MAILING LIST HISTRIA

RASSEGNA STAMPA SETTIMANALE

a cura di Maria Rita Cosliani – Eufemia G.Budicin – Stefano Bombardieri

N. 903 – 25 Gennaio 2014
    
Sommario

41 – Mailing List Histria Notizie 20/01/14 -  12° Concorso della Mailing List Histria (ML HISTRIA)
42 - Giornale d'Italia.it 24/01/14 Cristicchi tolto dal palinsesto Rai (Cristina Di Giorgi)
43 - Il Giornale 20/01/14 "Marino cancella i Viaggi della Memoria per le foibe"
44 - Avvenire  22/01/14 Il caso - Roma, quel pasticciaccio brutto delle Foibe (Lucia Bellaspiga)
45 – Avvenire 23/01/14  Roma,"ricordo" delle foibe mortificato e impegni al futuro, il direttore Marco Tarquinio risponde
46 - Il Tempo 22/01/14  L'editoriale di Guido Cace - I nostri morti vanno rispettati Marino ripensaci (Guido Cace)
47 - Il Tempo 24/01/14  Il sindaco di Latina parte con gli alunni: «Noi investiamo nel ricordo» (Giovanni Di Giorgi)
48 - Il Piccolo 24/01/14 Masserizie degli esuli. L'Irci apre il Magazzino 18 (Paola Bolis)
49 – L’Arena di Pola 16/01/14 Giorno del Ricordo: nelle chiese si preghi per Infoibati ed Esuli
50 – La Voce del Popolo 23/01/14 Pola - «Papa Francesco riveda le decisioni su Daila» (Marin Rogić)
51 - La Voce del Popolo 21/01/14   Fiume -  Silvije Tomašević:  Le sponde dell'Adriatico devono dialogare di più
52 – La Voce del Popolo 18/01/14 L’intervista – Italia Giacca e Adriana Ivanov: La «quercia» adriatica che resiste e combatte (i Rosanna Turcinovich Giuricin)
53 – La Voce di Romagna 21/01/14  La fine dei coniugi Amsterdam, due vittime della strage dell’aeroporto di Forlì venivano da Fiume (Aldo Viroli)
54 – Mailing List Histria Notizie 20/01/14 Segnalazione – Rossana Mondoni e Luciano Garibaldi hanno scritto un piccolo libro in onore di Licia Cossetto,  Foibe : un conto aperto, il testamento di Licia Cossetto

Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti  :
http://www.arcipelagoadriatico.it/
http://10febbraiodetroit.wordpress.com/
http://www.arenadipola.it/


41 –  Mailing List Histria Notizie 20/01/14 -  12° Concorso della Mailing List Histria (ML HISTRIA)
12° Concorso della Mailing List Histria (ML HISTRIA)


BANDO DI CONCORSO 2014

PER LE SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE SUPERIORI
12° Concorso della Mailing List Histria (ML HISTRIA)
In occasione del 14° anniversario della sua fondazione, 14 aprile 2000 - 14 aprile 2014
la Mailing List HISTRIA con il patrocinio
dell'Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio e
dell'Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo
 bandisce un concorso strutturato in due sezioni A e B
SEZIONE A - CONCORSO 'MAILING LIST HISTRIA'
 A questa sezione del concorso sono invitati a partecipare gli allievi delle Scuole Italiane e i ragazzi che frequentano le Comunità degli Italiani che hanno sede in Croazia e Slovenia che conoscano la lingua italiana o il dialetto locale di origine veneta ed istriota
 Il Concorso è suddiviso in due categorie ovvero:
a) alunni iscritti alle scuole elementari        
b) studenti iscritti alle scuole medie superiori
Per ogni categoria il concorso è articolato in due sottocategorie di concorrenti:
1) lavori individuali
2) lavori di gruppo
Per ogni sottocategoria verranno premiati i tre elaborati più significativi

 Il Concorso ML "HISTRIA" 2014 prevede la possibilità di svolgere, a scelta, esclusivamente una sola delle tracce proposte per ogni sottocategoria relativa all'ordine scolastico di appartenenza:
 PER LE SCUOLE ELEMENTARI
 LAVORI INDIVIDUALI:
 Traccia 1: "I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"
Traccia 2: "Se avessi la bacchetta magica"
Traccia 3: "Storie d’amore o di dolore della mia terra, vicende in cui un sentimento non esclude l'altro"
LAVORI DI GRUPPO:
 Traccia 1: "I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"
Traccia 2: "A Roma il Colosseo o San Pietro, ma nel vostro posto natio, se vi guardate attorno, tra la natura e i monumenti che vi circondano troverete tante cose altrettanto mirabili. . .    tanti motivi per amare la propria terra"
Traccia 3: "Parlate delle vostre migliori vacanze: reali o immaginarie"
 PER LE SCUOLE MEDIE SUPERIORI
LAVORI INDIVIDUALI:
 Traccia 1: "I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"
Traccia 2: "Ci sono momenti in cui ascoltando la musica ci sentiamo in armonia col mondo che ci circonda; quali generi musicali, quali composizioni sceglieresti come colonna sonora nella    contemplazione del paesaggio che ti circonda?"
Traccia 3: "Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante,  una penna e un libro possono cambiare il mondo. E' il messaggio di Malala Yousafzai  la ragazza  simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"
LAVORI DI GRUPPO:
 Traccia 1: "I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"
Traccia 2: "Ignorare cosa sia accaduto prima della propria nascita, significa restare per sempre bambini".   "Verifica se la conoscenza della storia della tua regione ti ha reso consapevole   e fatto maturare come suggerisce questo pensiero di Cicerone"
Traccia 3: "Le tradizioni sono molto importanti ma, in questo mondo che viaggia alla velocità della luce, quali sono per voi fondamentali e quali superate?"
 I testi dovranno essere redatti in lingua italiana o in uno dei dialetti romanzi parlati in Croazia, Slovenia.
 E' considerato lavoro di gruppo l'elaborato svolto da almeno due persone
I temi potranno essere inviati:
 - personalmente dagli autori/dalle autrici
- tramite le Scuole di appartenenza
- tramite le locali Comunità Italiane
I testi, con i dati dell'Autore/Autrice o Autori/Autrici (generalità, recapito, classe, scuola frequentata e nome dell'insegnante di riferimento ), identificati da un "MOTTO" o da uno "PSEUDONIMO" dovranno pervenire alla Segreteria della Mailing List "HISTRIA" per posta elettronica a tutti e tre i seguenti indirizzi:
 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , a   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   e a   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
oppure si può inviare il tutto per posta raccomandata
alla Segreteria del Concorso Mailing List HISTRIA 2014
c/o Maria Rita COSLIANI
Via Zara, 8/3 - 34170 Gorizia - Italia
inserendo nella busta il tema con i dati dell'Autore/Autrice o Autori/Autrici (generalità, recapito, indirizzo di posta elettronica, classe, scuola frequentata e nome dell'insegnante di riferimento) identificati da un  MOTTO o PSEUDONIMO
Tutti i lavori, inviati sia per posta elettronica che per posta raccomandata, saranno ammessi soltanto se INVIATI entro il 31 marzo 2014. Nel caso di spedizione tramite posta raccomandata farà fede la data indicata sul timbro postale
 Si precisa che ogni singolo concorrente può partecipare solo con un unico lavoro per categoria. In caso di omonimia del nome o del motto, gli Organizzatori daranno agli elaborati una diversa numerazione in base alla data di arrivo
 La Segreteria della Mailing List HISTRIA invierà alla Commissione di valutazione esclusivamente i testi identificati dal  “MOTTO O PSEUDONIMO “ corrispondente e comunicherà alla Commissione stessa i dati dei Concorrenti solo al termine della valutazione
 Tutti i testi partecipanti al concorso verranno pubblicati sul sito Internet "HISTRIA"   http://www.mlhistria.it   e sul sito collegato "ADRIATICO CHE UNISCE"   http://www.adriaticounisce.it   dedicato al concorso letterario indetto da MLHistria. Inoltre verrà pubblicato un libro a cura del CDM – Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata – di Trieste, dedicato interamente al concorso letterario ML Histria, che verrà dato in omaggio ai ragazzi partecipanti, alle scuole e alle Comunità. Gli autori, pertanto, con la loro partecipazione, autorizzano la pubblicazione dei loro elaborati a titolo gratuito sia nel libro sia nel sito
   In occasione del XIV Raduno della Mailing List "HISTRIA", che si svolgerà a Dignano d'Istria nella primavera del 2014, saranno effettuate le premiazioni ufficiali per ogni singola categoria (scuole elementari e scuole medie superiori) e le relative sottocategorie:
 Ai vincitori della 1ª sottocategoria (lavori individuali) saranno assegnati i seguenti premi:
Al 1° classificato Euro 200, al 2° classificato Euro 150, al 3° classificato Euro 100
Ai vincitori della 2ª sottocategoria (lavori di gruppo) saranno assegnati i seguenti premi:
Al 1° classificato Euro 200 e una coppa, al 2° classificato Euro 150 e una coppa, al 3° classificato Euro 100 e una coppa. Le coppe sono per la Scuola o la Comunità di riferimento
 A tutti gli autori dei testi verrà consegnato un attestato di partecipazione, mentre ai vincitori un diploma, inoltre verrà consegnato un attestato di merito agli insegnanti, alle scuole e alle Comunità che hanno partecipato al concorso; la Commissione escluderà dal suo esame i testi non allineati con lo spirito del Manifesto della ML "HISTRIA" allegato al presente Bando di Concorso e quelli evidentemente non originali
 Il premio in denaro potrà essere ritirato solo dal diretto interessato o da altri purché munito di delega scritta e firmata dal vincitore e fotocopia di un documento di identità del vincitore stesso. In tutti gli altri casi è prevista la perdita del premio
Fanno eccezione a questa regola gli autori dei temi residenti in Dalmazia e Montenegro, i cui premi verranno ritirati da un qualificato rappresentante dell'Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo presente al momento della premiazione
 I nomi dei componenti la Commissione, in maggioranza membri della Mailing List "HISTRIA", saranno resi noti dopo la data di consegna degli elaborati
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SEZIONE B - CONCORSO 'ASSOCIAZIONE DALMATI ITALIANI NEL MONDO'
 L'ASSOCIAZIONE 'DALMATI ITALIANI NEL MONDO'
  assegnerà un premio agli allievi delle Scuole Elementari e delle Medie Superiori  situate nell'antica Dalmazia, da Cherso e Veglia fino ai confini con l'Albania, che conoscano la lingua italiana o il dialetto locale di origine veneta/romanza
PER LE SCUOLE ELEMENTARI
 LAVORI INDIVIDUALI:
 Traccia 1: "I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"
 Traccia 2: "Se avessi la bacchetta magica"
Traccia 3: "Storie d’amore o di dolore della mia terra, vicende in cui un sentimento non esclude l'altro"
LAVORI DI GRUPPO:
 Traccia 1: "I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"
Traccia 2: "A Roma il Colosseo o San Pietro, ma nel vostro posto natio, se vi guardate attorno, tra la natura e i monumenti che vi circondano troverete tante cose altrettanto mirabili. . .  tanti motivi per amare la propria terra"
 Traccia 3: "Parlate delle vostre migliori vacanze: reali o immaginarie"
PER LE SCUOLE MEDIE SUPERIORI
LAVORI INDIVIDUALI:
Traccia 1: "I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"
Traccia 2: "Ci sono momenti in cui ascoltando la musica ci sentiamo in armonia col mondo che ci circonda;  quali generi musicali, quali composizioni sceglieresti come colonna sonora nella  contemplazione del paesaggio che ti circonda?"
Traccia 3: "Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante,  una penna e un libro possono cambiare il mondo". E' il messaggio di Malala Yousafzai  la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?"
LAVORI DI GRUPPO:
 Traccia 1: "I nostri veci ne conta" ovvero "I nostri nonni ci raccontano"
Traccia 2: "Ignorare cosa sia accaduto prima della propria nascita, significa restare per sempre bambini".  "Verifica se la conoscenza della storia della tua regione ti ha reso consapevole  e fatto maturare come suggerisce questo pensiero di Cicerone"
Traccia 3: "Le tradizioni sono molto importanti ma, in questo mondo che viaggia alla velocità della luce, quali sono per voi fondamentali e quali superate?"
per le Elementari individuali o di gruppo: i premi saranno assegnati agli alunni delle Scuole elementari situate nei luoghi storici della Dalmazia in Croazia (1°- 8° classe) e agli alunni delle Scuole elementari situate nei luoghi storici della Dalmazia in Montenegro ('Osnovna škola' dalla 1° all' 8° classe)
per le Superiori individuali o di gruppo: i premi saranno assegnati agli studenti delle Scuole medie superiori situate nei luoghi storici della Dalmazia in Croazia e agli studenti delle Scuole medie superiori situate nei luoghi storici della Dalmazia in Montenegro ('Srednja škola')

Per questa sezione B del concorso sono pertanto individuate quattro categorie di concorrenti:
a)      Scuola elementare situata nei luoghi storici della Dalmazia in Croazia
b)      Scuola elementare situata nei luoghi storici della Dalmazia in Montenegro
c)      Scuola media superiore situata nei luoghi storici della Dalmazia in Croazia
d)      Scuola media superiore situata nei luoghi storici della Dalmazia in Montenegro
Ai vincitori di ogni categoria saranno assegnati i seguenti premi :
Al 1° classificato Euro 200, al 2° classificato Euro 150, al 3° classificato Euro 100
I testi dovranno essere redatti in lingua italiana o nel dialetto di origine veneta/romanza parlato in Croazia e Montenegro
Le modalità e i tempi di spedizione degli elaborati sono i medesimi del concorso SEZIONE A. La commissione di valutazione, i tempi e le modalità operative della stessa saranno i medesimi del concorso SEZIONE A
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PREMI SPECIALI

PREMI SIMPATIA
Consistenti in libri per i ragazzini piccolissimi della classe 1° elementare
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PREMIO SPECIALE 'ASSOCIAZIONE PER LA CULTURA FIUMANA, ISTRIANA E
 DALMATA NEL LAZIO'

L'Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio offre un premio di Euro 200 per l'elaborato che meglio valorizza la permanenza della cultura istriana, fiumana, quarnerina e dalmata romanza di stampo autoctono
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PREMIO SPECIALE 'ASSOCIAZIONE LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO'

L'Associazione "Libero Comune di Pola in Esilio" offre un premio di Euro 150 per il miglior tema in concorso proveniente dalla Scuola Elementare Italiana "Giuseppina Martinuzzi" di Pola e Euro 150 per il miglior tema proveniente dalla Scuola Media Superiore Italiana "Dante Alighieri" di Pola
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 PREMIO SPECIALE 'COMITATO PROVINCIALE DI GORIZIA
DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA E DALMAZIA'

Il Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia offre un premio di Euro 100
 per il miglior tema in concorso che esprima al meglio la particolarità del mondo adriatico orientale
 
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PREMIO SPECIALE 'ASSOCIAZIONE LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO'
L'Associazione "Libero Comune di Fiume in Esilio" offre un premio di Euro 150 per il miglior tema in concorso proveniente dalle Scuole Elementari Italiane di Fiume e Euro 150 per il miglior tema proveniente dalla Scuola Media Superiore Italiana di Fiume
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PREMIO SPECIALE ALLA MEMORIA DI ALESSANDRO BORIS AMISICH
offerto dall'Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo
Verrà assegnato un premio di Euro 100  a insindacabile giudizio della Commissione di valutazione, intitolato alla memoria del musicista e amico della Mailing List Histria scomparso prematuramente, Alessandro Boris Amisich
 

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La Regione Istriana istituisce i seguenti premi da assegnare per i concorrenti provenienti dalle scuole elementari e medie superiori con lingua d’insegnamento italiana:

1 premio di 100 euro + targa alla categoria Scuole elementari elaborato individuale
1 premio di 100 euro + targa alla categoria Scuole elementari elaborato di gruppo
1 premio di 100 euro + targa alla categoria Scuole medie superiori elaborato individuale
1 premio di 100 euro + targa alla categoria Scuole medie superiori elaborato di gruppo


La Regione Istriana istituisce i seguenti premi da assegnare per i concorrenti provenienti dalle scuole elementari e medie superiori con lingua d’insegnamento croata:

1 premio di 100 euro + targa alla categoria Scuole elementari elaborato individuale
1 premio di 100 euro + targa alla categoria Scuole elementari elaborato di gruppo
1 premio di 100 euro + targa alla categoria Scuole medie superiori elaborato individuale
1 premio di 100 euro + targa alla categoria Scuole medie superiori elaborato di gruppo

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PREMIO SPECIALE 'FAMÌA RUVIGNISA'

La "Famìa Ruvignisa" offre 500 Euro così divisi: un premio di Euro 150 per il miglior tema in concorso proveniente della Scuola Elementare Italiana "Bernardo Benussi" di Rovigno; Euro 200 per il miglior tema proveniente dalla Scuola Media Superiore Italiana di Rovigno e 150 Euro per tre Premi Giuria di Euro 50 per temi provenienti dalla Città di Rovigno


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PREMIO SPECIALE 'ISTRIA EUROPA'
Lino Vivoda direttore del giornale ISTRIA EUROPA offre un premio di Euro 100 per il miglior tema proveniente dalla Scuola Media Superiore Italiana "Dante Alighieri" di Pola


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 PREMI GIURIA
A insindacabile giudizio della Giuria verranno assegnati dei Premi Giuria di Euro 50 ai temi meritevoli
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La Presidenza del Concorso Mailing List Histria
18 gennaio 2014
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MANIFESTO PROGRAMMATICO MAILING LIST HISTRIA
La ML Histria, sorta per preservare e tutelare l'identità culturale istriana, fiumana, quarnerina e dalmata di carattere italiano, in base allo spirito multietnico dei nostri tempi e svincolata da ogni appartenenza partitica, intende promuovere rapporti di collaborazione con TUTTI gli istituti e TUTTE le organizzazioni che operano nell'attuale regione istriana, fiumana, quarnerina e dalmata, territorio attualmente diviso tra gli Stati Nazionali d'Italia, Slovenia, Croazia e Montenegro, al fine di studiare, custodire e sviluppare l'identità culturale specifica dei territori regionali sopraindicati.
La ML Histria consapevole dell'ineludibile realtà che vede attualmente nella regione la prevalenza della componente slovena e croata rispetto ad altre componenti storiche, come quella italiana, ha per finalità far conoscere e promuovere questa componente ora minoritaria e conseguentemente valorizzare l'identità della Comunità Nazionale degli Italiani in Slovenia, Croazia e Montenegro, cercando di sensibilizzare soprattutto i cittadini ed i mezzi d'informazione italiani.
A questo scopo sollecita la collaborazione di tutti per il superamento d'ogni anacronistica contrapposizione storica tra gli uomini e gli Stati europei di Italia, Slovenia, Croazia e Montenegro al fine di ricostruire insieme la storia, soprattutto il futuro, della regione nel pieno rispetto di tutte le culture in essa storicamente presenti.
La ML Histria riconosce pertanto la necessaria complementarietà di queste etnie che un secolare percorso formativo, venutosi a distillare in quelle terre, ha visto unite in stretti rapporti d'interdipendenza dando vita ad uno "specifico culturale" che, per la sua stessa natura, non può rinunciare a nessuna di queste componenti senza perdere parte significativa della sua originaria identità storica e culturale.




42 - Giornale d'Italia.it 24/01/14 Cristicchi tolto dal palinsesto Rai
Papaveri e papere
Le Foibe danno fastidio anche alla Rai
Lo spettacolo di Simone Cristicchi tolto dal palinsesto. Ecco come la tv di Stato 'celebra' la Giornata del Ricordo
“La storia non deve essere di nessuno, ma la verità deve essere di tutti”. Queste le parole con cui Jan Barnas, autore insieme a Simone Cristicchi di Magazzino 18, ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto, in collaborazione con il cantautore romano, a scrivere un’opera teatrale su un argomento tanto importante quanto discusso. Un lavoro che racconta appunto la verità su una pagina di storia sconosciuta ai più e che per questo meriterebbe un’ampia diffusione. Per esempio in televisione. Magari il 10 febbraio, giorno in cui si ricordano le vittime delle foibe e gli esuli istriani, giuliani e dalmati, ai quali Magazzino 18 rende il giusto riconoscimento ed omaggio.
Magari. Perché la Rai, dopo aver annunciato ufficiosamente che lo spettacolo di Cristicchi e Barnas era stato inserito nel palinsesto della rete ammiraglia per la seconda serata appunto del 10 febbraio, sembra purtroppo averci ripensato. Ne dà notizia, sulla pagina facebook dedicata allo spettacolo, lo stesso autore e protagonista, che scrive: “Purtroppo la messa in onda non è stata al momento confermata. Sembra infatti che ci sia stato un dietro front, per lasciare spazio ad un’altra trasmissione. Ubi Maior! Questo è tutto quello che mi è stato detto. Mi dispiace per tutte quelle persone che, non avendo visto lo spettacolo nella propria città, aspettavano il 10 febbraio per poterlo vedere in tv”.
Una decisione, quella dei vertici di viale Mazzini, decisamente non condivisibile. Perché Magazzino 18 è il primo spettacolo che porta in scena, tra musica, immagini e monologhi, una Verità che in molti hanno fatto di tutto per dimenticare. E compito primario di una tv pubblica dovrebbe essere appunto quello di contribuire a fare cultura, magari anche divertendo e commuovendo. Soprattutto in una giornata come quella del Ricordo.
Accendere la televisione per guardare lo spettacolo di Cristicchi avrebbe dato, finalmente, un buon motivo per pagare un canone che appare, quasi a tutti, sempre più ingiustificato. Perché la qualità e lo spessore delle trasmissioni che vanno in onda appare, salvo sempre più rare occasioni, in caduta libera. Evidentemente i vertici di viale Mazzini non hanno ritenuto opportuno dare spazio ad un lavoro che continua a riscuotere successi, premi ed opinioni molto più che favorevoli. Tra esse, solo per ricordarne alcune, le parole di Pippo Baudo (“Lo spettacolo è uno dei più belli da me visti a teatro negli ultimi anni. Perfetto”), di Francesco Scorace (“Ciò che Cristicchi ha messo in scena dovrebbe insegnare il rispetto della ricerca storica e indurre a fare i conti con la propria coscienza”) e di Achille Occhetto che, forse tardivamente – ma meglio tardi che mai – ammette almeno parzialmente le colpe della sinistra nelle vicende trattate: “Spettacolo davvero molto bello. Trasmette un grande pathos per via di vicende drammatiche nelle quali i torti e le ragioni non stanno tutti da una parte. Occorre dire, e nel lavoro di Cristicchi ne ho trovato traccia, che lo stalinismo ha macchiato le idealità dello stesso antifascismo”.
Cristina Di Giorgi



43 - Il Giornale 20/01/14 "Marino cancella i Viaggi della Memoria per le foibe"
Marino cancella i Viaggi della Memoria per le foibe", accusa Fratelli d'Italia
 
Eliminati i fondi per il Viaggio della Memoria in Istria e Dalmazia, dimezzati quelli per Auschwitz: il sindaco nel vortice delle polemiche
 
Eliminati i fondi per il Viaggio della Memoria in Istria e Dalmazia, dimezzati quelli per Auschwitz.
Con quest'accusa Fabrizio Ghera, capogruppo di Fratelli d'Italia in Campidoglio, ha attaccato una nota il sindaco di Roma Ignazio Marino.

A distanza di pochi mesi dalle polemiche che avevano travolto il vicesindaco Luigi Nieri ("Le foibe le ricorderanno altre città, non Roma"), una nuova bufera si scatena sull'amministrazione della capitale. Il consigliere di Fratelli d'Italia ha infatti denunciato in queste ore la presentazione in Commissione scuole di un documento che prevede il dimezzamento del viaggio ai campi di concentramento nazisti, e la cancellazione di quello in Istria e Dalmazia. Una decisione che fa rumore soprattutto se posta a confronto con l'attenzione dedicata dall'amministrazione Alemanno al tema del ricordo della tragedia delle foibe, e che suona ancora più clamorosa dopo le polemiche di agosto seguite alle frasi del vicesindaco Nieri.

"Marino ignora che Roma non solo accolse i profughi istriani, giuliano e dalmati in fuga dal dramma delle foibe ma esiste anche una legge dello Stato, numero 92 del 2004, che dispone l'obbligo per le scuole e le istituzioni di onorare e far conoscere la tragedia italiana degli infoibati per decenni nascosta e mistificata dalla storiografia di sinistra", prosegue Ghera, che rammenta come la legge sulla Giornata del Ricordo - che viene celebrata il 10 febbraio, anniversario del giorno del 1947 in cui l'Italia cedette alla Iugoslavia l'Istria e la Venezia Giulia - sia stata votata nel 2004 da tutto il parlamento. Fratelli d'Italia ha chiesto il ripristino immediato di tutti i fondi per i Viaggi della Memoria.
Solo pochi giorni fa Achille Occhetto aveva ammesso in un'intervista a Il Tempo di essere venuto a conoscenza del martirio degli italiani di Istria, Dalmazia e Venezia Giulia solo nel 1989, all'epoca della svolta della Bolognina.



44 - Avvenire  22/01/14 Il caso - Roma, quel pasticciaccio brutto delle Foibe
Il caso

Roma, quel pasticciaccio brutto delle foibe
Poche idee ma confuse... Ignazio Marino prima maniera: «Roma onorerà sempre la tragedia della Foibe – disse il primo cittadino di Roma solo lo scorso agosto –: l’impegno mio personale e della mia giunta farà sì che la memoria sulle Foibe e sull’esodo non conosca mai l’oblio né occupi un posto di secondaria rilevanza nel ricordare le folli tragedie del nostro recente passato».

Un mea culpa reso necessario dall’improvvida esternazione del suo braccio destro, il vicesindaco Luigi Nieri (Sel), che poco prima aveva profetizzato (facendosene un baffo di una legge nazionale): «Altre città ricorderanno le foibe. Non certo Roma!».
Profetizzato, perché nonostante le scuse e i chiarimenti di Marino, oggi dobbiamo dire che proprio Nieri ci aveva preso in pieno, l’unico a dire la verità sulle intenzioni della giunta Marino: ieri infatti la Commissione scuola del Comune di Roma ha presentato il documento con cui cancella i cosiddetti viaggi della Memoria, istituiti da cinque anni proprio per far conoscere ai ragazzi delle scuole i luoghi del Nordest italiano e immediatamente fuori dal confine nazionale (Slovenia e Croazia) in cui durante e dopo il secondo conflitto mondiale avvenne il genocidio degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia.
Una decisione improvvida, non solo perché segna la prima celebrazione targata Marino, ma anche perché arriva proprio nel decennale della legge istitutiva del "Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo" (30 marzo 2004), quando cioè ci si sarebbe aspettati un intensificarsi delle iniziative, raccomandate dallo stesso presidente della Repubblica Napolitano e dalle alte istituzioni dello Stato. A denunciare il fatto, ieri mattina, il capogruppo di FdI in Campidoglio, Fabrizio Ghera, e l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che in realtà parlavano di «azzeramento dei viaggi scolastici alle foibe e dimezzamento di quelli ad Auschwitz», con una duplice offesa dunque alla memoria di entrambi gli olocausti che hanno insanguinato il nostro Novecento.

«Apprendiamo con sconcerto la decisione di dimezzare i fondi per i viaggi della Memoria della Shoah e contemporaneamnte annullare del tutto quelli per i viaggi alla Foiba di Basovizza (Trieste) e in Istria e Dalmazia», hanno subito commentato gli esuli stessi del "Comitato 10 Febbraio" (data appunto del Giorno del Ricordo), notando tra l’altro come per Marino esistano evidentemente «due pesi e due misure», dato che «è già deplorevole tagliare i percorsi della Memroia, ma cancellare la possibilità di effettuare quelli per conoscere una storia negata per oltre 60 anni è di una gravità inaudita, specie se a farlo è la capitale d’Italia», che tra l’altro comprende un popoloso quartiere giuliano-dalmata, abitato dai profughi scampati alle foibe di Tito.
A metterci una pezza ci ha pensato l’assessore romano alla Scuola, Alessandra Cattoi, che però ha peggiorato la gaffe: «Non è vero che abbiamo dimezzato i fondi per Auschwitz per il 2014. Lo scorso ottobre abbiamo portato in Polonia ben 24 scolaresche romane perché la memoria è e deve essere sempre parte della formazione dei giovani». «Non solo, abbiamo introdotto anche il viaggio a Ferramonti (Cosenza) come testimonianza dei campio di concentramento anche in Sud Italia». Salva la Shoah, allora. Ma le Foibe? «Le polemiche sono prive di fondamento: abbiamo già disposto per il 10 febbraio la deposizione di due corone d’alloro, accompagnata dalla banda»... Il Giorno del Ricordo – lo ripetiamo – è il 10 febbraio, ma la giunta di Marino «sta riflettendo sulle modalità più opportune per celebrarlo con le scuole». Viaggi tagliati, dunque.

Ecco allora, solo in serata e con un trafelato twitter, il Marino seconda maniera: "Siamo in contatto con la Società di Studi Fiumani per celebrare il Giorno del Ricordo con le scuole romane". Punto. Questa la risposta alle mille voci che si appellavano perché non facesse scempio, a soli dieci anni dall’istituzione, di una delle conquiste di civiltà più sofferte e più meritorie di questa nazione.

Era solo il 2007 quando Napolitano, il 10 febbraio, ammetteva commosso «la congiura del silenzio» che per 60 anni aveva censurato la storia più tormentata d’Italia: «Anche di quella congiura non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità di aver negato o ignorato la verità per cecità politica». Solo 7 anni e sembrano settanta.

Lucia Bellaspiga




45 – Avvenire 23/01/14  Roma,"ricordo" delle foibe mortificato e impegni al futuro, il direttore Marco Tarquinio risponde
Roma, "ricordo" delle foibe mortificato e impegni al futuro

il direttore risponde di Marco Tarquinio

I fondi andavano cercati. La giunta Marino non li ha cercati né trovati, mentre ne ha
trovati per altre discutibilissime iniziative

Caro direttore,

le scrivo dopo aver letto l`articolo di "Avvenire", nel quale si critica duramente e - me lo lasci dire - ingiustamente la scelta della nostra amministrazione sulla Memoria e in particolare su quella
delle Foibe.
Voglio rassicurare lei e i suoi lettori, ma anche chi ha sollevato una polemica su questa pagina folle e dolorosa della nostra storia e,soprattutto, le romane e i romani che, come me, hanno ben presente quanto sia importante tutelare il ricordo delle tragedie che hanno insanguinato il XX secolo, per non cedere mai più alla tentazione dell`odio, qualunque sia la sua natura. Ritengo che la
memoria rappresenti un dovere di ogni istituzione, specialmente nei riguardi delle nuove generazioni. Per questo mi preme precisare che, nonostante al nostro insediamento abbiamo dovuto constatare l`azzeramento dei fondi per le iniziative sulla memoria, non esiste alcun documento che cancelli per il futuro il viaggio nei luoghi delle Foibe. Stiamo ora lavorando per definire il programma degli appuntamenti legati alla Memoria per l`anno scolastico 2014-2015. Confermo quindi, come è sempre stato, l`impegno su un fronte così importante affinché ogni avvenimento sia ricordato con la giusta considerazione. Per il 10 febbraio,
giorno del ricordo dedicato alle vittime dei massacri delle foibe e dell`esodo giuliano-dalmata, abbiamo previsto momenti di celebrazione e raccoglimento, ma anche di riflessione insieme alle
ragazze e ai ragazzi delle nostre scuole. Tra le altre iniziative stiamo
infatti organizzando un importante incontro che coinvolga cittadini e studenti, con l`intervento di illustri studiosi. Ma non è tutto, siamo al lavoro su iniziative per tenere viva la memoria di quei drammatici avvenimenti durante tutto l`anno. Tanto per cominciare, a marzo sarò in una visita ufficiale al Quartiere Giuliano Dalmata di Roma per incontrare e rendere omaggio agli esuli e alle loro famiglie. Inoltre, presto aprirà la Casa del Ricordo: abbiamo dato effettiva attuazione a tutte le procedure perché si possa finalmente inaugurare assieme alle due associazioni intestatarie, la Società di Studi Fiumani e l`Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, per promuovere e ospitare nuove iniziative con le scuole. Con la Società di Studi Fiumani stiamo anche studiando una convenzione per permettere agli studenti romani di accedere alla documentazione del prezioso Archivio Museo Storico di Fiume. Intendiamo inoltre promuovere incontri tra studenti e testimoni dell`esodo e della tragedia delle Foibe e altri progetti che, dall`autunno prossimo, vedano il diretto coinvolgimento delle scuole romane, convinti come siamo che la scuola sia il laboratorio nel quale prende forma il futuro di ogni società. Un futuro non potrebbe esistere senza memoria.

Ignazio Marino, sindaco di Roma



Caro direttore, sono uno dei tanti esuli da Pola e desidero attestarle la mia profonda riconoscenza, gratitudine e apprezzamento per aver ancora una volta, tempestivamente, difeso la nostra causa.
L`articolo odierno (22 gennaio, ndr) di Lucia Bellaspiga, conciso ma ben documentato e l`incisiva intervista ad Antonio Ballarin, attuale presidente dell`Anvgd (Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), la più importante Associazione nazionale che riunisce gli esuli dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia, hanno portato in primo piano e all`attenzione non solo dei lettori di "Avvenire" ma, attraverso i moderni mezzi d`informazione di massa, anche di un numero elevato di persone interessate ai nostri problemi, il tentativo maldestro di boicottare parte importante delle manifestazioni previste in occasione del prossimo 10 febbraio, "Giorno del Ricordo". La ringrazio
sentitamente.

Argeo Benco, già sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio


Gentile direttore, desidero ringraziare "Avvenire" e la sempre efficacissima Lucia Bellaspiga per gli articoli di oggi (22 gennaio, ndr) sul taglio dei "Viaggi della memoria" degli studenti romani nella Venezia Giulia e lei per lo spazio concesso al tema. In tal modo state esercitando un`importante pressione morale sulla Commissione Scuola di Roma Capitale e sulla Giunta capitolina affinché recedano da quella decisione discriminatoria e diseducativa. Tale impegno civile va a indiscutibile merito del vostro giornale.

Paolo Radivo, direttore de "L`Arena di Pola"



Assisto da molti anni - e non mi rassegno- al gioco retorico dei polemisti (spesso personaggi politici) che accusano chi sottolinea loro decisioni o dichiarazioni sbagliate o comunque controverse e contestabili di lanciare critiche «dure» e «ingiuste». Ma poi confermano i motivi della bufera che hanno suscitato. Basta leggere con attenzione la lettera del sindaco di Roma, Ignazio Marino, per capire che tutti gli impegni che lodevolmente annuncia sono declinati al futuro e ancora imprecisati, perché al presente c`è solo la cancellazione del "viaggio del ricordo" sul confine orientale d`Italia (che segue il quasi dimezzamento del "viaggio della memoria" ad Auschwitz). Questa è la realtà. E a premessa di tutto c`è una terribile frase del vicesindaco di Roma, Luigi Nieri: «Roma è medaglia d`oro della Resistenza, ha subito il fascismo e il nazismo, la deportazione del Ghetto. È quella la nostra memoria. Altre città ricorderanno le foibe...». Eppure il gioco di dire che altri, e cioè noi, sarebbero «duri» e «ingiusti» piace al sindaco Marino. Ci dispiace per lui, ma di più per gli esuli giuliano dalmati che nella Capitale (come il sindaco ricorda, ma lo diciamo a beneficio del suo numero due nella giunta capitolina che evidentemente non conosce abbastanza la sua città) hanno forse il più importante tra i quartieri italiani che portano il loro nome. E ci dispiace peri ragazzi delle scuole romane che quest`anno non avranno la possibilità di capire in loco che cos`è stata la tragedia degli infoibati dai miliziani con la stella rossa di Tito. Sia chiaro, poi, che se il sindaco Marino annuncia che a Roma si farà un po` di "ricordo" nonostante il niet del vicesindaco Nieri, noi crediamo al sindaco e ne siamo contenti. Ma gli crediamo meno, anzi niente affatto,
quando dice di aver solo «constatato» che i fondi per il "ricordo" e la "memoria" non c`erano. I fondi, come negli anni precedenti, andavano trovati. E la giunta Marino nel caso del ricordo delle foibe non li ha cercati né trovati. Ne ha trovati, eccome, invece anche per altre discutibilissime
iniziative come quella (ne parliamo oggi a pagina 13) sull`educazione alla "teoria del gender", cioè sul superamento della maternità e paternità naturali. Complimenti. Il tempo per rimediare, però, c`è sempre. Basta volerlo, basta avere l`onestà intellettuale di ammetterlo. Rinnovo agli amici giuliano-dalmati che ci hanno scritto (e sono tanti), e che qui sono rappresentati da Argeo Benco e
Paolo Radivo, tutta la nostra solidarietà.











46 - Il Tempo 22/01/14  L'editoriale di Guido Cace - I nostri morti vanno rispettati Marino ripensaci

L'EDITORIALE DI GUIDO CACE
I nostri morti vanno rispettati Marino ripensaci
Signor sindaco Ignazio Marino, leggendo Il Tempo ho appreso che si è deciso di non finanziare più le visite alle Foibe degli studenti di Roma. Non so come nasca questa decisione, probabilmente su sollecitazione dei suoi alleati di Sel, il partito erede di coloro che nel 2004 in parlamento votarono contro l'istituzione della Legge del Ricordo.

Sinceramente non credevo che dopo il grande lavoro svolto dalle associazioni e supportato dalle Istituzioni sin dai primi anni '90 del secolo scorso, si potesse ancora discutere sulla necessità di parlare e di far conoscere la vastità della tragedia delle Foibe, su cui per cinquant'anni era caduto un vergognoso e colpevole silenzio.

Dramma, non dimentichiamolo, che fu la causa scatenante dell'Esodo di 350.000 italiani dall'Istria, da Fiume, dalla Dalmazia. Epopea iniziata nel 1943 e che durò sino al 1956. Ricordo a Lei e ai suoi colleghi che l'orrore, la paura, la violenza poste in essere dai partigiani comunisti di Tito furono gli strumenti per attuare una vera e propria "pulizia etnica", finalizzata alla fuga di intere popolazioni dai propri territori per rivendicarne il possesso.

Basti pensare che tre capoluoghi di provincia del Regno d'Italia, ossia Pola, Fiume e Zara, persero dall'80 al 90% dei propri cittadini che preferirono scappare in Italia abbandonando tutto, per non rinunciare alla propria identità nazionale. Le rammento anche come la violenza operata dai comunisti jugoslavi sugli italiani fu così sistematica da favorire un esodo massiccio.

Dopo l'8 settembre 1943, alla proclamazione dell'armistizio, l'esercito italiano si sfaldò, i reparti presenti nelle zone del confine orientale d'Italia, come del resto in tutti i Balcani, si volatilizzarono, lasciando armi e munizioni nei magazzini. In quello stesso periodo i partigiani slavi si scatenarono all'interno dell'Istria, dove scorre il fiume Carso con le sue ormai tragicamente note "foibe", voragini rocciose create dall'erosione violenta del fiume, che furono usate come fosse comuni per eliminare migliaia di italiani residenti nei paesi dell'entroterra istriano. Vennero colpiti proprietari terrieri, carabinieri, segretari comunali, sacerdoti, insegnanti, professionisti e anche donne e bambini. Tale massacro proseguì fino ai primi di novembre del 1943 quando i tedeschi, con i reparti della neo-costituta Repubblica Sociale Italiana, ripresero il controllo del territorio.

Da allora di eccidi nelle Foibe non si parlò più fino ad arrivare al 30 aprile 1945, a guerra finita, quando le truppe di Tito occuparono Trieste e l'intera Istria. Alcune cifre non discutibili, per confermare questi fatti: con la rioccupazione del territorio istriano da parte fascista e tedesca i Vigili del Fuoco di Pola furono incaricati di recuperare le salme gettate nelle foibe istriane. Ebbene, i cadaveri risaliti in superficie ed individuati furono un migliaio. Tale cifra è desunta dal dossier "Trattamento degli italiani da parte jugoslava dopo l'8 settembre 1943", presentato dal Governo italiano alla Conferenza per il Trattato di pace di Parigi del 1946-1947. Ma perché noi esuli sosteniamo che l'infoibamento di persone, anche vive, è un crimine contro ogni rispetto umano? Questo massacro è stato attuato a ostilità ormai terminate.

Nei quarantacinque giorni (30 aprile - 15 giugno 1945) di occupazione titina di Trieste, dalla città giuliana "scomparvero" 4.500 italiani, a Fiume oltre 500, a Gorizia basta andare al Parco della Rimembranza per leggere i nomi dei 699 morti nelle Foibe e, leggendoli, si scoprirà che almeno 200 erano uomini della Resistenza. Non essendo state fatte ricerche approfondite sul territorio occupato dagli slavi non è possibile avere cifre precise per valutare l'entità esatta dei morti. Con ragionevolezza si può indicare in almeno 12.000 gli scomparsi per morte violenta in quel periodo. Questa è la realtà che si è cercato di nascondere troppo a lungo.

E' una grave offesa e una grave provocazione quanto il Campidoglio sta ponendo in essere nei confronti della nostra tragedia. Da esule e da presidente dell'Associazione Nazionale Dalmata mi auguro che la nostra città, la Capitale d'Italia, ripristini le iniziative per far conoscere alle giovani generazioni, come è doveroso che sia, tale atroce pagina della nostra storia. Signor sindaco, ci ripensi.
Guido Cace Presidente Associazione Nazionale Dalmata




47 - Il Tempo 24/01/14  Il sindaco di Latina parte con gli alunni: «Noi investiamo nel ricordo»
Il sindaco di Latina parte con gli alunni: «Noi investiamo nel ricordo»
Non tutti i colleghi di Ignazio Marino la pensano come lui. E non solo mantengono vivo il ricordo della propria città con manifestazioni e celebrazioni ma anche con i viaggi nei luoghi dove l’orrore si perpetrò. È il caso del sindaco di Latina, Giovanni Di Giorgi che in merito ala vicenda legata alla Giornata del Ricordo e alle Foibe ci ha scritto una lettera.
 «Ci sarò anche io, il prossimo 10 febbraio, insieme a tanti studenti della mia città nei luoghi dell'orrore e della vergogna per vedere, conoscere e non dimenticare la tragedia delle foibe. La città di Latina celebrerà così la "Giornata del ricordo", consentendo ai nostri giovani di poter riflettere insieme, in raccoglimento nella Foiba di Basovizza, dichiarata monumento nazionale nel 1992 e simbolo delle atrocità commesse sul finire della seconda guerra mondiale e negli anni successivi dalle milizie di Tito. Nonostante le note difficoltà economiche che caratterizzano tutti i Comuni italiani, Latina ha deciso di investire nella memoria e nella civiltà mettendo a disposizione i fiondi necessari per consentire ai nostri studenti di conoscere da vicino un momento drammatico della nostra storia, per troppo tempo oscurata e dimenticata. La scelta fatta dal Comune di Latina, che auspico sia condivisa da tanti altre città e comunità locali a cominciare dalla capitale, di destinare risorse per consentire agli studenti di vivere questa esperienza rappresenta, ritengo, soprattutto un segno di civiltà ma anche un dovere per le istituzioni, chiamate alla responsabilità di educare le nuove generazioni a valori condivisi e alla conoscenza che è alla base della libertà di scelta e della crescita di una comunità. Una responsabilità che assume ulteriore peso e significato per una città come Latina, che ha nella sua breve storia il seme dell'accoglienza, avendo ospitato una folta comunità di giuliano-dalmati che sono da sempre parte integrante della nostra e con cui, ogni anno, promuoviamo le celebrazioni in occasione, appunto, della Giornata del ricordo. In questo percorso di memoria e di civiltà, da tre anni e con altrettanto entusiasmo e carica valoriale, il Comune di Latina è presente con i suoi studenti anche alle celebrazioni della Giornata della memoria ad Auschwitz, finanziando anche in questo caso la partecipazione dei giovani e raccogliendone, poi, emozioni e sensazioni attraverso successivi incontri. A quella terra oggi ci legano progetti e iniziative comuni nel segno della pace e della condanna di quegli orrori, un patto di amicizia che periodicamente rinnoviamo.
Latina è città che si fregia della medaglia al valor civile per il sacrificio compiuto dai suoi pionieri fondatori, e nel rispetto di quella grande lezione sono convinto che la strada da percorrere, per lasciare un segno forte alle nuove generazioni, sia il recupero di quella memoria senza la quale non si può costruire un futuro equilibrato e di crescita. Dentro quella memoria ci sono anche le foibe e il sacrificio di tanti italiani inghiottiti dall'orrore carsico».
Giovanni Di Giorgi ; *sindaco di Latina



48 - Il Piccolo 24/01/14 Masserizie degli esuli. L'Irci apre il Magazzino 18
Masserizie degli esuli. L’Irci apre il Magazzino 18

A Trieste visite guidate in occasione del Giorno del ricordo, l’unico precedente nel 2004 dopo il trasloco dei materiali dall’hangar 26. Il nodo della collocazione definitiva

di Paola Bolis

Raccontato in musica da Simone Cristicchi, simbolo di una ordinaria quotidianità inghiottita dalla crudezza dell’esodo, il Magazzino 18 sarà aperto al pubblico in occasione del prossimo Giorno del ricordo. Lo sarà a dieci anni di distanza dalla prima - e unica - volta in cui l’Irci organizzò in Porto Vecchio una giornata di visite alle masserizie degli esuli istriani che lì giacciono. «Dobbiamo ancora chiedere i permessi all’Autorità portuale e vedere di organizzare un bus-navetta per raggiungere l’hangar», che è vicino al 26; «ma puntiamo a organizzare una serie di ingressi nelle date immediatamente successive al 10 febbraio», ricorrenza del Giorno del ricordo, annuncia la presidente dell’Irci Chiara Vigini invitando già chi fosse interessato a contattare l’Istituto. La decisione è stata presa in base a vari fattori: il decennale dell’approvazione della legge istitutiva del 10 febbraio, il fatto che al Museo di via Torino dove si soleva celebrare il Giorno con qualche esposizione sia già allestita la mostra di Manlio Malabotta, ma certo anche l’interesse che per il Magazzino 18 è stato nuovamente suscitato dall’opera di Cristicchi.

«C’è da lavorare per sistemare il tutto quanto basta», dice aggirandosi nei polverosi stanzoni del 18 Piero Delbello, il direttore dell’Irci che ha le chiavi del deposito e che alle masserizie ha dedicato anche un libro quando ancora mobili, attrezzi da lavoro, libri, sussidiari scolastici, quaderni, giochi, abiti, cucchiai, mattarelli, scatole di bottoni erano depositati nel Magazzino 26. Quello al 18, avvenuto nel 2001, è stato infatti l’ennesimo trasloco subìto dalle cose che furono degli esuli nel corso degli anni, capitolo di una vicenda che si aprì nel 1947. Affidato alla gestione prefettizia, il materiale venne accatastato nel Magazzino 22 dove rimase fino al 1988, quando l’edificio venne demolito. Una parte delle masserizie andò perduta con l’arrivo delle ruspe; durante lo sgombero poi divampò un incendio che distrusse altro materiale. Ciò che si riuscì a salvare fu collocato nel Magazzino 26: era il periodo in cui le masserizie vennero donate dalla Prefettura all’allora neonato Irci. In anni più recenti il restauro dell’hangar più grande di Porto Vecchio ha indotto a un altro trasloco: al 18, dunque.

Dove oggi, dice Delbello, sta quanto è rimasto: «più o meno la metà» delle cose che arrivarono subito dopo la guerra dall’Istria, ma che negli anni successivi dalle Prefetture di più città d’Italia continuarono a essere inviate nel capoluogo giuliano. Fatte arrivare dalle varie ditte di spedizioni nelle località di destinazione delle famiglie che ne erano proprietarie, in più casi rimasero nei depositi. Senza che nessuno più le reclamasse. E dunque furono fatte infine convergere in Porto Vecchio, dove oggi occupano una parte del primo piano del 18. «Cose che hanno un senso e un significato simbolico se mantenute nel loro insieme, non certo se frammentate», rimarca Piero Delbello: lo smantellamento farebbe loro perdere il valore simbolico.

Ma intanto quello della collocazione definitiva resta un problema aperto. Dice Delbello: «Basterebbe creare un percorso all’interno di cataste e scaffalature, nella storia di Porto Vecchio c’è anche quella delle masserizie degli esuli». «Certo ci vuole un progetto. La scorsa estate ho scritto una lettera alla presidente dell’Autorità portuale lanciando la proposta che venisse programmata una mostra permanente al 18 o in un angolo del 26», dice Vigini, «ma non ho avuto riscontro».





49 – L’Arena di Pola 16/01/14 Giorno del Ricordo: nelle chiese si preghi per Infoibati ed Esuli
Giorno del Ricordo: nelle chiese si preghi per Infoibati ed Esuli
Il Ten. Col. Carlo Cetteo Cipriani, abruzzese appassionato della Dalmazia italiana, ha elaborato uno schema di lettera da inviare a vescovi e/o parroci per chiedere loro di recitare preghiere per gli Infoibati e gli Esuli istrianofiumano- dalmati in occasione del Giorno del Ricordo, come già avvenuto lo scorso anno in alcune chiese italiane.
Eccellenza (per i vescovi) / Reverendo (per i parroci),
il 10 febbraio 2013, domenica, in occasione della Giornata  del Ricordo, in molte chiese, in alcuni casi in alcune diocesi, su iniziativa di alcuni fedeli, furono recitate preghiere per i martiri delle Foibe e per gli Esuli dalla Dalmazia  e dalla Venezia Giulia.
Da alcuni anni infatti, il 10 febbraio, in Italia si commemora la Giornata del Ricordo degli infoibamenti e dell’esilio  delle genti dell’Adriatico orientale (Dalmazia, Fiume,  Istria). Immagino Ella conosca ad ampie linee la vicenda:  migliaia di uccisi e decine di migliaia di profughi per restare  fedeli alla lingua ed alla cultura degli avi, fra cui la religione cattolica era uno degli aspetti più sentiti.
Mi permetto di ricordarle solo le figure di taluni cristiani esemplari provenienti da quelle terre, ad iniziare da don Francesco  Bonifacio, di recente canonizzato, i Vescovi in Esilio mons. Munzani, mons. Camozzo, mons. Radossi, un santo uomo come Martinuzzi ed ancora padre Rocchi, francescano, che per decenni ha assistito gli Esuli Giuliano-  Dalmati, san Leopoldo Mandic di Cattaro, fra Lino Maupas di Parma (ma in realtàdi Zara), Carlo Kiswarday aiutante di Padre Pio...
Questa lettera èper chiederle che anche nel 2014 si preghi coralmente per gli infoibati e gli esuli, per questi fratelli sfortunati, al di là delle singole celebrazioni commemorative.   Il 10 febbraio sarà lunedì per cui le preghiere  potrebbero esser inserite fra quelle di domenica 9 febbraio.
Nel 2013 le preghiere son state di questo tenore, e potrebbero esser riprese quest’anno:
Per i Dalmati, Fiumani, Istriani, Giuliani, morti infoibati, perché nella tua misericordia concedi loro di godere la gioia della tua gloria, a premio dell’amore manifestato e delle persecuzioni subite.
Per gli Esuli dalla Dalmazia, Fiume, Istria, Venezia Giulia, morti in esilio, nella sofferenza della lontananza e della povertà, perché nella tua misericordia concedi di godere la gioia della tua gloria, a premio dell’amore manifestato e delle persecuzioni subite.
Per gli Esuli Dalmati, Fiumani, Istriani, Giuliani, dispersi per il mondo, perché tu conceda la serenità ai loro giorni, al di là del ricordo delle vicende strazianti che hanno vissuto, e se vorrai il ritorno alle loro antiche case.
Restando ovviamente a disposizione per ogni chiarimento, mi permetta di presentarle i sensi della mia devozione, insieme agli auguri di sereno anno 2014.
Con viva cordialità
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50 – La Voce del Popolo 23/01/14 Pola - «Papa Francesco riveda le decisioni su Daila»
 
«Papa Francesco riveda le decisioni su Daila»

POLA | I rappresentanti del Comitato promotore per l’appello al Santo Padre in relazione al caso Daila, hanno presentato ieri in sede di conferenza stampa a Pola il contenuto della lettera firmata da 250 intellettuali istriani. La missiva è stata inviata a Papa Francesco, con la richiesta di rivedere il caso, visti anche i recenti cambiamenti all’interno della Curia romana.

Trovare una soluzione giusta

Il Comitato, composto da professori, medici, intellettuali, giornalisti e imprenditori, ha ribadito l’invito alla Santa Sede a trovare una soluzione giusta per la vicenda, ovvero una soluzione che non sia contraria agli interessi della chiesa istriana, dei suoi fedeli e del popolo croato nel suo insieme.

Scelte in materia finanziaria

In particolare la Curia romana è stata invitata a rivedere le decisioni economiche prese in merito alla tenuta di Daila, visto che la diocesi di Parenzo e Pola, è stata “condannata” a pagare una grossa somma di denaro ai monaci benedettini di Praglia (Padova), che nel 1948 si sono visti confiscare il monastero con circa 400 ettari di terreno dalle autorità jugoslave comuniste e, per il quale, dalle autorità italiane avrebbero già ricevuto un grosso risarcimento.
Il giornalista della Radio Vaticana, Aldo Sinković, ha sottolineato che la lettera non ha nessun intento polemico, ma che vuole solamente mettere al corrente Papa Francesco della situazione in merito al caso Daila, soprattutto del malcontento dei fedeli istriani.

Un verdetto da cambiare

Il giornalista, dicendosi convinto che il Papa cambierà la decisione presa dal suo predecessore, ha espresso la speranza che il nuovo verdetto pontificio “mostri al pubblico la vera anima della chiesa, che è permeata da verità e giustizia”. Sinković ha pure manifestato l’auspicio che la Curia romana, sia in grado di dimostrare la sua imparzialità quando si tratta di prendere decisioni”.

Galeotto fu il risarcimento

Lo scrittore e intellettuale cattolico Mario Sošić ha affermato che le vicende intorno al monastero di Daila sono diventate un “caso” solo quando la Commissione vaticana ha emesso il verdetto che prevede il pagamento di 4.5 milioni, come risarcimento, da parte della diocesi di Parenzo e Pola agli ex proprietari.

Il sostegno di Drago Kraljević

A sostenere l’iniziativa è stato anche l’ex ambasciatore croato in Italia, Drago Kraljević, che ha aderito al comitato promotore perché a suo avviso non si tratta solo di una questione interna alla Chiesa cattolica, ma di una vicenda che va ad intaccare i rapporti bilaterali tra la Croazia e la Santa Sede. Kraljević si aspetta una risposta positiva da Papa Francesco, visto che è un forte sostenitore di una Chiesa aperta e democratica, in procinto di fare importanti riforme al suo interno. “Mi aspetto che verifichi la decisione presa dalla Commissione vaticana ed anche le delibere successive”, ha affermato l’ex ambasciatore Drago Kraljević.

Marin Rogić





51 - La Voce del Popolo 21/01/14   Fiume -  Silvije Tomašević:  Le sponde dell'Adriatico devono dialogare di più
Le sponde dell’Adriatico devono dialogare di più

FIUME Silvije Tomašević, corrispondente da Roma dell’HRT e del Večernji list, è considerato uno dei più autorevoli giornalisti croati. I suoi commenti hanno spesso un peso determinante nella formazione dell’opinione pubblica croata per quanto concerne i rapporti con l’Italia e la Santa Sede. Oggi Tomašević interverrà nella sede della CI di Fiume per dialogare con i suoi lettori fiumani. Nel corso della serata presenterà la rivista Manjine-Minoranze, un periodico bilingue (testi in italiano e croato) da lui fondata allo scopo di avvicinare ai lettori italiani e croati le rispettive realtà. Alla vigilia del suo intervento a Palazzo Modello il collega ci ha concesso un’ampia intervista.

Lei è uno dei più stimati giornalisti croati. Non molti sanno però che negli anni ’70 ha iniziato la carriera a Fiume, come corrispondente del Večernji list. Quali ricordi ha di quel periodo?

“Esatto. Ho iniziato la carriera a Fiume. Conservo un bellissimo ricordo di quell’esperienza. Un periodo interessante, soprattutto dal punto di vista politico, considerato che si era da poco conclusa la Primavera croata. Inoltre, in quegli anni a Fiume era in grande fermento l’economia. Mi occupavo principalmente di temi attinenti al turismo e allo sport. Ricordo di aver intervistato Luciano Sušanj alla vigilia degli Europei di atletica disputatisi a Roma nel 1974. Durante l’intervista si menzionò la possibilità di una sua vittoria. Potete immaginarvi la mia gioia quando Sušanj si aggiudicò la finale degli 800 metri. Ho seguito pure la realizzazione della piscina olimpica di Costabella, il nucleo dell’odierno Polo natatorio, uno dei più suggestivi impianti sportivi in Croazia”.

Cosa l’ha spinta a intraprendere la carriera giornalistica?

“Anche mio padre (Đuro, detto Giorgio o Đuka, ndr) svolgeva questo lavoro. Faceva parte della redazione di Radio Fiume. Non fu entusiasta nell’apprendere che avevo deciso di seguire le sue orme. Io però mi sono appassionato subito al mestiere del giornalista. Per certi versi è stato un colpo di fulmine. D’altronde in un’occasione anche Giovanni Paolo II ebbe a dire che il giornalismo è una sorta di vocazione”.

Scuole di giornalismo

Quali sono le differenze tra il modo di fare giornalismo in Italia e in Croazia?

“In Croazia si pratica un giornalismo di stampo anglosassone, mentre in Italia è più diffuso un giornalismo che io mi diverto a definire ‘dantesco’. Mi spiego. Nel 1984, quando giunsi in Italia, l’opinione pubblica si stava interrogando sul suicidio di un esponente della Democrazia cristiana siciliana che si era tolto la vita lanciandosi da una finestra. All’epoca, per documentarmi, leggevo il Corriere della Sera, la Repubblica e il Messaggero. Ebbene, su ciascuna di queste tre testate avevo letto che la finestra dalla quale si era gettato si trovava a un piano diverso.

Quando chiesi spiegazioni i colleghi mi dissero che l’unica cosa veramente importante era mettere al corrente i lettori dell’avvenuto suicidio. Compresi allora che i colleghi italiani invece di concentrarsi sull’accuratezza di certi dati preferiscono curare lo stile dei loro testi, quasi fossero delle vere e proprie opere letterarie. Considerato che stiamo parlando dell’Italia, dove a scuola si coltiva il culto di Dante Alighieri, per certi versi è comprensibile che chiunque scriva aspiri a essere considerato l’erede del ‘Sommo poeta’”.

La Croazia questa sconosciuta

L’italiano medio e i politici a Roma quanto conoscono la Croazia?

“L’italiano medio a sud di Firenze, ma non sarebbe sbagliato dire a sud di Bologna o forse addirittura di Milano, non conosce affatto la Croazia. D’altronde i giornali dedicano assai poco spazio a ciò che avviene in Croazia. Il Paese lo conoscono i turisti, ma nemmeno loro poi così tanto. Mi capita di incontrare persone che hanno trascorso in Croazia le vacanze negli anni ’70 e ’80, e che mi chiedono se in Jugoslavia c’è ancora la guerra.

Ci conoscono poco anche i parlamentari. Da questo punto di vista la situazione è migliorata in seguito alla recente visita del presidente Josipović a Roma e dopo il suo intervento al Senato. Al contrario i politici che si occupano di questioni legate agli affari esteri e all’economia conoscono molto bene la nostra realtà”.

Visita di Stato

In occasione del loro incontro i presidenti Josipović e Napolitano hanno sottolineato ancora una volta l’amicizia che lega Zagabria e Roma. Lei come valuta i rapporti tra i due Stati?

“I rapporti tra i due Paesi sono abbastanza buoni. Poco tempo fa c’è stata la prima visita di Stato di un presidente croato a Roma. Josipović è stato ricevuto al Quirinale da Napolitano. In Italia questi sono eventi ai quali si presta molta importanza. Purtroppo in Croazia c’è ancora troppa diffidenza verso l’Italia, che continua ad essere vista come l’invasore dei tempi della II Guerra mondiale.

D’altro canto a Trieste c’è ancora chi sostiene che l’Italia ha perso l’Istria. Argomenti che ormai dovrebbero essere trattati esclusivamente dagli storici, ma che, invece, continuano a complicare i rapporti tra le due sponde dell’Adriatico”.

Secondo lei gli esuli giuliano dalmati e i loro discendenti rappresentano per la Croazia una risorsa?

“Ritengo che gli esuli e i loro discendenti rappresentino una risorsa che la Croazia non sa valorizzare nel modo giusto. Facciamo l’esempio di Ottavio Missoni, il famoso stilista scomparso da poco. Ha vissuto la propria infanzia a Zara. Durante la II Guerra mondiale è stato arruolato nel Regio esercito e mandato a combattere in Africa non perché fascista, ma semplicemente perché aveva l’età per prestare servizio militare. Più tardi è stato a capo del Libero comune di Zara in esilio. Dopo l’indipendenza croata sarebbe stato opportuno promuovere il dialogo con questa organizzazione e i suoi esponenti.

Invece, fino alla sua morte Ottavio Missoni è stato bollato come fascista. Ma dobbiamo essere sinceri fino in fondo. Gli esuli sono stati trattati male pure in Italia. Fino agli anni ‘60 non potevano essere assunti nell’amministrazione statale, nelle società pubbliche e nelle municipalizzate. La DC non li voleva. Il PCI non li aveva in simpatia perché erano quelli fuggiti dal socialismo. Non bisogna pertanto stupirsi se spesso gli esuli si sono avvicinati all’MSI, che è stato tra i pochi a trattarli con rispetto.”

La spontaneità di Papa Francesco

Papa Francesco sta conquistando il mondo. Secondo lei, che ha scritto diversi libri sulla Santa Sede, riuscirà a rendere la Chiesa più vicina alla gente?

“Credo di sì. Papa Francesco ha un approccio cordiale nei confronti della gente. Non sta recitando, i suoi gesti sono spontanei. Pochi giorni fa, ad esempio, il Pontefice ha battezzato nella Cappella Sistina la bambina di una coppia italiana sposata con rito civile, ma non in chiesa. Il loro parroco per tale motivo non aveva voluto battezzare la piccola. Nel settembre scorso il padre della bambina era riuscito ad avvicinare Papa Francesco e a raccontargli la vicenda. Pochi mesi dopo il Papa ha battezzato personalmente la piccola, dando un ulteriore esempio di come la Chiesa deve essere fonte di amore per il prossimo”.

Il Concordato Stato-Chiesa

In Croazia il Concordato tra Stato e Chiesa è uno degli argomenti più scottanti, vale lo stesso pure in Italia?

“Anche in Italia si parla del modo nel quale si finanzia la Chiesa. Qui i contribuenti possono decidere di destinare l’8 per mille delle proprie tasse alla Chiesa Cattolica, ma anche ad altre comunità religiose o associazioni. Ora la Chiesa deve pagare pure la tassa sugli immobili. Non per le chiese e i luoghi di culto, ma deve farlo ad esempio per gli alberghi di sua proprietà”.

Quali sono i rapporti tra il Vaticano e il Kaptol? È vero che in seno alla Curia apostolica opera una potente lobby croata?

“I rapporti sono buoni. Ovviamente quando i vescovi escono troppo dal seminato la Santa Sede ha sia la possibilità sia il modo per intervenire. Per quanto concerne la presunta lobby croata in Curia mi sento di smentire tale ipotesi. L’influenza dei vescovi croati non è più forte come lo era un tempo. L’ultimo croato ad aver ricoperto un ruolo veramente importante è stato l’attuale Nunzio apostolico in Germania, l’arcivescovo Nikola Eterović, che nel 2004 fu nominato Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi da Giovanni Paolo II.

Cosa si prova a viaggiare in veste di giornalista al fianco del Santo Padre?

“Si prova un’emozione incredibile. Sono fiero che in diverse occasioni in cui accanto al Pontefice poteva esserci un solo giornalista i miei colleghi abbiano incaricato me di seguirlo. È una sensazione straordinaria sapere che tutto il mondo leggerà la tua notizia in quanto sei l’unico in grado di darla. Ho avuto modo di sedermi al cospetto di Karol Wojtyla nel 1994, in occasione della sua prima vista a Zagabria. Gli donai il libro che ho scritto su di lui.

Ho trascorso alcuni momenti assieme a Papa Wojtyla anche nel 2003 a bordo del catamarano papale Judita, che ci stava portando da Castelmuschio a Fiume. In quell’occasione abbiamo contemplato insieme le bellezze della costa croata. Più di recente ho avuto l’occasione di sedermi accanto a Benedetto XIV durante il suo viaggio in Polonia, quando gli ho fatto dono di un altro mio libro”




51 - La Voce del Popolo  23/01/14 Zagabria - Furio Radin: Valutazione della lingua italiana, «Ministro, non siamo d'accordo»

Furio Radin: «Ministro, non siamo d’accordo»
 
ZAGABRIA | Valutazione della lingua italiana ai fini dell’iscrizione nelle scuole medie superiori e alle Facoltà in Croazia: questo il tema sottoposto al ministro della Scienza, dell’Istruzione e dello Sport, Željko Jovanović, dal deputato della CNI al Sabor e presidente dell’Unione Italiana, Furio Radin.

Un tema che non entra per la prima volta nell’aula parlamentare e che però incontra non poche difficoltà a individuare una soluzione condivisa dalle parti interessate: in primis dagli appartenenti alla minoranza che si trovano a dover fare un passaggio nell’ambito della verticale scolastica (scuola elementare/scuola media superiore/università), e da chi istituzionalmente li rappresenta, e dal ministero competente in materia scolastica e universitaria.

Un tema che evidentemente nemmeno ieri è riuscito ad ottenere delle risposte soddisfacenti, come palesato nell’intervento conclusivo di Radin che ha puntualizzato: “Penso, signor ministro, che non siamo d’accordo. A parte il fatto che la questione se siamo tutti uguali o diversi sia una domanda filosofica, devo dire che la politica riguardante le minoranze nazionali e la discriminazione positiva c’insegnano che siamo tutti diversi, ma che dobbiamo godere gli stessi diritti. La questione affrontata pone in forse la parità dei diritti, perché se non rispettiamo il fatto che la lingua d’insegnamento nelle scuole per le minoranze è la lingua materna della rispettiva minoranza, allora nei fatti violiamo il postulato base della parità dei diritti. Spero, pertanto, che cambieremo la prassi adottata fino a qui. Dalle sue parole non ho intuito un cambiamento in questo senso, ma spero di aver capito male”.

Istruzione nella lingua materna

Un auspicio formalizzato da Radin dopo che alla sua interpellanza riguardante la problematica dei criteri introdotti lo scorso anno scolastico per le iscrizioni alle scuole medie superiori italiane (con l’esclusione della valutazione del voto d’italiano al posto del quale viene considerato il voto di lingua croata), rispettivamente alle Università croate (che non riconoscono il punteggio all’esame di italiano sostenuto nell’ambito della maturità di Stato). Un’interpellanza riassumibile nella domanda: “Quando gli appartenenti alle minoranze nazionali realizzeranno il loro diritto, garantito dalla Costituzione e dalle leggi, all’istruzione nella lingua madre?”.

Risposta non soddisfacente

Un quesito che anche lo stesso ministro ha dichiarato essere “attinente a una problematica molto importante per la Croazia”, per dare poi però una risposta che, come evidenziato nel suo intervento conclusivo, non ha dato sbocchi né lasciato soddisfatto il deputato Radin.

Entrando nel merito, Jovanović, dopo aver ricordato le leggi che regolano la materia e i modelli riguardanti l’insegnamento della lingua madre nelle scuole in Croazia (modello A, B e C), ha ripercorso le tappe del dialogo avviato nel tentativo di trovare una soluzione al problema. “Per quanto riguarda le iscrizioni nelle scuole medie superiori e alle Facoltà, lei sa bene trattarsi di un argomento del quale abbiamo già parlato a più riprese nella sede del ministero. Ne abbiamo parlato anche la scorsa estate prima dell’avvio delle iscrizioni nelle scuole medie superiori che, e lo sottolineo – ha detto il ministro –, in sintonia con la legge sull’educazione e l’istruzione nelle scuole elementari e medie superiori a tutti i ragazzi va garantita la possibilità di iscriversi alle stesse condizioni. In altre parole – ha proseguito il ministro –, devono esistere elementi e criteri, che devono essere sottoposti a un dibattito pubblico.

Soluzione di compromesso

Inoltre – ha detto ancora Jovanović –, la lingua croata, in quanto lingua ufficiale nella Repubblica di Croazia, deve essere considerata per tutti gli alunni che si iscrivono nelle scuole, anche in quelle dove la lingua d’insegnamento è la lingua di una minoranza.

Nell’ambito del dibattito pubblico aperto l’anno scorso più o meno in questo periodo nessuno ha sollevato il problema degli elementi e dei criteri previsti per l’iscrizione alla prima classe delle scuole medie superiori; in primavera però – così il ministro –, l’Unione Italiana e l’Ambasciata italiana hanno sottoposto al ministero il problema negli stessi termini in cui lei l’ha posto oggi.

A seguito di questo interessamento fu organizzato un incontro al quale parteciparono i rappresentanti dell’Unione Italiana e dell’Ambasciata. Venne proposta una soluzione compromissoria ai sensi della quale le scuole italiane avevano la possibilità di procedere con una verifica della conoscenza della lingua italiana ai fini dell’iscrizione. Una verifica che si affiancava ai criteri validi per tutti gli alunni in Croazia, perché a tutti devono essere applicati gli stessi standard.

Nuovi elementi e criteri

La questione – ha precisato il ministro – non è stata presentata come un problema da nessun’altra minoranza nazionale. Ora stiamo lavorando per predisporre nuovi elementi e criteri. Il lavoro muove dagli ottimi risultati scaturiti dalle iscrizioni elettroniche, che ci hanno fornito 10 milioni di dati. Questi ci consentiranno di stabilire quest’anno criteri migliorati dal punto di vista della qualità. Ci sarà ovviamente un dibattito pubblico e nell’ambito di questo gli appartenenti alla minoranza italiana, e tutte le altre minoranze, potranno fare le loro proposte costruttive, che – ha concluso il ministro –, potranno seguire la traccia della soluzione compromissoria già avanzata dal ministero”.




52 – La Voce del Popolo 18/01/14 L’intervista – Italia Giacca e Adriana Ivanov: La «quercia» adriatica che resiste e combatte

L'INTERVISTA
La «quercia» adriatica che resiste e combatte

Due donne sfidano ideologie e preconcetti: l’esodo a una svolta? A colloquio con Italia Giacca e Adriana Ivanov

Dopo l’incontro a Padova con l’ANPI, si scatenano polemiche ed attacchi, ma c’è un futuro da costruire che diventa prioritario, ci si rimbocca le maniche e si prosegue

di Rosanna Turcinovich Giuricin

TRIESTE

L'associazionismo ad una svolta? Sarebbe troppo facile decidere di voltare semplicemente pagina. Eppure, con piccole fughe in avanti, a volte sofferte e pagate, i cambiamenti avvengono. Quando i tempi sono maturi ogni vento contribuisce a gonfiare le vele e portare su nuove rotte il mondo degli esuli, ma anche dei rimasti, con grande scalpore di chi, da tempo, ha tratto le barche in secca.

Qualche settimana fa - mentre alcuni rappresentanti dell’ANPI chiedevano a Simone Cristicchi la restituzione della tessera di socio per la presa di posizione con il suo spettacolo Magazzino 18 troppo schierato verso il mondo degli esuli - a Padova l’ANVGD incontrava pubblicamente l’ANPI regionale per dimostrare al mondo l’esistenza della possibilità di confronto franco e aperto, di pubblici “mea culpa”, del bisogno di sgombrare il campo da tutte le ambiguità covate da decenni di silenzio e chiusura nelle reciproche trincee. Da cosa nasce questo diverso atteggiamento? Dal coraggio di due donne, Italia Giacca, presidente dell’ANVGD di Padova e Adriana Ivanov, consigliere dell’Associazione Dalmati nel Mondo, responsabile del settore cultura. Tutte e due provenienti dal mondo della scuola, tutte e due impegnate da anni il 10 febbraio a incontrare i giovani e la cittadinanza nei Comuni del Veneto e Regioni limitrofe.

Con loro, in questa intervista a più voci, cerchiamo di scoprire le motivazioni che le portano ad operare in seno all’associazionismo con intelligenza e lungimiranza, convinte che l’azione, il dialogo, la voglia di costruire possano dare nuovo corso ad una realtà per troppi decenni compressa.

Dieci anni fa il Giorno del Ricordo diventava legge. Quali erano le tematiche che avevano impegnato i Comitati sino ad allora?

(Giacca) “Sin dai primi tempi i Comitati erano impegnati per lo più a mantenere uniti gli esuli locali e ad avere rapporti, ai tempi non facili, con gli altri, nelle varie città italiane ed estere. Inoltre, si adoperavano per una sorta di assistenzialismo”.

Come si svolgeva la vita associativa in quel 2004?

(Giacca) “Sino all’anno 2004 gli incontri culturali e ricreativi erano diretti per lo più al mondo degli esuli e a qualche ‘simpatizzante’, che, venuto a contatto con questo ‘popolo’ aveva avuto la curiosità di conoscere e quindi di condividerne storia e idee”.

60 anni di silenzio

Con il 10 febbraio, la storia dell’esodo e delle foibe comincia ad uscire allo scoperto. Ricordate i primi momenti, l’incontro con le scuole? La vostra esperienza.


(Ivanov) “Da bambina mi avevano insegnato a cantare ‘si scopron le tombe/ si levano i morti’: in quei giorni del 2004 era la sensazione che provavo, la libertà conquistata di poter finalmente raccontare un dramma vissuto solo nei racconti familiari. E io, all’epoca insegnante da 30 anni, per la prima volta affrontavo nella scuola la tematica del confine orientale: fino ad allora sarebbe stato impensabile, per il retaggio ideologico che ci condannava, da 60 anni, al silenzio. l’impatto con le scolaresche fu come un refolo di bora che di colpo dissolve le nubi: commossi, stupiti, turbati profondamente loro, commossa anch’io che potevo sollecitare le loro emozioni non solo coi versi di un poeta, ma anche col dramma della mia famiglia, delle famiglie di 350.000 esuli. Inoltre, il coinvolgimento di colleghi che mi lasciavano il campo, che mi confessavano di non voler dire niente, perché niente sapevano di quella nostra storia omessa nei libri di testo.”.

(Giacca) “Mi viene in mente l’immagine di un libro intonso che ad un certo segnale possa venir scoperto, letto, declamato. La sensazione di un nuovo capitolo che si affaccia, si possa manifestare, sia motivo di dialogo, di discussione a vari livelli. Per noi esuli un vero orgoglio, la dignità offerta ai nostri genitori che in primis avevano sofferto l’esodo. Queste le speranze; in realtà non tutto è o è sempre stato proprio così.”.

Un prontuario per le scuole

Ad un certo punto il vostro Comitato decide di redigere un prontuario ad uso delle scuole, sulla nostra storia. Perché, da quali bisogni nasce?

(Ivanov) “Già nel 2003, su incarico della Fondazione Perlasca, avevo pubblicato un agile volumetto ad uso delle scuole, in seguito patrocinato dalla Provincia di Padova, volutamente sintetico per trasmettere il messaggio forte e chiaro al destinatario: lo studente, che per l’appunto non trovava nel libro di testo il capitolo sull’esodo giulianodalmata. Veniva distribuito gratuitamente negli Istituti dove tenevo la conferenza per commemorare il Giorno del Ricordo, poi messo on line sul sito del CDM, a disposizione di tutti”.

(Giacca) “A distanza di 10 anni il Comitato ANVGD di Padova ha nei suoi progetti la pubblicazione di una seconda edizione, sia perché la prima è pressoché esaurita, sia perché si sono elaborati nuovi spunti di approfondimento e di contestualizzazione, anche tenuto conto delle conoscenze sulla nostra storia acquisite dagli italiani attraverso i mass media”.

A chi passa il testimone?

Il tempo, inclemente, si porta via le generazioni dell’esodo, a chi passa il testimone?

(Giacca) “Questo è un interrogativo che io vivo in maniera altalenante. Mi spiego, ci sono dei momenti di sconforto, quando vedo il ‘popolo di esuli’ assottigliarsi paurosamente e, in molti Comitati tra cui il nostro di Padova, pochissimi giovani; poi penso positivo quando ricordo che il Congresso dell’ANVGD del novembre 20012 a Gorizia, ha ‘incoronato’ un presidente giovane, nato nel campo profughi di Roma, come pure giovani sono la maggioranza dei componenti dell’Esecutivo Nazionale: a loro il testimone! E su di loro dobbiamo investire!”.

Che cosa diventa per le seconde generazioni, l’impegno a mantenere alto il nome dell’associazionismo?

(Ivanov-Giacca) “Diventa un debito d’onore, un risarcimento etico verso i nostri genitori che hanno lasciato il loro Eden, ormai perduto, con una valigia in mano e noi bambini accoccolati sulla loro spalla o tenuti per mano, per portarci a vivere nella libertà. Significa chiedere loro perdono se finché eravamo impegnati a costruire la nostra vita non abbiamo avuto abbastanza tempo per ascoltare il racconto del loro dolore. Significa impegnarci a far sapere che quella povera gente che ricominciava da zero lo ha sempre fatto con dignità e pudore, senza riempire le pagine della cronaca nera, senza urlare o maledire”.

Prima e seconda generazione_

In che cosa sono diversi i figli dai padri?

(Ivanov-Giacca) “Noi figli abbiamo vissuto la guerra, gli orrori, l’esodo, lo scontro ideologico, le colpe della politica solo nel racconto dei nostri ‘veci’. La nostra generazione ha la possibilità di rivivere la vicenda del dolore con minor coinvolgimento emotivo e maggior pacatezza, di proiettarsi in avanti, di prospettare la convivenza e la pacificazione, senza rinunciare al ricordo, senza offuscare l’amore. La nostra volontà di dialogo non si baratta con la perdita dell’identità, né con quello che Cristicchi chiama l’XI comandamento: ‘Non dimenticare’”.

Quali le esigenze delle seconde generazioni?

(Giacca) “Non so se si possa parlare di esigenze: posso dire che noi abbiamo cercato di ‘mantenere’ qualcosa ed ora cerchiamo di trasmettere. Se ci siamo riusciti e/o riusciremo. sarà la storia a dirlo!”.

Come si sviluppa il dialogo con la scuola dopo l’istituzione del tavolo di lavoro con il governo?

(Giacca) “Molto è stato fatto, è vero, ma molto resta ancora da fare: la strada da percorrere con gli insegnanti è ancora lunga. Tuttavia il fatto che da cinque anni vengano programmati dei Seminari Nazionali accanto a quelli Regionali - a Padova c’è stato nel marzo 2012 -, sta a dimostrare che centinaia di insegnanti prendano coscienza ‘diretta’, oserei dire, della storia del confine orientale, e ciò promette un ampliamento a macchia d’olio. Perché se è importante portare nelle scuole la testimonianza, come finora abbiamo fatto, è altrettanto, anzi più importante che il corpo insegnante di ‘non esuli’ diventi portavoce del nostro esodo, della nostra storia”.

Una barriera sfondata

Qualche settimana fa avete voluto organizzare un dibattito con l’ANPI, da quali premesse nasce l’incontro?

(Ivanov) “Fu durante un incontro organizzato per il Giorno del Ricordo 2013 da un’Amministrazione Comunale dell’hinterland padovano che fummo invitate, la presidente Italia Giacca ed io, dal segretario dell’ANPI locale a ripetere la manifestazione presso la loro sede. La serata ci rivelò l’insperata sorpresa di un’inedita analisi della nostra vicenda da parte del Coordinatore Regionale del Veneto, che ammise con onestà intellettuale l’errore di valutazione ribadito dall’ANPI nei nostri confronti per decenni, l’equazione ‘anticomunista=fascista’, la giustificazione tout-court delle foibe come legittima reazione alla snazionalizzazione fascista e alla guerra di occupazione fascista, l’esodo come fuga di persone compromesse col fascismo. Pur mantenendo fermo il punto che il ventennio esasperò l’odio e portò a reazioni violente, seppur non giustificabili, l’oratore dichiarò a chiare lettere che più di 300.000 persone in fuga non erano criminali, ma italiani in fuga dal totalitarismo slavo-comunista. La barriera era stata sfondata, il confronto si apriva, gli incontri tra ANVGD e ANPI padovani si infittirono, sino ad arrivare all’incontro definito ‘storico’ del 29 novembre”.

Conoscere e capire

Gli interventi al dibattito sono stati di grande livello etico e morale, quali i momenti più importanti, a vostro avviso?

(Ivanov) “Nel convegno del 29 novembre si sono vissuti momenti di grande intensità: le parole ispirate alla buona volontà di incontro umano e di dialogo delle presidenti padovane dell’ANVGD, Italia Giacca e dell’ANPI, Floriana Rizzetto e la accurata disamina del Coordinatore Regionale Angelini della vicenda giuliano-dalmata, con aperture e dichiarazioni del riconoscimento di errori di valutazione commessi nei nostri confronti, ci hanno fatto sentire testimoni di un momento che consideriamo storico: ‘Abbiamo ignorato colpevolmente la natura autoritaria del regime di Tito’, ‘non abbiamo considerato che la coralità dell’esodo esprimeva il rifiuto di un regime illiberale’, ‘dobbiamo riconoscere all’esodo dignità politica per quella ricerca della libertà in esso presente’, sono solo alcune delle espressioni usate dall’oratore
che ci hanno fatto respirare un’aria nuova. Da parte mia, ho sottolineato l’opportunità che noi figli abbiamo di parlarci con meno livore, con maggiore distacco emotivo, senza abdicare alla nostra coscienza, ma per conoscere e capire. Lo desideriamo anche noi esuli, noi che siamo stati doppiamente vittime della guerra – mentre era in corso, come tutti gli italiani, e dopo – noi che unici tra i nostri conterranei abbiamo fatto esperienza non solo del totalitarismo fascista, ma anche di quello comunista, che ci ha costretti all’esodo”.

Superare le dietrologie

Le reazioni sono state di condivisione, ma anche di netta contrapposizione. Quest’ultima, prevedibile e comprensibile, ma ora bisogna andare avanti, in che modo?

(Ivanov) “Sì, ci sono state anche reazioni scomposte, di chi ha precluso a priori la possibilità di condividere il giudizio positivo sull’esperienza, in primis perché non era presente e non ha conoscenza diretta dell’evento, ma proprio per la mancanza di dati oggettivi, piedistallo di qualunque valutazione storica, dovrebbe ponderare anziché basarsi su preconcetti ben radicati o su dietrologie e interpretazioni
fantapolitiche che rasentano il grottesco. Bene, sbattiamo la porta in faccia a chi ci tende la mano, torniamo a ‘razzolare nelle ceneri del passato’ e a leccarci le ferite nel chiuso del nostro orticello.

Cui prodest?

Oppure confrontiamoci e spieghiamo che non siamo alieni catapultati in Italia per indicibili crimini fascisti, ma italiani che per secoli hanno vissuto la scomoda realtà della frontiera, esperienza
che implica arricchimento e condivisione, ma nel nostro caso alla fine ha significato aggressioni, violenze, costrizione all’esilio. Diceva Eraclito: ‘Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi’.”

C’è in voi la sensazione di appartenere ad un’altra generazione, con il diritto a ribadire le proprie posizioni, che mirano a costruire non certo a distruggere?

(Giacca) “Ho sottolineato nel mio intervento del 29 novembre che uno dei mali che affligge i nostri rapporti è la generalizzazione. È proprio questa che dobbiamo eliminare se vogliamo rapportarci in modo sereno con ‘altri’ per sgomberare il campo da incomprensioni e pregiudizi,
per allargare il nostro orizzonte ed arricchirci, anche con l’esperienza altrui. Questi i sentimenti costruttivi alla base degli incontri fatti e di quelli in prospettiva.”

Un futuro da costruire

Che cosa significa oggi appartenere al mondo degli esuli?

(Ivanov) “Vivere con orgoglio la condizione di istriani, fiumani, dalmati strappati alle loro terre, dignitosamente inseriti in altre contrade d’Italia e fuori Italia, legittimati ormai a rivendicare
le proprie radici, a spiegare chi siamo in qualunque contesto o situazione ci si presenti. Dovrebbe significare anche considerarsi un unicum, non per sprofondare nuovamente nell’isolamento, ma per garantirci una voce più alta e unitaria, non per strombazzare ciascuno per proprio conto alla ricerca di ridicola visibilità. Ho ripetuto tante volte l’inascoltato invito manzoniano a non comportarci come i capponi di Renzo, che rischio di diventare stucchevole nel riproporlo, ma trovo che aggiungere ai mali del passato ricaduti su di noi anche l’autolesionismo indichi che dopo tanto soffrire non abbiamo ancora imparato molto
dalla storia…”.

Quale futuro per tutti noi? (Ivanov) “Quello che riusciremo
a costruirci, se abbiamo ormai realizzato che nulla ci è dato in dono, se non lasceremo affievolire il legame di sangue con i nostri cari che per lo più sono partiti per l’ultimo viaggio… C’è una terza generazione ormai cresciuta, che purtroppo sta lottando troppo duramente per la sua
realizzazione in questa Italia liquefatta, che non ha tempo né ‘morbin’ di ascoltare noi genitori che raccontiamo dei nostri genitori, ma dovremo insistere. E guardare all’altra sponda, dove tra residui sciovinismi loro e diffidenza nostra per il passato di molti rimasti, c’è ancora il nostro mondo che parla, in latino o in italiano sulle pietre, in dialetto veneto sulla bocca di molti più di quanti crediamo, soprattutto in Istria.

Il nostro futuro è, in primis, nella valorizzazione del nostro passato.”

(Giacca) “Pensiamo di essere in un girotondo, dove da una parte diamo la mano ai nostri avi, giuliano-dalmati, l’altra mano la diamo ai nostri figli e discendenti: noi, ora, qui siamo l’anello di congiunzione tra queste due realtà così diverse eppure così continue: non è
affascinante?”.
E allora, avanti così, non è facile, non lo sarà, ma il gioco vale la candela.




Un 10 febbraio lungo un anno

L’impegno per il 10 febbraio da episodico diventa permanente. Attraverso quali dinamiche? In che modo vi impegna durante tutto l’anno?

(Ivanov) “È vero, l’auspicio è che possa essere 10 febbraio tutto l’anno, che non solo in sede di commemorazione istituzionale ci si ricordi di quella regione d’Italia perduta. Indubbiamente, gli interventi informativi si concentrano nei mesi di febbraio e marzo, ma durante l’anno altre attività ci coinvolgono in prima persona, da quella basilare di studio e aggiornamento continuo, alla stesura di articoli ove richiesti, nel mio caso alla partecipazione alla Commissione di valutazione del concorso indetto ogni anno dalla Mailing List Histria tra gli studenti delle scuole italiane di Istria e Dalmazia, Montenegro compreso, all’attività come assessore alla Cultura del Libero Comune di Zara in Esilio, a quella di membro dell’Esecutivo del Comitato ANVGD di Padova. Molto impegno ha sempre richiesto il tentativo di abbattere il muro di gomma, purtroppo radicato nelle scuole, che porta al rifiuto aprioristico di accoglierci come relatori-testimoni dell’esodo: mi ripeto, è tra i docenti ideologizzati, che poi condizionano le scelte di quelli più tolleranti, che incontriamo la più caparbia ostinazione a negarci la parola. E lì non è 10 febbraio neanche il 10 febbraio...”.

(Giacca) “Quale presidente di Comitato c’è l’impegno continuo a mantenere i rapporti con enti ed istituzioni, al fine di tener viva l’attenzione sulla nostra storia. Nel mese di novembre del 2013, per citare, è stato rinnovato il ‘gemellaggio’ tra la città di Padova e quella di Zara, con un incontro significativo e con prospettive di collaborazione sul piano culturale e non solo”. (rtg)



Esuli e rimasti: un rapporto recuperato

Il rapporto con i rimasti diventa sempre più stretto. Quale evoluzione?

(Ivanov-Giacca) “È un rapporto recuperato, dopo anni di pregiudizi e di incomprensioni, frutto malato anch’esso di un’operazione di lacerazione del nostro tessuto sociale operato dal Trattato di Pace del’47. l’evoluzione non può non essere che quella di cittadini di una comune casa europea che ancor prima sono convissuti nella stessa casa italiana e che ritrovano gli uni con gli altri la propria identità. Nel riconoscimento del rispettivo dolore: per chi è andato via, sui sentieri amari dell’esodo, per chi è rimasto, spesso per adesione ad un’ideologia utopica, più spesso per incapacità di sradicarsi, scelta pagata con la perdita della libertà e un ritorno alle catacombe”. (rtg)


La gabbia di silenzio dei pregiudizi

Perché è importante sgombrare il campo da ogni segno negativo e rapportarsi con tutte le realtà?

(Ivanov) “Per decenni il pregiudizio ideologico ci aveva chiuso in una gabbia di silenzio, ci aveva ghettizzati. Questi primi segnali di dialogo ci consentono di far sentire la nostra voce, che tanto a lungo è stata la voce del silenzio, creano il terreno di confronto per raccontare la nostra storia, per poter correggere le storture che ci hanno marchiati, per recuperare il diritto alla narrazione del nostro dolore, finora negato, scusate il bisticcio, ma non è casuale, da negazionisti che hanno imperversato in ogni angolo della penisola per sostituirsi a noi. Certo che
alcuni distinguo con i nostri interlocutori permangono,
certo che dobbiamo ‘contestualizzare’, con un termine tanto di moda, la nostra vicenda, senza fermarci alle responsabilità del fascismo, ma individuando e indicando le radici del male già nella seconda metà dell’ Ottocento nello scontro tra gli opposti nazionalismi e nella politica antitaliana degli slavi, ma se non parliamo, se ci chiudiamo nella torre d’avorio dell’esclusività della sofferenza, ci comportiamo come talebani, come coloro che abbiamo
accusato di essere talebani nei nostri confronti.” (rtg)


Giovani che un bagaglio

Non solo le scuole, anche la cittadinanza cerca delle risposte. Che cosa significa portare la propria testimonianza. Quali momenti sono difficili da far capire?

(Ivanov-Giacca) “È vero, anche il mondo degli adulti dimostra curiosità e partecipazione alla nostra vicenda. Non dimentichiamo che 60 anni di silenzio corrispondono a tre generazioni perdute sul piano della conoscenza storica di questa pagina di storia italiana, per cui si verifica la circostanza quasi paradossale di studenti che, rincasando da una conferenza tenuta all’interno del loro Istituto, informano i genitori e questi scoprono per la prima volta chi siamo noi esuli: ci è capitato di incontrare qualcuno di questi genitori, venuto ad assistere ad una conferenza presso una sede comunale o un club cittadino perché incuriosito dal racconto del figlio, che quel giorno in tavola aveva fatto mangiare a tutta la famiglia ‘pane e foibe’. Se si guarda ai dati del più recente sondaggio commissionato dall’ANVGD per verificare la conoscenza dei termini ‘foibe’ ed ‘esodo’ da parte degli italiani, si constata che la percentuale più sconfortante è quella degli adulti, ridotta alla metà rispetto agli studenti che invece sanno. Molto contribuisce al coinvolgimento dell’uditorio il bagaglio familiare che noi testimoniamo: la giovinezza strappata ai nostri genitori, l’infanzia negata a noi esuli bambini della seconda generazione, cresciuti spesso in campi profughi e comunque sradicati dalla famiglia patriarcale d’origine, il dolore dei nostri parenti ‘rimasti’, stranieri in casa propria e privati di diritti inalienabili. Capiscono, sì, capiscono un dramma che hanno avuto la fortuna di non provare, se si fa loro considerare che gli unici italiani ad aver pagato doppiamente il prezzo della sconfitta con la perdita della terra natale siamo stati solo noi! E che l’accoglienza non fu sempre così nobile e cristiana come ci si sarebbe aspettati...”. (rtg)




53 – La Voce di Romagna 21/01/14  La fine dei coniugi Amsterdam, due vittime della strage dell’aeroporto di Forlì venivano da Fiume

DUE DELLE VITTIME DELLA STRAGE DELL’AEROPORTO DI FORLÌ VENIVANO DA FIUME

La fine dei coniugi Amsterdam

A condividere la loro tragica sorte Gaddo Morpurgo, figlio del presidente dell’allora
Comunità israelitica di Gorizia

Particolarmente toccante è la vicenda dei coniugi fiumani di origine polacca Israel Amsterdam e Lea Rosembaum. I due nel 1940, scrive Liliana Picciotto nel ‘Libro della Memoria’, si erano imbarcati a Trieste per raggiungere, via Siracusa, Bengasi. L'idea era di incontrarsi con altri fuggitivi e organizzare una partenza verso la Palestina, tentando di aggirare il blocco navale inglese che impediva lo sbarco agli ebrei provenienti dall'Europa. Il gruppo, che contava 302 persone, rimarrà purtroppo bloccato a Bengasi a causa dell'entrata in guerra dell'ltalia. Alla fine di settembre del 1940 il trasferimento in Italia, nel campo di concentramento per ebrei stranieri di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza. Da qui, gli Amsterdam verranno trasferiti in internamento verso il nord, per finire successivamente imprigionati nelle carceri di Forlì. La sorte si rivelerà particolarmente atroce e beffarda per i due coniugi fiumani. Gli internati rimasti a Ferramonti infatti saranno tra i primi ad essere liberati e salvati dalle truppe alleate in avanzata già a metà settembre del 1943. Dal libro di Amleto Ballarini, presidente della Società di Studi Fiumani, ‘Il tributo fiumano all'Olocausto’, Israel Amsterdam risulta elettore della Comunità israelitica della città del Carnaro già nel 1932, la professione dichiarata è parrucchiere per signora al ‘Salone Regina'. La moglie risulta invece casalinga. Nel 1944 i coniugi Israel e Lea erano internati a Fermignano dove si trovava anche il tedesco Alfred Lewin, che condividerà la loro orribile fine a Forlì. Nel 2000, in settembre, la signora berlinese Lissi Lewin, sorella di Alfred, è venuta a Forlì per rendere omaggio assieme al fratello e alla madre Jenny, anche lei assassinata il 17 settembre 1944. La signora Lissi era venuta a sapere da un ricercatore tedesco delle presenza dei poveri resti dei suoi congiunti al cimitero di Forlì. Si scoprirà che diverse vittime erano state freddate con un colpo alla nuca. Sulle vicende dell'aeroporto di Forlì da ricordare anche un approfondito studio della ricercatrice Paola Saiani, eseguito per conto dell'Istituto storico della Resistenza. Anche il periodico forlivese ‘Una città’ si è occupato a più riprese dell'eccidio dell'aeroporto. Sulla fine delle sette sventurate donne fucilate il 17 settembre 1944, esiste la toccante testimonianza resa 30 anni dopo l'eccidio dalle suore Pierina Silvetti, Valeriana Collini e Elvira Ghirardi, delle Ancelle del Sacro Cuore, all'epoca dei fatti assistenti del carcere femminile di Forlì. Dal racconto delle tre religiose si apprende che alle vittime, tutte congiunte degli uccisi nei giorni precedenti, era stato detto che i loro cari erano partiti per la Germania. Un ufficiale delle SS aveva dato assicurazioni alle suore che le sette donne sarebbero state presto rimpatriate. La realtà, purtroppo, si rivelerà ben diversa. Una volta lasciato il carcere verranno fatte salire su alcune auto con  le mani legate. I corpi delle trentasette vittime verranno riesumati nel maggio 1945. Ecco cosa scrive suor Pierina Silvetti, per circa quarant’anni assistente presso il carcere femminile di Forlì. “Il 5 o 6 settembre vennero avanti ad uno ad tutti gli ebrei, le mani legate dietro la schiena: ultima la marchesa Calboli; notai le camionette con i tedeschi armati di mitra... Ci restavano ancora sette ebree, mogli o parenti degli uccisi, a loro non dicemmo la verità sui loro cari, ma che erano stati fatti partire per la Germania ove tra breve li avrebbero raggiunti. Credevamo davvero che le donne sarebbero state risparmiate, perché un ufficiale delle SS ci aveva assicurato che le avrebbero rimpatriate. Le preparammo quindi a partire dando loro cibo e una quantità di mele. La mattina del 17 settembre avemmo l'ordine di preparar le donne per la partenza, ma quando fui in giardino mi ferì la già nota allucinante visione: camionette, mitra! Mi feci forza, vidi le vittime salire sulle auto, senza poter fare nulla. A queste legarono le mani, ma lasciarono che si portassero via i loro fagotti; una nel salire inciampò ed un pacchetto si ruppe lasciando correre via tutte le mele, io mi precipitai a raccoglierle, i tedeschi mi lasciarono fare, lasciarono pure che le riconsegnassi. Questa clemenza mi dette speranza: ma quando vidi le macchine piegare sulla sinistra invece che andare diritte per la via del Comando, la speranza si frantumò. Poche ore dopo sapemmo terribile verità, erano state fucilate”. Grazie anche alla pietà delle tre religiose, nel maggio 1945 sarà possibile identificare i poveri resti delle sventurate: “.. Agli inizi della primavera 1945 - continua il diario di suor Pierina - il Comando Alleato ci richiese per l'identificazione dei fucilati. Il Vescovo di Forlì ci sconsigliò perché disse che ne avremmo sofferto per tutta vita, ma io avevo promesso alle povere ebree che qualsiasi fosse stata la loro sorte non le avrei abbandonate. Una mattina una camionetta inglese ci accompagnò alle Casermette, località di aperta campagna ove era stata consumata la strage. I poveri corpi giacevano decomposti l'uno accanto all'altro, tutti portavano i fori dei proiettili alle gambe e alla testa. Non tardammo molto a riconoscere le infelici". Tra le vittime della strage dell’aeroporto da ricordare Gaddo Morpurgo, che veniva da Gorizia. Storie e personaggi si è già occupata della sua vicenda. Gaddo era stato arrestato a Ostra Vetere, in provincia di Ancona, dove  aveva cercato rifugio con la famiglia; da Urbino, dove era ricoverato all’ospedale, lo avevano condotto a Forlì. Gaddo Morpurgo, è il racconto del pronipote Andrea, era figlio di Attilio, agiato e intraprendente commerciante goriziano nonché presidente della sua antica Comunità Israelitica dal 1933 al 1943. A partire dalla promulgazione delle leggi razziali del 1938, Attilio si era impegnato a organizzare e a tenere unita l’ormai sconvolta e impaurita Comunità. Attilio Morpurgo dopo la Liberazione aveva cercato disperatamente notizie del figlio, che alla Questura di Forlì risultava prelevato dalle SS il 7 settembre per destinazione sconosciuta. Il corpo di Gaddo è tra quelli che non è stato possibile identificare. Oltre alla perdita del figlio, altri lutti si abbatteranno su Attilio. Auschwitz, e che la “sua” Comunità era stata annientata. Tornato a Gorizia, apprenderà che le due sorelle erano state deportate e uccise ad Auschwitz, e che la “sua” Comunità era stata annientata. Quello di Lea Rosembaum è tra i cadaveri identificati. L'Amministrazione comunale di Forlì ha dedicato agli ebrei vittime dell'eccidio un monumento inaugurato il 4 ottobre 1992. Alla solenne cerimonia erano presenti tra gli altri Tullia Zevi, all'epoca presidente dell'Unione Comunità ebraiche italiane, e il Rabbino capo di Ferrara, Luciano Caro.

Aldo Viroli

Chi sono i protagonisti
Israel era parrucchiere, Lea casalinga


Mentre per diversi ebrei di Fiume e Abbazia la Romagna è stata una tappa fondamentale per la salvezza, Storie e personaggi ne ha parlato a più riprese, non è stato così per i coniugi di origine polacca Israel Amsterdam e Lea Rosembaum, che sono tra le vittime dell'eccidio dell'aeroporto di Forlì. In Romagna non erano finiti alla ricerca di un rifugio, ma dopo l’arresto avvenuto rispettivamente a Forlì e a Fermignano. Israel e Lea nel 1940 avevano cercato di raggiungere la Palestina ma la nave su cui viaggiavano era rimasta bloccata a Bengasi per l'entrata in guerra dell'Italia. Tra le vittime dell'eccidio di Forlì c’è anche Gaddo Morpurgo, figlio di Attilio, presidente della Comunità ebraica di Gorizia. Gli eccidi avvenuti a Forlì sono due e hanno coinvolto complessivamente 37 persone, non tutte identificate; erano 17 quelle di fede ebraica. Il primo risale al 5 settembre del 1944 con la  fucilazione di 30 persone, di cui 10 ebree. Il 17 settembre è la volta di 7 donne, mogli, madri, sorelle di uccisi in precedenza. I due eccidi avvennero alle Casermette, in via Seganti, dove c'erano delle grandi buche prodotte dai bombardamenti, utilizzate per seppellire sommariamente i corpi delle sventurate vittime, che verranno riesumati nel maggio 1945.




54 – Mailing List Histria Notizie 20/01/14  Segnalazione – Rossana Mondoni e Luciano Garibaldi hanno scritto un piccolo libro in onore di Licia Cossetto,  Foibe : un conto aperto, il testamento di Licia Cossetto

SEGNALAZIONE

Rossana Mondoni e Luciano Garibaldi  hanno scritto un piccolo libro in onore di Licia Cossetto : Foibe : un conto aperto, il testamento di Licia Cossetto

che uscirà a fine mese, anteprima a questo indirizzo:
 
http://www.edizionisolfanelli.it/foibeuncontoaperto.htm
 


Si ringraziano per la collaborazione della Rassegna Stampa: L’Università Popolare di Trieste e l’Assoc. Nazion.Venezia Giulia e Dalmazia - ANVGD di Gorizia
Vi invitiamo conoscere maggiori dettagli della storia, cultura, tradizioni e immagini delle nostre terre, visitando i siti :
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