italiani di Fiume in collaborazione con le associazioni degli esuli. (vc)
Un confronto con i ricordi
In occasione dell’iniziativa “Sempre Fiumani”, che sta portando nel capoluogo quarnerino tantissimi fiumani residenti in tutto il mondo, il presidente nazionale dell’ANVGD, Antonio Ballarin, ha inviato a Guido Brazzoduro, sindaco del Libero Comune di Fiume in Esilio, un messaggio nel quale sottolinea che “per la prima volta quest’anno gli Esuli italiani da Fiume si ritroveranno nella loro Città per il Raduno mondiale”, andando “a condividere in unità di sentimenti” con la Comunità nazionale residente, un evento “fortemente voluto per ritornare insieme, a 65 anni dal doloroso esodo”. È un evento, ha puntualizzato Ballarin, “preparato con attenzione e sensibilità, in un tempo che è finalmente maturato a livello nazionale e internazionale dopo lunghi decenni di oblio e di indifferenza”. “Con il vostro ritorno a Fiume– aggiunge – offrite una testimonianza alta e appassionata dell’amore per la patria e di fedeltà alla memoria. Ritroverete le vostre case, le vostre strade, il vostro mare: li confronterete con i vostri ricordi, ne ricaverete molte e complesse impressioni”. Ballarin sottolinea pure che “l’incontro con la Comunità di concittadini, che vi accoglierà fraternamente, sarà il suggello di una ricomposizione necessaria e positiva dell’enorme frattura, storica e personale, consumatasi con l’esodo; e sarà la conferma viva di una presenza antica e radicata che nessuna ingannevole interpretazione della storia può più sfumare o negare addirittura”.

 

287 - La Voce del Popolo 12/06/13  Fiume:  Livio Zupicich: I colori e i simboli della città perduta-ritrovata
I colori e i simboli della città perduta-ritrovata
La Torre civica, i colori della bandiera fiumana. Pochi elementi sono bastati a Livio Zupicich per regalare al Primo Incontro Mondiale dei Fiumani un manifesto che ben rappresenta l’appuntamento. Per lui non è stato difficile anche se l’emozione, ad un certo punto, l’ha preso. Livio Zupicich vive e lavoro a Perugia: la sua specialità sono proprio la comunicazione e il design. Un fiumano eccellente, che ha realizzato, professionalmente, tanti sogni della sua vita ma che non disdegna di raccontarsi in quest’incontro prima del grande meeting a Fiume al quale ha deciso di non mancare. Anzi, annuncia, “probabilmente realizzeremo un video con degli amici che vogliono seguirmi in questa esperienza quarnerina”.
Zupicich, probabilmente sa tutto di questo suo cognome?
“Mi hanno detto che deriva da Zupan, autorità identificata come capo villaggio, prete, medico, o Zupancich figlio di un prete. Non mi ci vedo come tale. Mio nonno paterno navigava sui bastimenti in tutto il Mediterraneo, un essere libero, ironico e donnaiolo. Aveva sposato una signora di buona famiglia, una Grossich, e tutte le volte che tornava dai suoi viaggi la metteva incinta, infatti hanno avuto dodici figli tra maschi e femmine. L’ultima, zia Anna, è morta a 109 anni due anni fa”.
Ma da dove proveniva la famiglia?
“Credo, ma non sono sicuro, che fossero originari di Albona-Rependa. Uso il plurale perché i miei genitori appartenevano alla medesima famiglia essendo cugini, la nonna materna era Zupicich Caterina. Dalle nostre parti succedeva spesso che i primi amori nascessero tra consanguinei, eravamo numerosi e ogni tanto c’era qualcuno che giocava al dottore, la mia attività preferita”.
Lei appartiene alla generazione di coloro che erano bambini durante l’esodo, cosa ricorda?
“Esatto, sono nato a Fiume, in via Trieste. Mia mamma per partorire ha impiegato ben due giorni e su consiglio di mia zia Vittoria sono nato in una bacinella piena di camomilla. Una delle cose che ricordo di Fiume era il barbiere in Braida che mi tagliava i capelli a spazzola. Ricordo anche che d’estate andavamo ospiti nella villa di Abbazia dove abitava la sorella di papà che aveva sposato un uomo importante. Tra gli zii ce n’era uno antipatico che si era italianizzato il cognome ed era molto snob. Durante una festa aprii un rubinetto e per poco non allagai tutta la casa, con grande scandalo dei suoi ospiti. Andò a finire che non misi più piede in quella casa, ma non ne fui dispiaciuto. Il resto dell’infanzia lo passai a Pola dai nonni materni, in completa libertà”.
Un esule ante litteram…
“Sì, e figlio della lupa. La zia Vittoria, sorella di mio padre, mi aveva cucito la divisa, ne andavo molto fiero anche se i pantaloncini mi irritavano le cosce. Chissà che tipo di tessuto era stato utilizzato. Mio padre lavorava al silurificio Whitehead e qualche volta mi portava a vedere i lanci e i recuperi dei siluri. Mi sentivo importante”.
Che cosa rappresenta Fiume per lei?
“Ho una grande nostalgia della mia terra, irrazionale perché quando sono ritornato a Fiume e a Pola non mi sembravano più quelle della mia fanciullezza. Il Corso, La Torre, le domeniche a passeggiare, i nuovi arrivati avevano cambiato molte cose cancellando quelle che sentivamo essere le nostre eredità spirituali”.
Quali i sogni da ragazzo, che cosa voleva diventare?
“Avevo uno zio materno che era direttore del Credito Italiano e il sogno di mia madre era che seguissi le sue orme. Infatti, dopo la maturità entrai a far parte della grande famiglia bancaria. Mi spostavano spesso, da un servizio all’altro, perché nessun capo ufficio mi amava. Quando detti le dimissioni per andare a lavorare come assistente di un big del marketing, in una società che produceva apparecchiature elettriche, il più felice ne fu mio zio”.
Ma lei in compenso aveva capito quale fosse la sua strada?
“Non ancora. Vi rimasi solo un anno, dopodiché riuscii ad entrare al Corriere della Sera come agente pubblicitario. Era il periodo in cui nasceva la rivista Amica che doveva essere promossa fra i potenziali clienti e le varie agenzie. Vita beata al Corriere, ambiente stimolante, giornalisti importanti e simpatici. Ero sempre in redazione a curiosare ma cominciava ad affascinarmi la pubblicità per la quale già lavorava mia sorella che mi raccontava cose mirabolanti. Tra le agenzie di pubblicità che visitavo c’era la Mac Cann Erikson, la numero uno al mondo. Decisi che quella doveva essere la mia vita futura. Bisognava puntare in alto, chiesi un colloquio con la segretaria del presidente che non avevo mai visto né conosciuto. Nonostante ciò mi convocarono ed io mi offrii di lavorare per sei mesi allo stipendio più basso salvo essere poi giudicato sui risultati raggiunti. La proposta piacque al presidente. Lasciavo un posto meraviglioso al Corriere della Sera per una realtà molto ma molto stimolante”.
E dopo quei sei mesi, la favola?
“Esatto. La fortuna mi aiutò, il presidente Mr Thomas, si congratulò in bacheca perché ero riuscito ad acquistare un nuovo cliente: la ‘Camomilla Montana’. La camomilla si ripresentava ancora nella mia vita e faceva rinascere le energie comunicative. Lavorare in pubblicità negli anni Sessanta significava appartenere ad un’élite. Ho avuto grandi clienti e molti successi in tutto il mondo, mi sentivo orgoglioso di riuscire a comunicare, mi dava entusiasmo.
Ad un certo punto mi trovai a lavorare per la Buitoni Perugina: l’amministratore delegato Paolo Buitoni, appassionato di basket, mi incaricò di fare una ricerca sulle sponsorizzazioni sportive essendo intenzionato ad entrare nel mondo della pallacanestro, come sponsor. Un’altra svolta. La ricerca ebbe successo presso il Ministero della Gioventù a Roma. Da lì a trovarmi responsabile di una squadra romana, di un college, di muovermi nella serie A americana, fu tutt’uno. Credevo di essere arrivato ma era solo l’inizio. Paolo Buitoni mi volle quale responsabile delle relazioni esterne del gruppo per tutto il mondo, Brasile, Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Italia. Ero assistente dell’amministratore delegato e dovevo rispondere solo a lui. Ma le cose cambiano, anche gli amministratori delegati. I nuovi vollero cancellare ciò che era stato fatto precedentemente”.
Ma c’era solo il lavoro nella sua vita?
“No, nel frattempo mi ero sposato una ‘perugina’ con la quale ho messo al mondo tre figlie meravigliose ma che non era assolutamente d’accordo di seguirmi a Milano dove mi attendevano ponti d’oro. Scelsi l’amore e rinunciai al business. Aprii un’agenzia di pubblicità in una città dove vigeva la convinzione che i soldi per la reclame fossero buttati via. Tempi durissimi anche perché non c’era nessuno che conosceva questo mestiere. Facevo il fattorino, la segretaria, il creativo, l’account, il contabile, 26 ore al giorno per sopravvivere, ma sapevo che sarei riuscito a creare una piccola entità autonoma indipendente con persone entusiaste come me. La fortuna mi aiutò ancora una volta. Incontrai Marco Fagioli che adottai subito come un figlio. Avevo bisogno di lasciare la mia eredità spirituale e lui mi diede tutto il suo entusiasmo di giovane e la sua energia e disponibilità per realizzare un altro sogno nel cassetto. Siamo insieme ormai da 13 anni, basta uno sguardo per capirci”.
E con lui che vuole realizzare un video su Fiume?
“È giunto il momento di fargli vedere da dove arrivo, dove sono nato, fargli sentire l’aria che scende dal Monte Maggiore, fresca e frizzante, che fa venire voglia di bere un bicer de vin, cantar con in brazo una bela mula, i nostri motivi”.
Con Marco ha elaborato una nuova metodologia di lavoro che tende ad affrontare ogni problematica da un punto di vista globale, nella convinzione che non sia più possibile parlare di graphic/industrial/architectural design, ma solo di linguaggi, volumi, forme, immagini. Una progettazione totale, convinti che in fondo non ci sia molta differenza tra un piatto di spaghetti al pomodoro e un progetto di design; non basta mischiare gli ingredienti nell’ordine corretto. Serve un buon cuoco. Provate a definire un buon buoco e definirete un bravo designer. Il resto è una lista di premi e riconoscimenti ad un Malegnaso mulo fiuman.
Rosanna Turcinovich Giuricin

 

288 - CDM Arcipelago Adriatico 13/06/13 Anvgd di Gorizia, Maria Grazia Ziberna nuovo Presidente
ANVGD di Gorizia, Maria Grazia Ziberna nuovo Presidente
 Maria Grazia Ziberna è il nuovo presidente, eletto nei giorni scorsi dal Direttivo provinciale di Gorizia dell’ANVGD – Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. L’avvicendamento è stato reso necessario dopo che Rodolfo Ziberna, presidente negli ultimi undici anni e vice presidente nei venti anni precedenti, aveva rassegnato le dimissioni all’indomani della sua elezione a Consigliere regionale, per evitare che in futuro possano nascere conflitti di interesse.
 Maria Grazia, insegnante di materie storiche e letterarie presso l’Istituto “N. Pacassi” di Gorizia è sorella di Rodolfo. Figlia di istriani (i genitori provengono da Albona e Pola, da sempre coinvolti nel mondo
dell’associazionismo) è da molti anni dirigente del Comitato goriziano, per cui ha scritto e pubblicato diversi libri su temi legati alla storia del confine orientale. Tra questi, particolarmente apprezzati, quello su Gabriele d’Annunzio nell’Isontino, sulla storia della Venezia Giulia e sulla storia dei giuliano dalmati sul territorio goriziano.
Molto intensa è la sua attività di divulgatrice nelle scuole, attività che ha assicurato ora di voler incrementare nel solco delle iniziative adottate dal Comitato nel corso degli ultimi anni.
 Rodolfo Ziberna, che rimane Vice Presidente nazionale, è stato eletto Presidente onorario del Comitato, alla luce della mole di iniziative promosse ogni anno sotto la sua presidenza.
Il resto del Direttivo è composto da Luigia (Didi) Pasquali Magnani, Maria Rita Cosliani, Guido Rumici, Marisa Bernardis, Gaetano Valenti, Giorgio Noselli, Tullio Svettini, Alda Devescovi, Spartaco Ghersi, Claudio Rosolin e Ruggero Botterini.
 Nell’occasione, alla presenza di quasi un centinaio di iscritti e simpatizzanti, è stata inaugurata la nuova sede, che ha luogo in Palazzo Alvarez, con ingresso da Passaggio Alvarez.
All’inaugurazione hanno partecipato il Prefetto Maria Augusta Marrosu, il Sindaco Ettore Romoli, i Segretario generale della Provincia Ossi, in rappresentanza del Presidente Gherghetta e diversi assessori e consiglieri comunali.
 Il Comitato ANVGD di Gorizia è molto attivo, organizza durante l’anno viaggi in Istria, Fiume e Dalmazia, presentazione di libri, incontri ma è soprattutto in occasione delle manifestazioni del 10 Febbraio che riesce a catturare tutta l’attenzione della città, e non soltanto. A partire dalle istituzioni a tutta la cittadinanza di Gorizia, gli appuntamenti sono seguiti da centinaia di persone. Apprezzato in modo particolare l’impegno di Grado Teatro che ogni anno, in quest’occasione, porta a Gorizia il meglio della propria produzione, focalizzata anche sulle tematiche dell’esodo.
L’ANVGD di Gorizia si fa spesso promotrice di iniziative di carattere nazionale, come la prima stesura di un volume sull’associazionismo, i video sulla storia di Istria, Fiume e Dalmazia, e così via. (rtg)

 

 289 - Il Foglio 09/06/13 La Preghiera di Camillo Langone - 9 giugno 2013
9 giugno 2013
di Camillo Langone
Per il trigesimo di Ottavio Missoni (domani) e per l’estate che arriva. Prima di morire, il grande dalmata aveva espresso un’ultima volontà di natura toponomastica: al suo funerale qualcuno sarebbe dovuto intervenire per dire che era nato a Ragusa, non a Dubrovnik. E così il mese scorso, nella basilica di Gallarate, un amico lo ha detto. Ma da quell’orecchio i connazionali ci sentono poco, per cui bisogna ridirlo: Missoni nacque a Ragusa, non a Dubrovnik, così come Niccolò Tommaseo nacque a Sebenico, non a Sibenik, e Ugo Foscolo crebbe a Spalato, non a Split. Si onorino questi sommi italiani andando in vacanza in Dalmazia, non in Croazia.

 

290 - Il Gazzettino 05/06/13 Zaia: con la Croazia nella Ue si rischia l'invasione di lavoratori a basso costo
L'ALLARME -  Il governatore scrive a Roma: serve gradualità
 Zaia: con la Croazia nella Ue si rischia l’invasione di lavoratori a basso costo
 Dal 1 luglio l’Ue si allarga, Zaia scrive a Letta: serve gradualità nel settore del lavoro
 Il Veneto teme l’invasione croata
 Giorgio Gasco
 VENEZIA
 Dal primo luglio prossimo la Croazia entra nella Ue e il presidente della regione Vene­to Luca Zaia teme un’invasio­ne incontrollata di manodope­ra. Così il governatore ha scrit­to una lettera al premier Enri­co Letta chiedendo inserimen­ti graduali e contingentati.
«Siamo fratelli di sangue, mezza Croazia parla veneto. Sostenia­mo economicamente le nostre comunità e il patrimonio cultura­le della Serenissima». Ma la "parentela" non basta quando in ballo ci sono gli interessi econo­mici di un’intera comunità di cui il leghista Luca Zaia è governato­re. Va bene l’Euroregione, ma è meglio essere chiari per evitare che si ripeta la stortura (arrivi in massa) avvenuta con l’entrata della Romania nell’Unione Euro­pea «con il pieno disinteresse del governo di allora». Il punto: evitare quelle che Zaia chiama «distorsioni del mercato del lavo­ro» che avrebbero effetti dirom­penti «in questa fase di crisi».
Il governatore veneto, ieri nel tradizionale punto stampa, ha annunciato l’invio di una lettera al premier Enrico Letta, per svegliarne l’attenzione in occa­sione, il primo luglio, dell’ingres­so della Croazia nell’Ue. Obietti­vo: Letta si faccia sentire a Bruxelles battendosi per il con­trollo del prevedibile "esodo" ver­so Ovest. Il presidente si affretta a chiarire che «non c'è razzismo, né contrarietà alla libera circola­zione dei cittadini». E lo dimo­stra il fatto che «sono sempre stato, e confermo di essere, asso­lutamente favorevole all’entrata della Croazia nell’Ue. Come lo sono per la libera mobilità».
Il punto è che l’allargamento al Paese, ad un tiro di schioppo «sia per mare che per terra», comporterebbe un pesante squi­librio a svantaggio «del lavorato­re veneto e a tutto vantaggio della Croazia». Da loro, spiega Zaia, la disoccupazione va verso il 25% (inevitabilmente l’esodo); il costo del lavoro è la metà di quello in Italia; il livello degli stipendi è del 30% inferiore a quelli percepiti da noi, un opera­ Io guadagna 700 euro al mese». E se dal primo di luglio, senza alcun controllo arrivassero mi­gliaia di croati ad offrirsi all’im­prenditoria regionale? «Sto rice­vendo tante telefonate di giovani veneti, anche laureati - racconta il leghista - che non riescono più a trovare un lavoro stagionale nelle località turistiche sulla co­sta». Dunque, è questa la preoc­cupazione, se arrivasse chi offre lavoro a stipendio stracciato, «avremmo creato una Cina alla porte di casa nostra».
 Nella lettera al premier, Zaia chiede al governo un’azione de­terminata, affinché Bruxelles prenda in considerazione questo allarme. La soluzione che il Ve­neto suggerisce, è quella di otte­nere il riconoscimento del crite­rio di gradualità, specialmente nel settore del lavoro. In pratica, l’adesione all’Ue degli ex Paesi Peco (Paesi dell’Europa Centrale e Orientale), come la Croazia, «deve procedere per gradi, in un arco di 7-10 anni». Prevedendo come primo intervento «il contin­gentamento della forza lavoro». È già avvenuto, assicura Zaia, in occasione dell’adesione della Ro­mania: la Germania ha ottenuto la gradualità nel concedere i permessi di lavoro.
 Non la pensa così Lucio Tiozzo, capogruppo Pd dell’assem­blea veneta. «Pochi giorni fa - ricorda - si è tenuto in Consiglio un incontro bilaterale che ha esaltato l'adesione della Croazia alla Ue, visti i vantaggi che ne deriveranno, per Italia e Veneto. Ora Zaia chiede una sorta di chiusura delle frontiere ai vicini: dovrebbe chiarirsi le idee con la maggioranza che lo sostiene».
 La vigilanza sull’occupaziona­le non è l’unico problema. Nel convegno richia­mato da Tiozzo, Nikola Dulcic, di­rettore della più importante socie­tà croata di inve­stimento, è stato eloquente: «Per le aziende che in­vestiranno oltre 3 milioni sul nostro territorio, appli­cheremo una tas­sazione pari allo zero per cento». Vicino a lui il mi­nistro croato al Turismo Darko Lorencin confer­mava. E se al di là dell’Adriatico l’Iva è al 24% (tre punti più alta che in Italia), la tassazione unica sul reddito, però, è appena del 17% (in Italia è pari o superiore al 68%). Una bella tentazione, che rende la Croazia "paradiso" in Terra, assai più della Carinzia.

 

 291 – La Voce del Popolo 07/06/13 «Non ci sarà alcuna invasione del Veneto»
«Non ci sarà alcuna invasione del Veneto»
VENEZIA | L’Europa globalmente non ha paura di un’invasione di lavoratori croati dopo il primo luglio prossimo, ovvero dopo l’entrata ufficiale di Zagabria nell’UE. A suo tempo addirittura in Inghilterra si era fatta strada la paura dell’idraulico polacco. Si temeva che dagli ex Paesi comunisti sarebbe arrivata una marea di lavoratori in cerca di un impiego o anche di guadagni migliori rispetto a quelli che poteva offrire l’Europa orientale rimasta per decenni sotto il giogo sovietico.
La psicosi si ripete
Certamente una determinata migrazione di lavoratori da alcuni Paesi c’è stata, ma non sempre paragonabile ai flussi inarrestabili in arrivo dal Terzo mondo. La stessa psicosi, seppure in tono minore, si ripete ora che la Croazia sta per entrare nell’UE. Ma molti sdrammatizzano: è vero che nel Paese la crisi impera, è vero che ci sono moltissimi disoccupati. Ma nell’insieme la mobilità della manodopera è già di per sé scarsa e la popolazione è paragonabile a quella di una grande città europea.
Ma ciò non toglie che nelle aree limitrofe qualcuno sia preoccupato. Questo è il caso della Regione Veneto.
“La crisi morde il mondo del lavoro veneto e, pur nel rispetto delle leggi, è necessario evitare l’ingresso indiscriminato di migliaia di lavoratori che offrono manodopera a basso costo con due possibili effetti, entrambi negativi: il rischio che diventino essi stessi oggetto di sfruttamento e quello, non meno grave, che ad essere penalizzati siano i lavoratori veneti”, ha detto l’assessore ai flussi migratori della Regione Veneto, Daniele Stival, intervenendo ad un incontro tecnico su “gli strumenti di gestione degli ingressi del lavoro stagionale”, cui hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore al lavoro Elena Donazzan, dirigenti e tecnici del Ministero competente, della Regione e dell’Inps.
Profondi legami storici
Stival ha fatto riferimento al tema dell’imminente ingresso della Croazia nell’Unione Europea e alle problematiche che potrebbero derivare dall’ingresso di migliaia di lavoratori croati in Veneto e nel Nordest. “Bene ha fatto il presidente Luca Zaia – ha detto Stival – a portare la questione all’attenzione generale e a scrivere al Presidente del Consiglio Letta. Non abbiamo nulla contro i lavoratori croati – premette Daniele Stival – anzi ci legano rapporti profondi anche di tipo storico e culturale, ma se migliaia di essi arrivassero in poco tempo in Veneto si creerebbe un grave problema. È quindi assolutamente necessario che intervenga un accordo di transizione con il governo croato che accompagni il processo e disciplini gli ingressi. Le norme ci sono – ha osservato Daniele Stival – perché è consentito che gli Stati membri dell’UE, di fronte ad un nuovo ingresso come nel caso della Croazia, ove rilevino l’esistenza di un rischio di gravi turbative del mercato del lavoro interno, possano limitare l’ingresso nel territorio nazionale dei lavoratori dello Stato nuovo entrato per un periodo transitorio, al massimo di 7 anni, dalla data di adesione”.
In questi termini si è espressa anche l’assessore Elena Donazzan che, portando il suo saluto all’incontro, ha ribadito le molte problematicità dell’attuale mercato del lavoro in Veneto e ha messo in evidenza “il grande sforzo che sta facendo la Regione per tutelare i propri lavoratori, prima di tutto attraverso lo strumento della cassa integrazione, ma anche attraverso molte altre iniziative per fronteggiare i gravi effetti della crisi sui lavoratori e sulle loro famiglie”.
Siamo solo pochi milioni...
Intanto da Zagabria arrivano rassicurazioni: “Niente invasioni, siamo poco più di quattro milioni, mica la Cina”. L’ambasciatore croato a Roma, Damir Grubiša, ci sorride diplomaticamente su e invita a guardare alla Croazia come una terra di opportunità per gli imprenditori veneti. Se si guarda, infatti, all’ingresso della Repubblica di Croazia nell’Unione europea, se escludiamo le badanti che si spostano dall’Istria, non si vedono grandi flussi migratori.
Per cui i timori veneti appaiono superflui. A meno di un precipitare della crisi in Croazia, con la chiusura magari dei cantieri navali...
Dino Saffi

 

292 - Il Piccolo 13/06/13 L'Intervento di Silvio Delbello: Bene la Croazia nell'Ue, basta che poi non chieda i nostri soldi
L’INTERVENTO DI SILVIO DELBELLO *
Bene la Croazia nell’Ue, basta che poi non chieda i nostri soldi
 Nel lessico riferente al mondo dell’esodo, le parole più usate sono probabilmente condivisione della memoria e riconciliazione. Se ne fa un tale abuso che si è perso di vista pure il significato dei termini. La condivisione della memoria sembra l’obiettivo principale di storici o presunti tali, di personaggi di turno, intervistati. Condividere la memoria è possibile tra persone che hanno vissuto le medesime esperienze, negli stessi luoghi, nello stesso tempo, con le stesse genti. Quindi il concetto si restringe necessariamente a quanti sono vissuti in prima linea nei territori perduti, dove hanno tratto origine le loro radici e da dove sono partiti, condividendo dunque pienamente le conseguenze della guerra, le persecuzioni e la fuga verso la libertà. Di questi ne sono rimasti pochi, la maggior parte di essi è stata già sottratta dal tempo. Se per memoria condivisa s’intende un resoconto storico che metta d’accordo tutti, esuli e rimasti (anch’essi molto ridotti di numero), possiamo constatare come di frequente pubblicazioni palesemente di parte falsino gli avvenimenti storici, come sia vivace il negazionismo sulle tragedie avvenute, e come si alzino acuti gli strilli di protesta contro quello che viene definito “revisionismo storico” quando qualche studioso osa analizzare con precisione e verità avvenimenti accettati comunemente secondo versioni standardizzate o cristallizzate in base a criteri di faziosità. Quindi, la condivisione della memoria, a settant’anni dalla fine della guerra – e settanta sono tanti – ai nostri giorni può anche ragionevolmente limitarsi al ricordo di un buon pranzo, del gusto del prosciutto istriano e di altre prelibatezze mangiate assieme agli amici che vivono in uno stato straniero confinante. Perché la realtà è spesso questa, a meno che non ci si voglia riferire a realtà precedenti i tristi avvenimenti del Dopoguerra. Quanto alla riconciliazione, non si capisce chi dovrebbe riconciliarsi con chi, evidentemente siamo tutti “riconciliati” senza saperlo. Dicono che la data storica di tale avvenimento risalga al celebrato concerto dei tre Presidenti a Trieste, in piazza Unità, sul quale si sono sprecati tanti articoli, alcuni sfiorando il ridicolo, e che si sono persi al vento. Infatti, per tornare all’amara realtà, se si volesse celebrare una messa o una cerimonia comune in ricordo di tutti i caduti, di ogni parte e provenienza, sarebbe impossibile perché le stesse voci che inneggiano e raccomandano la memoria condivisa e la riconciliazione, si leverebbero a protestare, a dimostrazione che è impossibile persino una “riconciliazione” dei defunti. Infine, c’è l’espressione altrettanto abusata di ricomposizione di un popolo, come se si trattasse di rimettere insieme i cocci di una terrina, se poi i pezzi non combaciano o mancano, pazienza. Il popolo da ricomporre sarebbe in questo caso quello degli esuli e quello dei rimasti, pur sapendo che ci si riferisce a popolazioni che si sono evolute attraverso percorsi storici, sociali, economici e pure religiosi, profondamente diversi. Inseriti - i primi - nell’Italia del secondo Dopoguerra, o in Paesi assai lontani come le Americhe e l’Australia, perdendo definitivamente ogni riferimento con i luoghi di origine trasformati geograficamente; inseriti invece, i secondi, in un contesto assolutamente diverso con tutte le caratteristiche che esso comporta, differente anche da quello originario e comune un tempo alle due entità. E allora? Allora si tratta di costruire un serio rapporto - da un lato - di mantenimento della cultura italiana nelle terre perdute; dall’altro, di collaborazione perché ciò avvenga e dia i suoi frutti che saranno goduti dalle generazioni future, senza tralasciare di tenere in considerazione le aspettative degli esuli e dei loro discendenti. Entro poco tempo pure la Croazia entrerà a far parte dell’Unione europea, con tutti i vantaggi (pochi) e i doveri (tanti) che la sua ammissione comporterà. Per l’Istria ci sarà l’unificazione del territorio che si potrà percorrere in lungo e in largo senza confini. La Croazia dovrà mettersi in riga come gli altri Stati membri per far quadrare i suoi conti e, se la somma del dovuto non corrisponderà alle richieste di Bruxelles, dovremo contribuire con i soldi delle nostre tasche, di concittadini europei. Anche di quelle degli esuli che attendono ancora ingenuamente la compensazione - e non solo materiale - per il sacrificio subito.
*presidente dell’Università Popolare


 
293 – La Voce del Popolo  07/(06/13 Cultura - Il CRS di Rovigno «licenzia» i XLII Atti
Il CRS di Rovigno «licenzia» i XLII Atti
Ampio diapason di tematiche e un arco cronologico di oltre duemila anni: sono i XLII Atti del Centro di Ricerche storiche di Rovigno, 740 pagine, e i contributi di autori italiani, croati e diversi studiosi e ricercatori connazionali. L’opera verrà presentata stasera alla Comunità degli Italiani di Torre (ore 18)dal redattore responsabile della rivista, Marino Budicin, e dallo storico triestino Diego Redivo.

Va detto che l’uscita di quest’ultimo volume s’inserisce in un momento particolarmente significativo per la vita dell’istituto di Rovigno, il cui 45.ennale coincide proprio con l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea. Alle sue spalle, un periodo editoriale fecondo, a conferma non solo del dinamismo e dell’encomiabile operosità del Centro, ma anche la rilevanza socio-culturale e la validità della sua impostazione metodologico-professionale. Nei suoi nove lustri, da solo o in coedizione con altri enti, il CRS ha “prodotto” oltre 300 titoli, un traguardo da primato a livello istriano. Inoltre, nei mesi a cavallo tra il 2012 e il 2013, ha dato alle stampe ben sei importanti lavori e ne ha in cantiere altri, altrettanto rilevanti.

Ma vediamo l’ultimo numero della serie, di cui appunto si parlerà stasera a Torre. Nella sezione “Memorie” si propongono i seguenti saggi: “Le fonti per la storia antica di Nesazio”, di Kristina Džin; “La necropoli romana e l’incenerazione di Pintorio presso Pinguente”, di Vesna Girardi Jurkić; “Note sulla slavizzazione dell’Istria e della Dalmazia”, di Giovanni Rapelli; “Ai limiti dell’Italia”, di Egidio Ivetic; “L’aere incominciò a farsi grave e pestilenziale: la diffusione della malaria a Pola e nel suo distretto dal XIV alla fine del XIX”, di Rino Cigui; “Pedena. Aspetti storici, rituali e musicali-sacri dell’antica diocesi istriana”, di David Di Paoli Paulovich; “Il lungo contenzioso per il commercio del vino tra Rovigno-Parenzo e l’immediato retroterra (1717-1760)”, di Giovanni Radossi; “La topografia della piazza della riva di Rovigno desunta dalle raffigurazioni iconografiche della metà del secolo XVIII”, di Marino Budicin; “Cenni sull’evoluzione del matrimonio in Istria dall’età imperiale alla caduta della Serenissima”, di Denis Visintin; “Michael William Balfe e la zingara. Vita e opere del cosmopolita compositore irlandese M. W. Balfe sullo sfondo della Trieste musicale dell’Ottocento”, di Elisabetta D’Erme; “L’Istria Nobilissima di Giuseppe Caprin. Retaggio del passato e patrimonio artistico-culturale della penisola istriana (Parte II)”, di Kristjan Knez; “Analisi dell’apparato militare austro-ungarico a Pola durante

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