MAILING LIST HISTRIA
RASSEGNA STAMPA SETTIMANALE

A CURA DI MARIA RITA COSLIANI, EUFEMIA GIULIANA BUDICIN E STEFANO BOMBARDIERI

 N. 898 – 14 Dicembre 2013
   
Sommario

579 - La Voce del Popolo 14/12/13 Simone Cristicchi sul tour in Istria: «È stato bellissimo. Prima o poi torno» (Daniele Kovačić)
580 - La Voce del Popolo 12/12/13 Pola - Cristicchi in Comunità Successo senza pari (Daria Deghenghi)
581 - Il Piccolo 12/12/13 Cristicchi: «Basta scontri, vengo in pace» - Da Pola piovono smentite dopo la denuncia di atti intimidatori. Ma l'artista conferma: «Gomma bucata e manifesti lordati» (Furio Baldassi)
582 - La Voce del Popolo 14/12/13 Magazzino18 - Umago: «Immaginate le vostre città svuotate...» (Serena Telloli Vežnaver)
583 - Il Piccolo 12/12/13 Ovazioni e standing ovation per "Magazzino 18" (p.r.)
584 - La Voce del Popolo 11/12/13 L’Atlantide sommersa esce dal magazzino (Kristjan Knez)
585 - La Voce del Popolo 14/12/13 Cambiare il mondo? Simone Cristicchi ci ha provato (Ilaria Rocchi)
586 - La Voce del Popolo 14/12/13 Del sì, del da, dello ja -  Magazzino 18 (Milan Rakovac)
587 - Il Piccolo 12/12/13 Fragiacomo: tromba di latta per ricordare ancora l'esodo (Carlo Muscatello)
588 - La Voce del Popolo 14/12/13 La CNI è il partner naturale del Veneto (Krsto Babić)
589 - La Voce del Popolo  10/12/13 Resa dei beni agli stranieri: presto la legge (Dario Saftich)
590 – La Voce del Popolo  07/12/13 E & R - Basta coi rancori: in trenta si incontrano a Crassiza (Roberto Palisca)




Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti  :
http://www.arcipelagoadriatico.it/
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579 - La Voce del Popolo 14/12/13 Simone Cristicchi sul tour in Istria: «È stato bellissimo. Prima o poi torno»
Simone Cristicchi sul tour in Istria: «È stato bellissimo. Prima o poi torno»

Daniele Kovačić

Dopo aver toccato Pirano, Pola e Umago, con la tappa buiese il mini-tour istriano dello spettacolo che ha emozionato tutti si conclude un capitolo del racconto destinato a ritornare prima o poi dalle nostre parti. Lo vorrebbe lo stesso Simone Cristicchi, protagonista di “Magazzino 18”.

Ce lo conferma a margine dell’ultima rappresentazione dedicata ai ragazzi delle scuole superiori della Comunità nazionale italiana di Croazia e Slovenia. “Per me è stata un’avventura bellissima recitare per le Comunità degli Italiani – dice –, e non dimentichiamo l’emozione di recitare questa storia per alcuni sloveni e alcuni croati, che sono venuti a vedere lo spettacolo, forse incuriositi dal clamore che ha avuto. Sono felicissimo anche che un quotidiano sloveno abbia dedicato una pagina intera a una mia intervista”.

A Cristicchi piace recitare davanti a una platea di giovani, specie “quando si raccontano temi di cui i giovani sanno poco, perché la storia non è stata loro raccontata abbastanza, o perché semplicemente sono troppo giovani”, ha commentato.

Alcuni erano in lacrime

L’emozione è stata forte, come in ogni serata, anche tra i ragazzi. All’uscita dalla sala alcuni erano in lacrime e non hanno voluto rispondere alle nostre domande, forse per imbarazzo. Altri hanno commentato positivamente la messinscena. Due ore di spettacolo, senza pause, erano forse troppe per i ragazzi? Niente affatto, secondo i nostri ragazzi che, eccezion fatta per qualcuno, sono rimasti in silenzio, catturati dalle scene pacate, ma allo stesso tempo contigue e senza pause. Il Cristicchi cantante che emerge nel lato “musical” dello spettacolo ha fatto in modo che l’attenzione dei ragazzi rimanesse piuttosto alta. In platea anche Norma Zani, responsabile del Settore scuola della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana.

E ci sono tanti esodi nel mondo

“Magazzino 18” ha colpito pure la preside della SMSI “Leonardo Da Vinci” di Buie, Irena Penko. Spiegando come i giovani siano stati preparati dal docente di storia, che ha trattato il tema dell’esodo, si è detta emozionata. “È stato toccante anche per noi professori. Purtroppo ancora oggi siamo testimoni di altri esodi nel mondo. La storia non insegna, lo spettacolo mi ha segnato. Ci penso spesso... poteva capitare a me. Spero tanto che ai ragazzi sia rimasto quel messaggio lanciato da Cristicchi, di liberare la mente dalle barriere del passato, senza però mai dimenticare”.


Grande festa alla CI

Nel post-serata Simone Cristicchi si è recato presso la Comunità degli Italiani di Buie, dove ad attenderlo sono stati il vicesindaco per la minoranza italiana, Arianna Brajko, la presidente della CI Eliana Barbo e altre personalità. Le due rappresentanti hanno ringraziato l’attore per il suo apporto alla cultura di questi luoghi e per la sua missione che consiste nell’informare gli italiani che vivono nel Bel Paese la nostra storia, compresa quella dei rimasti, ancora sconosciuta ai più.
Diversi connazionali non sono riusciti ad ottenere il biglietto, ma hanno voluto comunque aspettare l’artista fuori dal teatro e incontrarlo di persona in Comunità.
“Ho letto sul giornale la sua intervista e visto in TV degli spezzoni delle scene, ma non sono riuscita a vedere lo spettacolo completo. Le posso assicurare che sono emozionata ugualmente. Grazie per quello che sta facendo”, ha detto una connazionale che ha “catturato” Cristicchi appena giunto in sede. Sull’onda di tale richiesta e interesse per lo spettacolo, non è escluso che l’anno prossimo “Magazzino 18” torni a calcare i palcoscenici di casa nostra.

Daniele Kovačić





580 - La Voce del Popolo 12/12/13 Pola - Cristicchi in Comunità Successo senza pari
Cristicchi in Comunità Successo senza pari

Standing ovation per Simone Cristicchi e “Magazzino 18” al salone degli spettacoli della Comunità degli Italiani di Pola. Ostilità a parte, anche perché di chiara entità minoritaria, il musical del cantautore romano dedicato all’esodo giuliano-dalmata è stato un successo senza pari. Sala gremita, pubblico commosso, lacrime agli occhi, risate di tutto cuore, emozioni a non finire. E poi la sorpresa di scoprire in un cantante famosissimo un attore eccellente, geniale nel ruolo comico (l’archivista-contabile-impiegato-italiano-medio-ignorante-di-storia-e-geografia-patria, probabilmente senza colpa né pena “visto l’oblio collettivo imposto dall’alto”) e ugualmente penetrante nella parte drammatica (lo spettro delle masserizie cui è affidata la narrazione, epica, dello svuotamento di Pola italiana). Ed ancora, dulcis in fundo, la sorpresa di ritrovare in Comunità quella parte non indifferente di connazionali che per un motivo o per l’altro l’hanno più disertata che frequentata nel corso dell’ultimo decennio. Potere del personaggio e potere dell’argomento.

Simone Cristicchi ha conquistato Pola come in precedenza aveva fatto con Trieste, con Pirano e altrove. In questo caso, però, lo spettacolo è stato ridotto ai minimi termini (monologo scandito dai brani musicali legati all’esodo, suoi e di Endrigo, e proiezione dei video, eccellenti) nell’impossibilità materiale di portare in tour il coro dei bambini e l’orchestra. Sulla buona accoglienza della messinscena e le occasionali contestazioni si è espresso le stesso Cristicchi, che abbiamo intervistato nel suo camerino prima dello spettacolo. “Magazzino 18 si sta guadagnando i favori del pubblico ovunque e persino in località come Reggio Emilia, che temevo per la sua tradizione legata alla resistenza. Infatti mi aspettavo una certa ostilità e invece è stato un successo. Il fatto è che questa storia dell’esodo, al di fuori dei confini di queste terre, è quasi completamente sconosciuta: il musical dell’esodo è una cosa decisamente nuova, costituisce un salto di qualità e forse è per questo che il tour si va via via allargando mentre è ancora in pieno svolgimento. Infatti lo riproporremo l’anno prossimo, da ottobre in poi, anche nei grandi teatri regionali che inizialmente non erano stati previsti dal calendario: a Milano, a Torino, a Padova, a Bologna eccetera. Ieri sera a Pirano è stata un’emozione fortissima, paragonabile a quella della prima di Trieste”.
La differenza di percezione nel pubblico “esule” e “rimasto”? “Nessuna, almeno io non ne ho trovata alcuna – prosegue Cristicchi –. In realtà pensavo di trovare persone più ideologizzate, ma non è andata così. Il pubblico trasmette emozioni forti, si sentono i sospiri, i singhiozzi, si vedono lacrime, ci si commuove. Mi chiamano il loro ambasciatore ed è bellissimo sentirselo dire. Naturalmente c’è sempre chi entra ed esce con la stessa idea. Qui a Pola hanno imbrattato alcuni manifesti scrivendoci “spettacolo per fascisti” senza averlo mai visto: non è giusto, ma va bene così”.

Il parere del pubblico. L’applauso lungo, caloroso e sincero tributato all’artista a fine spettacolo è indice di apprezzamento plateale, e tuttavia sottili variazioni di umore sono percepibili intervistando varie tipologie di spettatori. Più emotivi gli anziani e gli esuli da Pola, e più critici i giovani, favoriti da un maggiore distacco (temporale e quindi anche affettivo) dagli eventi storici trattati.

Corrado Ghiraldo (professore di storia) trova lo spettacolo “bello, anche se, al tempo stesso, inevitabilmente pesante, impegnativo, delicato”. Lo considera “riuscito soprattutto dal punto di vista estetico ed in particolare per l’accostamento dei filmati, dei brani d’autore e del coro dei bambini ai lunghi monologhi dell’attore: insomma, uno spettacolo completo anche per il sottile umorismo che serve a smascherare l’ignoranza e dei passaggi estremamente toccanti”. Entusiasta al punto della massima commozione Antonio Mirković (medico in pensione): “Migliore di quanto si aspettasse, sicuramente, sia l’attore che l’opera, eccellenti e assolutamente fuori dagli schemi. Ho avuto l’impressione che Cristicchi abbia recitato con l’anima, che abbia dato se stesso su quel palcoscenico”. Polesana residente a Taranto, Fulvia Siscovich Sizzi ha scelto la sua città per vedere lo spettacolo e si è portata dietro i figli per “insegnare loro la storia della terra materna”. “Avrei potuto vederlo ovunque in Italia, Magazzino 18, ma a Pola è diverso perché qua le emozioni si moltiplicano. Sono con mio figlio di 21 anni e la fidanzata perché volevo imparassero a conoscere il passato e le sofferenze della nostra terra e di un popolo”. Infine l’impressione di Elena Vian, studentessa: “Cristicchi è un grandissimo artista, possiede una voce fantastica ed è molto dinamico ed interessante sul palco. Dal momento però che non è interessante solo il cantautore, ma soprattutto il tema, e cioè l’esodo, penso sia curioso che per la prima volta questo fatto storico, usato e storpiato dalla destra in cause politiche, sia ora stato cantato da un artista che si dichiara di sinistra. Personalmente sono dell’opinione che si debba far risaltare il fatto che Cristicchi sia un artista, e non uno storico. In certi punti credo abbia anche oltrepassato i limiti, e forse anche escluso i ‘’rimasti’’. Non mi sono documentata molto prima di andare ad assistere a questo spettacolo per non farmi influenzare da idee altrui”, ha concluso.

Daria Deghenghi




581 - Il Piccolo 12/12/13 Cristicchi: «Basta scontri, vengo in pace» - Da Pola piovono smentite dopo la denuncia di atti intimidatori. Ma l'artista conferma: «Gomma bucata e manifesti lordati»
Cristicchi: «Basta scontri, vengo in pace»

Da Pola piovono smentite dopo la denuncia di atti intimidatori. Ma l’artista conferma: «Gomma bucata e manifesti lordati»

 di Furio Baldassi

TRIESTE Un putiferio. Quasi uno psicodramma collettivo. L’incidente, chiamiamolo così, in cui è rimasto coinvolto suo malgrado Simone Cristicchi l’altra sera a Pola, ha letteralmente scoperchiato un pentolone. Telefoni caldi e linee roventi, ieri, per tutta la giornata. Tutti a smentire, tutti a contestare l’episodio, a sminuirne la portata, talvolta addirittura a negare che possa essere accaduto. Non a Pola, non in Istria, non in questi tempi di pacificazione. Solo che, alla fine della giornata, al termine dell’ennesimo trionfo colto a Umago, ancora grondante di sudore, lo stesso Cristicchi ha voluto fare chiarezza. E dunque: è vero che aveva segnalato l’episodio, che era stata tagliata una gomma a uno dei suoi furgoni e che aveva visto personalmente dei manifestini ritoccati in maniera oltraggiosa. Punto.

Ma dietro, sotto e attorno, si potrebbe quasi scrivere un romanzo, perchè l’agitazione creata dall’evento è stata notevole ed è andata anche oltre la rilevanza dell’evento stesso. Tra i primi a farsi vivi ieri mattina Maurizio Tremul dell’Unione italiani, preoccupatissimo per la notizia. A stretto giro lo ha seguito il parlamentare del Sabor e presidente dell’Unione italiana, Furio Radin, molto scettico su quanto accaduto. A ruota, è arrivato infine il presidente del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Milos Budin, forse il più perplesso sul misterioso episodio. Atteggiamento che invece non ha seguito il senatore del Pd, Francesco Russo. «Sappiamo che a Trieste le polemiche e i pregiudizi che erano emersi - ha scritto - sono stati spazzati via dagli applausi e dai commenti, tutti entusiastici, di chi ha potuto assistere allo spettacolo di Simone Cristicchi. Per questo è davvero triste constatare che c’è ancora chi cerca di impedire o di strumentalizzare una rappresentazione che è riuscita a raccontare con estrema sensibilità e in modo equilibrato un dramma, tuttora tanto vivo, del passato di queste terre».

In serata, finalmente, il chiarimento finale. «È vero - ha confermato il cantante - ho visto dei manifesti imbrattati e ci hanno tagliato una gomma. Per carità, non accuso nessuno, poteva succedere anche a Roma o Napoli. Certo, mi sarebbe stata fatta cosa gradita se qualcuno avesse subito preso le distanze dal gesto. Del resto finora, ovunque e in varie occasioni, mi hanno dato del fascista, attaccato in varie maniere, non ci faccio più caso. Noi, voglio sia chiaro - conclude Cristicchi - portiamo in giro un messaggio di pace, e questa cosa, lo ammetto, mi ha un po’ spaventato. Ma il successo, il calore riscontrati ovunque, Pola compresa, non può che farmi parlare di bilancio positivo». Oggi pomeriggio ultima replica alle 17.30 per i ragazzi delle scuole a Buie.





582 - La Voce del Popolo 14/12/13 Magazzino18 - Umago: «Immaginate le vostre città svuotate...»
«Immaginate le vostre città svuotate...»

Serena Telloli Vežnaver

Sono le 19: si spengono le luci nel Teatro cittadino di Umago ed entra in scena lui: Simone Cristicchi, unico protagonista dello spettacolo “Magazzino 18”. Il silenzio è assoluto nella sala gremita per quello che è in assoluto l’evento dell’anno a Umago, un evento che resterà sicuramente impresso nella memoria dei fortunati che hanno avuto la possibilità di assistervi. In quasi due ore Cristicchi rievoca una storia lontana, la nostra storia, quella vissuta dai nostri nonni, dagli esuli d’Istria, di Fiume e Zara. Una pagina di storia strappata da tutti i libri scolastici, una tragedia della quale per troppo tempo non si è parlato, non si è indagato e soprattuto per la quale nessuno ha mai pagato. Una tematica certo non facile da affrontare, ma che Cristicchi ha saputo trattare con grandissima sensibilità ed equilibrio, dividendo le colpe tra tutti e senza puntare il dito contro nessuno.
“Immaginate – dice il cantautore italiano – Cristicchi – le vostre città, le strade, le piazze, i negozi con i loro rumori, le voci, i colori e i profumi, insomma la vostra terra, quella dove siete nati e cresciuti... Immaginate che un giorno tutto questo non esista più: niente più voci, niente più rumori e suoni conosciuti..il silenzio e il vuoto assoluto..Ecco, questo è successo quasi 70 anni fa in Istria, a Fiume e in Dalmazia!”.

Due ore con il fiato sospeso

Per due ore Cristicchi ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso, elencando date, decenni, tragedie, rastrellamenti, crimini compiuti da entrambe le parti, i comunisti, i fascisti, dagli italiani e contro gli italiani. Gli spettatori si sono trovati ad assistere, come se fossero stati presenti, alla tragedia delle foibe, quando nella sala sono esplosi i colpi di pistola che hanno ucciso migliaia di persone; hanno sentito il gelo nelle ossa provato dagli esuli che con treni e navi di fortuna arrivavano in Italia, stranieri nella loro terra e trattati quali profughi una volta giunti in Italia.
Come ha ricordato Cristicchi, nel Magazzino numero 18 del porto vecchio di Trieste sono rimaste ammassate per decenni le masserizie degli esuli, tutto quello che sono riusciti a portarsi dietro nel viaggio, oggetti che economicamente non hanno nessun prestigio ma di inestimabile valore sentimentale per chi, sradicato dalla sua quotidianità, si aggrappava ai ricordi.

Un solo uomo per migliaia di nomi

E sul palco un solo uomo ma migliaia di nomi, i nomi di tutti coloro che hanno vissuto questa immane tragedia, fantasmi che ancora oggi si aggirano tra le mura del magazzino numero 18..perchè, dice Cristicchi, l’undicesimo comandamento è: non dimenticare! Lo spettacolo è stato più volte interrotto da applausi scroscianti ed è terminato con una lunga standing ovation che Cristicchi, visibilmente commosso, ha virtualmente dedicato ai veri protagonisti della serata: esuli e rimasti. Subito dopo Cristicchi ha avuto il piacere di intrattenersi presso la C.I. “Fulvio Tomizza” di Umago, dove ha potuto conoscere numerosi presidenti delle comunità degli italiani dell’Umaghese e Buiese.
Durante l’incontro il presidente del sodalizio umaghese, Pino Degrassi, ha ringraziato a nome di tutti Simone Cristicchi per la straordinaria serata, mentre il vicesindaco Floriana Bassanese Radin ha ufficialmente invitato l’artista a ritornare ad Umago per il Forum Tomizza, tra aprile e maggio, auspicando che “Magazzino 18” riesca a replicare il successo con ulteriori date.

Serena Telloli Veznaver





583 - Il Piccolo 12/12/13 Ovazioni e standing ovation per "Magazzino 18"
Ovazioni e standing ovation per “Magazzino 18”

  POLA Ovazioni e pubblico tutto in piedi per l'interminabile applauso finale dopodichè tutti hanno voluto complimentarsi personalmente e stringere la mano a Simone Cristicchi che quindi si e' trattenuto presso il bar comunitario. Il suo Magazzino 18 ha sicuramente fatto breccia nel cuore di quei polesani coinvolti più o meno direttamente nelle tragiche vicende dell' esodo tanto che su diversi volti abbiamo notato scorrere lacrime di commozione. Le due ore dello spettacolo sono trascorse all'insegna della massima serenità e tranquillità, merito soprattutto dalle positive vibrazioni emanate dal protagonista e autore nonchè del suo approccio tematico, libero da connotazioni politiche o di parte.

La nota scrittrice Nelida Milani Kruljac considerata il massimo intelettuale della Comunita' nazionale italiana, ha definito il musical «spettacolo commovente, con un forte messaggio umanistico. Con il passare del tempo il cono d'ombra viene rimosso e la libertà della democrazia fa riafforare la verita». Nella sala grande della Comunità la cui capienza massima è di 200 persone, erano stipati 250 spettatori, un record. Dalle vicine Gallesano e Dignano è arrivata una corriera con 50 persone. In sala notati esponenti della Federazione degli Esuli di Trieste, il presidente del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia di Trieste Milos Budin, il Console Generale d'Italia a Fiume Renato Cianfarani, mentre l'Unione Italiana era rappresentata da Rosanna Bernè della giunta esecutiva. Dell'Università Popolare di Trieste notato il vice presidente Fabrizio Somma, a cui abbiamo chiesto se il tour potrebbe avere un seguito. «Come organizzatori - ha spiegato - ci preme molto allestirlo a Fiume però finora non è stato possibile perchè le disponibilità del Teatro Ivan Zajc e quella dell'artista non combaciavano. Nel marzo prossimo molto probabilmente ci sarà ancora qualche tappa istriana e un ulteriore spettacolo per le scolaresche». (p.r.)





584 - La Voce del Popolo 11/12/13 L’Atlantide sommersa esce dal magazzino
L’Atlantide sommersa esce dal magazzino

Kristjan Knez

La sera di ieri l’altro, teatro Tartini a Pirano, gremito, occupato fino all’ultimo posto, ha ospitato la prima tappa istriana di “Magazzino 18”. Simone Cristicchi, noto cantautore prestatosi alla recitazione, rievoca le pagine più dolorose della storia recente della nostra terra nonché lo strappo irreversibile provocato dall’esodo, che sconquassò ed alterò tutto e tutti, con riferimenti alle complesse vicende del confine orientale.

A cimentarsi troviamo un romano, che con noi non ha alcun legame, a parte parlare una lingua comune. Si è avvicinato alla questione con il desiderio di raccontare una pagina di storia italiana ancora misconosciuta, che la Nazione ha rimosso, cancellato dalla memoria, relegando quella porzione della storia nazionale negli anfratti, disinteressandosi di quelle vicende, che rimandavano, inevitabilmente, anche al fascismo, che nella Venezia Giulia, area plurale per antonomasia, aveva condotto una politica discriminatoria e sprezzante nei confronti degli “altri”, e a una guerra persa, con pesanti conseguenze.

Il Paese dimenticò

Quegli accadimenti, i drammi vissuti e la fine di un popolo lungo i lidi orientali dell’Adriatico – che da quel momento in poi si ridusse a sparuta minoranza, quasi una reliquia, ma con un cuore ancora pulsante – furono colpiti da una sorta di ostracismo e accantonati. Per troppo tempo l’argomento era finito nel dimenticatoio.

A Trieste se n’è sempre parlato, ma la città giuliana non è l’Italia intera. Il Paese se ne disinteressò, considerando quegli eventi funesti come un problema esclusivamente locale. Così proprio non era, una parte del suo territorio fu recisa, una fetta consistente dei suoi abitanti – figli di quella terra – lasciò la regione e riparò nella penisola, una presenza e una cultura inscindibilmente legate ad essa furono spazzate.

Tutto ciò fu anche una conseguenza della politica di Roma, oltre che di una guerra scellerata, alle quali si accostarono vecchie ruggini e disegni politico-nazionali risalenti al secolo precedente. Perciò riguardavano eccome l’intero Paese.

Un macigno duro da digerire

Ma a pagare lo scotto furono proprio le genti delle province orientali, quelle più “esposte”, che dopo la Grande Guerra chiusero i “lembi della Patria”.
Fu un macigno difficile da digerire, per chi fu sradicato e perse tutto, ma anche per chi rimase, ritrovandosi improvvisamente orfano.

Scelte dolorose

In quel frangente si dovettero fare delle scelte, indubbiamente dolorose, le famiglie si scissero, le contrade si svuotarono, fu uno stillicidio di partenze. Non servono grandi parole, è sufficiente prendere in mano un registro scolastico di quegli anni per cogliere cosa sia successo; le classi si dimezzavano, quindi si riducevano ulteriormente, per ridursi a poche unità. Finivano amicizie, simpatie o amori, la vita di una comunità.

“Pensate alle vostre città, al vostro quartiere”, sottolinea Cristicchi, ma anche “le voci, i rumori, la gente, le ricette”, sono “luoghi ben precisi, posti come carte d’identità, dicono da dove venite”, dopo però “scende il silenzio, non ci sono più profumi, i luoghi sono senza gente, c’è il vuoto, il silenzio”.

O ancora “immaginate una Napoli senza napoletani, una Firenze senza fiorentini o una Roma senza romani”.

Lo svuotamento

L’artista, mattatore ma anche interprete sensibile, ha individuato ciò che sovente si sorvola e non si affronta: lo svuotamento, che, come l’urto di un maremoto, aveva lasciato rovine e squallore.

Quante pagine di storia sono state scritte? Tante, forse anche troppe, di ogni genere. Ma è stata la cultura ad avvicinare al pubblico più vasto quella sciagura: la letteratura, la musica e ora anche una rappresentazione teatrale, pensata con il cuore, ma al tempo stesso rigorosa nel racconto dei fatti.

Le cose chiamate con il loro vero nome

La narrazione è immediata, le cose vengono chiamate con il loro nome, non vi sono omissioni. Si rammenta la fine della Grande Guerra e il compimento dell’unità nazionale, al tempo stesso non si tace sulla malasorte toccata a sloveni e croati durante il ventennio, che sfaldò il delicato equilibrio etnico, o le efferatezze compiute dal regio esercito e dalle camicie nere nel corso del secondo conflitto mondiale.

Si arriva alla firma dell’armistizio dell’8 settembre, alla dissoluzione istituzionale e militare dello Stato, che alimentò le vendette e fece emergere i vecchi rancori.

A poco a poco affiorano le pagine dimenticate di quella che definisce l’“Atlantide sprofondata”.

Vittime ed eroi, i monfalconesi, Goli...

Si ricordano le foibe, la carneficina di Vergarolla, la figura del chirurgo Geppino Micheletti che, pur avendo perso i suoi due figli in quella che doveva essere una tranquilla giornata agostana al mare, continuò a prestare la sua opera di soccorso, l’esodo straziante da Pola, con i chiodi che mancano per formare le casse in cui riporre gli averi che prenderanno il mare, il “Toscana”, la cui sirena “sembra il lamento di un capodoglio”, la dura realtà dei campi profughi, la piccola Marinella morta assiderata a un anno d’età nella gelida Padriciano, la difficoltà dell’inserimento nell’Italia ancora pesantemente provata, la nostalgia per la terra natia abbandonata, che si conclude con più di un suicidio, e ancora il controesodo dei monfalconesi e Goli otok, che abbrutiva i malcapitati.

Isole di un mondo che scompare

I silenzi. Infine il riferimento anche a noi, che l’ondata non ci ha portato via, per lungo tempo marchiati a fuoco, con le case dei nostri cari che divennero “isole per coltivare un mondo che scompare”. La nostra storia è, finalmente, uscita dal magazzino, per troppi decenni riposta in uno sgabuzzino come una cianfrusaglia. La rappresentazione è arrivata anche in Istria. Un “foresto” è venuto da noi a proporci il racconto della nostra gente. E ci siamo commossi.

Le masserizie accatastate nel Porto vecchio di Trieste sono il simbolo dell’amnesia e al tempo stesso rimandano alla più grande tragedia d’Italia, ma occultata e obliterata. L’archivista Persichetti è l’emblema dell’italiano medio che nulla sa, che ignora, che si trova spaesato, impacciato nell’uso dei toponimi, che considera una “terra incognita” ciò che si trova “di là”.


Ha ridato dignità ai dimenticati

Accanto ai quadretti comici che strappano inevitabilmente il sorriso, la narrazione, accompagnata da momenti musicali, parla di una civiltà perduta, di quel pezzo d’Italia estirpato, tuttavia ancora presente nell’architettura, nelle chiese, nelle pietre e in chi tuttora parla, pensa, sogna e s’illude nella lingua in cui scriviamo queste righe. Sono uno storico e sono avvezzo alle ricostruzioni aride del passato; la presentazione di Cristicchi, però, ha ridato dignità a chi è stato dimenticato e l’ha permeata di sentimento.

Non succede spesso, ma a Pirano sono stato attraversato dalle emozioni.








585 - La Voce del Popolo 14/12/13 Cambiare il mondo? Simone Cristicchi ci ha provato
Cambiare il mondo? Simone Cristicchi ci ha provato

Ilaria Rocchi

Le luci si sono spente, è calato il sipario sulla tournée istriana di “Magazzino 18”, lo spettacolo più atteso e applaudito dell’anno. Almeno dal nostro pubblico. L’auspicio, ora, è che si tratti davvero solo della conclusione di una prima parte della tournée nelle nostre terre. Perché tanti, troppi, sono rimasti “fuori”. Peccato, non hanno potuto assistervi e avrebbero fortemente voluto poterlo fare. I biglietti messi a disposizione (gratuitamente) dagli organizzatori sono volati via subito. Sold out assoluto. Un successo senza pari. Che si spera sia replicato anche a Fiume.

La più bella, suggestiva ed emozionante lezione di storia che si sia mai ascoltata. Ha scosso quanti hanno potuto ascoltarla. Non è stato dimenticato nulla nel racconto del tormentato e complesso Novecento giuliano, dai luoghi simbolo dell’odio etnico – come l’incendio dell’hotel “Balkan” – all’avvento del fascismo con le sue violenze, ai campi di internamento italiani, fino
all’8 settembre e a tutto quel che accadde dopo: l’invasione jugoslava, i nuovi arrivati, i druzi, le foibe, l’esodo, la vita nei campi profughi, la strage di Vergarolla, le vicende dei “rimasti”, sradicati quanto quelli che partirono, i monfalconesi, quelli finiti all’Isola Calva...

Tappate le bocche anche a quanti avevano gridato “al lupo, al lupo fascista”. Hanno perso coloro che avevano cercato di fargli battaglia per partito preso. Una sparuta minoranza, un partitello che voleva creare tensione, inficiare la portata del fenomeno “Magazzino 18” con pretestuose e vacue polemiche. Sconfitti su tutti i fronti. L’Istria ha dimostrato (e non ieri) di essere maggiorenne e vaccinata: i balordi, l’intolleranza, l’ostracismo non fanno presa. Qui, del resto, non è stato necessario schierare carabinieri e poliziotti per scongiurare “incidenti”.

E poi, nelle sale dell’Istria, oltre a tanti connazionali, c’erano anche sloveni e croati, che hanno assistito alla messa in scena. E hanno condiviso sensazioni e lacrime. Non una sola voce di contestazione. Ed è ciò che conta, alla fin fine, come ha ammesso lo stesso artista commentando la faccenda dello pneumatico lacerato e della locandina imbrattata. Pace e bene, hanno mandato a dire Cristicchi e il suo staff. Il messaggio è stato recepito: da Pirano a Pola a Umago a Buie è stato un coro di ovazioni.
Non sarà solo effetto collaterale di “Magazzino 18”, ma guarda caso, in coincidenza con l’entrata in scena di Cristicchi e dell’Istria “divisa”, a Padova si è consumato un dialogo, finora tabù e impensabile, tra la sezione locale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia e una realtà degli esuli, l’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
Nei giorni scorsi, poi, Cristicchi è stato intervistato dai giornalisti sloveni. Un quotidiano sloveno ha titolato, citandolo: “Non ti costa niente se ci provi a cambiare il mondo”. Lui ci ha provato. E, per quanto ci riguarda, ci è riuscito: ha fatto uscire la nostra storia da quel magazzino abbandonato nel Porto vecchio di Trieste, costringendo il grande pubblico a confrontarsi con questa pagina spesso dimenticata.




586 - La Voce del Popolo 14/12/13 Del sì, del da, dello ja -  Magazzino 18
Del sì, del da, dello ja    

Magazzino 18

“Magazzino 18” in tournée in Istria. Un dramma musicale, l’autore e attore Simone Cristicchi, già vincitore di San Remo, ha scritto una canzone che a mio avviso si ricollega direttamente a “Pola 1947” di Sergio Endrigo pur non evidenziandolo. È come se non si potesse raccontare l’esodo istriano in modo diverso che non con una ballata sentimentale che non offende nessuno. Al centro c’è il Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste, il luogo dove sono conservate le masserizie degli esuli – oggetti d’arredamento, libri, giocattoli, piccoli utensili per la casa… Vi propongo di seguito la canzone di Simone Cristicchi, quella che porta lo stesso nome dello spettacolo:
“Siamo partiti in un giorno di pioggia/cacciati via dalla nostra terra/che un tempo si chiamava Italia/e uscì sconfitta dalla guerra/Hanno scambiato le nostre radici/con un futuro di scarpe strette/e mi ricordo faceva freddo/l’inverno del ‘47/E per le strade un canto di morte/come di mille martelli impazziti/le nostre vite imballate alla meglio/i nostri cuori ammutoliti/Siamo saliti sulla nave bianca/come l’inizio di un’avventura/con una goccia di speranza/dicevi “non aver paura”/E mi ricordo di un uomo gigante/della sua immensa tenerezza/capace di sbriciolare montagne/a lui bastava una carezza/Ma la sua forza, la forza di un padre/giorno per giorno si consumava/fermo davanti alla finestra/fissava un punto nel vuoto diceva/Ahhah/come si fa/a morire di malinconia/per una terra che non è più mia/Ahhah/che male fa/aver lasciato il mio cuore/dall’altra parte del mare/Sono venuto a cercare mio padre/in una specie di cimitero/tra masserizie abbandonate/e mille facce in bianco e nero/Tracce di gente spazzata via/da un uragano del destino/quel che rimane di un esodo/ ora riposa in questo magazzino/E siamo scesi dalla nave bianca/i bambini, le donne e gli anziani/ci chiamavano fascisti/eravamo solo italiani/Italiani dimenticati/in qualche angolo della memoria/come una pagina strappata/dal grande libro della storia…/Quando domani in viaggio/arriverai sul mio paese/carezzami ti prego il campanile/la chiesa, la mia casetta/Fermati un momentino, soltanto un momento/sopra le tombe del vecchio cimitero/e digli ai morti, digli ti prego/che non dimentighemo”.
Mi chiedo se la via d’uscita sia l’oblio, se il ricordo sia uno strumento per mantenere vivo il desiderio di vendetta e la maledizione, come ha detto Ivo Štivičić? Dopo la rappresentazione dei miei DRUXI a Fiume, emozionato per la storicità, ho dichiarato per La Voce: “Perdonatemi per il fatto che i vostri hanno ucciso mio nonno e mio padre e il cugino Giordana e il severo “Fertiko”, e perché i loro prossimi uccidevano i vostri. Perdonare sì, dimenticare però no. E per questo è assolutamente benvenuto in Istria, soprattutto per noi della “maggioranza”, lo spettacolo Magazzino 18. Esattemante come è benvenuto il programma musicale di altissima qualità nel quale tantissimi istriani cantano le canzoni di Sergio Endrigo. QUESTO è il perdono, QUESTO significa fare ammenda per i propri peccati, e questo NON È oblio – perché dimenticare porta all’ignoranza, alimenta gli stereotipi e fomenta l’odio…

Il “Glas Istre (Boris Vincek) usa toni molto positivi per scrivere degli allestimenti dello spettacolo Magazzino 18 in Istria: “Il protagonista principale è l’archivista Persichetti (un tipico ‘Romano de Roma’) che viene inviato a Trieste per archiviare le masserizie nel Magazzino 18. Persichetti, come buona parte degli italiani che non hanno avuto contatti con l’ex Jugoslavia non sa nulla sull’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia e così il pubblico scopre questa storia infinita insieme a lui. Gli oggetti e i nomi scritti su di loro si trasformano in spiriti che raccontano la loro storia e al protagonista principale lo storico-narratore spiega che cosa è successo da queste parti prima e dopo il 1947. Il monodramma è reso ancora più intenso dalle toccanti canzoni attraverso le quali Cristicchi affronta i momenti più dolorosi di questa storia”.

A piena ragione, seppur non tanto dal punto di vista culturale, però, sul Piccolo Furio Baldassi scrive degli incidenti avvenuti nelle file della maggioranza: “Parte bene ma continua male il mini-tour di Simone Cristicchi e del suo ‘Magazzino 18’ in Istria. Alla standing ovation di Pirano è seguita, ieri a Pola, un’accoglienza, a show non ancora iniziato, quantomeno brutale. Forse, la dimostrazione naturale che certe barriere, soprattutto mentali, resistono. Nei fatti il cantante romano ha trovato la città tappezzata di manifesti contro lo spettacolo ‘fascista’. E qualcuno ha pensato bene anche di tagliare gli pneumatici del Tir che trasporta l’allestimento di scena. Certo, il partito socialista dei lavoratori, gruppo politico minimalista, ad essere generosi, aveva già lanciato un avvertimento, accusando l’autore italiano di aver realizzato ‘un recital nel quale gli jugoslavi vengono definiti come violenti usurpatori dei beni abbandonati dagli optanti dell’Istria e della Dalmazia’. Ovviamente senza averlo visto. E aggiungendo che ‘lo spettacolo è più una rappresentazione politica che artistica’. Un po’ di benzina sul fuoco, insomma, anche se il consenso di quella formazione non supera il 2%... Dall’accusa di quasi propaganda, insomma, a un momento di riflessione che, assicura Cristicchi, è stato ben recepito da tutti. ‘Alla fine della rappresentazione mi sono fermato a parlare col pubblico, e ho capito che il mio lavoro è stato inteso come un modo diverso di raccontare la storia. Sono anche rimasto stupito – continua il cantante – dal fatto che tanti, soprattutto giovani, mi hanno raccontato che non sapevano niente della strage di Vergarolla, o ignoravano l’esistenza di figure come quella di Giuseppe Micheletti, il medico che si mise a operare i feriti subito dopo l’esplosione pur avendo perso entrambi i figli... Mi hanno detto – conferma Cristicchi – che adesso il mio compito è di fare il loro ambasciatore in Italia. Mi hanno detto: racconti la nostra storia al resto del Paese, faccia conoscere a tutti quelli che non le conoscono le nostre vicissitudini... Un impegno non da poco, ma a questo punto anche un dovere’.”

Come mia abitudine, ora devo andare un po’ fuori tema. Devo farlo perché questa tournée di successo di Magazzino 18 in Istria (lo spettacolo è stato allestito anche a Pirano), inclusi gli incidenti che possono essere classificati del tipo “cro-referendum”, unitamente alla Fiera del libro di Pola, estranea nuovamente, gli istriani e l’Istria, dal resto del Paese, confermando che siamo praticamente l’unica entità, e collettività, politicamente e storicamente scrupolosa. Da croato istriano, da antifascista per nascita e convinzione comprendo anche i manifestanti e dico loro, anche con queste righe: non sono colpi gli esuli&rimasti e nemmeno i fascisti se noi non abbiamo un nostro Giorno del ricordo (ad esempio i roghi ai Narodni dom di Trieste e di Pola dopo la Prima guerra mondiale o “I campi del duce” by C.S. Capogreco… Noi stessi ci siamo dimenticati il nostro esodo… ma dobbiamo accettare la nostra parte di colpa per la vendetta spietata e la punizione che ha colpito i nostri confratelli.

Milan Rakovac




587 - Il Piccolo 12/12/13 Fragiacomo: tromba di latta per ricordare ancora l'esodo
MUSICA

Fragiacomo: tromba di latta per ricordare ancora l’esodo

 di Carlo Muscatello

TRIESTE Un libro con annesso cd in uscita: “Quella tromba di latta del confine orientale italiano”. Il cofanetto multimediale “Histria e oltre”, con dentro un libro di disegni e commenti di Bruno Chersicla su Portole d’Istria (patria dei genitori dell’artista scomparso), un cd sulla musica popolare istriana e con canti dell’esodo, un dvd del regista Giorgio Diritti sulla storia istriana. E il concerto letterario con il suo Mitteleuropa Ensemble, che per il prossimo Giorno della memoria, il 10 febbraio, dovrebbe arrivare finalmente anche a Trieste.

Insomma, il musicista triestino Mario Fragiacomo - anche se da tanti anni trapiantato a Milano - è più che mai impegnato sul fronte a lui da sempre congeniale: lo studio e la diffusione delle tradizioni culturali e musicali delle sue terre. «Libro e cofanetto usciranno nei primi mesi dell’anno nuovo - dice Fragiacomo -, ma tengo particolarmente a far vedere anche a Trieste lo spettacolo già portato a Torino, Gorizia, Pescara, Alessandria, Monza...». Ancora l’artista: «Raccoglie le testimonianze di tanti italiani d’Istria, di Fiume, della Dalmazia, che dopo la fine della guerra sono stati costretti ad abbandonare tutto: i propri beni, la casa, gli affetti. Quasi un viaggio dentro la memoria di tutto il popolo dell’esodo».

«Sono felice - conclude Fragiacomo - del nuovo interesse su questi temi suscitato dallo spettacolo di Simone Cristicchi “Magazzino 18”. Io seguo da oltre dieci anni l’ambiente dell’associazionismo di istriani, fiumani e dalmati. E da dieci anni mi emoziono sui palcoscenici italiani quando racconto questa storia. La stessa che cantavo nel mio primo album “Trieste, ieri, un secolo fa”, presentato tanti anni fa da Fulvio Tomizza».










588 - La Voce del Popolo 14/12/13 La CNI è il partner naturale del Veneto
La CNI è il partner naturale del Veneto  

Krsto Babić
 
VENEZIA | La Comunità nazionale italiana, coordinata dall’Unione Italiana, forte delle proprie istituzioni storiche a Fiume, in Istria e Dalmazia rappresenta un partner naturale per le iniziative culturali e socioeconomiche della Regione Veneto in Croazia e Slovenia. È questo in sintesi il messaggio lanciato durante la conferenza stampa tenuta ieri a Venezia da Roberto Ciambetti, assessore al Bilancio e agli Enti Locali della Regione Veneto, da Diego Vecchiato, responsabile della Direzione relazioni internazionali in seno alla Segreteria generale della Programmazione del Veneto, e dal presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Maurizio Tremul.


Rafforzare i rapporti tra UI e Veneto

L’incontro è stato convocato per fare il punto sui risultati ottenuti negli ultimi anni nella realizzazione dei progetti finanziati dalla Regione Veneto in Istria, nel Quarnero e in Dalmazia con i fondi della legge 15/94 e ribadire la volontà di rilanciare e rafforzare anche in futuro la collaborazione tra la Regione Veneto e l’Unione Italiana nella sua veste di rappresentante della CNI in Croazia e Slovenia. Gli esponenti del Veneto e della Comunità nazionale italiana hanno parlato, inoltre, delle prospettive di collaborazione futura ora che la Croazia è entrata a pieno titolo a fare parte dell’Unione europea. Dal 1995 ad oggi, lo ricordiamo, il Veneto ha investito circa 7 milioni di euro per finanziare corsi di lingua italiana, restauri di palazzi e leoni marciani, nonché per il recupero e la conservazione di numerosi altri beni culturali di origine veneta disseminati lungo la costa e l’arcipelago dell’Adriatico orientale. Opere realizzate dalle istituzioni venete con la collaborazione delle autorità locali e che hanno sempre goduto del massimo sostegno della CNI e delle sue istituzioni. “Iniziative – ha sottolineato Tremul – che il Veneto ha sempre portato avanti con discrezione e tatto, evitando interventi invasivi e rispettando sempre le realtà attuali”.



Un brindisi presidenziale

Nell’elencare i numerosi interventi sponsorizzati dalla Regione Veneto in Croazia, Maurizio Tremul ha rilevato la recente inaugurazione dell’Asilo infantile italiano di Zara “Pinocchio”. Un progetto che il 3 dicembre scorso, in occasione del ricevimento offerto al Quirinale dal presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano in omaggio al suo omologo croato, Ivo Josipović, è stato indicato quale ottimo esempio dei buoni rapporti instaurati tra Roma e Zagabria.


Collaborazione tra CNI ed esuli

“Un’opera – ha osservato il presidente della Giunta esecutiva dell’UI –, che rappresenta il coronamento della collaborazione tra la CNI e gli esuli, nonché un ottimo esempio dei risultati che possono derivare dalla collaborazione tra le istituzioni italiane e quelle croate”. “Eravamo consci di aver realizzato un’opera importante e ora abbiamo la conferma che si tratta di un risultato straordinario”, ha affermato Tremul. Ha spiegato che un risultato di questo genere rappresenta uno sprone a proseguire lungo il percorso intrapreso. Un cammino nel quale il Veneto può contare sull’appoggio dell’UI, che in questo contesto può sfruttare l’esperienza maturata nella realizzazione di numerosi progetti europei. Un’esperienza che potrà indubbiamente tornare utile nell’ambito della messa in atto della cooperazione europea 2014-20 tra Italia e Croazia, che vedrà il Veneto in prima fila. Tremul ha spiegato che il Veneto è conscio del potenziale rappresentato dalla CNI, che in Istria e Dalmazia vanta di un prestigio testimoniato dai numerosi ruoli di primo piano ricoperti dai connazionali (nell’istroquarnerino sono un centinaio i consiglieri a livello regionale e locale, nonché i sindaci e i vicesindaci appartenenti all’etnia). Una risorsa riconosciuta dallo stesso Roberto Ciambetti. A tale proposito sono stati lodati pure gli sforzi profusi dalla CNI nell’organizzazione e nella promozione del Festival dell’Istroveneto, un’iniziativa curata da Marianna Jelicich Buić.


Discorsi accademici

Tremul, Ciambetti e Vecchiato nel corso del proprio incontro hanno parlato anche dell’opportunità di incentivare la collaborazione tra i poli universitari dell’istroquarnerino con quelli veneti. “Gli atenei di Fiume, Pola e Capodistria vantano tutti un dipartimento di italianistica”, ha ricordato Tremul, auspicando una maggiore collaborazione di queste tre centri universitari con l’Università Ca’Foscari di Venezia e anche con gli atenei di Trieste e Udine.

Krsto Babić




589 – La Voce del Popolo  10/12/13 Resa dei beni agli stranieri: presto la legge
Resa dei beni agli stranieri: presto la legge

ZAGABRIA Qualcosa si muove a Zagabria sul fronte della restituzione ai cittadini stranieri dei beni nazionalizzati o confiscati all’epoca del regime comunista jugoslavo. L’Austria non perde occasione per raccomandare alla Croazia la necessità di fare passi avanti su questo argomento che da troppi anni è ormai confinato in un limbo legislativo senza apparenti sbocchi. La questione è stata affrontata anche ieri all’incontro che il presidente del Sabor, Josip Leko, ha avuto con la presidente del Parlamento austriaco, Barbara Prammer. Alla conferenza stampa tenuta dopo il colloquio, Josip Leko ha espresso l’auspicio che si possa procedere speditamente verso la soluzione delle questioni aperte tra i due Paesi. E uno dei problemi sul tappeto è per l’appunto quello della restituzione del patrimonio nazionalizzato ai cittadini austriaci. In questo contesto il presidente del Sabor ha annunciato che sono in preparazione a Zagabria le modifiche alla Legge sul risarcimento per i beni nazionalizzati o confiscati all’epoca del regime comunista jugoslavo.

Procedere in maniera leale e corretta

La presidente del Parlamento austriaco, Barbara Prammer, ha sottolineato a questo proposito che “quando si tratta della restituzione dei beni la cosa più importante è che sia fatta giustizia e che si proceda in maniera leale e corretta”. Questo significa, ha evidenziato Barbara Prammer, che nessuno dev’essere discriminato.

Ed è per l’appunto il principio della non discriminazione nei confronti dei cittadini stranieri che dovrebbe essere l’elemento di fondo delle modifiche alla Legge sul risarcimento per i beni nazionalizzati o confiscati all’epoca del regime comunista jugoslavo, alle quali le autorità croate stanno lavorando ormai da parecchi anni. Tutto risale a una storica sentenza della Corte costituzionale, di oltre un decennio fa, con la quale era stato imposto al Sabor di eliminare dal testo della normativa la discriminazione nei confronti dei cittadini di altri Paesi, ovvero di permettere anche ad essi il diritto di riottenere i beni nazionalizzati o di vederseli risarciti.

Interessati pure gli italiani

L’argomento interessa naturalmente anche i cittadini italiani e quelli di altri Paesi. Pure gli ebrei originari dalla Croazia e sparsi per il mondo attendono giustizia. La questione quindi è estremamente delicata.

Casi non coperti dai trattati

Per evitare una marea di richieste di risarcimenti Zagabria ha fin dall’inizio messo le mani avanti: non si toccano i casi risolti già all’epoca dell’ex Jugoslavia con i trattati bilaterali o internazionali. Quindi tutto si riduce a un discorso sui casi non coperti dai trattati. Ma nemmeno questo è poco. Risolvere tale “pendenza” vorrebbe dire lanciare un preciso segnale politico: far capire che non c’è spazio per le discriminazioni e che è indispensabile fare in modo che la giustizia trionfi, laddove è ancora possibile. Le autorità di Zagabria, a prescindere dal colore politico, hanno sempre fatto presente che quando si tratta di sanare le ingiustizie del passato bisogna prestare attenzione a non crearne di nuove. Questo principio, però, non riguarda solamente i cittadini stranieri, ma anche quelli croati alle prese con la denazionalizzazione. È questo un processo lungo e faticoso: per il momento i Paesi interessati e la comunità internazionale attendono evidentemente un segnale politico da Zagabria sulla volontà di smuovere le acque.

Dario Saftich






590 – La Voce del Popolo  07/12/13 E & R - Basta coi rancori: in trenta si incontrano a Crassiza
A cura di Roberto Palisca
 
Basta coi rancori: in trenta si incontrano a Crassiza
Tra i partecipanti persone giunte da Torino, Venezia, Mestre, Budapest, Milano, Biella, Santa Lucia, Fiume, Belluno, Buie, Mantova, Pirano, Rivignano
Il mondo del web può affascinare, può coinvolgere, può riunire la gente in un semplice pensiero comune o spesso anche in  dibattiti che arrivano a infuocarsi anche al punto da colpire le persone più suscettibili nell’animo e nei sentimenti. È un po’ e in sintesi, ciò  che è accaduto in un gruppo nato su Facebook nel luglio scorso, istituito  con l’intenzione di fare da collante tra esuli e rimasti e loro discendenti.
Una “palestra” di dialogo, fondata con tanta buona volontà. In quattro mesi ad aderire sono state circa  1.200 persone, in assoluta maggioranza esuli, rimasti e discendenti di seconda e terza generazione. Tanti si  sono iscritti per curiosità. Tanti altri “per far un due ciacole in dialeto”.
Ma il denominatore comune si è rivelato subito: “Basta coi rancori”. E ben presto, a prescindere da dibattiti più e meno accesi o polemici e simpatie e antipatie virtuali nate in rete, molti membri del gruppo hanno espresso il desiderio di incontrarsi e conoscersi “dal vivo”. Così, in punta di piedi, in una limpida giornata invernale, il primo giorno di dicembre, in Istria, nel Buiese, ha avuto luogo l’incontro organizzato dai  membri del gruppo. E subito, dopo i convenevoli e le strette di mano, ogni timore latente di chi magari diffidava di qualcuno, è svanito.
Tra  chi già si conosceva e chi invece si vedeva per la prima volta, all’arrivo, davanti all’agriturismo di Crassiza, si sono formati capannelli di persone: alcuni si erano già sistemati in terrazza  per brindare con un bicchiere di vera grappa istriana al miele. Altri si sono aggregati in seguito. In tutto trenta persone, giunte da Torino, Venezia, Mestre, Budapest, Milano, Biella, Santa Lucia, Fiume, Belluno, Buie, Mantova, Pirano, Rivignano... due generazioni di “muli e mule” con la voglia palese ed evidente diapprofondire le conoscenze tra esuli e rimasti e relativi figli.
“Ciò, ma ti xe ti quel dela foto? Ma va va in malorsiga, ti xe più bel dal vivo”. Mentre avvicinavo ciascuno di loro,  tra me e me mi dicevo: “Vara ti che questi i se incontra per la prima volta e come se i fossi sta’ sempre asieme”.  Un caloroso abbraccio ricambiato, il piacere di vedere realizzata un’idea in fondo in fondo semplice: riunire, anche solo per qualche ora, una piccola parte di quella gente che porta  nel cuore la terra di origine in cui ha le radici, tanto quanto coloro che, proprio perchè l’amano tanto,  hanno continuato a viverci.    E, si sa, le emozioni si superano facilmente e gli animi si placano, davanti a “un bel piato de persuto istrian acompagna’ dal vin domacio”.
I bei quadri messi in mostra per l’occasione dal bravo Giulio Ruzzier e le note della fisarmonica di un esule polesan del calibro di Roberto Stanich abbinate al suono del mandolino di Denis  Stefan, figlio di rimasti, hanno fatto il resto. La mula de Parenzo, Quel mazzolin di fiori, Non go le ciave del porton…   Nell’aria si respirava proprio ciò che tutti condividevano: l’amore per la terra dei nostri padri e dei nostri nonni. Un primo riuscito incontro, dunque, che per volere di tutti i partecipanti si ripeterà in primavera.
Di seguito alcune considerazioni dei partecipanti, in risposta all’invito di definire con poche frasi l’incontro:
Lella Cannito (Mantova): “El tono  dell’incontro iera propio bel. Siamo i ‘tenaci’, come ci ha definiti Fabrizio (Brakus n.d.r.), ed ha ragione; tenaci a voler perseguire l’obiettivo di mettere in rilievo ciò che unisce e mettere da parte ciò che divide”.
Flavio Dessardo (Fiume): “Un incontro promettente ‘de gente curiosa de conosserse’. Mi sembra una buona base per andare avanti con le attività del gruppo e con gli incontri”.
Andrea Di Stefano (Biella): “Accogliente, dai colori autunnali, conviviale, riuscito”
Lilly Venucci (Fiume): ”Rilassante e allegro”.
Francesco Ferrante: ”Rispettoso, grande dignità, senza rancori!”
Patrizia Lucchi (Venezia): “Ho avuto il piacere di rivedere vecchi amici e di conoscerne di nuovi. Non sono aggettivi ma realtà”.
Bruno Paladin (Fiume): “Ciao  mule e muli, come primo incontro, devo dir che par che se conosemo de sempre. Xe tutto molto positivo.  Me dispiase de non gaver avudo el tempo de conoser e de comunicar con tutti un poco de più”.
Marin Tudor (Fiume): ”È stato un piacere conoscere tante persone che condividono un amore moltoprofondo per queste terre. Grazie a chi si è prodigato per organizzare il pranzo”.
Roberto Stanich (Milano): “Un confronto positivo, aperto e lungimirante”.
Ivan Pavlov (Fiume): ”Sublime: el magnar e el bever, la musica e l’alegra compagnia. Libero da presentimenti, pregiudizi, anche de parte mia: sarò sincero, pensavo che  andarò a trovar una combricola de ciapai de strighe e predestinazioni de tipo quasicalvinista. Ma specialmente amichevole, con novi volti, nove conoscenze acanto a quele vecie, per nove oportunità de (ri)costruzion de ponti”.
Giuseppe Budicin (Mestre): ”Quest’incontro è stato magnifico nel  conoscerci, piacevole e il vis a vis è stato affiatato”
Sandro Sambi (Lucia): “Go dimenticà cosa che xe suceso. La prosima volta me strasino drio un astemio cola patente. Per queto xe tuto de rifar”.
Nello Lasi: “Rome wasn’t build in a day (Roma non è stata costruita in un giorno nda).... ma il primo mattone è stato messo. Il primo nichelino  c’è: adesso si deve arrivare al deposito di Paperon de Paperoni”.
Giulio Ruzzier (Pirano): “Miei  cari ‘bicierresi’ (da BCR nda), ve go pensado tuto el giorno.... xe sta` un evento de no dimenticar...”.
Luigi Vianelli (Venezia): “Divertente - Interessante - Iniziale. Mi spiego: una bella mangiata con annessa cantata  finale è sempre divertente. Un giro in Istria e lo scambio di opinioni e di storie a tavola è sempre interessante. Ma per gli scopi che si prefigge il gruppo, questo è un seme che ha appena  iniziato a germogliare. Se si vuole andare avanti è necessario coinvolgere più gente, in modo  più approfondito e organizzato. Per organizzato intendo che, a livello conviviale, la tavola va bene, ma non si arriva a un livello più profondo e condiviso”.
Luigi Da Corte (Belluno): ”Sincerità, curiosità, rispetto per le storie di ognuno, cordialità tra persone che si conoscevano - ma magari è solo  il mio caso - soltanto su Facebook, eppure tutti si sono sentiti subito di  casa. È quello che mi detta il cuore,  poichè non sono né esule ne rimasto, direi che sono un “rivado” cioè  uno che è arrivato per altre strade in cerca della verità e con voi credo di avere trovato quella genuina, che si  racconta meglio che in qualsiasi libro scritto sul tema.
Tiziana Dabović


Si ringraziano per la collaborazione della Rassegna Stampa: L’UniversitàPopolare di Trieste e l’Assoc. Nazion.Venezia Giulia e Dalmazia - ANVGD di Gorizia
Vi invitiamo conoscere maggiori dettagli della storia, cultura, tradizioni e immagini delle nostre terre, visitando i siti :
http://www.mlhistria.it
http://www.adriaticounisce.it/
http://www.arupinum.it

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