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Rassegna stampa

a cura di Maria Rita Cosliani – Eufemia G.Budicin – Stefano Bombardieri

N. 920 – 15 Settembre 2014
    

Sommario


256 - Avvenire 09/09/14 Dalmazia: Zara, l’asilo italiano di esuli e rimasti che piace ai croati (Lucia Bellaspiga)
257 - La Voce del Popolo  13/09/14 Sostegno all'asilo di Zara (Ilaria Rocchi)
258 - La Voce del Popolo 06/09/14 Asilo di Zara, sciolti i nodi finanziari Si punta ora a una sezione scolastica
259 –  Il Giornale 07/08/14 La sinistra vuole cancellare i Legionari (Fausto Biloslavo)
260 - Il Quotidiano Fvg.it 18/08/14 Commemorazione della strage di Vergarolla a Pola (Fabrizio Somma)
261 - La Voce del Popolo  19/08/14 Strage di Vergarolla una cicatrice indelebile (Daria Deghenghi)
262 - Futuro Quotidiano 18/08/14 Vergarolla, la strage dimenticata (Carla Cace)
263 - L’Arena di Pola 21/08/14  18 agosto 2014: un salto di qualità istituzionale (Paolo Radivo)
264 - Il Piccolo 31/08/14 «Via il nome di Tito da strade e piazze (Mauro Manzin)
265 - Corriere della Sera  03/09/14  Lettere a Sergio Romano: La guerra civile nella Jugoslavia del 1945. (Sergio Romano - PaoloTempo)
266 - Il Piccolo 07/09/14 Record di iscrizioni  nella scuola italiana (p.r.)
267 - Il Piccolo 07/09/14 Vogatori di Umago  in trasferta a Venezia  per la regata storica (p.r.)


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256 - Avvenire 09/09/14 Dalmazia: Zara, l’asilo italiano di esuli e rimasti che piace ai croati (Lucia Bellaspiga)

Dalmazia
Zara, l’asilo italiano di esuli e rimasti che piace ai croati
 ZARA (CROAZIA)
 Un anno fa, quando si riaprì a Zara, sulla sponda oggi croata dell’Adriatico, la prima scuola italiana di tutta la Dalmazia, a rompere il ghiaccio fu la direttrice croata, Snježana Šuša: «Chiamatemi Gianna». Ci erano voluti 60 anni perché nella 'Dresda dell’Adriatico' (54 bombardamenti aerei dal 1941 al 1944) potesse riaprire i battenti una scuola italiana, l’asilo paritario 'Pinocchio'. Un esperimento così riuscito che per il prossimo anno potrebbe fare da volano per una prima elementare italiana all’interno della vicina scuola primaria croata.
 Soddisfatta la comunità degli oltre 500 italiani di Zara, discendenti della popolazione residente prima dell’occupazione jugoslava, soddisfatte le famiglie (italiane e croate) che hanno iscritto i loro bambini, ma soddisfatto anche il sindaco croato Božidar Kalmeta, perché la città ha bisogno estremo di posti alla materna, tant’è che la municipalità destina il 10% del bilancio agli asili comunali e un 4% a quelli privati paritari.
 L’avvenimento è storico, visto il contesto (migliaia di zaratini sparirono durante e dopo la seconda guerra mondiale, gettati in foiba o annegati con una pietra al collo dai comunisti di Tito), e deriva dalle estenuanti trattative con cui Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana di Fiume, ha finalmente ottenuto l’attuazione di un trattato italo croato del 1996, che prevede il diritto per le minoranze di aprire scuole in lingua italiana (prima del ’96 si poteva in Istria ma non in Dalmazia).
 «La bella notizia – spiega da Padova l’imprenditore Franco Luxardo, sindaco del Libero Comune di Zara in Esilio – è che ora potremmo aprire una seconda sezione di asilo, accogliendo il doppio degli attuali 27 bambini italiani e croati, e poi proseguire con una sezione italiana entro le elementari croate». Tutto dipende dal Comune, che dovrebbe approvare progetti e stanziamento. Tre infatti i finanziamenti che hanno reso possibile il piccolo miracolo di 'Pinocchio': dall’Unione Italiana che ha comprato il grande stabile, dal Comune croato che stipendia gli insegnanti e dalla Regione Veneto. «Un successo per Zara e un atto di civiltà», un anno fa le autorità croate e italiane definirono l’inaugurazione di 'Pinocchio', ma allora non si sapeva come sarebbe finita. «Oggi è una scuola modello, attrezzata, qualificata », spiega Luxardo, laboratorio di quella Europa di cui si parla tanto nei Palazzi, ma che diventa realtà solo dove la gente la vive.   Luxardo: «Ora doppia materna e una nuova elementare». Evento di portata storica nella città martire
 Lucia Bellaspiga
257 - La Voce del Popolo  13/09/14 Sostegno all'asilo di Zara

Sostegno all’asilo «Pinocchio» di Zara

Scritto da Ilaria Rocchi

DIGNANO Lunedì prossimo il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, potrà versare sul conto dell’Istituto prescolare “Pinocchio” di Zara 152.600 kune, ossia 20mila euro, sottoforma di prestito senza interessi, per risolvere in maniera permanente la necessaria disponibilità di cassa. La manovra, frutto del recente incontro tra i vertici dell’UI, la direzione dell’IP e la Comunità degli Italiani di Zara, è stata accolta dalla Giunta esecutiva, riunita ieri sera a Palazzo Bradamante, per la seconda sessione ordinaria di questo mandato. I relativi fondi verrano repertiti dai mezzi sul conto dell’UI derivanti dalle entrate proprie (già spese di gestione di cui alle Convenzioni MAE-UI).
L’asilo Pinocchio di Zara aveva chiesto all’UI uno stanziamento straordinario per superare un problema derivante dalle diverse dinamiche e modalità di erogazione dei fondi, e non per lacune nella struttura finanziaria delll’Asilo “Pinocchio”, che non ha problemi di bilancio, come ribadito ieri sera, nel senso che le entrate previste sono sufficienti a coprire tutti i costi di gestione e del personale. Il problema è costituito dalla liquidità, ossia dalla disponibilità di cassa, assicurata già dallo scorso anno dall’UI autonomamente. “Ciò sta a dimostrare che il Preventivo per il 2014 è stato redatto in maniera corretta e che con il contributo della Regione Veneto, che arriverà entro l’anno in corso e che dovrà quindi essere contabilizzato nella sua interezza, l’Asilo privato Italiano ‘Pinocchio’ di Zara chiuderà l’anno in pareggio o addirittura con un piccolo utile. Quindi gli allarmi inviati fino ad ora non riguardano la ‘quadratura’ del bilancio preventivo e consuntivo, ma una evidente questione di liquidità”, ha fatto notare Tremul.

Compiti degli insegnanti

L’incontro con la Comunità degli Italiani di Dignano, rappresentata da Sandro Manzin, a capo della Giunta esecutiva del sodalizio (il presidente Livio Belci si trova nella Repubblica Ceca con gli attivisti per un festival internazionale del folklore), si è svolto in maniera sciolta (chiesto solo di accelerare il passaggio della periferica di Gallesano sotto l’Elementare dignanese). Diverse le tematiche scolastiche toccate ieri, e che hanno visto l’esordio del nuovo titolare di settore, Corrado Ghiraldo. Tra l’altro, si è accennato all’esito del dibattito che si è svolto all’interno della rete della Comunità nazionale italiana in Croazia sulle modifiche e integrazioni al Regolamento sui compiti di lavoro settimanali degli insegnanti e dei collaboratori professionali nelle elementari, come pure sull’aggiornamento della Legge sull’educazione e istruzione nelle scuole elementari e medie superiori. Il mondo della scuola CNI richiede pure il rispetto del bilinguismo nella documentazione scolastica, come pure iol suo riconoscimento nell’ambito delle norme settimanali degli insegnanti. Le osservazioni e le proposte degli operatori CNI, coordinate dall’UI, sono rimaste pressocché senza risposta da parte delle autortià ministeriali di Zagabria. L’UI pertanto chiederà di avere prossimamente un colloquio con il nuovo ministro dell’Istruzione, Vedran Mornar, anche considerato che con il predecessore di quest’ultimo non si era riuscito a trovare sintonia.

Titoli conseguiti all’estero

Un altro dibattito si sta per concludere il 17 ottobre e riguarda i titoli e le qualifiche professionali conseguiti all’estero. L’UI invita tutti i diretti interesati a inoltrare le eventuali osservazioni entro il 30 settembre, in modo da redigere quindi un documento unico che accoglierà tutte le esigenze e indicazioni da sottoporre quindi al competente ministero. C’è già una lista di docenti che lavorano nelle scuole della CNI e che attualmente non possono procedere con l’esame di stato e regolamentare la loro posizione.

Viaggi d’istruzione scolastici

Esaminate anche le novità nel campo dell’organizzazione delle escursioni e dei viaggi d’istruzione scolastici, novità che comporteranno un ripensamento - leggi un adeguamento - delle uscite didattiche che tradizionalmente vengono promosse dall’Università Popolare di Trieste e dall’UI nell’ambito della collaborazione tra i due enti.

Nominati i membri di competenza dell’Unione Italiana della giuria internazionale dell’Ex Tempore di Grisignana. Si tratta dei critici d’arte Majda Božeglav Japelj, di Pirano, Lorella Limoncin Toth, di Buie, ed Eugen Borkovsky, di Grisignana, cui si uniranno quelli proposti dall’UPT. Disco verde pure alla commissione giudicatrice della XIV Gara d’italiano per le medie superiori, che insieme con quella per le elementari - di competenza del mensile “Arcobaleno” dell’EDIT -, si terranno a novembre presso la Scuola elementare “Bernardo Benussi” di Rovigno: Maria Bradanović, presidente, Rosalia Massarotto e Lorena Chirissi.

Infine, un altro appuntamento della serie “La scuola incontra...” vedrà protagonista il medio chirurgo Alberto Pellai, che si svolgerà nell’ambito della lectio magistralis per le educatrici di scuola materna di tutta la Croazia sul tema della prevenzione degli abusi sui minori, organizzata dal centro assistenza genitori “Rastimo zajedno”.


258 - La Voce del Popolo 06/09/14 Asilo di Zara, sciolti i nodi finanziari Si punta ora a una sezione scolastica

ZARA | “È stata una tappa molto gratificante per me e per la professoressa Norma Zani. Abbiamo conosciuto una realtà educativa-pedagogica molto bella, qualificante, stimolante e molto emozionante. Gli aspetti amministrativi, burocratici, li abbiamo incanalati, con pieno consenso dei partecipanti alla riunione, nella direzione che porterà all’asilo ad operare in tranquillità, ponendoci degli obiettivi futuri ambiziosi e importanti sui quali poter lavorare”. Con queste parole il presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, riassume i risultati della visita di lavoro, fatta insieme alla professoressa Norma Zani, all’asilo privato il lingua italiana “Pinocchio”.
Centrati i due obiettivi
Due erano gli obiettivi principali della puntata in Dalmazia degli esponenti dell\'UI: il primo era vedere di persona come procede l’inizio dell’anno scolastico e il secondo analizzare le questioni finanziarie e burocratiche dell’istituzione prescolare in lingua italiana. “Di persona abbiamo potuto appurare che l’asilo funziona ottimamente, abbiamo parlato con i bambini, con le educatrici, e globalmente ci siamo fatti un’impressione estremamente positiva, di serenità. L’asilo ha tutte le condizioni, sia strutturali che quelle pedagogiche-istruttive, per operare in maniera eccellente. La direttrice Snježana Šuša ci ha confermato che dal punto di vista educativo, l’asilo opera senza nessun tipo di ostacolo, i bambini sono contenti, i genitori altrettanto e quindi tutto procede come auspicato”, ha sottolineato il presidente della Giunta, Maurizio Tremul.

Liquidità, problemi da risolvere

Come spiegatoci dal presidente dell\'Esecutivo, gli unici problemi riscontrati sono rappresentati dalla questione relativa alla liquidità finanziaria, scaturita dal fatto che gli enti finanziatori dell’asilo hanno tempi burocratici-amministrativi diversi di erogazione delle risorse. Quindi i fondi assicurati giungono con scadenze differenti, il che ha come conseguenza problemi di liquidità. “Per quanto riguarda la questione della liquidità, questa è data dal fatto che una parte di contributi arriva più tardi – ci spiega Tremul. – I tempi burocratici della Regione Veneto, nei confronti della quale siamo profondamente grati per l’aiuto dato, sono tali che i 22.200 euro stanziati per l’asilo arriveranno nel mese di settembre”. Non per questo verrà messo in pericolo il corretto funzionamento delle attività. L’UI, infatti, è pronta a sostenere l'istituzione prescolare. “L’Unione Italiana verrà incontro alle necessità dell’asilo, girando immediatamente i 20 mila euro – che la CI di Zara deve all’UI come prestito concordato lo scorso anno per l’acquisto degli arredi, finanziati dalla Regione Veneto, ma anticipati dall’Unione – all’Asilo di Zara. La delibera andrà in Giunta venerdì prossimo; uno dei punti sarà l’erogazione di questa somma all’asilo Pinocchio, della quale richiederemo la restituzione, in modo da potere dare alla scuola materna la liquidità necessaria in attesa dell’arrivo dei fondi previsti. Nel frattempo abbiamo saputo che l’UPT a fine agosto ha stanziato un contributo straordinario di 8.300 euro per l’asilo, che non era necessario perché il finanziamento di 15 mila euro copre le necessità previste, ma che permetterà di avere ulteriori fondi a disposizione per le attività.

Nel 2015 la seconda sezione

Ricordiamo che il budget dell’istituzione prescolare il lingua italiana di Zara è di circa 724 mila kune annue, delle quali 240mila provengono dalle quote pagate dai genitori, 193mila dalla Città di Zara per gli stipendi delle due educatrici, 173mila dalla Regione Veneto e 114mila dall’Unione Italiana. Grazie a questi finanziamenti l’asilo può lavorare serenamente e, come spiegatoci da Maurizio Tremul, non vi è, per ora, il bisogno di assumere ulteriore personale. Del personale dovrà essere assunto nel 2015, due educatrici per la precisione, quando dovrebbe nascere la seconda sezione. “Per il 2015 faremo richiesta per l\'apertura della seconda sezione e chiederemo la copertura alla Città di Zara per altre due educatrici. Purtroppo non la si è potuta aprire adesso perché non era stata inserita nel bilancio della Città. Lavoreremo tutti insieme affinché per il prossimo anno venga approvato il finanziamento di ulteriori due educatrici, cosa che potrebbe comportare che l’attuale direttrice svolga la funzione di educatrice a metà orario e quindi ci sia una razionalizzazione dei costi”, ha spiegato Tremul.

Verso un'elementare italiana?

Dalla giornata di ieri è scaturita una proposta molto interessante, certamente ardua, ma non impossibile. “Tenuto conto che vi sono 13 bambini in età prescolare che finiranno l’asilo quest’anno, abbiamo lanciato la proposta che la Comunità degli Italiani locale, sostenuta dall’UI, avvii presso la Città di Zara la procedura per l’apertura nell’adiacente scuola croata, di una sezione in lingua italiana della prima classe elementare. Lavoreremo insieme per raggiungere questo obiettivo per poi magari arrivare un giorno fino alle prime classi elementari in lingua italiana. Ci rendiamo conto che è un passo importante, però credo che non necessiti di finanziamenti aggiuntivi a quelli esistenti. Tenendo conto poi che il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Zara sforna ogni anno un numero sufficiente di docenti che possono insegnare in lingua italiana in questa possibile futura nuova sezione, la questione potrebbe avere un futuro roseo. L’UI sarebbe assolutamente favorevole a questa soluzione. Ciò rappresenterebbe un ulteriore passo nell\'attuazione dell’accordo bilaterale italo-croato sulla protezione delle minoranze del 1996”, ha evidenziato il presidente della Giunta dell’UI. Certamente una bella scommessa, che se vinta, porterebbe un altro “trofeo” prestigioso nella bacheca dei successi dell’UI

259 –  Il Giornale 07/08/14 La sinistra vuole cancellare i Legionari
La sinistra vuol cancellare i Legionari

Schiaffo a D'Annunzio, petizione a Ronchi per cambiare nome al paese e sostituirli coi Partigiani.

"No" del sindaco Pd

Gabriele D'Annunzio si starà rivoltando nella tomba. Il Vate viene cancellato dal logo del comune di Pescara, la sua città. E nel Nord Est un comitato di sinistra raccoglie firme per trasformare «Ronchi dei Legionari» in «Ronchi dei Partigiani».
 
Dalla cittadina di 12mila anime, in provincia di Gorizia, partì la celebre impresa di Fiume del poeta guerriero. Il gruppo nato su Facebook ha incassato l'entusiastico appoggio dell'Associazione nazionale partigiani, ex senatori comunisti, circoli Arci locali e altre anime. Per ora «Ronchi dei partigiani» conta su Facebook solo 706 mi piace, ma il gruppetto nato lo scorso anno ha già messo a segno la cancellazione della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Forti del successo, si sono lanciati nella missione di stravolgere la storia sostenendo che per la città è ben più importante la medaglia d'argento per la lotta partigiana conferita nel 1993. E per ottenere il cambio raccolgono firme per arrivare al referendum.
Ronchi si chiama dei Legionari perché l'11 settembre del 1919, prima dell'avvento al potere del fascismo, D'Annunzio arrivò in città iniziando l'impresa di Fiume. Circa 2600 Granatieri di Sardegna avevano ricevuto l'ordine di ritirarsi dal capoluogo del Quarnaro nonostante le suppliche della popolazione e le manifestazioni di italianità. I soldati furono acquartieriati a Ronchi, ma un gruppo di ufficiali scrisse un accorato appello a D'Annunzio: «Noi abbiamo giurato sulla memoria di tutti i morti per l'unità d'Italia: Fiume o morte! L'Italia non è compiuta. In un ultimo sforzo la compiremo». Il Vate ruppe gli indugi e febbricitante raggiunse Ronchi per guidare i Granatieri ribelli. Altri volontari e reparti di bersaglieri che dovevano fermare gli ammutinati ribattezzati «legionari» si unirono alla colonna del Vate che il 12 settembre 1919 entrò a Fiume e proclamò l'annessione al Regno d'Italia. Ronchi, grazie ad un Regio decreto del 1925, divenne «dei Legionari» per ricordare la storica impresa. «Dopo aver ottenuto la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini – ha sottolineato sulla stampa locale Luca Meneghesso - adesso è il momento di mettere seriamente in discussione la denominazione dei Legionari. Si tratta di una battaglia per la dignità e per l'antifascismo che ha raccolto diverse adesioni di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo». Fra questi Alesandra Kersevan, che considera le foibe una specie di comprensibile vendetta contro i fascisti e il discusso scrittore della minoranza slovena Boris Pahor. Il 25 luglio l'ex senatore comunista, Silvano Bacicchi, presentando un suo libro a Ronchi, ha caldeggiato l'iniziativa di cancellare il ricordo dei legionari di D'Annunzio. I promotori ricordano che su 175 caduti del luogo, durante la Seconda guerra mondiale, ben 147 erano partigiani.
In tutta risposta è sorto il «Comitato per Ronchi dei Legionari» che difende il nome storico. La pagina Facebook ha già 4.723 fan e gli organizzatori sfidano i rivali raccogliendo firme contro Ronchi dei Partigiani. Il sindaco del Pd, Roberto Fontanot, ha preso le distanze dai revisionisti di sinistra sostenendo di essere contrario al nome «dei Partigiani» perché «è un tirare per la giacchetta la storia». Il primo cittadino ricorda che molti dei Legionari hanno poi «abbracciato il movimento antifascista». E pure fra i morti delle Fosse Ardeatine c'erano due volontari dell'impresa di Fiume di D'Annunzio. La Lega nazionale di Trieste, che dai tempi dell'irredentismo difende l'italianità, ha bollato, «senza se e senza ma» l'idea del cambio del nome «come una proposta grottescamente antistorica, degna dell'Enciclopedia Sovietica

Fausto Biloslavo

260 - Il Quotidiano Fvg.it 18/08/14 Commemorazione della strage di Vergarolla a Pola.

Presidente consiglio regionale Fvg Iacop a commemorazione strage Vergarolla a Pola

“Una presenza doverosa per condividere, nel segno della pietà, con gli italiani rimasti e con gli esuli, il lutto e il dolore per quelle morti innocenti e parallelamente l’istanza ad approfondire e studiare ulteriormente le cause e le modalità della strage che fu uno degli episodi più cupi del secondo dopoguerra, ma anche le vicissitudini della popolazione autoctona italiana, la tragedia dell’esodo e quel complesso momento storico nella sua interezza”. È con queste parole che il presidente del Consiglio regionale,Franco Iacop, ha voluto ribadire la vicinanza della Regione Friuli Venezia Giulia ed esprimere il cordoglio ai parenti dellevittime prendendo parte all’odierna commemorazione della stragedi Vergarolla, la spiaggia di Pola dove 68 anni fa l’esplosione di materiale bellico uccise una settantina di persone e ne ferì centinaia. “E’ un contesto totalmente modificato quello dell’Europa allargata verso Est” – ha affermato il presidente durante la commemorazione – “che aprendosi, potrà assecondare i cambiamenti e aiutare a camminare in maniera consapevole e trasparente sulla strada mai abbandonata da queste comunità: la strada diretta a mantenere vive le radici della lingua e delle tradizioni e la memoria delle vittime, per una rinascita nella concordia e nel giusto ricordo: in questa direzione mi sento di affermare il pieno sostegno del Friuli Venezia Giulia, espresso dalla presenza del Consiglio regionale”. Alla messa in italiano nel duomo della città, officiata da monsignor Desiderio Staver, è seguita la deposizione di corone davanti al cippo memoriale nell’attiguo parco Vittime di Vergarolla. A prendervi parte, oltre al presidente Iacop, molte autorità, sia croate che italiane. Tra questi il console onorario d’Italia a Fiume Renato Cianfarani, rappresentanti dell’Ambasciata d’Italia a Zagabria, il deputato croato Furio Radin presidente dell’Unione Italiana di Croazia e Slovenia e il sindaco della città di Pola Boris Miletic, oltre a Tullio Canevari, sindaco del Libero Comune di Pola in esilio, a Fabrizio Radin presidente della Comunità degli italiani di Pola e ad altri suoi esponenti. Un saluto ufficiale è giunto anche dalla vicepresidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni, e dagli onorevoli Laura Garavini e Ettore Rosato, saluto portato ai presenti dal presidente dell’Università popolare di Trieste

Fabrizio Somma.

261 - La Voce del Popolo  19/08/14 Strage di Vergarolla una cicatrice indelebile

Strage di Vergarolla una cicatrice indelebile

Vergarolla, una spiaggia, una strage. Un ricordo indelebile. A sessantotto anni da quel funesto 18 agosto, Pola è tornata a stringersi in semicerchio intorno al cippo nel parco intitolato alle sue vittime, le vittime del maggiore massacro di civili in tempo di pace che la città abbia conosciuto. Pola al completo. In verità, quest’anno il pubblico della commemorazione non è stato numeroso come usava esserlo. Volti noti mancano ormai all’appello, ci si riduce di numero visivamente, volenti o nolenti, di anno in anno, al punto che ormai si fa la conta dei “rimasti” tra sé e sé.
 In compenso, autorità ed istituzioni hanno fatto quadrato per rendere onore a giusta causa. Chi per sentimento autentico di pietà per le vittime innocenti, chi per dovere d’ufficio e chi infine per reiterate esortazioni a unirsi al coro perché, giustamente, il “coro” chiedeva da tempo più considerazione di quanta ne abbia avuta sinora.
 Assiepati dunque in semicerchio intorno al cippo in pietra istriana con il toponimo “Vergarola” scolpito a caratteri cubitali. In prima fila, quest’anno, anche il sindaco di Pola, Boris Miletić, e un altro ex primo cittadino, Valter Drandić, che finora non s’erano fatti vedere, a differenza di un altro loro omologo e predecessore: Luciano Delbianco. Ora Vergarolla è di nome e di fatto una “tragedia di Pola” e “non solo degli italiani di Pola”. Un passo decisivo verso “l’attuarsi di quella fraternità, stima e reciproca comprensione” a lungo auspicata dal Libero Comune di Pola in Esilio, che assieme alla Comunità italiana di Pola da vent’anni in qua ricorda i martiri nel minuscolo parco a fianco del Duomo, sul lato di via Kandler. Ecco dunque Tullio Canevari, sindaco del LCPE, a valutare la giornata di ieri “molto importante”. Importante perché “ci sono i rappresentanti dello Stato italiano, dello Stato croato, autorità diplomatiche, parlamentari, il sindaco, tanti concittadini, italiani e croati insieme”: da notarlo, perché non era mica scontato. La città di Pola, gli italiani rimasti e quelli che sono dovuti andare via, si sono stretti e riabbracciati nel ricordo di una tragedia immane, un’esplosione fuori dal contesto bellico, un massacro di civili in spiaggia in tempo di pace: un ultimo avvertimento per chi ancora non avesse colto il messaggio. Un invito a tagliare i ponti.
In mancanza di cifre più attendibili (ci furono indubbiamente corpi martoriati al punto che non si poterono recuperare), i 65 morti della spiaggia frequentata all’epoca da soli italiani sono tuttavia “onorati in modo incompleto”. Il cippo, è vero, è un elemento simbolico di memoria urbana, storica, collettiva, di grande importanza. Eppure è monco dei nomi che chiedono il dovuto rispetto ciascuno per sé. Ai piedi del cippo c’è solo la targa in ricordo del dottor Geppino Micheletti, il chirurgo, l’eroe, il martire che in spiaggia perse entrambi i figli e ciò nonostante non smise di assistere i feriti giorno e notte in seguito all’accaduto. Accanto al medico, si vuole ricordare tutte le vittime di quella carneficina. Tullio Canevari l’aveva già detto a suo tempo e l’ha ripetuto anche in quest’occasione: è il momento di completare il monumento con altre due pietre d’Istria recanti i nomi dei martiri! La richiesta alle autorità municipali è stata già formulata in forma ufficiale e le autorità, vista anche la presenza del sindaco, sembrano vederla finalmente di buon occhio.
 “Abbiamo accolto la richiesta dell’LCPE di completare il monumento – ha detto Fabrizio Radin – e ora speriamo nell’aiuto della Soprintendenza ai beni culturali per poter esaudire anche questo desiderio”. Saluti e orazioni, infine, da parte del titolare della sede consolare italiana a Fiume, Renato Cianfarani, e dal presidente dell’Università Popolare di Trieste, Fabrizio Somma, il quale ha porto i saluti della vicepresidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni e degli onorevoli Laura Garavini ed Ettore Rosato. Tra le autorità, senza mai mancare ad un appuntamento, il deputato italiano al Sabor, Furio Radin. Presente anche il presidente del Consiglio della Regione Friuli Venezia Giulia, Franco Iacop. Commovente il “Requiem” cantato dal coro misto della Lino Mariani all’ombra dei cipressi, e commovente il “Va pensiero” intonato in chiesa al termine della messa di suffragio. Sempre al Duomo, Loretta Godigna ha letto i versi di Aldo Vallini in un “Ricordo dei martiri di Vergarolla”.
 Un’ultima tappa delle commemorazioni del 18 agosto, quella convocata al cimitero comunale di Monte Ghiro. Tradizione vuole che le delegazioni si riuniscano intorno alla tomba della famiglia Saccon, il sepolcro che custodisce a distanza d’anni i resti di ben 26 vittime della tremenda esplosione. Un doveroso minuto di raccoglimento in una giornata di sole calda come quella di 68 anni fa. E poi ancora fiori, tantissimi fiori, anche in questo che è un “luogo di sepoltura reale, importante non meno del luogo-simbolo, il cippo”. Numerosi i polesani che hanno preso parte anche a quest’ultima tappa delle commemorazioni del 18 agosto. Un’occasione, perché no?, per scambiare due parole tra amici, tra polesani, tra concittadini. A prescindere dal luogo di residenza.

Daria Deghenghi

262 - Futuro Quotidiano 18/08/14 Vergarolla, la strage dimenticata

Vergarolla, la strage dimenticata

Ci sono molte vicende oscure della storia che il potere ha voluto paludare. Esistono ingiustizie che ancora gridano verità. Non si contano i morti cancellati per calcoli internazionali. Per molti si tratta di inevitabili “corsi e ricorsi della storia” che non ci toccano da vicino. Eppure tutto questo – e molto altro – hanno vissuto i nostri connazionali sul confine orientale d’Italia prima e dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Istria, Fiume e Dalmazia: nomi di regioni e città che forse non dicono molto alle giovani generazioni ma che, fino a pochi decenni fa, sono state parti integranti dello Stivale. Grazie all’istituzione della “Legge del Ricordo”, nel 2004, si è in parte fatto luce sulla loro storia e, soprattutto, sono stati riconosciuti dalle Istituzioni gli eccidi delle foibe ed il conseguente esodo di circa 350.000 italiani. Ma oltre sessant’anni di silenzio sono difficili da colmare e le drammatiche “storie nella Storia” – completamente dimenticate – sono tutt’oggi numerose. Una in particolare. Della più grande strage di connazionali in tempo di pace della storia della Repubblica italiana, infatti, finora se ne è parlato pochissimo e soltanto in specifici ambienti culturali. L’innegabile e recente merito di averlo portato alla ribalta nazionale è di Simone Cristicchi e Jan Bernas, attraverso un toccante brano dello spettacolo “Magazzino 18”.

La storia

Domenica 18 agosto 1946. La Guerra è da poco finita e l’Istria è occupata dai comunisti del maresciallo Tito. Da anni è in atto la stagione del terrore e della pulizia etnica ai danni degli italiani. Il “lungo esodo” è già iniziato. Ma non da Pola che, ancora, è amministrata dalle truppe britanniche. La morte in questa città viene portata a Vergarolla, una famosa spiaggia gremita di partecipanti in occasione delle locali gare di nuoto. Inizia tutto con un grande boato: scoppiano alcune mine antinave incustodite. Vengono letteralmente polverizzate intere famiglie, il mare si tinge di rosso al punto che per molto tempo nessuno mangerà più pesce: più di un centinaio i morti, di cui solo 64 identificati. Altrettanti i feriti. Non mancano gli atti di eroismo: il dottor Micheletti perde i due figli, ma continua a prestare soccorso per oltre 48 ore. Sarà poi esule, per non trovarsi un giorno a “curare gli assassini della sua prole”.

Le ragioni dell’attentato

Raccontata così, la tragedia potrebbe sembrare una di quelle tante sciagure che avvengono di tanto in tanto. La guerra è cessata da oltre sedici mesi e le mine potrebbero essere esplose per caso. Ma non è la sorte a decidere in questa circostanza. Documentazioni e prove inconfutabili dimostrano che si è trattato, infatti, di una azione delle squadre di sabotatori dell’Ozna, la polizia segreta di Tito. L’intera Pola ha sentimenti italiani, infatti, e la cittadinanza aspira a restare legata alla Madrepatria. Tutti confidano sulle dichiarazioni di principio degli americani, secondo le quali ogni popolo dovrebbe avere “il diritto di poter decidere in piena autonomia del proprio destino”. La riunione di tanta gente sulla spiaggia, al momento della deflagrazione, non è dovuta solo alla gara tenuta della Società “Nautica Pietas Julia”, ma è l’occasione di una manifestazione di italianità. La stessa “Arena di Pola”, il quotidiano cittadino, reclamizza l’evento come filo-italiano.

Le indagini mancate e i documenti ritrovati

All’epoca, sul reale movente e sugli esecutori del vile attentato terroristico si indagò poco e male. Nessuno, forse, aveva la reale intenzione di individuarne con chiarezza le dinamiche. Ci sono volute decine di anni perché dagli archivi inglesi uscisse una documentazione capace, da sola, di fare piena luce. Il comando inglese diede mandato ad una Commissione d’inchiesta di individuare le responsabilità della strage. Quest’ultima giunse a concludere che le mine erano in stato di sicurezza, poiché disattivate e che alcuni testimoni, fra i quali anche un inglese, asserivano che poco prima dell’esplosione avevano udito un piccolo scoppio e visto un fumo blu correre verso le mine. Pertanto, nella relazione finale fu espresso il parere che “gli ordigni sono stati deliberatamente fatti esplodere da persona o persone sconosciute”. Esistono carte, poi, tratte dal “Public Record Office” di Londra tali da togliere ogni dubbio su quei fatti. Della documentazione fa parte una dettagliata informativa, datata 19 dicembre 1946, in cui si imputa chiaramente all’Ozna la paternità della strage. Il messaggio per gli italiani di Pola doveva essere chiaro e forte: restare e accettare il regime comunista, oppure lasciare da esuli l’Istria. E ottengono il risultato voluto. Ne consegue, infatti, il tristemente celebre esodo dalla città, culminato nel febbraio del 1947 con i viaggi del piroscafo “Toscana”.

Conoscere per costruire un futuro migliore

Solo il 18 agosto 2011 è stata posta una stele con i nomi e l’età di quegli innocenti che ancora gridano una giustizia che è stata a loro negata. A tanti anni di distanza dalla strage è un nostro dovere ricordare. E bisogna farlo non solo per la dignità delle vittime, ma per costruire un futuro migliore, impossibile senza la piena consapevolezza del nostro passato.

Carla Cace

263 - L’Arena di Pola 21/08/14  18 agosto 2014: un salto di qualità istituzionale
 
18 agosto 2014: un salto di qualità istituzionale

Quest’anno le cerimonie del 18 agosto a Pola in memoria delle vittime della strage di Vergarolla, benché meno articolate e un po’ meno partecipate di quelle del 2013, hanno fatto un salto di qualità sul piano istituzionale.

La prima volta del sindaco di Pola

Alla onoranze presso il cippo in Largo Vittime di Vergarolla hanno assistito per la prima volta il sindaco di Pola Boris Miletić, il presidente dell’Assemblea della Regione Istriana (ed ex sindaco di Pola) Valter Drandić, il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Franco Iacop, l’incaricato d’affari dell’Ambasciata d’Italia a Zagabria Luca Laudiero, l’on. Gian Luigi Gigli (Scelta Civica) e il consigliere provinciale di Pordenone Stefano Turchet (Lega Nord), oltre che la vicepresidente dell’Associazione delle Comunità Istriane e segretaria della Comunità di Lussinpiccolo Licia Giadrossi, la presidente del Comitato ANVGD di Padova Italia Giacca, l’assessore del Libero Comune di Zara in Esilio - Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo Rachele Denon Poggi, Mariella Zorzet in rappresentanza della Fameia Capodistriana (Unione degli Istriani), la componente del Consiglio direttivo sia dell’Associazione delle Comunità Istriane sia della Comunità di Cittanova Carla Pocecco, la giovane direttrice artistica dei Laboratori musicali “Arena International” di Pola Tatiana Šverko, la nota scrittrice e linguista polese Nelida Milani, nonché lo scultore polese esule Walter Mocenni.
Gradite riconferme sono state quelle del console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani, del presidente dell’Unione Italiana e deputato della nostra minoranza in Croazia Furio Radin, della vicepresidente della Regione Istriana Viviana Benussi, del presidente della Comunità degli Italiani e vice-sindaco di Pola Fabrizio Radin, del presidente dell’Università Popolare di Trieste Fabrizio Somma, del console onorario d’Italia a Pola Tiziano Sošić, della presidente della sezione polese della Società “Dante Alighieri” Silvana Wruss, del presidente del Circolo di cultura istroveneta “Istria” Livio Dorigo, del segretario della Comunità di Piemonte d’Istria e membro del direttivo dell'Associazione delle Comunità Istriane Franco Biloslavo, del presidente dell’Associazione culturale “Cristian Pertan” Manoel Bibalo, del vicepresidente della Famìa Ruvignìsa (Unione degli Istriani) Gabriele Bosazzi e della connazionale polese Claudia Millotti. Fra gli altri partecipanti vi erano sia esuli che rimasti, rispettivi discendenti, familiari e simpatizzanti. Nutrita come sempre la delegazione del Libero Comune di Pola in Esilio.

 Ricollocata la foto di Geppino Micheletti
 Una novità rilevante è stata la ricollocazione della fotografia (danneggiata oltre un anno fa e asportata la scorsa primavera) del dottor Geppino Micheletti, «cittadino benemerito di Pola», sulla targa che dal 2007 affianca il cippo. La richiesta in tal senso, avanzata su “L’Arena” di luglio dall’assessore Silvio Mazzaroli a nome dell’LCPE dopo vari contatti informali, è stata esaudita dallo stesso Fabrizio Radin tre giorni prima.
La cerimonia ufficiale è iniziata con il Padre nostro e l’Eterno riposo recitati da mons. Desiderio Staver davanti al monumento. E’ seguita la deposizione di quattro corone di fiori: quella del Consolato generale d’Italia a Fiume, quella dell’LCPE, quella della CI di Pola e quella del Circolo “Istria”. I discorsi sono stati ancora più brevi del solito.

 Sì all’integrazione del cippo
 «Questa – ha esordito il sindaco dell’LCPE Tullio Canevari – è una giornata molto importante. A ricordare i morti ci sono le autorità tanto dello Stato italiano quanto dello Stato croato e tutta la città di Pola: sia di noi che dovemmo andare via e non vi abitiamo più, sia di chi è rimasto e vi abita, sia dei croati. E’ qui con noi il sindaco di Pola: si tratta di un segnale di collaborazione che continuerà anche negli anni a venire. Questo monumento onora le vittime in modo incompleto: mancano i nomi. Auspico che, con la collaborazione della Città di Pola, possa essere completato con l’affiancamento di due pietre che li riportino».
«Le istituzioni – ha detto Renato Cianfarani – devono ricordare, perché la storia non si ripeta. E’ bello che vi siano rappresentanti di tutti i Paesi. Mi sento molto onorato di essere qui. Le istituzioni sono al vostro fianco».
Fabrizio Somma ha portato i saluti della vice-presidente della Camera dei Deputati Marina Sereni e degli onorevoli Laura Garavini ed Ettore Rosato (tutti e tre del PD), dopo la commemorazione svoltasi a Roma il 13 giugno scorso. «Desidero – ha affermato – rinnovare i sentimenti di attenzione alle vittime e ai parenti della strage. Si è innescato un processo di condivisione e fratellanza, dopo il concerto del 2011, che deve andare avanti per tutta la nostra gente di qua e di là dal Mare Adriatico. Un mare che non può che unire».
Fabrizio Radin ha ringraziato le autorità e i parenti delle vittime dell’«esplosione» di Vergarolla. «Abbiamo accolto – ha aggiunto – la richiesta dell’arch. Canevari di completare il monumento. Speriamo, con l’aiuto della Soprintendenza alle Belle Arti, di poter esaudire anche tale desiderio».
Il Coro misto della Società artistico-culturale “Lino Mariani” (CI di Pola) ha concluso la cerimonia cantando il Requiem. Subito dopo, Canevari e Miletić hanno dialogato pubblicamente. Canevari ha fatto presente che il progetto da lui abbozzato un anno fa per integrare il monumento non dovrebbe trovare ostacoli da parte della Soprintendenza in quanto non prevede né scavi né fondazioni, ma solo l’appoggio al suolo di due blocchi in pietra d’Istria inclinati (vedi “L’Arena” del settembre 2013). Ottimista sull’atteggiamento della nuova soprintendente in proposito si è detto Miletić. Canevari gli ha proposto di recarsi insieme da lei per discuterne.

La cerimonia a Monte Ghiro
Una delegazione composta soprattutto da esuli e da alcune autorità (Renato Cianfarani, Viviana Benussi e Tiziano Sošić) si è poi recata nel cimitero civico di Monte Ghiro, dove sulla tomba della famiglia Saccon contenente le spoglie di 26 delle 65 vittime finora identificate sono state deposte due corone floreali: una dell’LCPE e una della CI. Fabrizio Radin ha chiesto ai presenti di osservare un minuto di silenzio «in questo luogo di sepoltura reale» per le vittime «dell’esplosione avvenuta in un periodo delicato della storia della città», affinché «riposino in pace».

 La messa in duomo
 Alle 10 nel duomo mons. Staver aveva dato inizio alla messa in italiano, presenti oltre 120 persone più i 27 membri del Coro “Mariani”, che ha ben interpretato diversi brani di musica sacra con l’accompagnamento all’organo del M° Branko Okmaca. Sublime il Panis angelicus eseguito da una soprano. E’ mancata invece una rappresentanza ufficiale della CI.
Al termine della funzione religiosa, la direttrice della “Lino Mariani” Loretta Godigna ha letto la poesia dell’esule Aldo Vallini Ricordo dei “Martiri” di Vergarola (vedi pag. 2), accompagnata alla chitarra da un corista. Quindi il Coro si è posizionato fra il presbiterio e il pubblico per cantare Signore delle cime e Va, pensiero, con il M° Okmaca alla tastiera elettronica. L’applauso del pubblico è stato prolungato e convinto.
Durante il pranzo collettivo in un ristorante il connazionale polese Roberto Hapacher Barissa ha declamato la sua recente poesia su Vergarolla dal titolo Il figlio di Pola (vedi pag. 3). Tutti hanno applaudito convintamente.
In previsione della cerimonia, il presidente Franco Iacop aveva inviato un messaggio definendo la sua «una presenza doverosa per condividere, nel segno della pietà, con gli italiani rimasti e con gli esuli, il lutto e il dolore per quelle morti innocenti e parallelamente l’istanza ad approfondire e studiare ulteriormente le cause e le modalità della strage, che fu uno degli episodi più cupi del secondo dopoguerra, ma anche le vicissitudini della popolazione autoctona italiana, la tragedia dell’esodo e quel complesso momento storico nella sua interezza».
«E’ – aveva aggiunto – un contesto totalmente modificato quello dell’Europa allargata verso Est che, aprendosi, potrà assecondare i cambiamenti e aiutare a camminare in maniera consapevole e trasparente sulla strada mai abbandonata da queste comunità: la strada diretta a mantenere vive le radici della lingua e delle tradizioni e la memoria delle vittime, per una rinascita nella concordia e nel giusto ricordo: in questa direzione mi sento di affermare il pieno sostegno del Friuli Venezia Giulia, espresso dalla presenza del Consiglio regionale».
Numerose persone da noi invitate alle cerimonie, tra cui alcuni parlamentari, avevano risposto cortesemente ringraziandoci, esprimendoci vicinanza, formulandoci i migliori auguri e scusandosi di non poter venire.
 
Tre fondamentali obiettivi restano inattuati
 Malgrado i passi avanti compiuti e la prospettiva di un completamento del cippo a Pola, restano ancora da raggiungere almeno tre fondamentali obiettivi: 1) il riconoscimento ufficiale da parte sia di Roma sia di Zagabria che quella del 18 agosto 1946 fu una strage intenzionale contro la componente filo-italiana di Pola e non una tragica fatalità (come qualcuno ancora si ostina a ripetere); 2) la definizione del numero esatto delle vittime, considerando anche quelle mai identificate su cui occorre far luce; 3) l’individuazione dei mandanti e degli esecutori. A tale riguardo persistono macroscopiche disparità di trattamento da parte istituzionale rispetto ad altre stragi. Per carenza di spazio, faremo un solo esempio.

Su Ustica si comincia a scoprire la verità
 
Circa l’esplosione del DC9 dell’Itavia sui cieli di Ustica che causò la morte di 81 persone, la Corte di Cassazione ha ribadito il 22 ottobre 2013 la tesi del missile lanciato da un aereo «rimasto sconosciuto». La magistratura italiana ha dunque accertato che fu una strage e non un incidente. Niente di simile è mai avvenuto per Vergarolla.
Lo scorso 26 giugno si è inoltre saputo che la Procura della Repubblica di Roma, interrogando mediante rogatoria internazionale 14 ex militari dell’Aeronautica francese, ha appurato che i caccia francesi della base corsa di Solenzara non fecero rientro intorno alle ore 17 del 27 giugno 1980, ovvero 4 ore prima dello scoppio, come finora sempre sostenuto dalle autorità transalpine, bensì rimasero in volo. Ciò avvalorerebbe la tesi di una responsabilità francese.
Nel 2012 il Governo di Parigi, accogliendo la richiesta di rogatoria dei pm romani, aveva ammesso per la prima volta che due portaerei francesi incrociavano allora nel Mediterraneo, benché in giorni diversi dal 27 giugno. Per Vergarolla invece mai l’autorità giudiziaria italiana ha interpellato quella jugoslava o croata.
Due mesi fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo messaggio all’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, in vista del 34° anniversario, ha scritto: «Comprendo e condivido il rammarico per la mancanza di una esauriente ricostruzione della dinamica e delle responsabilità di quel tragico fatto, nonostante i lunghi anni di indagini e i processi celebrati. La tenace sollecitazione a compiere ogni ulteriore sforzo possibile – anche sul piano internazionale – per giungere ad una esaustiva ricostruzione di quello che avvenne nei cieli di Ustica impegna tutte le istituzioni a fare la loro parte perché si giunga all’accertamento della verità». A noi, che rappresentiamo i parenti delle vittime della strage di Vergarolla, non sono invece mai giunti messaggi né di un tale tenore né da una sì alta sede istituzionale.
L’auspicio è che il lento processo di “sdoganamento” e di equiparazione di Vergarolla alle altre stragi dell’Italia repubblicana possa accelerare in modo deciso, affinché la verità finalmente emerga. Dopo 68 anni sarebbe ora!

 Paolo Radivo


264 - Il Piccolo 31/08/14 «Via il nome di Tito da strade e piazze

Il leader del partito croato Hdz annuncia una nuova «offensiva» per cancellare dal Paese la memoria del Maresciallo

 «Via il nome di Tito da strade e piazze»

 di Mauro Manzin

TRIESTE

Non c’è pace per i dittatori. Neppure quando da anni stanno “rinchiusi” in un mausoleo. Uno dei più “tartassati” è sicuramente Josip Broz Tito. Che di riposare in pace non ci pensa minimamente. Ma non per colpa sua stavolta. A richiamare la sua memoria dall’al di là stavolta è il leader dell’Hdz (centrodestra) della Croazia, Tomislav Karamarko, il quale dal palco della manifestazione in onore delle vittime di tutti i totalitarismi, a Dubrovnik, ha nuovamente tuonato contro il defunto dittatore jugoslavo. Il capo del principale partito di opposizione della Croazia pensa già alle prossime elezioni politiche. E lo fa con un certo ottimismo visto che gli ultimi sondaggi danno l’Accadizeta in forte vantaggio sui socialdemocratici attualmente al potere con la coalizione Kukuriku di centrosinistra. Se al primo punto del programma di un prevedibile futuro governo accadizetiano, ha affermato Karamarko, ci sarà la ripresa dell’economia, un capitolo fondamentale sarà dedicato anche alla ferma condanna dei crimini perpetrati dai regimi totalitari nel nome di una vera e propria europeizzazione sociale. Il tutto etichettato con il termine “lustracija”. In quest’ambito una particolare “cura” sarebbe riservata, secondo il leader Hdz, proprio alla figura di Josip Broz Tito. «Rimuoveremo il nome di Tito da tutte le strade e piazze della Croazia», ha tuonato a Dubrovnik per lavorare, ha aggiunto, «al miglioramento della storia ovvero per cercare una riscrittura della storia libera dalla glorificazione del Maresciallo e del considerarlo un uomo “normale”». «Tito era cattivo - ha insistito Karamarko - e glorificarne la figura è una stupidaggine, non era quel “bon vivant” che si vuole far credere, era semplicemente un dittatore». Il leader dell’Accadizeta è stato chiaro: se il suo partito arriverà al governo il nome del Maresciallo sarà cancellato dalle strade, dalle vie e dalle piazze della Croazia. Ma la “lustracija” alla croata è diventata un caso europeo. Sì, perché l’Hdz, ha ben pensato assieme a Fidesz ungherese di Viktor Orban, alla Piattaforma civica polacca e al Partito democratico sloveno (Sds, quello di Janša per capirci) di predisporre una mozione che è diventata parte integrante del partito popolare europeo (Ppe) in base alla quale in tutti i Paesi che furono sotto un regime comunista la “lustracija”, ossia la pulizia della memoria, deve essere attuata. E qui c’è una contraddizione in termini. Perché così facendo si opera come uno Stato totalitario e l’Hdz dimostra di avere la memoria corta in quanto l’epopea del defunto fondatore del partito, ossia il generale Franjo Tudjman, certo non può essere presa a esempio di democrazia liberale. Ma nell’Hdz è tornata la stagione dei “falchi”.

 E LA NIPOTE DELL’EX LEADER IRONIZZA SUL WEB:

Bravo Karamarko, lui è il mio nuovo idolo. In realtà non è un compito facile trovare la “cura” adeguata per questa nostra società malata. Sapevo che prima o poi il mio principe a cavallo sarebbe giunto per avviare lo sviluppo della nazione. Viva e che tu possa vivere altri mille anni». Queste frasi ha scritto sul suo profilo Facebook Saša Broz (foto), la nipote di Tito, dopo essere venuta a conoscenza delle recenti dichiarazioni del leader Hdz, Tomislav Karamarko relative alla cancellazione della memoria storica e topografica del defunto Maresciallo. «Cresce in me la voglia - continua ironicamente - di ritornare bambina, alla mia infanzia per imparare finalmente qualche cosa dalla storia e non leggere tutte le bugie assieme alle quali siamo diventati tutti adulti. E quando finalmente il popolo croato - conclude - si sarà liberato dallo spirito di mio nonno allora spero che tutte le vie che erano a suo nome portino il nome di Karamarko» (m. man.



265 - Corriere della Sera  03/09/14  Lettere a Sergio Romano: La guerra civile nella Jugoslavia del 1945.

STORIE DI GUERRA CIVILE NELLA JUGOSLAVIA DEL 1945

Con molto interesse ho letto Slovenia 1945 di John Corsellis e Marcus Ferrar (Libreria Editrice Goriziana) e appreso il dramma, a me sconosciuto, sofferto dai domobranci: civili e militari quasi tutti cattolici. Circa 18.000 di queste persone erano in fuga, in quanto oppositori del progetto rivoluzionario di Tito, cercando rifugio nell’Austria occupata dall’VIII Corpo d’armata britannico per sfuggire e sottrarsi, se fatti prigionieri dall’Esercito popolare di liberazione jugoslavo, a morte certa. Va ricordato che i domobranci erano stati collaboratori delle forze di occupazione italiane e tedesche nella prima fase del conflitto. Chiedo il suo parere sulla responsabilità dei britannici che fecero rientrare nella costituenda Federazione Jugoslava questi profughi, pur sapendo che Tito li avrebbe eliminati. Infatti solo 6.000 riuscirono a salvarsi, mentre gli altri 12.000 furono rimpatriati e al loro rientro subirono pestaggi, torture e alla fine vennero infoibati. Anche i cosacchi, che si erano insediati in Carnia, subirono la stessa sorte a opera di Stalin, così come tanti ucraini, polacchi, ungheresi e chissà quanti altri. I responsabili di questi rimpatri hanno sempre affermato che eseguivano ordini dettati dagli accordi e trattati internazionali.

Paolo Tempo

Caro Tempo.
I domobranci erano membri di una Guardia territoriale slovena costituita dalle forze tedesche quando subentrarono a quelle italiane dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Ma questa Guardia territoriale, a sua volta, era l’erede di una Milizia volontaria anticomunista (Mvac) creata dall’amministrazione italiana nel periodo precedente con il compito di difendere i presidi e perlustrare il territorio. Ricordo ai lettori che dopo la disintegrazione della Jugoslavia nel 1941, anche la Slovenia era stata divisa in tre parti: Lubiana e le regioni meridionali all’Italia, il Nord alla Carinzia (divenuta dopo l’Anschluss un land del Terzo Reich) e una parte più piccola all’Ungheria.
Nel suo libro su L’Italia e il confine orientale, edito dal Mulino nel 2007, Marina Cattaruzza ricorda che la Mvac, nel febbraio del 1943, era integrata nell’XI corpo d’armata italiano e comprendeva 5.153 uomini. I domobranci della Guardia territoriale slovena, invece, furono più del doppio ed ebbero una parte maggiore nelle operazioni militari contro i partigiani di Tito. Entrambe le organizzazioni, comunque, furono espressione di quel cattolicesimo anticomunista che considerava Tito, per le connotazioni ideologiche del suo movimento, molto più minaccioso di Hitler e Mussolini. Occorre ricordare, caro Tempo, che la Jugoslavia, durante la Seconda guerra mondiale, non fu soltanto teatro di una guerra fra l’Armata di Tito e quelle di due potenze occupanti (Germania e Italia). Fu anche teatro di altri conflitti: fra Tito e il generale Mihailovic, comandante delle formazioni monarchiche, fra i serbi e quei popoli (croati e sloveni) che avevano mal tollerato il primato dei serbi sorto dalla sconfitta dell’Impero austroungarico alla fine della Prima guerra mondiale.
La consegna dei domobranci a Tito, come quella dei cosacchi e altri militari all’Armata Rossa, è uno degli episodi più discussi e controversi della Seconda guerra mondiale. Non so se i britannici fossero consapevoli della sorte che sarebbe toccata ai loro prigionieri. Ma posso immaginare che non fosse facile negare a un importante alleato, decisivo per le sorti della guerra, la consegna di coloro che dal suo punto di vista potevano essere considerati traditori. Sarebbe stato necessario pretendere garanzie sull’equità del giudizio a cui i «traditori» sarebbero stati sottoposti. Ma i rapporti con Tito, nel caso dei domobranci, sembrarono evidentemente più importanti di qualsiasi considerazione umanitaria.
Zara si prepara ad aprire una sezione elementare per accogliere i tredici bimbi all’ultimo anno di asilo. Boom anche a Cittanova


266 - Il Piccolo 07/09/14 Record di iscrizioni  nella scuola italiana

Record di iscrizioni  nella scuola italiana

A Pola tre classi prime
 
POLA L'Unione Italiana vuole aggiungere ossigeno alla fiammella dell'italianità a Zara aprendo una scuola italiana dopo l'asilo italiano. Al ritorno dalla visita alla città dalmata il presidente della Giunta esecutiva dell'UI Maurizio Tremul è stato chiaro: all'asilo italiano sono 13 i bambini in età prescolare che il prossimo anno passeranno alla scuola elementare. E sarebbe importante ha aggiunto, aprire per loro una sezione italiana della prima classe. Abbiamo lanciato la proposta che l'iniziativa venga avviata dalla locale Comunità degli Italiani, con il sostegno dell'Unione Italiana, ha spiegato Tremul. È sicuramente una missione ardua ma non impossibile ha aggiunto, in quanto la sezione italiana non comporterebbe finanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli esistenti. Va considerato che a Zara opera un Dipartimento di Italianistica della locale università, che annualmente sforna docenti in grado di insegnare nella futura possibile sezione scolastica. Secondo Tremul, questo obiettivo rappresenterebbe un ulteriore passo avanti nell'attuazione dell' Accordo bilaterale italo-croato sulla tutela delle rispettive minoranze firmato nel 1996.
 Intanto la Scuola elementare italiana “Giuseppina Martinuzzi” di Pola sta per vivere un momento storico: avrà ben tre sezioni della prima classe. Mai successo finora, a dimostrazione del crescente interesse dei genitori per la scuola italiana che lo ricordiamo, tra Croazia e Slovenia conta oltre 4.000 alunni. Ebbene domani, all'inizio delle lezioni, saranno 66 i neoscolaretti della “Martinuzzi” che verranno salutati dai vertici del municipio: il sindaco Boris Miletic nonchè i vicesindaci Elena Puh Belci e Fabrizio Radin.
 Il fenomeno della lievitazione delle iscrizioni sta creando problemi di spazio alla Scuola italiana di Cittanova. L'altr'anno gli alunni in prima erano 4, ora saranno 10. Alcune aule sono di 20 metri quadrati spiega il preside Maurizio Zennaro, per cui considerate anche altre necessità didattico-pedagogiche sarebbe opportuno costruire un edificio scolastico nuovo. Gli fa eco Maurizio Tremul dicendo che in termini di finanziamento l'Unione Italiana e l'Università popolare di Trieste sono pronti a far la loro parte. (p.r.)


267 - Il Piccolo 07/09/14 Vogatori di Umago  in trasferta a Venezia  per la regata storica

Vogatori di Umago  in trasferta a Venezia  per la regata storica

BUIE Ci saranno anche rematori umaghesi alla tradizionale Regata storica di Venezia che parte oggi alle 15, seguita sul posto da circa 100.000 spettatori. Non è una novità, in quanto si tratta della loro quinta partecipazione, ed è interessante rilevare che sono l'unico equipaggio straniero. Le due città hanno in comune il Leone di San Marco, simbolo raffigurato sullo stemma e sul gonfalone di Umago. E dietro il Leone ci sono secoli e secoli di percorso storico comune, iniziato nel lontano 828 quando i navigatori veneziani che trasportavano le reliquie di San Marco partiti da Alessandria, trovarono rifugio a Umago dal mare in tempesta. E proprio da quell'anno Umago porta il leone nel suo stemma.
 
Sulla gondola messa a disposizione degli umaghesi ci saranno 14 tra rematori e figuranti: Silvano Pellizzon, Ottavio Visintin, Daniele Turcovich, Maurizio Ossich, Dario Dobrovic, Diego Makovac, Roberto Sirotic, Danilo Latin, Matteo Soldatic, Narcisa Bolsec Ferri, Branka Milosevic, Arden Sirotic e Gianni Golcic. Per l'occasione indosseranno i costumi raffigurati negli affreschi istriani e ritratti su ceramica dei secoli 15esimo, 16esimo e 17esimo. I rematori praticheranno la voga alla veneziana, cioè in piedi e la tecnica è stata spiegata e dimostrata in conferenza stampa dal noto pescatore Danilo Latin. Il momento più importante della regata ha spiegato, è il saluto agli spettatori. Per la precisione, tutti i rematori alzano i remi dall'acqua e li mettono in posizione verticale per calarli poi lentamente in mare.
 
Nella partecipazione dell'equipaggio istriano è coinvolta tutta la municipalità umaghese che assieme all'ente turistico si è fatta carico delle spese del viaggio. Della parte organizzativa si sono prese cura le Comunità degli Italiani di Umago e di Salvore dato che alcuni partecipanti sono di quest'ultima località nonchè il Museo di Umago. Alla volta di Venezia partono anche due pullman pieno di fans e sostenitori. Ricordiamo che la Regata storica l'avvenimento più importante per la città lagunare, si svolge la prima domenica di settembre dall'anno 1.300 quando il doge Giovanni Soranza la organizzò in onore della Vergine Maria. (p.r.)



Si ringraziano per la collaborazione della Rassegna Stampa: L’Università Popolare di Trieste e l’Assoc. Nazion.Venezia Giulia e Dalmazia - ANVGD di Gorizia

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