RASSEGNA STAMPA MAILING LIST HISTRIA
 
a cura di Maria Rita Cosliani – Eufemia G.Budicin – Stefano Bombardieri

N. 916 – 06 Giugno 2014
Sommario



212 - La Voce del Popolo 02/06/14 Mailing List Histria onori ai vincitori (Vanja Stoiljković)
213 - La Voce del Popolo  27/05/14 Cultura - Concorso ML Histria - Dall'Istria a Fiume e giù fino a Cattaro (Ilaria Rocchi)
214 - La Voce del Popolo 22/05/14 Maestra Olga (Furio Radin)
215 - Il Piccolo 24/05/14 “Tutti per la Calle Larga” A Zara quasi 11mila firme (Andrea Marsanich)
216 - La Voce del Popolo 24/05/14 E & R - Adunata Alpini 2014 : Sezioni profughe in Patria di Zara, Fiume, Pola: «Vivi e morti sono qui»
217 - Il Piccolo 28/05/14 «Ragusa resta sotto tutela Unesco» (Andrea Marsanich)
218 - Il Piccolo 05/06/14 Torna la regata da Venezia a Cittanova  (p.r.)
219 - Pagine Ebraiche  23/05/14 Lesina, un'isola di solidarietà (Adam Smulevich)
220 - Il Piccolo 29/05/14 Gli eredi della Jugoslavia si spartiscono 24 milioni
221 - Il Piccolo 26/05/14 «Non fu l'esodo il movente della strage di Vergarolla» (Elisa Lenarduzzi)
222 - La Voce del Popolo 04/06/14 Il professor Franco Crevatin : Preferisco la formula di dialetto istriano»
223 - Il Piccolo 23/05/14 Zagabria assolve gli omicidi dell’Ozna (Andrea Marsanich)
224 - Il Piccolo 24/05/14 Geopolitica - Caracciolo: «La radice delle crisi odierne è balcanica» (Giulia Basso)





Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti  :

http://www.arenadipola.it/
http://10febbraiodetroit.wordpress.com/
http://www.adriaticounisce.it/


212 - La Voce del Popolo 02/06/14 Mailing List Histria onori ai vincitori

Mailing List Histria onori ai vincitori

Vanja Stoiljković

Con la consegna dei premi del Concorso letterario della Mailing List Histria, si è conclusa ieri, con una cerimonia presso Palazzo Bradamante a Dignano, la XII edizione del Concorso. Gremita di gente, la sala spettacoli del sodalizio, decisamente troppo piccola per accogliere tutti gli invitati, i vincitori, i mentori e tutti gli interessati che hanno voluto prendere parte alla cerimonia di premiazione. A rompere il ghiaccio è stato il coro della CI locale, che, guidato dalla Maestra Orietta Šverko, ha proposto una serie di brani tradizionali dignanesi. A seguire, i bravissimi ragazzi del coro e del gruppo folcloristico della Sezione italiana della Scuola elementare di Dignano.

Un saluto, all’inizio della cerimonia, da parte del padrone di casa, Livio Belci, presidente del sodalizio dignanese, che ha innanzitutto voluto salutare i presenti, congratulandosi con tutti i vincitori. Si è rivolta poi al pubblico la vicezupano della Regione Istriana, Viviana Benussi, che ha colto l’occasione per ricordare che dallo scorso anno il Concorso si è arricchito di un riconoscimento, ovvero del Premio Speciale della Regione Istriana, che proposto dalla stessa Benussi, è rivolto non solamente agli alunni delle SEI, ma anche a coloro che frequentano le scuole croate e studiano l’italiano come seconda lingua. Il tutto con l’obiettivo di promuovere la multiculturalità quale realtà istriana.


Importanti parole di sostegno

Nel suo discorso, la vicesindaco della Città di Dignano, Rosanna Biasiol Babić, ha rivelato come si sia giunti alla conclusione di un percorso importante che ha visto partecipare numerosi alunni e docenti: un vero onore, quindi, per la Città, che ha da sempre riconosciuto l’importanza della salvaguardia della lingua e della cultura italiana, poter ospitarne il gran finale. 
A porgere il proprio saluto, pure il presidente del Senato della Repubblica Italiana, Pietro Grasso, che tramite lettera ha espresso ai partecipanti il suo sostegno all’iniziativa e il suo apprezzamento per quanti si impegnano a valorizzare e a promuovere la cultura istriana, fiumana, quarnerina e dalmata, di matrice italiana.
Ad inviare una lettera è stato pure Antonio Ballarin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ha ricordato come un popolo non ha futuro se non conosce e non conserva la propria identità: il concorso della MLH si muove proprio in questa direzione, ovvero si adopera per la tutela della lingua e della cultura italiana al di fuori dei confini nazionali.
Ben 216 i lavori pervenuti

È seguita poi la cerimonia di premiazione di tutti i vincitori all’edizione 2014 del Concorso, che è stata condotta dal presidente della Commissione di valutazione, Gianclaudio De Angelini, con l’aiuto di Gianna Belci, del sodalizio. Numerosissimi i lavori premiati, di un totale di 216 elaborati su cui hanno lavorato 346 studenti.
Ben 160 sono stati i lavori pervenuti dalle scuole elementari e più di 50 quelli inviati dalle medie superiori. Le scuole con il maggior numero di temi inviati sono state, per le elementari, la SEI “Galileo Galilei” di Umago con la sezione periferica di Bassania, con 51 temi, la SEI “Giuseppina Martinuzzi” di Pola con le sezioni periferiche di Sissano e Gallesano, con 32 temi, e le SEI di Fiume, dalle quali sono arrivati 21 temi. Per quanto riguarda le scuole medie superiori, la più attiva è stata la SMSI di Fiume, con 24 temi. A questa edizione del Concorso hanno partecipato anche tre Comunità degli Italiani, quella di Crevatini, la “Dante Alighieri” di Isola d’Istria e il sodalizio di Salvore.


Numerosi premi speciali

Oltre ai Premi ufficiali della sezione “A” – Mailing List Histria ed ai Premi ufficiali della sezione “B” – Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, sono stati assegnati un Premio speciale alla memoria di Olga Milotti, un Premio Associazione per la Cultura fiumana istriana e dalmata nel Lazio, due Premi speciali Associazione Libero Comune di Pola in esilio, un Premio speciale Istria Europa, due Premi speciali Associazione Libero Comune di Fiume in Esilio, sette Premi speciali Famia ruvignisa, un Premio speciale Famiglia dignanese, sette Premi speciali Regione istriana, un Premio speciale Comitato Provinciale Gorizia, un Premio speciale alla memoria di Alessandro Boris Amisich.
E ancora due Premi Giuria (Regione Istriana), 27 Premi Giuria (Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata), 3 Premi Giuria (Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo), 26 Premi Simpatia, di cui 24 offerti dall’Associazione Libero Comune di Pola in Esilio. 
Non sono stati assegnati i tre primi premi ML Histria, Medie superiori, Lavori di gruppo; i tre primi premi Dalmazia in Croazia, Elementari; il terzo premio – Dalmazia in Croazia, Medie superiori; il Premio Medie superiori – Premio Speciale Famia Ruvignisa e il Premio Medie superiori, Lavori di gruppo, Scuole con lingua d’insegnamento croata – Premio speciale Regione Istriana.


Una manifestazione in crescita

Come ci è stato rivelato infine dal fondatore della MLH, Axel Famiglini, quest’anno si festeggiano i 14 anni dalla sua fondazione, che risale, appunto, all’aprile del 2000. Nel corso degli anni la MLH è cresciuta molto, tanto che se all’inizio questa svolgeva attività di carattere politico legato all’esodo, col tempo si è giunti pure all’introduzione di un concorso letterario. 
E tutto con lo scopo della tutela e della promozione della lingua e della cultura italiana, attraverso la ricerca storica e la raccolta delle testimonianze di vita vissuta, affinché ciò che rende uniche l’Istria, Fiume, il Quarnero e la Dalmazia non vada perduto per sempre a causa del trascorrere del tempo, ma venga invece tramandato alle giovani generazioni.

 
213 - La Voce del Popolo  27/05/14 Cultura - Concorso ML Histria - Dall'Istria a Fiume e giù fino a Cattaro

Dall’Istria a Fiume e giù fino a Cattaro

Ilaria Rocchi

La Mailing List Histria rende omaggio a Olga Milotti con un premio speciale in onore alla professoressa polese, già presidente della Comunità degli Italiani della città dell’Arena, membro fondatore della stessa MLH, “esempio carismatico di onestà intellettuale e morale, di grande garbo e umanità, nobile anima, che ha espresso una coraggiosa malinconia e nostalgia di memoria italiana nell’ambito attuale. È stata inestimabile testimone della verità”, si legge nel comunicato dell’associazione, che ha reso noti i nomi dei vincitori del concorso letterario 2014, riservato ai ragazzi delle scuole italiane dell’Adriatico orientale, promosso con il patrocinio dell’Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio e dell’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo. 

I riconoscimenti verranno conferiti domenica prossima a Dignano, con inizio alle ore 11.30. Seguirà, dalle ore 15 in poi, sempre il 1.mo giugno a Palazzo Bradamante, il IV raduno della MHL. Sono previsti i saluti di Axel Famiglini, fondatore della ML Histria, del presidente della Comunità degli Italiani di Dignano, Livio Belci, e del presidente della “Famiglia Dignanese”, Luigi Donorà. Nell’ambito dell’incontro verranno presentati il libro di Anita Forlani, “Costumi e tradizioni dignanesi”, il CD “Istria Addio”, realizzato dal Libero Comune di Pola in Esilio, e “L’arte giuliano- dalmata nel Lazio”, di Eufemia Giuliana Budicin. Chiuderà la manifestazione la musica del maestro compositore Luigi Donorà, nato appunto a Dignano.

Con il pensiero rivolto a Olga Milotti

Per quanto riguarda i vincitori del concorso letterario – che si prefigge di preservare e tutelare l’identità culturale istriana, fiumana, quarnerina e dalmata di carattere italiano in base allo spirito multietnico dei nostri tempi –, il premio speciale intestato alla memoria di Olga Milotti, scomparsa poco più di una settimana fa, è andato a 19 ragazzi della Comunità degli Italiani di Salvore, che hanno partecipato sotto il motto “Ribon”. Si tratta di: Andrea Lakošeljac, Leo Laganis, Jordan Marfan e Leonardo Vigini della scuola materna; Chiara Breščić e Mattea Glišić Rota della I classe elementare; Erika Vižintin ed Elian Conti della II elementare, rispettivamente Kevin Breščić, Giulia Brosolo, Lucio Laganis, Joan Marfan e Alex Radin della III e Timoti Cociancich, Federica Glišić Rota, Luca Vigini, Timothy Lakošeljac e Samanta Radešić della IV, nonché Luca Laganis della VI classe, guidati dall’insegnante Carmen Rota.

Elementari e medie superiori

Veniamo al concorso ML Histria nella categoria elementari: primo premio ad Anna Rosso (classe VIII, SEI “Vincenzo e Diego de Castro” di Pirano, insegnante Marina Dessardo), secondo premio a Gabriella Baković (classe VIII, SEI “Gelsi” di Fiume, insegnante Ksenija Benvin Medanić) e terzo a Lucas Skerbec (classe V, SEI “Belvedere” di Fiume, insegnante Roberto Nacinovich). 

Tra i lavori di gruppo, il podio più alto è andato ad Alessio Benussi, Andrea Blažević, Leo Bogdanović Vlah, Nereo Cafolla, Davide Jozić, Gabriel Lleshdedaj, Toni Massarotto, Marianna Pashmina Pellizzer, Kristian Tanushi, Timi Validžić e Laura Verdnik, allievi dell’VIII classe della SEI “Bernardo Benussi” di Rovigno (insegnante Ambretta Medelin), seguiti dai “sognadori” di Dignano, alias Chiara Bonassin, Elisabetta Borghetti, Eleonora Privrat, Marilena Privrat (classe II), Erica Ostoni (della II) ed Andrea Muraja (della IV), coadiuvati dalle insegnanti Fabiana Lajić e Liliana Manzin; sul gradino più basso, invece, Iva Biondić, Katia Makovac, Sara Miloš, Sara Mutapčić, Fabiana Piuka, Petra Grace Zoppolato (tutte della VII), Andrea Furlan, Massimo Pincin e Christian Špringer (dell’VIII) della SEI “Edmondo De Amicis” di Buie (insegnante Sandro Manzin). 

Tra gli studenti delle medie superiori italiane, trionfa la fiumana Nina Rukavina e dietro di lei la sua compagna di classe Martina Ban (entrambe della II della SMSI di Fiume, insegnante Emili Marion); terza Anna Frlič (classe I, Ginnasio “Antonio Sema” di Pirano, insegnante Dora Manzo). 

Dalmazia e Montenegro

Ad aggiudicarsi invece il premio dell’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo per le scuole elementari del Montenegro sono state Jelena Popović (classe VII, SE “Srbija” di Antivari, insegnante Jadranka Ostojić), Matija Marinović e Doris Kordić, entrambe della classe IX della SE “Njegoš” di Cattaro (insegnante Gordana Franović). Il concorso per le medie superiori in Dalmazia ha visto l’affermazione – nell’ordine – del gruppo spalatino formato da Petrana Caktaš, Marija Čorić, Ena Kegalj, della classe IIIa del Liceo Linguistico Informatico “Leonardo da Vinci” (insegnante Jelena Boban) e quindi di Petra Jadrić (classe IIIa, medesimo indirizzo, scuola e insegnante); tra le SMS montenegrine, prima Vedrana Nikolić (classe IVg, SMS “Mladost” di Teodo, insegnante Tamara Božinović), secondo Miljan Krivokapić (classe III, Ginnasio di Cattaro, insegnante Slavica Stupić), terza Jelena Ljubojević (classe II, SMS “Mladost” di Teodo, insegnante Tamara Božinović).

Tutti gli «speciali»

Per quanto riguarda i premi speciali banditi dalle varie realtà dell’esodo, Denise Jurman (classe IV, SEI di Dignano, insegnante Marisa Chiavalon) conquista quello dell’Associazione per la Cultura fiumana, istriana e dalmata nel Lazio; 24 alunni della II classe della SEI “Giuseppina Martinuzzi” di Pola (Lorenzo Zanghirella, Dean Suligoj Valli, Andrea Delmonaco, Diego Sošić, Petra Ostović, Rebeka Jankulovski, Petra Kovačić,Tara Sladaković, Fabian Matošević, Hana Hubanić, Daniel Katačić, Mauro Belci, Diego Belci, Nandi Gruner Bajlo, Veronica Ravarotto, Paolo Castellicchio, Marko Cukon, Mateo Knežević, Antonio Orešković, Fabian Pamić, Dorotea Sellan, Nora Šijan, Ervina Škornjak e Aleksandar Ćupić, insegnante Rosanna Biasiol Babić) ed Elena Zukon Kolić (classe I, Liceo Generale, SMSI “Dante Alighieri” di Pola, insegnante Annamaria Lizzul) ottengono quello dell’Associazione Libero Comune di Pola in Esilio; a Chiara Kalebić (classe II, Liceo Generale, SMSI “Dante Alighieri” di Pola, insegnante Annamaria Lizzul) va quello di “Istria Europa”, mentre il premio speciale del Libero Comune di Fiume in Esilio finisce nelle mani di Luka Bukša (classe VI, SEI “Gelsi” di Fiume, insegnante Ksenija Benvin Medanić) e quelle di Carla Čupić (classe I, Liceo Scientifico – Matematico, SMSI di Fiume, insegnante Gianna Mazzieri Sanković). 

La “Famìa ruvignisa”, invece, ha promosso Alessio Giuricin (classe VII, SEI “Bernardo Benussi” di Rovigno, insegnante Vlado Benussi) e ha dato sei premi di partecipazione: a Elena Lucrezia Ćurić (classe IIIb, SEI “Giuseppina Martinuzzi” di Pola, insegnante Laura Lonzar Mušković), ad “Arcobaleno” (Tara Bernè, Dorotea Cerin, Martin Popović, Erika Vošten, Luka Zonta, classe III, SEI “Bernardo Benussi” – Sezione Periferica di Valle, insegnante Miriana Pauletić) a Timi Validžić (classe VIII, SEI “Bernardo Benussi” di Rovigno, insegnante Ambretta Medelin), a Leo Bogdanović Vlah (classe VIII, SEI “Bernardo Benussi” di Rovigno, insegnante Ambretta Medelin), a Dorian Macan (classe I, SEI “Bernardo Benussi” – Sezione Periferica di Valle, insegnante Miriana Pauletić), a Trinity Pancheri (classe II, SEI “Bernardo Benussi” – Sezione Periferica di Valle, insegnante Miriana Pauletić).

Il premio speciale della “Famiglia Dignanese” va a Lorenzo Privrat, Ian Čikada, Chiara Moscarda, Leonardo Piccinelli, Myriam Scabozzi della V, e a Paulina Moscarda della VI classe dell’elementare di Dignano (insegnante Manuela Verk). A incassare il premio speciale della Regione Istriana per gli allievi delle istituzioni scolastiche italiane sono Nora Đurić (classe VI, SEI “Giuseppina Martinuzzi” di Pola, insegnante Ingrid Ukmar Lakoseljac), il gruppo della SEI “Galileo Galilei” – Sezione periferica di Bassania (Chiara Breščić, Mattea Glišić Rota – I classe, Elian Conti, Erika Vižintin – II classe; Kevin Breščić, Lucio Laganis, Alex Radin, Alex Valentić, Joan Marfan, Giulia Brosolo, homas Rota – III classe; Timoti Cociancich, Federica Glišić Rota, Timothy Lakošeljac, Luca Vigini – IV classe, insegnanti Carmen Rota e Loretta Giraldi Penco), Adamandia Sofija Koželj Pashalidi (classe II, Liceo Generale, SMSI “Dante Alighieri” di Pola, insegnante Annamaria Lizzul) e Sara Perić e Mario Milotić (classe III – Liceo Generale della “Dante Alighieri” di Pola, insegnante Luana Moscarda Debeljuh). La Regione Istriana ha inoltre premiato anche i ragazzi delle istituzioni croate: Nikka Brajković (classe V, SE “Vladimir Nazor” di Rovigno, insegnante Branka Grzunov), Dina Bartolić (classe VI), Anamarija Guzijan (classe VII) ed Ela Pahor (classe VIII) tutte dell’elementare “Vazmoslav Gržalja” di Pinguente (insegnante Snježana Lovrinić), ed Elisa Sošić (classe III, Liceo Linguistico, SMS “Mate Balota” di Parenzo, insegnante Germide Minozzi). 

Il premio speciale alla memoria di Alessandro Boris Amisich, offerto dall’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo, è stato attribuito a Jelena Penko (classe Ia, Ginnasio Generale, SMSI di Fiume, insegnante Gianna Mazzieri Sanković), quello del Comitato provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia a Matea Linić (classe IIIa, Ginnasio Generale, SMSI di Fiume, insegnante Emili Marion Merle). Inoltre, a insindacabile giudizio della giuria, riconoscimenti di partecipazione (offerti dalla Regione Istriana) per Valentina Lubiana (classe IIc, Istituto Professionale di Buie, insegnante Katarina Badurina) e Mia Belci (classe IIa, Liceo Classico del Collegio di Pisino, insegnante Sandra Sloković).

Riconoscimenti assegnati dalla giuria

Premi della giuria, messi a disposizione dal CDM – Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata, per: Matija Penca (classe VI, Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola d’Istria, mentore Giorgio Dudine), Marko Čačić (classe VII, SEI “San Nicolò” di Fiume, insegnante Sara Vrbaški), Lara Kinkela (classe VI, SEI “San Nicolò” di Fiume, insegnante Sara Vrbaški), Marko Martinolić (classe VI, SEI “San Nicolò” di Fiume, insegnante Sara Vrbaški), Alba Bukša (classe VIII, SEI “Gelsi” di Fiume, insegnante Ksenija Benvin Medanić), Gabriel Tagliaferro (classe III, SEI “Giuseppina Martinuzzi” – Sezione Periferica di Sissano, insegnante Barbara Markulinčić), Stella Orzan (classe IV, SEI “ Edmondo De Amicis” – Sezione Periferica di Verteneglio, insegnante Fiorenza Lakošeljac), Krista Noelle Rajko (classe III, SEI di Dignano, insegnante Fabiana Lajić); il gruppo Manuel Peršić-Alba Rukonić-Alessandro Gregorović-Emanuel Capolicchio-Valentina Patrun-Eni Vukovič-Erika Pustijanac (classe I, SEI “Giuseppina Martinuzzi” – Sezione Periferica di Gallesano, insegnante Anna Giugno Modrušan), quello di Emily Alessio Kocmanić-Carlotta Coronica-Moira Đurđević-Elison Jakac-Gemma Lakošeljac Preden-Oscar Fattor Hlaj-Lara Ivošević-Stella Jugovac, Marko Modrić-Nicole Visković-Lana Ščulac-Lana Gaborov-Luna Krpan-Ema Krajcer (classe I, SEI “Galileo Galilei” di Umago, insegnante Maura Miloš), quello di Anna Mesaroš-Francesco Lakošeljac-Ines Juričić Polunić- Lara Villanovich-Maxim Filippov-Nicola Paljuh-Novak Milošević-Rafael Sinožić-Gabriel Tolj (classe II SEI “Galileo Galilei” di Umago, insegnante Svjetlana Pernić Ćetojević); le “Leggende” Michelle Rotar, Manuela Benvegnù, Mia Radešić, Maj Bisaki, Lara Manzin, Laura Alessio, Marianna Zugan, Kevin Deklić, Gabriel Nadal, Dominik Rabak Vukić, Linda Villanovich, Serena Coronica, Alex Ćetojević, Erik Kozlović ed Edoardo Gjini (classe IV, SEI “Galileo Galilei” di Umago, insegnante Ilenija Anić); quindi Laura Burolo e Karin Klabot (classe VIII, SEI “Galileo Galilei” di Umago, insegnante Elisa Piuca), Larissa Rota e Marianna Benčić (classe VIII, SEI “Galileo Galilei” di Umago, insegnante Elisa Piuca), Lana Maria Bernetič, Matej Koljesnikov, Thomas Marijanovič e Alex Smotlak (classe IV SEI “Vincenzo e Diego de Castro” – Sezione di Sicciole, insegnante Katja Dellore); Selina Toffoletti (classe I), Miriel Toffoletti (classe II), Lorenzo Orlandini (classe III), Beatrice Mellone (classe IV), Chiara Lepore, Elisa De Marchi (classe V), tutti della Comunità degli Italiani di Crevatini (mentore Nicoletta Casagrande); Romina Mihalič, Ajda Dujc, Alex Auber (classe VI), Metka Mihalič (classe VIII), Sara Gec e Karen Taurino (classe VI), tutti della Comunità degli Italiani di Crevatini (mentore Maria Pia Casagrande). E ancora: Eligio Boccali Ayrton, Sandi Božić, Alexander Brajković Maximilian, Filip Ištoković (classe I), Leo Božić Sparagna, Gordana Denić, Alex Flego, Enea Topani (classe II), Martina Biloslavo, Jessica Štokovac (classe III), Martina Matijašić, Paola Sertič, Dominik Savić (classe IV) della SEI “Edmondo De Amicis” – Sezione Periferica di Momiano (insegnanti Marino Dussich, Serena Kljajić, Morena Disiot Dussich); Tamara Ljesar, Lea Bujković, Lena Uzelac (classe IX, SE “Njegoš” di Cattaro, insegnante Gordana Franović), Kris Dassena (classe III, Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola, mentore Giorgio Dudine), Nina Macuka (classe IIIa, Scuola Media Superiore di Economia di Pola, insegnante Silvana Čulić), Ani Čudina (classe Ia, Ginnasio Generale, SMSI di Fiume, insegnante Gianna Mazzieri Sanković), Astrid Popić (classe Ia, Ginnasio Generale, SMSI di Fiume, insegnante Gianna Mazzieri Sanković), Loris Flego (classe IIc, Istituto Professionale di Buie, insegnante Katarina Badurina), Massimiliano Bevitori (classe V, Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola, mentore Giorgio Dudine), Martina Scalia (classe II, Comunità degli Italiani di Crevatini, mentore Maria Pia Casagrande).

Altri premi della giuria, assicurati dall’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo, vanno a Martina Lekočević (classe VIIb, SE “Srbija” di Antivari, insegnante Jadranka Ostojić), Gianluca Pelonzi (classe I 2, Ginnasio di Cattaro, insegnante Slavica Stupić), Sanja Matković (classe III g1, SMS “Mladost” di Teodo, insegnante Tamara Božinović). 

Ai più piccoli, con simpatia

Premi “simpatia” ad Andrea Blažević (classe VIII, SMSI “Bernardo Benussi” di Rovigno, insegnante Ambretta Medelin) e 
Davide Jozić (classe VIII, SMSI “Bernardo Benussi” di Rovigno, insegnante Ambretta Medelin); ancora premi “simpatia” per i più piccoli (un libro, gli altri premi sono in denaro, con importi da 50 a 200 euro, ossia da 375 a 750 kune, più targa o coppa), questi dati dal Libero Comune di Pola in Esilio, a: Evan Paljuh, Deni Piutti e Antonella Drandić (classe I, SEI “Bernardo Benussi” – Sezione Periferica di Valle, insegnante Miriana Pauletić), Sara Rustja, Luana Penca, Timothy Dassena (Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola, mentore Giorgio Dudune), Emanuel Capolicchio, Alba Rukonić, Manuel Peršić, Alessandro Gregorović (classe I SEI “Giuseppina Martinuzzi” – Sezione Periferica di Gallesano, insegnante Anna Giugno Modrušan), Lana Gaborov, Ema Krajcer, Nicole Visković, Elison Jakac, Maura Miloš, Moira Đurđević, Luna Krpan, Stella Jugovac, Lara Ivošević, Emily Alessio Kocmanić (classe I SEI “Galileo Galilei” di Umago, insegnante Maura Miloš), Chiara Križman, Antonio Bonazza, Michelle Delbianco, (classe I, SEI “Giuseppina Martinuzzi” – Sezione Periferica di Sissano, insegnante Barbara Markulinčić) e Nina Sirotić (classe Ia, SEI “Giuseppina Martinuzzi” di Pola, insegnante Loredana Franjul).

Dai racconti dei nonni a Cicerone

Un esercito in erba di scrittori, storici e cultori delle nostre tradizioni, che quest’anno si sono cimentati “trasversalmente”, su volere della ML Histria, con la traccia “I nostri veci ne conta” ovvero “I nostri nonni ci raccontano”, prevista in quasi tutte le sezioni e categorie. Nello specifico, poi, per i lavori individuali – a livello elementare – erano stati assegnati i temi “Se avessi la bacchetta magica” e “Storie d’amore o di dolore della mia terra, vicende in cui un sentimento non esclude l’altro”, mentre per i lavori di gruppi, oltre alle vicende narrate dai nonni, “A Roma il Colosseo o San Pietro, ma nel vostro posto natio, se vi guardate attorno, tra la natura e i monumenti che vi circondano troverete tante cose altrettanto mirabili... tanti motivi per amare la propria terra” e “Parlate delle vostre migliori vacanze: reali o immaginarie”. Per i ragazzi delle SMSI erano stati pensati ancora “Ci sono momenti in cui ascoltando la musica ci sentiamo in armonia col mondo che ci circonda; quali generi musicali, quali composizioni sceglieresti come colonna sonora nella contemplazione del paesaggio che ti circonda?” e “Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo. È il messaggio di Malala Yousafzai, la ragazza simbolo del diritto allo studio, a quali riflessioni ti portano le sue parole?”, in riferimento ai lavori individuali, nonché “‘Ignorare cosa sia accaduto prima della propria nascita, significa restare per sempre bambini’. Verifica se la conoscenza della storia della tua regione ti ha reso consapevole e fatto maturare come suggerisce questo pensiero di Cicerone” e “Le tradizioni sono molto importanti ma, in questo mondo che viaggia alla velocità della luce, quali sono per voi fondamentali e quali superate?”. I testi potevano essere redatti in lingua italiana o in uno dei dialetti romanzi parlati nel territorio.

Le finalità

Da aggiungere che l’Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel lazio ha teso a premiare l’elaborato che al meglio ha valorizzato la permanenza della cultura istriana, fiumana, quarnerina e dalmata romanza di stampo autoctono; l’Associazione Libero Comune di Pola in Esilio ha messo in evidenza il miglior tema in concorso proveniente dalla Scuola elementare italiana “Giuseppina Martinuzzi” e dalla Scuola media superiore italiana “Dante Alighieri” di Pola e lo stesso lo hanno fatto il Libero Comune di Fiume in Esilio e la “Famìa Ruvignisa” per quanto concerne rispettivamente le istituzioni scolastiche italiane del capoluogo quarnerino e quelle del rovignese; il Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha invece posto in risalto il lavoro che ha espresso al meglio la particolarità del mondo adriatico orientale. Il premio speciale “Istria-Europa” è stato creato da Lino Vivoda, direttore del giornale “Istra Europa”, per la SMSI “Dante Alighieri” di Pola, mentre quello della “Famiglia Dignanese” per la sezione italiana della Scuola elementare di Dignano. 
La ML Histria è sorta per preservare e tutelare l’identità culturale istriana, fiumana, quarnerina e dalmata di carattere italiano e per promuovere – nella consapevolezza dell’ineludibile realtà, che vede attualmente nella regione la prevalenza della componente slovena e croata – e far conoscere e la componente italiana ora minoritaria. Conseguentemente, cerca di valorizzare l’identità della Comunità nazionale degli Italiani in Slovenia, Croazia e Montenegro, sensibilizzando soprattutto i cittadini e i mezzi d’informazione italiani. A questo scopo sollecita la collaborazione di tutti per il superamento d’ogni anacronistica contrapposizione storica tra gli uomini e gli Stati europei di Italia, Slovenia, Croazia e Montenegro al fine di ricostruire insieme la storia, soprattutto il futuro, della regione nel pieno rispetto di tutte le culture in essa storicamente presenti. “La ML Histria riconosce pertanto la necessaria complementarietà di queste etnie – si legge nel programma – che un secolare percorso formativo, venutosi a distillare in quelle terre, ha visto unite in stretti rapporti d’interdipendenza dando vita ad uno ‘specifico culturale’ che, per la sua stessa natura, non può rinunciare a nessuna di queste componenti senza perdere parte significativa della sua originaria identità storica e culturale”.

 





214 - La Voce del Popolo 22/05/14 Maestra Olga
Maestra Olga 

Scritto da Furio Radin 

Olga Milotti, italiana e polesana, amata maestra e autorità indiscussa per molti esuli e rimasti, è stata l’icona dell’identità forte, della polesanità intesa come zoccolo duro di un “no pasaran” che, purtroppo, è passato già da molto tempo, di un sentimento intriso di molteplici sogni, malinconie e nostalgie, da farlo sembrare, a tratti, un progetto.
Ho voluto bene all’insegnante Olga, mia capoclasse alle medie inferiori, dalla quinta all’ottava. Noi alunni, la sentivamo tutti vicina. Italiana in una classe di italiani sempre più immersa in un mondo croato e jugoslavo.
Era una realtà di equilibristi, la scuola di quegli anni: maestri e insegnanti che si facevano in quattro per apparire in linea con il sistema e al contempo rimanere italiani.
Oggi può sembrare ridicolo, ma a quei tempi, gli italiani erano sottoposti a duplice verifica: ideologica, come tutti gli altri, ma anche civile, dato che non era scontato che tu, individuo italiano, facessi parte di quella società. Molti se ne erano andati, altri erano stati cacciati, molti continuavano a partire per l’Italia o per terre lontane, e agli occhi del potere, queste persone non erano degne di fare parte di una società in evoluzione, “progressista” come quella socialista jugoslava. E, perciò, gli italiani erano in permanente odore di scomunica.
Gli insegnanti prima di tutti, dato che i comunisti capivano, a loro modo, e dal loro angolo visuale, il valore della scuola.
Olga Milotti, come molti altri insegnanti, riusciva a trasmettere l’identità, senza contaminarla con l’ideologia, camminando sugli specchi. Ma lo faceva in modo speciale, con calore, passione, perseveranza. Apparteneva a una categoria di docenti ora in via di estinzione: quelli che vivono per la scuola e che con gli studenti hanno un rapporto personale, che ognuno sente come privilegiato. Un rapporto che si basa anche sulle emozioni, che non ci si vergogna di comunicare; e con le emozioni si trasmette la cultura, l’identità.
Molto più tardi, nei miei rapporti con Olga Milotti, ormai presidente della mia Comunità di base, si è intrufolato un fenomeno apparentemente strano, anche se abbastanza comune nei connazionali. Un meccanismo per il quale, pur condividendo in grandissima parte valori ed opinioni, il flusso della nostra comunicazione ha iniziato ad incepparsi, abbiamo incominciato a intavolare con troppa frequenza i pochi argomenti sui quali non eravamo d’accordo. In apparenza, pur nel reciproco rispetto, si è instaurato un disaccordo, anche se non si è mai capito su cosa, se non forse sull’intensità con cui alcuni problemi venivano posti.
Ora che Olga Milotti non c’è più, mi è chiaro che ho sempre continuato a vedere in lei la mia maestra. È così che l’ho sempre chiamata, ormai vecchio anch’io, ma bambino al suo cospetto.
È una maledizione per la maggior parte di noi non riuscire a dire le cose se non quando ormai è troppo tardi, e l’interlocutore non c’è più. Però mi dispiace tanto che non ci sia, e sarà per me molto strano non salutarla, oggi, perché era quasi sempre ai funerali che ci incontravamo, e a lei piaceva molto che le dicessi: eccoci qua, di nuovo nell’unico posto dove siamo ancora in maggioranza.
Con Olga Milotti indubbiamente se ne va un pezzo di quella Pola che amiamo, anche perché ormai non c’è più.





215 - Il Piccolo 24/05/14 “Tutti per la Calle Larga” A Zara quasi 11mila firme
I promotori dell’iniziativa civica hanno consegnato la petizione in Municipio  I consiglieri comunali dovranno esprimersi nella sessione di giugno 

“Tutti per la Calle Larga” A Zara quasi 11mila firme

di Andrea Marsanich 

ZARA Li hanno definiti antizaratini, anticroati e addirittura paladini dell'italianizzazione di Zara. Ma gli ideatori dell'iniziativa civica intitolata “Tutti per la Calle Larga“ sono andati avanti e in una sola settimana hanno raccolto la bellezza di 10 mila e 823 firme con le quali si chiede il ripristino dell'antico toponimo che dai tempi della Serenissima stava ad indicare la via centrale e più famosa di questa città dalmata. Come da noi già scritto, da quando la Croazia è diventata sovrana e indipendente (1991) questo simbolo di Zara è stato ribattezzato in Via Larga o Široka ulica in croato, nome che naturalmente non ha fatto presa tra gli zaratini e non solo tra essi. I responsabili dell'iniziativa, Tamara Šoletic, Nenad Marcin, Valter Pero, Boris Marin e Hrvoje Bajlo, hanno deciso coraggiosamente di farsi avanti, promuovendo la sottoscrizione della petizione in una città dove il nazionalismo croato è ancora sentitissimo e prova ne siano le pluriennali fatiche dell'Uniona Italiana (alla fine premiate) per avere dopo lunghi decessi un asilo infantile italiano. Senza badare agli “ultrà croati“ l'altro giorno le quasi 11 mila adesioni sono state consegnate dai promotori al presidente della Commissione comunale per la ridenominazione di vie e piazze, Rade Šimi„evi„, che ora ha l'obbligo di sottoporre la richiesta al consueto iter procedurale. Da palazzo municipale è subito arrivata la conferma che i consiglieri del parlamentino dovranno esprimersi sulla proposta nella sessione in programma il mese prossimo. Interessante rilevare come all'iniziativa non abbia aderito proprio il sindaco di Zara, l'accadizetiano Božidar Kalmeta (centrodestra), che però ha pubblicamente esternato di appoggiare la raccolta di firme a favore dello storico toponimo Calle Larga. «L'adesione è stata massiccia in quanto gli zaratini sono emotivamente molto legati a questo plurisecolare nome – ha dichiarato Boris Marin, meglio noto in città come Boro Postino – purtroppo ci hanno attaccato da molte parti, anche tramite i mass media, con accuse assurde e fuorvianti. La gente è però dalla nostra parte ed ha premiato gli sforzi del sottoscritto e dei miei colleghi». Giorni fa i responsabili di Tutti per la Calle Larga avevano manifestato ottimismo sul fatto che i consiglieri comunali voteranno a favore del ripristino, aggiungendo che i ragusei non vogliono neanche sentir parlare di cancellazione del toponimo Stradone o Stradun, mentre i fiumani si tengono ben stretto il loro Corso.





216 - La Voce del Popolo 24/05/14 E & R - Adunata Alpini 2014 : Sezioni profughe in Patria di Zara, Fiume, Pola: «Vivi e morti sono qui»
ADUNATA

Tra le migliaia di alpini anche una rappresentanza di esuli dalle nostre terre per rivivere la magia dell’incontro, la gioia della condivisione

Sezioni profughe in Patria di Zara, Fiume, Pola: «Vivi e morti sono qui»     

La magia si è ripetuta, come sempre. Quest’anno è toccato a Pordenone, per l’87.esima volta. Prima i colpi della gran cassa a segnare il passo. Poi le note squillanti della fanfara che trasmettono entusiasmo. Ed ecco un’onda di penne nere inizia ad avanzare sulle note della “33”, il loro inno ufficiale. Davanti a tutti il tricolore portato dal Gruppo Ufficiali e Sottufficiali in servizio.
A seguire i reduci di guerra con le loro medaglie e subito dietro le Sezioni Profughe in Patria di Zara Fiume - Pola recanti lo striscione “Gli Alpini dell’Istria della Dalmazia e del Carnaro vivi e morti sono qui!”. Un applauso fragoroso le accoglie mentre alle loro spalle sono già 70mila e forse più gli alpini di ogni età, provenienti da ogni dove, pronti a marciare tra le vie imbandierate. Una marea perlopiù grigioverde arginata, lungo il suo fluire ordinato e composto, da una cornice di folla plaudente e festante. Inneggiante a loro, agli Alpini e ai valori che da sempre essi incarnano e rappresentano: onestà, solidarietà, coraggio, amore per la Patria. “Alpini esempio per l’Italia” è il motto di quest’anno. La sfilata domenicale rappresenta però solo l’atto finale di ogni Adunata degli Alpini che, come ogni numero di magia, è composto da tre parti. La prima è “La promessa” e consiste nell’attesa dell’evento. La città designata si prepara, si organizza, si fa bella perché non vuole sfigurare, desidera offrire un palcoscenico degno dell’evento ma nel frattempo si interroga un po’ preoccupata su quali saranno le modalità e gli effetti di quell’invasione pacifica che subirà nei giorni a seguire.

Nel contempo, non solo in Italia, è iniziato il frenetico tam tam dei messaggi, delle telefonate, delle mail: “Tu ci sarai?”. ‘Allora ci vediamo?”. “Quando pensi di arrivare?”. “Come ai bei tempi allora...”. “Pordenone aspettaci, stiamo arrivando!”. La seconda parte è “La svolta”, come quando l’illusionista prende qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. In genere inizia il giovedì con l’arrivo dei primi esploratori, le avanguardie, le teste di ponte. Piantano le tende nei giardini pubblici, attrezzano le cucine da campo, mettono in fresco le birre e il vino. È solo il preludio all’invasione che segue nei tre giorni successivi quando 300-400mila persone tra alpini, famigliari, cittadini e curiosi danno vita ad uno spettacolo di folla ed entusiasmo che non ha eguali. Amici che si ritrovano, commilitoni che si riuniscono, nuovi contatti che si creano il tutto accompagnato da canti, sorrisi, pacche sulle spalle e qualche bevuta, quella sì. Il vino fluidifica le parole, scioglie i cuori, predispone al contatto ma non corrode gli animi. Tutto si svolge in un clima di gran festa. Pordenone sprizza gioia e partecipa soddisfatta. Ogni piazza è un coro, ogni parco un concerto. Il momento più toccante sabato alle 2 di notte, sotto il Municipio: una tromba intona “Il silenzio” per un compagno “andato avanti”, seguito dall’Inno di Mameli cantato col cuore e le lacrime da tutti i presenti. La domenica è il giorno del “Prestigio”, il terzo atto. Quella massa, fino a poche ore prima straripante e scomposta, si trasforma d’incanto in un ordinato e pacifico esercito di uomini (e donne) orgogliosi e fieri di marciare uniti, per dimostrare a tutti il loro attaccamento a quel cappello con la penna sotto cui hanno servito il proprio Paese, ognuno in modo diverso ma tutti con lo stesso spirito di appartenenza, solidarietà, amor di Patria. La sfilata inizia alle 8 di mattina quando su Pordenone splende un tiepido sole. Dalla Sicilia al Friuli sfileranno gli Alpini di tutta la penisola e andrà avanti ininterrottamente per 12 ore, per finire al buio, sotto la grandine, ma tra gli applausi del pubblico rimasto inchiodato sulle gradinate. Al termine ci si saluta. Un abbraccio, una foto, un’ultima pacca sulle spalle ed una promessa reciproca “Allora ci vediamo il prossimo anno, all’Aquila...”.
 Sten Stefano De Franceschi  prossimo anno, all’Aquila...”. Sten Stefano De Franceschi 144° SMALP 1.ma Compagnia





217 - Il Piccolo 28/05/14 «Ragusa resta sotto tutela Unesco»
Il ministero croato della Cultura smentisce le voci sulla perdita dello status di patrimonio dell’umanità 

«Ragusa resta sotto tutela Unesco»

di Andrea Marsanich 

RAGUSA (DUBROVNIK) Il ministero della Cultura croato ha voluto seccamente smentire le voci secondo cui la dalmata Ragusa (Dubrovnik) potrebbe perdere prossimamente lo status di città sotto tutela dell'Unesco. Nel comunicato diffuso l'altro giorno, il dicastero ha dichiarato che Ragusa continuerà a figurare nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità, in cui è stata inserita nell'ormai lontano 1979. Nei giorni scorsi si erano rincorse le voci che parlavano di Unesco contraria al progetto che vedrà sul sovrastante monte Sergio la costruzione di un esteso campo da golf, con tanto di strutture ricettive di lusso. Alla presenza del golf resort raguseo si è aggiunto anche il continuo andirivieni in questi anni di un alto numero di navi da crociera. Da queste imbarcazioni – e praticamente ogni settimana – sbarcano migliaia di crocieristi che vanno a visitare la città di San Biagio, aggiungendo ulteriore confusione ad una località (42,6 mila abitanti) già congestionata dai turisti. Il ministero ha precisato che il progetto del monte Sergio non riguarda in alcun modo l'area in regime di tutela dell'Unesco, né i beni ritenuti Patrimonio dell'umanità. I dubbi sono venuti a galla di recente dopo la pubblicazione della proposta di bozza della competente commissione dell'Unesco, in cui si esortano le autorità locali di Ragusa a fermare i lavori di approntamento del “green“ e dei relativi villini, appartamenti, ristoranti e altro ancora, legati all'impianto sportivo. Contemporaneamente è stato chiesto all'amministrazione cittadina di presentare il piano di gestione e quello turistico riguardanti la presenza di navi bianche di fronte agli antichi bastioni ragusei. Nel rimarcare che il Piano regolatore e lo studio di impatto ambientale del Golf resort tengono in massimo conto quelle che sono le esigenze e priorità nel proteggere il patrimonio storico–architettonico della città, il ministero ha aggiunto che nella sessione di giugno a Doha della competente commissione dell'Unesco, gli esperti della Croazia spiegheranno quanto fatto e quanto si farà nel tutelare l'antico nucleo storico di Ragusa. Va ricordato all'uopo che dal 1991 al 1998, Ragusa si trovava nella lista del Patrimonio mondiale minacciato, quale conseguenza dei bombardamenti contro la città perpetrati dalle truppe serbo–montenegrine. Dopo anni di paziente e sapient* opera di restauro e recupero di quanto danneggiato (grazie anche al supporto degli esperti dell'Unesco), Ragusa è stata encomiata quale esempio di città dove la ricostruzione postbellica ha dato risultati più che lusinghieri.




218 - Il Piccolo 05/06/14 Torna la regata da Venezia a Cittanova
Dopo una pausa di dieci anni stasera parte la tradizionale “Transadriatica”
riservata alle barche a vela 

Torna la regata da Venezia a Cittanova 

CITTANOVA Dopo una pausa di dieci anni torna la Transadriatica a vela, sicuramente la regata più antica, avviata negli anni Settanta, che collega Venezia e Cittanova. Stasera alle 20.30 da Venezia partiranno 35 equipaggi, ma la traversata durerà fra le 10 e le 15 ore, a seconda delle condizioni del mare e del meteo. Rispetto alle edizioni precedenti la partenza sarà anticipata di alcune ore per motivi di sicurezza. L’iniziativa per il ripristino di questa tradizionale regata è partita dal club “Diporto velico veneziano” come illustrato da Vesna Ferenac, direttrice dell’Ente turistico di Cittanova, che assieme al Municipio e all’Autorità portuale fa parte dell’organizzazione della tappa istriana. «Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta degli amici di Venezia - spiega Ferenac - Dopo il completamento del nostro porticciolo nautico, eravamo alla ricerca di una manifestazione che ci offrisse visibilità e la Transadriatica calza a pennello». Oltre alla parte agonistica, la regata avrà anche un aspetto familiare: la maggioranza degli equipaggi, infatti, sarà composta da intere famiglie. Alla regata viene abbinata la tradizionale serata delle capesante cittanovesi organizzate al mandracchio cittanovese. Sono per la precisione due serate nelle quali ci sarà posto anche per la degustazione di vini e altre specialità culinarie locali. Il tutto accompagnato da gruppi musicali e anche un torneo di bocce. Il viaggio di ritorno, invece, inizierà sabato alle 20.30. «Alla regata erano invitati anche gli equipaggi istriani - spiega Ferenac - per i quali sarebbe stato assicurato l’ormeggio gratuito, una settimana prima e una dopo la regata, nel centro di Venezia. Ma purtroppo nessuno si è fatto avanti». Il direttore dell’Autorità portuale di Cittanova, Sergio Stojnic, ricorda con una certa nostalgia delle prime regate, quando c’era un solo membro d’equipaggio: «La formula era stata poi modificata per motivi di sicurezza - ricorda aggiungendo alcuni aneddoti - Il record di partecipazione era stato di 85 imbarcazioni e, nei primi anni Novanta, la Transadriatica aveva assunto un carattere umanitario, con le imbarcazioni arrivate cariche di aiuti dall’Italia destinati alle popolazioni colpite dalla guerra». (p.r.)




219 - Pagine Ebraiche  23/05/14 Lesina, un'isola di solidarietà
Lesina, un'isola di solidarietà
È una delle mete più amate dai turisti: mare, natura selvaggia, un’emozione continua. L’isola dalmata di Lesina (Hvar in lingua croata), è un punto di ritrovo estivo conteso da migliaia di turisti da ogni dove. Le scorie, i dolori di un passato angosciante sembrano ormai lontani affogati in un cocktail nel corso e in una romantica passeggiata lungomare. A farli riaffiorare, assieme a una straordinaria vicenda di solidarietà che vede protagonisti gli abitanti dell’isola, è la testardaggine di Mario Viola, romano molto vicino alle vicende ebraiche, che con pazienza certosina è andato a scavare nei meandri più reconditi di una vicenda di cui sembrava essersi persa la memoria. Una grande storia di solidarietà nell’Adriatico infuocato dall’odio antisemita e in cui trovare un approdo, un rifugio sicuro dalle persecuzioni, è più di una assicurazione sulla vita. È la fine dell’autunno del 1942 quando, da Sarajevo e Mostar, arrivano sull’isola oltre 400 ebrei scampati ai nazisti e agli Ustascia, le forze collaborazioniste cui Hitler affiderà il governo del neonato Stato Indipendente di Croazia sorto con la complicità del fascismo. Sono sotto il controllo di un contingente dell’esercito italiano, che ha stanziato a Lesina una pattuglia composta da circa 100 soldati. Il comando del XVIII Corpo d’Armata, in base all’ordine emanato il 28 ottobre dello stesso anno, fa internare gli ebrei in alcuni alberghi dell’isola ritenendo questo dispositivo nient’altro che un compromesso accettabile in vista di una più ‘adeguata’ sistemazione nelle settimane successive. L’input, in regime di internamento, è infatti quello di mantenere una netta separazione tra abitanti del posto e prigionieri. Una situazione che, tuttavia, a Lesina sfuggirà quasi del tutto al controllo dei soldati italiani. Un po’ per la negligenza di alcuni, molto per il coraggio e l’umanità dimostrata dal giovane albergatore Tonci Milicic che non esiterà a prodigarsi per il benessere di ciascuno dei suoi ospiti e per allontanare, nei limiti del possibile, l’incubo di un futuro che si fa sempre più oscuro e tormentato. È il suo profilo, in particolare, ad emergere nella ricerca condotta in loco da Viola. Incuriosito da una testimonianza rilasciata al sito di Centropa da una delle “ebree di Lesina”, Vida Eskenazy, si muove immediatamente per comporre il puzzle di stimoli suscitati da quelle parole. A Centropa Vida e altri suoi congiunti hanno infatti raccontato quei giorni lasciando trasparire un affetto e una gratitudine mai venuti meno nel tempo. “Appena arrivati – spiega Vida, oggi scomparsa – fummo trasferiti nell’hotel di Tonci (l’hotel Slavija). Fu così gentile con noi. Gli italiani pagavano per il nostro alloggio ma lui andò ben oltre gli accordi e si impegnò a risolvere ogni possibile problematica. Ci ha lasciato piena autonomia, siamo diventati amici e abbiamo mantenuto questo rapporto anche dopo la guerra. Andavamo a trovarlo a Lesina e lui ricambiava recandosi in visita a Sarajevo e Zagabria dove molti dei ‘suoi’ ebrei erano tornati a vivere”. Per Mario, che è da 40 anni assiduo frequentatore di Lesina, questo è il segnale: è il momento di ottenere informazioni più precise. L’obiettivo è di tratteggiare ancora meglio la figura e le azioni di Tonci. La migliore fonte, pensa, devono per forza essere gli anziani di Lesina. Qualcuno avrà visto, qualcuno potrà raccontare. E così la ricerca ha inizio. Tre sono gli alberghi scelti dall’esercito italiano per internare gli ebrei: oltre al già citato Slavija, vengono individuati il Kovacic e l’Overland. Palazzi che oggi ospitano chi si può permettere una vacanza di sogno furono, oltre 70 anni fa, l’approdo temporaneo per centinaia di profughi che tornarono ad assaporare il bene prezioso della ‘normalità’. L’inizio, per Viola, non è dei più semplici: la storia, lo scorrere incessante del tempo, l’alternarsi di bandiere, guerre e difficoltà geopolitiche, sembra aver confinato le vicende in questione in un cassetto. Ma non si arrende e, a forza di colloqui e pause caffè, i tanti capitoli di questa storia iniziano a svelarsi nella loro profondità. Lo confermano le parole di alcuni testimoni come Sime Fio, bambino all’epoca dei fatti, che in una nitida testimonianza registrata ricorda la convivenza e le tante occasioni di incontro con gli ebrei giunti dalla terraferma. I suoi ricordi, e quelli di altri anziani, sono un fondamentale supporto per uno dei nipoti di Tonci, Prosper Maricic. Completamente all’oscuro dei meriti dello zio, Prosper si unisce a Viola nel lavoro di rielaborazione di un passato con il quale mai si era rapportato. Registra, ascolta, confronta. E decide, affinché niente più si disperda, di mettere assieme un documento che sintetizza ore e ore di approfondimenti. La testimonianza, inviata a Pagine Ebraiche in doppia lingua (inglese e croato), dà il senso di una prova di solidarietà che emoziona e commuove. Insieme alle parole arrivano anche alcune foto inedite. Una, pubblicata in pagina, ritrae Tonci e alcuni ebrei internati a Lesina in un momento di serenità. L’immagine, raccontano i testimoni, li immortala in occasione di una gita (ufficialmente vietata) in un’isoletta vicina. “È una foto che parla più di tante parole – racconta Viola – e che ci aiuta a capire la straordinaria umanità che caratterizzò l’impegno di Milicic. Si sarebbe potuto semplicemente attenere alle disposizioni e invece fu campione di generosità esponendosi anche a molti rischi e pericoli per la sua incolumità”. E così fecero anche altri abitanti di Lesina, che mantennero un rapporto con i loro ospiti: la prova più evidente la si ha con le tre unioni che sarebbero state successivamente celebrate. Prosper ha ricostruito tre matrimoni: Marica Bracanovic Baco che sposa l’ebreo David Altarac di Travnik, Lucia Luce Vucetic Babuk che sposa Otto Lusic (Sarajevo) e Ljubica Maljkovic che sposa Elias Konfortija (Sarajevo). Tutte e tre le coppie si trasferiranno in Israele appena finita la guerra. L’ultima, dopo alcuni anni, farà ritorno a Lesina. All’inizio dell’estate del ’43 la situazione cambia drasticamente e gli ebrei confinati a Lesina sono riuniti in nuovo punto di raccolta sull’isola di Arbe (Rab, in lingua croata). Le condizioni di prigionia sono molto dure, anche se esiste un minimo margine di autonomia che permette un contatto con le forze partigiane attive nella regione. Gli ebrei saranno protagonisti attivi di questa fase e, dopo l’otto settembre, prenderanno possesso del campo assieme agli altri prigionieri al grido di “Morte al fascismo”. Si uniranno poi ai gruppi di liberazione per affrancare la Croazia dall’incubo degli Ustascia. Tanti cadranno, altri riusciranno a veder compiuto il loro sogno di libertà. Mario Viola sarà a Lesina nei prossimi giorni per proseguire la ricerca e incontrare gli eredi della coppia Maljkovic‐Konfortija che fece ritorno in Croazia dopo l’aliyah. Con un obiettivo: aumentare la consapevolezza sulle attività di Tonci così da fargli conferire – in memoria – un pubblico tributo per la sua indole e il suo coraggio. “Tonci Milicic – spiega – è un eroe del Novecento e merita di essere riconosciuto come tale. L’emozione di aver dormito, inconsapevolmente, in uno degli hotel che lo videro al servizio di civili perseguitati, senza alcuna pretesa ma con la sola finalità di rendersi utile agli altri, è un qualcosa che porterò con me per tutta la vita”. È possibile contattare Mario Viola scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Adam Smulevich, Italia Ebraica, maggio 2014



220 - Il Piccolo 29/05/14 Gli eredi della Jugoslavia si spartiscono 24 milioni
Il Tribunale di Parigi scongela il “tesoretto” conservato al Credit Lyonnais accogliendo la causa intentata un anno fa dalla Banca centrale della Serbia 

Gli eredi della Jugoslavia si spartiscono 24 milioni

Secondo la formulazione proposta dal Fondo monetario internazionale l’eredità della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia sarà suddivisa in quote tra i Paesi sorti sulle sue ceneri. L’accordo originario prevede così che il 16,39% vada alla Slovenia, il 36,52% alla Federazione jugoslava (Serbia e Montenegro), con la variabile che il Montenegro è oggi uno Stato indipendente, il 28,49% alla Croazia, il 13,20% alla Bosnia-Erzegovina e il 5,40% alla Macedonia. Il grosso della “torta” da spartire è costituito da un patrimonio immobiliare che qualche anno fa veniva stimato in 90 miliardi di dollari con sedi diplomatiche prestigiose come la rappresentanza di New York situata in un edificio della Quinta strada, all’altezza di Central Park. (m. man.)di Mauro Manzin wTRIESTE Il neanche tanto “caro estinto” è spirato 23 anni fa. Ma gli eredi, nonostante gli accordi di Vienna, ancora non sono riusciti a mettere le mani su tutto il patrimonio di quella che fu la Repubblica socialista federativa di Jugoslavia. L’illustre defunto ha lasciato un’eredità quantificata in oltre 100 miliardi di dollari nei quali è compreso un patrimonio immobiliare stimato sui 90 miliardi sempre di bigliettoni verdi made in Usa. Nel tesoro ci sono anche 6 miliardi di dollari delle riserve valutarie della Banca popolare dell’estinta Jugoslavia. E in tempi di crisi come questi mettere le mani su liquidità può costituire una grande boccata d’ossigeno per i disastrati bilanci statali di Slovenia, Croazia, Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Macedonia, gli eredi di cotanto “defunto”. In questo senso a predicare la buona novella è il Tribunale di Parigi che ha sentenziato a favore dello scongelamento di 24,47 milioni di euro tenuti nelle casseforti del Credit Lyonnais. Orbene alla Slovenia spetteranno, in base proprio agli accordi di Vienna (vedi cornice a fianco), 3,9 milioni di euro più gli interessi fin qui maturati. L’Istituto di credito francese Credit Lyonnais aveva congelato i beni dell’allora Jugoslavia negli anni Novanta quando era ancora incerto chi sarebbe stato l’erede legittimo della “creatura” di Tito. Non dimentichiamo che nella primissima fase della dissoluzione la Federazione Serbia e Montengro guidata da Slobodan Miloševi„ ostinatamente si autoproclamava unica erede della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia. Eppoi a confermare il congelamento del denaro giunsero anche le sanzioni emanate dalle Nazioni Unite sul capo proprio della Jugoslavia di Miloševi„. Credit Lyonnais poi si è rifiutato più volte di scongelare la ragguardevole somma di denaro senza una precisa sentenza o una scrittura legale con tutti i crismi. Per questo motivo la Banca centrale della Serbia ha intentato nel 2013 una cuasa al Tribunale di Parigi, causa alla quale si sono spontaneamente unite anche le banche centrali degli altri Paesi ereditieri. E la vittoria giudiziaria è stata piena. Il Tribunale parigino, infatti, ha intimato al Credit Lyonnais non solo di restituire il denaro, 24,47 milioni di euro come dicevamo, agli ora legittimi eredi della defunta Jugoslavia, ma di pagare i relativi interessi e i danni fin qui subiti nonché il pagamento delle spese processuali. Ma per gli eredi ci sono ancora tanti motivi per litigare. Ricordiamo solamente i due miliardi di dollari in crediti esigibili dalla Russia (che se ne è fatta carico ereditandoli a sua volta dall’ex Unione sovietica) e 600 milioni di dollari in 42 tonnellate di lingotti d’oro depositati nella Banca di Basilea assieme a un cospicuo pacchetto azionario costituito da almeno 8mila cedole.




221 - Il Piccolo 26/05/14 «Non fu l'esodo il movente della strage di Vergarolla»
Il libro dello storico Gaetano Dato apre nuovi scenari su quanto accadde a Pola
nel 1946. Due le piste inedite suggerite, tra cui quella monarchico-fascista 

«Non fu l’esodo il movente della strage di Vergarolla»

Il libro di Dato spariglia le carte sulla strage di Vergarolla a cui 6 anni fa sembravano aver dato una risposta Fabio Amodeo e Mario J. Cereghino: in un documento scovato negli archivi inglesi, si affermava che la strage era stata voluta e pianificata dall’Ozna, la polizia segreta di Tito. L’informativa indicava anche il nome del possibile attentatore: Giuseppe Kovacich. Conclusioni che Dato non condivide: «Non ho trovato elementi che mi portino a sostenere la stessa tesi: la descrizione di Kovacich non corrisponde a quella degli investigatori e niente lo collega a Pola. In più l’informativa in questione era considerata “di scarto”».

di Elisa Lenarduzzi

La strage di Vergarolla, che il 18 agosto 1946 provocò la morte di 63 persone e centinaia di feriti, tutti civili, non fu voluta da Tito per provocare l’esodo degli italiani da Pola, come di fatto avvenne l’anno successivo. L’esodo sarebbe stato solo una conseguenza secondaria dell’attentato. La verità sul movente e sugli autori dell’attacco terroristico, avvenuto mentre intere famiglie si trovavano sulla spiaggia per assistere alla gara natatoria “Coppa Scarioni”, sarebbe ancora impossibile da stabilire con chiarezza, anche se su quel tragico evento emergono due nuove piste, del tutto inedite, destinate provocare non poco scalpore.

A quasi 70 anni da uno degli episodi più drammatici del dopoguerra italiano, a offrire una nuova verità è lo storico Gaetano Dato, ieri protagonista a èStoria assieme ad Anna Vinci, con la quale ha tracciato un quadro del complesso contesto storico nel quale si inserisce la strage di Pola, a cui ha dedicato il libro “Vergarolla 18 agosto 1946. Gli enigmi di una strage tra conflitto mondiale e guerra fredda”, edito dalla Leg. Dato, su impulso del circolo “Istria”, ha trascorso gli ultimi due anni immerso negli archivi di Washington, Londra, Zagabria e Roma, confrontando dati e versioni ufficiali, senza disdegnare la stampa dell’epoca, cercando di tirare le fila su quanto accaduto, anche tenendo conto della complessità del quadro internazionale di quegli anni che separarono la fine della Seconda guerra mondiale all’inizio della Guerra fredda. Ne è emerso un libro che non regala verità assolute, ma al contrario apre nuovi scenari. 

L’unico dubbio che sembra essere dissolto è quello che per decenni ha accompagnato la verità sulla strage: fu un incidente o un attentato? «I documenti degli investigatori dell’epoca - la polizia civile e quella militare che indagarono sul fatto - parlano chiaro: le 28 mine accatastate sulla spiaggia non potevano esplodere senza un detonatore» ha spiegato Dato. 

Nonostante la strage di Vergarolla sia da sempre ritenuta il simbolo dell’avvio dell’esodo da Pola, però, lo storico sostiene che non fu quello il movente dell’attentato, ma solo una sua conseguenza secondaria. «In quegli anni - ha spiegato - in Istria stava nascendo una guerriglia italo-croata a bassa intensità: solo la settimana prima della strage, a Pisino vennero uccisi alcuni soldati titini».

Una delle ipotesi, quindi, è che furono sì gli jugoslavi a far esplodere le bombe, ma «per bloccare l’insurrezione italiana in Istria in chiave anti-croata, tra l’altro sostenuta dallo stesso De Gasperi e dal generale Cadorna». Ci sarebbe, però, anche una seconda pista che secondo Dato non sarebbe da escludere: quella che vedrebbe nei monarchici e neofascisti italiani i veri autori della strage. «Il loro intento sarebbe stato quello di provocare una guerra tra Stati Uniti e Jugoslavia, della quale loro avrebbero approfittato per riportare il Re e la dittatura in Italia».

Gaetano Dato presenterà le sue tesi a Roma, alla Camera dei Deputati, il prossimo 13 giugno, assieme alla deputata Laura Garavini per chiedere che l’Italia, attraverso una commissione di storici indipendenti, faccia chiarezza una volta per tutte su quel drammatico 18 agosto 1946. 




222 - La Voce del Popolo 04/06/14 Il professor Franco Crevatin : Preferisco la formula di dialetto istriano»
Preferisco la formula di dialetto istriano» 

Il professor Franco Crevatin è uno dei maggiori studiosi della linguistica dell’istroveneto. Di origine istriana, docente alla Scuola Internazionale per Interpreti e Traduttori dell’Università degli Studi di Trieste, nella sua vita di studioso ha fatto di tutto, si è occupato dei dialetti italiani, in particolare dei dialetti istriani ma anche di greco, latino, sanscrito, di egiziano antico e di lingue africane. Per oltre trent’anni è stato un mese all’anno in Africa, a studiare le lingue. Ha scritto pure un atlante linguistico dei dialetti sloveni dell’Istria. Ciò che interessa a Franco Crevatin è il rapporto che intercorre tra la lingua e la cultura. 

“Il dialetto istroveneto nasce da due genitori – premette Franco Crevatin –.
Da una parte c’è il dialetto di Venezia, che raffigura il modello acquisito dalle popolazioni istriane. Venezia rappresentava, infatti, un sistema che non era solo politico, ma anche economico e culturale. Inevitabile che la lingua che Venezia esportava si affermasse con facilità. Tuttavia, la ‘mamma’ dei nostri dialetti erano le parlate dell’Istria più antiche rispetto alle ‘dedizioni’ delle varie cittadine a Venezia. Questi dialetti erano di tipo italiano nordorientale, che non appartenevano alla famiglia veneziana. In tutti i nostri dialetti sono presenti le cicatrici di questi matrimoni, sia dalla parte della mamma sia da quella del padre. In altre parole i nostri dialetti sono veneziani, ma conservano ancora sempre esempi dei dialetti adoperati nel passato”.

È corretto chiamarlo dialetto istroveneto?

“Se proprio si vuole, è corretto. Personalmente preferisco la formula di dialetto istriano”.

Quanto è autoctono il dialetto istroveneto rispetto alle parlate neolatine e romanze che hanno interessato l’Istria, come l’istrioto?

“L’istrioto si parlava nell’Istria meridionale. In quella settentrionale si parlavano dei dialetti italiani nordorientali che non erano di matrice veneziana. Ad esempio, nel retroterra di Isola, il recipiente con cui si porta da mangiare il pranzo al contadino che lavora in campagna si dice ‘cialdina’. È palesemente una parola pre-veneziana, che si ricollega addirittura al Friuli, dove la parola ‘ciald’ significa caldo. Quindi serviva, appunto, a portare il cibo caldo. Esempi di questo genere ne abbiamo a decine e rappresentano le influenze da una lingua all’altra. Ossia cicatrici delle antiche parlate. E su queste si è innestato il veneziano”.

Come l’istroveneto è riuscito a prevalere su queste parlate?

“È prevalentemente un fatto di ordine culturale. Mi spiego. Quando il musicista di Pirano, Giuseppe Tartini, volle approfondire la propria ispirazione, dove andò? Si recò nel Veneto, perché in quel contesto epocale era la patria della musica. Allo stesso modo nel costruire una casa che non fosse un edificio colonico, quale modello architettonico si seguiva? Quello veneto. E attraverso l’amministrazione è ovvio che la nostra gente accolse quella che era la parlata della Serenissima, come oggi noi abbiamo recepito l’italiano. È probabile poi che molti, tra le quattro mura di casa, continuassero a parlare il proprio più antico dialetto. Però quando avevano a che fare con gli uffici, con l’ambiente pubblico, adoperavano il veneziano. E dal pubblico esso è rifluito al privato. È un fenomeno d’evoluzione assolutamente normale”.

Come s’inserisce in questo schema il fiumano, considerato che la città non è mai stata dominio di Venezia?

“Venezia non volle mai imporre né la propria cultura né la propria lingua nelle terre conquistate o amministrate. L’unica cosa che la Repubblica desiderava era il legno per le proprie navi, che la gente pagasse le tasse, e, eventualmente, che prestasse servizio militare. Nell’Adriatico, in Istria, Dalmazia, coste dell’Albania e Grecia, il veneziano rappresentò la lingua internazionale per eccellenza. Moltissimi lo recepirono come strumento che legava genti diverse. Basti ricordare il vecchio proverbio ‘Se ti vol andar del Suldan (Sultano, ndr) parla venezian’. Era un proverbio che rispecchiava la vera realtà. Tantissime parole veneziane si trovano in Grecia. Non sono state imposte, ma fanno parte delle dinamiche culturali della storia. A Fiume è accaduta la stessa identica cosa”.

Praticamente qualcosa di importato, non indigeno?

“Dal punto di vista della lingua il concetto d’indigeno non esiste. Il friulano è una parlata indigena? Non lo è, perché deriva dall’occupazione romana del Friuli. Non esiste l’indigeno. Le parlate non sono indigene, ma hanno, invece, una continuità nei secoli passati rispetto ad altre”.

Il Festival dell’istroveneto?

“È una bella iniziativa. Io credo che il nostro dialetto sia una marca identitaria. Non una marca che noi possiamo portare all’occhiello della giacca, noi e solo noi. Ma continua a essere qualcosa di internazionale. Per cui, un rovignese, un fiumano, un chersino parlando questo dialetto e che gira per tutta l’Italia nordorientale capisce ed è capito. Non è una cosa da poco”.

Siamo purtroppo testimoni della lenta e inesorabile scomparsa dell’istroveneto. Che cosa si può fare per la sua salvaguardia?

“Purtroppo non è possibile tutelare lingue, dialetti e parlate dall’esterno.
Non si può neanche insegnarlo a scuola perché tutto ciò che viene portato negli ambienti scolastici è di solito disprezzato. Occorre la partecipazione convinta della gente che condivide questa parlata. A mio parere l’identità linguistica e culturale italiana sta mutando. La prima cosa da fare è creare occasioni di coagulo sociale ed economico per i giovani. In altre parole, che si sentano sé stessi in una realtà che consenta loro di vivere, produrre e di programmare il loro futuro. Ma non come farfalle di una collezione di oggetti da museo, ma come persone vive di una società attiva. Quindi, prima di tutto, economia e società, e poi arriverà anche la lingua”.




223 - Il Piccolo 23/05/14 Zagabria assolve gli omicidi dell’Ozna
Il titino Boljkovac di 94 anni, accusato della morte di 21 civili a guerra finita, se la cava. Il giudice: «Crimini frutto del sistema» 

Zagabria assolve gli omicidi dell’Ozna

di Andrea Marsanich 

ZAGABRIA Verdetto assolutorio per mancanza di prove. È l'esito del processo di primo grado, svoltosi al tribunale regionale di Zagabria, nei riguardi del 94.enne Josip Boljkovac, accusato dalla Procura statale di avere ordinato l'arresto e la successiva liquidazione di 21 civili di Duga resa e dintorni (a sud di Zagabria), crimini commessi subito dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale. All'epoca, l'allora 25.enne Boljkovac era il responsabile della sezione di Karlovac dell' Ozna, il Dipartimento per la sicurezza del popolo, i famigerati servizi segreti militari jugoslavi. Secondo il presidente della corte, giudice Tomislav Juriša, i crimini furono effettivamente commessi ma «erano il frutto di quel sistema di 70 anni fa e non la conseguenza del comportamento di un singolo». Boljkovac, indebolito dagli anni e da acciacchi vari, non si è presentato a quella che è stata definita la prima sentenza nei riguardi di un delitto partigiano dopo il secondo conflitto mondiale. Anche nell'ultima udienza, quello che fu il primo ministro dell'Interno della Croazia indipendente e sovrana e per un certo tempo stretto collaboratore del presidente croato Franjo Tudjman (deceduto nel 1999), aveva dichiarato di non essere responsabile di quanto gli veniva addebitato. «Non sono colpevole – così Boljkovac – e resto dell' avviso che il processo nei miei riguardi sia un tentativo per sviare l' attenzione da quelli che sono i reali problemi della Croazia». Secondo il giudice Juriša, al tempo delle liquidazioni – perpetrate tra il 7 maggio e la metà di giugno del 1945 – Boljkovac si trovava ricoverato in ospedali per problemi di salute e non avrebbe potuto ordinare l'uccisione di 21 civili, tutti accusati di avere collaborato con il regime ustascia di Ante Pavelic, nemico acerrimo dei partigiani di Tito. L'avvocato di Boljkovac, Anto Nobilo, ha dichiarato che si attendeva una simile sentenza in quanto nessun testimone ha tirato fuori prove che potessero inchiodare il suo assistito. «Voglio ricordare – ha aggiunto il noto avvocato – che si tratta del primo verdetto riguardante un appartenente alle forze antifasciste della seconda guerra mondiale e mi riferisco a tutta l' Europa». La Procura statale di Zagabria, che ha annunciato l'intenzione di ricorrere in appello, era certa invece di avere presentato prove inequivocabili a carico di Boljkovac, «uomo che aveva un'autorità illimitata – questa l'accusa – e il potere di vita e di morte su tantissime persone. Boljkovac ordinò l' uccisione dei civili, attuata dagli appartenenti alla I brigata croata dell'Esercito popolare di liberazione jugoslavo, con le vittime che furono sepolte in località Vidanka Curak, nei pressi di Duga Resa». A causa dei crimini commessi dai partigiani jugoslavi, in Croazia sono state denunciate una trentina di persone, in gran parte deceduti o irreperibili.



224 - Il Piccolo 24/05/14 Geopolitica - Caracciolo: «La radice delle crisi odierne è balcanica»
Caracciolo: «La radice delle crisi odierne è balcanica» 

di Giulia Basso 

TRIESTE La radici delle crisi geopolitiche di oggi sono balcaniche: non solo perché la prima guerra mondiale è scoppiata come conseguenza delle guerre balcaniche e dell’attentato di Sarajevo, ma soprattutto perché quella che a seguito della storia recente della “polveriera d’Europa” è stata definita balcanizzazione, la frammentazione degli Stati in entità sempre più piccole ed etnicamente connotate, è un fenomeno che, anziché regredire sulla spinta di tendenze europeistiche, è tuttora in piena espansione. Per Lucio Caracciolo, direttore di Limes e uno dei massimi esperti italiani di geopolitica - ieri a Trieste per una conversazione organizzata dall’Associazione Amici del Caffè Gambrinus e dal Centro Studi di Diritto Comparato sul tema “Europa 2014 – 1914: l’eredità dei grandi imperi” - Trieste può essere considerata un osservatorio privilegiato alla frontiera di uno spazio fortemente balcanizzato. «Con la fine della Prima Guerra Mondiale e il collasso contemporaneo di quattro grandi imperi – spiega Caracciolo – si aprì il vaso di Pandora delle balcanizzazioni. Proprio da Trieste si snodano due “itinerari della balcanizzazione”, che raccontiamo in questo numero di Limes, uno verso est e uno verso sud, per dimostrare come partendo da qui si incontrino solo frontiere contestate, dal Golfo di Pirano al Donbass ucraino. La balcanizzazione è basata su un principio: perché io devo essere in minoranza nel tuo Stato se tu puoi esserlo nel mio?». Anche l’ingresso nell’Unione Europea, dice Caracciolo, è stato vissuto dalla Slovenia prima e dalla Croazia poi come un modo per distinguersi dai vicini.
E se l’euroscetticismo non attecchisce nei Paesi entrati di recente nell’Ue, Slovenia e Croazia, Romania e Bulgaria, è anche perché questi stati hanno potuto attingere ai fondi europei in maniera consistente. Pure il fatto di non avere ancora l’euro, Slovenia esclusa, smussa le polemiche eurofobe. 

Si ringraziano per la collaborazione della Rassegna Stampa: L’Università Popolare di Trieste e l’Assoc. Nazion.Venezia Giulia e Dalmazia - ANVGD di Gorizia